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Psicologia infantile
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minuti di lettura

Bullismo: caratteristiche, conseguenze e interventi

Bullismo: caratteristiche, conseguenze e interventi
Antonella Godi
Psicoterapeuta ad orientamento Psicodinamico
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
26.1.2026
Bullismo: caratteristiche, conseguenze e interventi
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Il bullismo indica comportamenti aggressivi, intenzionali e ripetuti nel tempo, messi in atto da uno o più individui nei confronti di una vittima in una relazione caratterizzata da uno squilibrio di potere.

Come si manifesta il bullismo? Quali sono le sue cause e conseguenze? Esistono diversi tipi di bullismo? In questo articolo risponderemo a queste domande e vedremo come la terapia psicologica possa aiutare a prevenire e affrontare il bullismo.

Bullismo: definizione e significato

Cos'è il bullismo in parole semplici? Nel 1996 lo psicologo Dan Olweus ha proposto una definizione oggi comunemente accettata: “Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni negative messe in atto da parte di uno o più compagni”.

Il fenomeno è oggetto dal 1982 dello studio internazionale Health Behaviour in School-aged Children (HBSC), a cui partecipa dal 2001 anche l’Italia. Anche l’ISTAT ha svolto indagini su questi fenomeni, rilevando che, nella fascia d’età tra gli 11 e i 17 anni, “quasi uno su cinque (19,8%) dichiara di aver subìto azioni tipiche di bullismo una o più volte al mese”. La percentuale diminuisce con l’aumentare dell’età. Tuttavia, dati più recenti mostrano che il 68,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni ha dichiarato di aver sperimentato almeno un comportamento offensivo o aggressivo, sia online sia offline, dato che include episodi di bullismo, cyberbullismo e altre forme di conflittualità, sia online sia offline, nei 12 mesi precedenti ("Stat today_Bullismo e cyberbullismo nei rapporti tra i ragazzi", 2025). Inoltre, i ragazzi più giovani, in particolare quelli tra gli 11 e i 13 anni, risultano più esposti al bullismo rispetto ai 14-19enni (23,7% contro 19,8%).

bullismo cratteristiche e cause
Jerry Zhang - Unsplash

Caratteristiche del bullismo

Per comprendere chi è il bullo e come si manifesta il bullismo, vediamo le sue principali caratteristiche:

  • Intenzionalità: il bullo vuole controllare gli altri, provocare un danno fisico o psicologico alla vittima e acquisire una posizione dominante nel gruppo.
  • Ripetizione delle prevaricazioni: gli atti aggressivi si ripetono nel tempo, consolidando i ruoli di bullo e vittima.
  • Forte asimmetria relazionale tra bullo e vittima: il bullo tende a scegliere come vittima qualcuno con meno potere o forza fisica, che quindi non riesce a difendersi. In questo modo, l’aggressore ha più probabilità di affermarsi nel gruppo di coetanei.

Le cause del bullismo

Perché il bullo si comporta così?

Più che “essere bullo” sarebbe più corretto dire “fare il bullo”. Chi assume atteggiamenti aggressivi o violenti spesso può presentare disagi inespressi, traumi dolorosi (come la violenza assistita) o modalità relazionali che derivano dall’educazione ricevuta.

La paura del rifiuto, ad esempio, può manifestarsi con un sentimento di rabbia che trova espressione negli atti di bullismo. Anche esperienze di abbandono o di violenza domestica possono essere presenti nella storia di chi agisce il bullismo.

La vittima di bullismo

Le vittime di bullismo sono persone che subiscono molestie senza aver provocato e senza potersi difendere. Diversi fattori di rischio possono renderle più vulnerabili, tra cui caratteristiche personali e sociali. Ad esempio, recenti dati evidenziano che i ragazzi di nazionalità rumena e ucraina sono più frequentemente vittime di atti di bullismo, con percentuali rispettivamente del 29,2% e del 27,8%. Alcune vittime possono apparire insicure o in difficoltà relazionale; tuttavia, tali caratteristiche possono essere sia antecedenti sia conseguenze dell’esperienza di vittimizzazione; tuttavia, è difficile stabilire se questi attributi siano antecedenti o conseguenze dell’esperienza di vittimizzazione. Come sottolineato da Olweus, il comportamento e l’atteggiamento delle vittime passive spesso segnalano insicurezza e difficoltà a reagire di fronte agli insulti.

Ma come si sente una vittima di bullismo? Nel libro Bullismo e cyberbullismo. Riflessioni, percorsi di intervento, prospettive, Lucio Barone individua diverse tipologie di vittime:

  • Vittima passiva: persone solitarie, che spesso hanno problemi di ansia o disturbi depressivi e una scarsa autostima.
  • Vittima vicaria: non è la vittima diretta, ma teme di diventarlo e, per questo, non difende le vittime pur provando compassione.
  • Vittima perpetua: persona che, nel tempo, può aver sviluppato modalità relazionali improntate alla passività e alla sottomissione.
  • Vittima provocatoria: accanto alle caratteristiche tipiche della vittima (come la bassa autostima) presenta anche tratti simili a chi fa il bullo (come la prepotenza e l’aggressività).
bullismo i ruoli
Jake Hills - Unsplash

Tra il bullo e la vittima: i ruoli del bullismo

Il bullismo non riguarda solo il rapporto tra bullo e vittima, ma coinvolge tutto il gruppo. Chi si trova all’interno del gruppo può assumere ruoli diversi, spesso senza esserne consapevole.

Dalla parte del bullo

Un primo insieme di ruoli è quello dei “ruoli pro-bullismo”, che comprendono:

  • Bulli ring-leader: prendono l’iniziativa, progettano e promuovono comportamenti aggressivi, spesso coinvolgendo anche i coetanei.
  • Aiutanti dei bulli (o “bulli passivi”): si uniscono attivamente alla prevaricazione dopo che questa è stata proposta dal bullo ring-leader.
  • Sostenitori dei bulli: non partecipano direttamente alle aggressioni, ma incitano o approvano le molestie verso le vittime.

Chi difende le vittime?

All’opposto dei ruoli pro-bullismo, troviamo i difensori della vittima.

Queste persone si schierano dalla parte della vittima e cercano di fermare i comportamenti aggressivi. Le modalità possono essere diverse: non sempre si oppongono apertamente ai bulli, ma spesso offrono sostegno morale, riferiscono i soprusi agli adulti o cercano di coinvolgere altri membri del gruppo per opporsi alle prepotenze.

Al di fuori del gruppo: gli esterni

Gli esterni sono coloro che scelgono di non prendere posizione, rimanendo il più possibile fuori dalle dinamiche del gruppo, pur essendo spesso spettatori e consapevoli della situazione.

Il bullismo, quindi, non si basa solo sulle motivazioni del bullo o sulla fragilità della vittima, ma anche sulla passività degli spettatori che non vogliono essere coinvolti.

I tipi di bullismo

Quanti tipi di bullismo esistono? Possiamo distinguere tra bullismo diretto e indiretto:

  • Bullismo diretto: il bullo agisce in prima persona contro la vittima.
  • Bullismo indiretto: la vittima viene danneggiata attraverso comportamenti persecutori, a volte con il coinvolgimento di altre persone.

Queste due categorie si ritrovano poi in una serie di atti di bullismo più specifici, come:

  • Bullismo sociale: la vittima viene isolata con pettegolezzi e manipolazioni, e può sfociare nel bullismo digitale o cyberbullismo.
  • Bullismo fisico: comprende azioni violente che provocano danno fisico, come pugni, calci, minacce.

C’è poi il bullismo psicologico, che comprende tutte quelle forme di violenza psicologica più difficili da individuare rispetto a quelle fisiche, come la diffusione di calunnie, offese, commenti spiacevoli sull’aspetto fisico (bodyshaming) o su una disabilità. Alcune forme di bullismo relazionale e psicologico risultano più frequenti tra le ragazze, senza che ciò consenta una distinzione rigida o stereotipata di genere.

Altre tipologie di bullismo includono il bullismo sessuale (che nei casi gravi può sfociare nella violenza sessuale), il bullismo verbale, il bullismo relazionale e quello che aggredisce la vittima per motivi di razza.

bullismo caratteristiche e conseguenze
James Sutton - Unsplash

Tipologie di bullismo: alcuni esempi concreti

Il bullismo può assumere forme diverse, con caratteristiche specifiche che variano in base al contesto e all’età. Comprendere queste differenze è fondamentale per riconoscere il fenomeno e intervenire in modo mirato.

  • Bullismo fisico: atti di violenza diretta come spintoni, calci, pugni, lancio di oggetti o danneggiamento di beni personali. Ad esempio, un ragazzo che viene regolarmente spinto contro gli armadietti a scuola o a cui vengono rotti i quaderni.
  • Bullismo verbale: insulti, prese in giro, minacce, offese ripetute e commenti denigratori. Un esempio può essere un gruppo di compagni che deride costantemente un coetaneo per il suo aspetto fisico o il modo di parlare.
  • Bullismo relazionale o sociale: mira a isolare la vittima dal gruppo, escludendola da attività, diffondendo pettegolezzi o manipolando le relazioni. Ad esempio, non invitare intenzionalmente un compagno a una festa o convincere altri a non parlargli più.
  • Cyberbullismo: si verifica attraverso dispositivi digitali e piattaforme online. Può includere la diffusione di foto o video imbarazzanti, la creazione di profili falsi per umiliare la vittima o l’invio di messaggi offensivi. Un esempio è la pubblicazione di un video denigratorio su un social network senza il consenso della persona coinvolta.
  • Bullismo verbale a sfondo discriminatorio: insulti o offese legate a caratteristiche personali come origine etnica, orientamento sessuale, religione o disabilità. Ad esempio, prendere di mira un compagno per la sua provenienza o per una disabilità fisica.

Questi esempi aiutano a comprendere come il bullismo possa presentarsi in modi diversi, spesso intrecciandosi tra loro e rendendo ancora più difficile per la vittima chiedere aiuto.

Bullismo e cyberbullismo

Il termine cyberbullismo descrive quegli atti di bullismo che si verificano negli ambienti virtuali, coinvolgendo anche giovani adulti e causando conseguenze tangibili nella vita reale. È importante sottolineare che la maggior parte delle vittime di cyberbullismo sono anche vittime di bullismo tradizionale, il che suggerisce che il fenomeno online genera pochi nuovi casi di vittimizzazione (Armitage, 2021).

Un esempio tristemente noto è il “caso di Vercelli”, dove Andrea è stato vittima per anni delle prepotenze dei colleghi, fino a essere afferrato e gettato in un cassonetto, mentre alcuni bulli filmavano la scena e la pubblicavano su Facebook. Nonostante Andrea avesse trovato il coraggio di denunciare l’accaduto, l’episodio ha avuto esiti drammatici, evidenziando le gravi conseguenze che il bullismo può avere sulla salute mentale.

Differenza tra bullismo e cyberbullismo

Quali sono le differenze tra bullismo e cyberbullismo? Pur avendo dinamiche simili, si svolgono in “luoghi” e con modalità differenti. Il bullismo avviene tra persone fisicamente vicine, mentre il cyberbullismo può essere perpetrato da chiunque, anche in anonimato.

Questo permette al cyberbullo di non prendersi la responsabilità delle proprie azioni e di non vedere direttamente gli effetti, rendendo ancora più difficile provare empatia per la vittima.

L’atto di bullismo è circoscritto a uno specifico ambiente, mentre nel caso del cyberbullismo la violenza può essere diffusa ovunque attraverso le piattaforme digitali, e può avvenire in qualsiasi momento, senza limiti di tempo.

Il bullismo a scuola

Il bullismo a scuola elementare e quello nelle scuole dell’infanzia, sebbene siano ancora fenomeni da approfondire, sono purtroppo molto diffusi.

Per affrontare e arginare il bullismo nei bambini è fondamentale la prevenzione. Genitori e insegnanti dovrebbero porsi in ascolto dei bambini, senza sottovalutare segnali come il non voler andare a scuola, la tendenza all’isolamento o i disturbi psicosomatici.

Quali sono le conseguenze del bullismo?

Il bullismo ha conseguenze che non coinvolgono solo bulli e vittime, ma anche chi assiste agli episodi e fa parte dei contesti familiari o educativi in cui si verificano. In questi ambienti, spesso si crea un clima di tensione che compromette il benessere psicologico e relazionale di tutti, minando anche il senso di efficacia degli adulti di riferimento.

Aver vissuto esperienze di bullismo, indipendentemente dal ruolo, rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di diverse forme di disagio, sia nell’immediato che nel lungo periodo. Tra le principali conseguenze psicologiche a breve termine si riscontrano disturbi psicosomatici, come stanchezza persistente o problemi legati al sonno; problematiche relative all’autostima e all’immagine di sé; difficoltà di concentrazione e apprendimento, che possono tradursi in un calo del rendimento scolastico e in un aumento del rischio di abbandono scolastico. In particolare, gli studenti vittime di bullismo a scuola mostrano una riduzione significativa delle prestazioni nei test di lettura rispetto ai coetanei non vittime (Karpinski, 2023). Altre conseguenze includono disturbi d’ansia, stress o sintomi depressivi, che in alcuni casi possono sfociare in pensieri o comportamenti suicidari; il disturbo da stress post-traumatico; sentimenti di solitudine ed emarginazione; isolamento sociale marcato, che in alcuni casi può assumere forme di ritiro significativo e un aumento dell’aggressività e dei comportamenti violenti.

Le conseguenze a lungo termine del bullismo, soprattutto nei casi in cui gli episodi si protraggono nel tempo, sono di notevole impatto. Sia per le vittime che per chi agisce il bullismo, possono comparire anche da adulti:

Conseguenze del bullismo: effetti su vittime, bulli e spettatori

Il bullismo non colpisce solo chi lo subisce, ma può avere ripercussioni anche su chi lo agisce e su chi assiste agli episodi. Le conseguenze variano a seconda del ruolo e si manifestano sia a breve che a lungo termine, coinvolgendo aspetti emotivi, sociali e scolastici.

Per le vittime:

  • Effetti emotivi e psicologici: ansia, depressione, bassa autostima, senso di vergogna e isolamento. Nei casi più gravi possono comparire sintomi di stress post-traumatico o pensieri suicidari.
  • Effetti sociali: difficoltà a fidarsi degli altri, ritiro dalle relazioni, perdita di interesse per le attività di gruppo.
  • Effetti scolastici: calo del rendimento, assenteismo, abbandono scolastico.

Per chi agisce il bullismo:

  • Effetti emotivi: difficoltà nella gestione delle emozioni, tendenza all'aggressività e alla scarsa empatia.
  • Effetti sociali: rischio di isolamento dal gruppo in caso di sanzioni, difficoltà a instaurare relazioni sane.
  • Effetti a lungo termine: maggiore probabilità di sviluppare comportamenti antisociali o dipendenze, come evidenziato da studi longitudinali (Farrington, 2019).

Per gli spettatori:

  • Effetti emotivi: senso di colpa, ansia, paura di diventare a loro volta vittime.
  • Effetti sociali: tendenza alla passività, difficoltà a intervenire in situazioni di ingiustizia.

Secondo una ricerca dell'Organizzazione Mondiale della Sanità del 2020, il 32% degli adolescenti italiani riferisce di aver assistito ad almeno un episodio di bullismo nell'ultimo anno, a conferma di quanto il fenomeno sia diffuso e impattante anche per chi non è direttamente coinvolto.

Come combattere il bullismo?

Come già accennato, la modalità più efficace per contrastare il bullismo è la prevenzione. Gli interventi di prevenzione mirano a creare un clima sociale ed emotivo che scoraggi sul nascere i comportamenti di prepotenza.

Nel caso di episodi già conclamati, è fondamentale riconoscere e intervenire. Più il bullismo si protrae, più i ruoli si cristallizzano e le conseguenze diventano pesanti. Coordinando scuola e famiglia, si possono mettere in atto interventi condivisi e coerenti, utilizzando strategie efficaci per interrompere le condotte bullistiche.

L’istituzione di una Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo può essere l’occasione per sviluppare progetti di sensibilizzazione ed educazione sia per bambini che per adulti, come genitori, insegnanti e operatori sanitari.

La ricorrenza si celebra il 7 febbraio, in concomitanza con la Giornata Europea della Sicurezza in Rete (Safer Internet Day). La prima giornata nazionale contro il bullismo si è svolta nel 2017 con la campagna Un Nodo Blu - le scuole unite contro il bullismo, promossa dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

A livello internazionale, gli Stati membri dell’UNESCO hanno istituito la Giornata mondiale contro il bullismo, che si svolge ogni anno il primo giovedì di novembre.

Strategie di intervento: cosa possono fare genitori, insegnanti e studenti

Affrontare il bullismo richiede un approccio integrato che coinvolga scuola, famiglia e studenti. Ogni figura può adottare strategie specifiche per prevenire e contrastare il fenomeno, adattandole alle diverse tipologie di bullo e di vittima.

Per i genitori:

  • Ascolto attivo: prestare attenzione ai cambiamenti di umore o comportamento dei figli, senza giudicare o minimizzare i loro racconti.
  • Dialogo aperto: incoraggiare i figli a parlare delle proprie esperienze e rassicurarli che chiedere aiuto non è segno di debolezza.
  • Collaborazione con la scuola: mantenere un contatto costante con insegnanti e referenti scolastici per monitorare la situazione e intervenire tempestivamente.

Per gli insegnanti:

  • Osservazione attenta: riconoscere segnali di disagio, come isolamento, calo del rendimento o assenze frequenti.
  • Interventi educativi: promuovere attività di gruppo che favoriscano l'inclusione e la cooperazione tra studenti.
  • Gestione dei conflitti: intervenire in modo tempestivo e imparziale, offrendo supporto sia alla vittima che a chi agisce il bullismo, e coinvolgendo eventualmente figure specializzate come lo psicologo scolastico.

Per gli studenti:

  • Sostegno tra pari: non restare indifferenti di fronte a episodi di bullismo, ma offrire supporto alle vittime e segnalare le situazioni agli adulti di riferimento.
  • Partecipazione a programmi di prevenzione: aderire a progetti scolastici che promuovono il rispetto e la solidarietà.

Adattare le strategie di intervento alle caratteristiche specifiche di chi agisce il bullismo o lo subisce può essere fondamentale per ottenere risultati duraturi. Ad esempio, una persona con difficoltà nella gestione della rabbia potrà beneficiare di percorsi di educazione emotiva, mentre una vittima con bassa autostima potrà essere aiutata a rafforzare le proprie competenze sociali.

Bullismo e psicologia

In questo articolo abbiamo esplorato il bullismo, le sue cause e conseguenze, ma anche alcune possibili soluzioni per arginare e prevenire il problema. Tra gli interventi contro il bullismo, è possibile scegliere di intraprendere un percorso di terapia psicologica.

Unobravo, ad esempio, offre la possibilità di svolgere sia terapie individuali che di gruppo e, con il consenso dei genitori o di un rappresentante legale, anche un minore può essere seguito da uno dei nostri psicologi online. Questo permette di parlare apertamente della problematica vissuta, elaborarla e affrontarla nel modo più utile possibile.

Indicatori per riconoscere precocemente il bullismo

Riconoscere il bullismo nelle sue fasi iniziali può essere fondamentale per intervenire tempestivamente e limitare le conseguenze negative. Esistono alcuni segnali, detti indicatori primari e secondari, che possono aiutare genitori, insegnanti e coetanei a individuare situazioni a rischio.

Indicatori primari:

  • Lesioni fisiche inspiegabili: presenza di lividi, graffi o oggetti personali danneggiati senza una spiegazione plausibile.
  • Calo improvviso del rendimento scolastico: difficoltà di concentrazione, voti più bassi o perdita di interesse per la scuola.
  • Isolamento sociale: tendenza a evitare attività di gruppo, pause o momenti ricreativi con i coetanei.

Indicatori secondari:

  • Cambiamenti d'umore: irritabilità, tristezza, ansia o scatti di rabbia improvvisi.
  • Disturbi psicosomatici: mal di testa, mal di pancia o disturbi del sonno che si presentano soprattutto nei giorni di scuola.
  • Perdita o richiesta frequente di denaro: la vittima può essere costretta a consegnare soldi o oggetti di valore ai bulli.

Questi segnali, se osservati con attenzione e senza giudizio, possono rappresentare un campanello d'allarme e favorire un intervento precoce, aumentando le possibilità di risoluzione positiva della situazione.


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