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Gravidanza e maternità
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minuti di lettura

Il Post Parto ai tempi della pandemia

Il Post Parto ai tempi della pandemia
Consuelo Collovà
Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
4.4.2022
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L’avvento del Covid-19 si è insinuato nelle vite di tutti generando insicurezza, attacchi di ansia e ipervigilanza: la pandemia, come con un nemico silente, ha certamente modificato lo stile di vita e le relazioni di tutti noi. In questo articolo parleremo delle donne che, in questo particolare periodo di emergenza sanitaria, hanno messo al mondo un bambino.  La gravidanza e il post-parto sono in assoluto tra gli eventi che cambiano più radicalmente la vita di una donna. Durante la pandemia ci sono state donne che si sono trovate a dover consapevolmente attraversare questo periodo, non volendo mettere la scelta di maternità in stand by, altre ne sono state investite essendo già in dolce attesa. 

Gli effetti della pandemia: problemi frequenti

Vivere in un periodo così colmo di incertezza da un lato ha fatto emergere malesseri che si pensava si fossero assopiti e dall’altro ha attivato più violentemente problematiche già presenti. Vediamo nel dettaglio alcuni aspetti psicologici della gravidanza e della maternità e le problematiche più frequenti durante la pandemia.

Paura dell’ignoto

La paura dell’ignoto colpisce spesso queste donne, che si trovano a vivere l’esperienza del parto lontano dai loro partner, impossibilitati all’accesso alle visite nel corso della degenza in ospedale. Da un lato c’è il timore di contrarre il covid durante le visite, dall’altro il rammarico di non poter condividere questa grande gioia con amici e parenti. A questo nel post partum si aggiunge la difficoltà ad avere un aiuto da parte dei propri cari nei momenti immediatamente successivi al parto (pensiamo soprattutto a chi porta i segni di un cesareo).

Imprevedibilità

Il parto, nonostante i regolari accertamenti medici, viene spesso guardato come un evento imprevedibile, perché tante sono le variabili su cui la donna non percepisce possibilità di controllo. La gestione di quel momento e di quello che verrà possono venire caricate di preoccupazioni ed emozioni in conflitto tra loro, generando una forte ambivalenza nella neomamma. 

Ipercura

L’attenzione all’utilizzo degli igienizzanti dopo aver toccato qualcosa è una pratica che fa ormai parte delle nostre giornate.  Nelle neo madri, già culturalmente abituate a sterilizzare tutto ciò che entra a contatto col neonato, si è registrata una sorta di iper-cura o eccesso di attenzione per l’igiene del nascituro. A questa può aggiungersi anche una preoccupazione crescente per i movimenti del piccolo, quasi a voler bloccare ogni possibile rischio “prima che sia troppo tardi”.

Ansia e depressione

Ansia e depressione post parto sono i due aghi della bilancia tra i quali può oscillare l’umore di una neo mamma in difficoltà.  I sintomi dell’ansia sono sinonimo di controllo, costante vigilanza e apprensione: la loro funzione sta nel lasciare una parvenza di “dominio” sul covid. La depressione reattiva al parto invece getta spesso nello sconforto la madre, portandola a sentirsi inadeguata e determinando un appiattimento dell’umore, un aumento del senso di solitudine e la posticipazione della ripresa del sesso dopo il parto. Anche per chi non sta vivendo l'esperienza della maternità covid e depressione rappresentano un rischio tangibile della pandemia.

post-parto-covid
Edward Jenner - Pexels

L’aiuto della terapia

Tutto questo ha chiaramente ripercussioni sui nascituri, definiti da qualche ricerca “Coronababy”, figli della grande pandemia che ha fatto conoscere loro adulti “mascherati” e reticenti a dar loro una carezza, a causa della paura per il contagio.

Non sappiamo ancora quale ripercussione porterà tutto questo su adulti e bambini, ma sappiamo che occorre ripartire proprio dalla relazione e dallo scambio reciproco. Bisogna ascoltare queste donne coraggiose che nonostante tutto hanno dato al mondo una nuova vita quando molte venivano strappate dalla pandemia.

Per questo motivo molto importante è lo screening: compilare, ad esempio, un test sulla depressione post partum nelle settimane successive al parto può consentire di individuare in maniera tempestiva eventuali sintomi prima che si cronicizzino.

Se ce ne fosse bisogno, iniziare un percorso psicologico può essere un modo per  prendersi cura delle proprie ferite, per ripartire senza dimenticare. 

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Chiedere un confronto psicologico può essere ancora accompagnato, in alcuni contesti, da stereotipi e giudizi. È una scelta, e scegliere è già un primo passo. Nella stanza, qualunque forma abbia, non servono preparazione né risposte giuste: lo psicologo è lì per accompagnare il colloquio, non per giudicarti, e quello che condividi è tutelato dal segreto professionale.

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La frequenza si concorda in base alle esigenze del percorso

Una seduta dura circa 50 minuti. La frequenza non è uguale per tutti: si concorda con il proprio psicologo in base alle esigenze del percorso e della sua sostenibilità nel tempo. È però importante mantenere una certa regolarità: intervalli molto lunghi tra le sedute possono rendere più difficile dare continuità al lavoro terapeutico.

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Altri dubbi comuni li trovi nelle domande frequenti.

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