Gravidanza e maternità
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Disturbi del post partum: cosa sono e come curarli

Disturbi del post partum: cosa sono e come curarli
Disturbi del post partum: cosa sono e come curarlilogo-unobravo
Diletta Giardi
Redazione
Psicoterapeuta ad orientamento Psicoanalitico-Interpersonale
Unobravo
Pubblicato il

La nascita di un bambino viene considerato un momento di pura gioia e allegria. Parenti e amici festeggiano, si congratulano con i nuovi genitori e dalla neomamma si aspettano che sia sempre sorridente e raggiante di felicità. Le persone danno per scontato che una donna che ha avuto da poco un bambino sia al settimo cielo, ma è veramente sempre così?

L’arrivo di un bambino può suscitare nella neomamma emozioni e sentimenti contrastanti di felicità e paura, gioia e ansia per ciò che l’attende e per il nuovo ruolo che dovrà assumere. Talvolta queste paure possono manifestarsi come tocofobia e paura del parto. La donna si trova quindi a fronteggiare vissuti emotivi complessi e delicati, deve passare dal ruolo di figlia a quello di genitore, la coppia diventa una triade e devono essere ristabiliti nuovi equilibri e spazi.

Capita spesso alle neomamme di sentirsi tristi, perse e impaurite, di aver voglia di piangere: ma quando tutto ciò diventa un serio problema? Ormai siamo abituati a sentir parlare di depressione post partum e baby blues, ma se il quadro sintomatico fosse molto più grave da sfociare in una psicosi puerperale?


Baby blues o maternity blues

Molte donne, dopo il parto, possono sperimentare un malessere fisiologico definito “baby blues” o “maternity blues”, una variazione dello stato emotivo caratterizzata principalmente da malinconia e tristezza.

È una reazione piuttosto comune dovuta al repentino calo ormonale che avviene dopo il parto. Insorge all’incirca verso il quarto/quinto giorno dopo la nascita del bambino e tende a svanire entro 10/15 giorni. La sintomatologia del baby blues riguarda la variazione dello stato affettivo e i sintomi più comuni sono:


Quando può essere utile la terapia

Il baby blues colpisce, come ricorda il Ministero della Salute, circa il 70-80% delle neomamme. I sintomi si presentano in modo intermittente e cessano dopo circa due settimane. Anche se per affrontare il baby blues non è necessaria una terapia, è di fondamentale importanza poter assicurare alla donna il sostegno necessario, sia da parte della famiglia che del partner. 

Risulta importante anche:

  • la condivisione con altre neomamme del problema;
  • la ricerca di una nuova organizzazione familiare che permetta alla mamma di dedicarsi al proprio benessere. 

Per superare questo difficile momento, infatti, è fondamentale non sentire tutto il “peso” dell’accudimento del figlio sulle proprie spalle, ma poter contare su persone di fiducia.

Engin Akyurt - Pexels

Depressione post partum (DPP): quali sono i sintomi?

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) la DPP colpisce circa il 10-15% delle donne che partoriscono. Come sottolineato dall’ISS “la gravidanza e il post partum risultano essere per le donne i periodi della vita a maggior rischio di soffrire di disturbi depressivi".

Le più frequenti manifestazioni cliniche della DPP sono:

  • umore depresso o perdita d’interesse o piacere nelle attività;
  • disturbi del sonno;
  • mancanza d’energia;
  • ansia nei confronti del bambino;
  • pianto immotivato (con possibili pensieri di morte);
  • pensiero di valere poco e senso di colpa eccessivo soprattutto nei confronti del bambino e del ruolo di madre;
  • perdita di interesse per il sesso e difficoltà nella ripresa dei rapporti dopo il parto;
  • difficoltà di concentrazione e di memoria;
  • perdita o aumento di peso;
  • agitazione o rallentamento psicomotorio.


Quando chiedere aiuto

I sintomi compaiono tra la sesta e la dodicesima settimana dopo il parto, ma possono esserci casi di insorgenza precoce (entro il primo mese del neonato) o tardiva. Quando i sintomi depressivi perdurano da un po' di tempo, 10-15 giorni, è importante rivolgersi ad uno specialista.

I percorsi di cura saranno personalizzati a seconda:

  • del disturbo;
  • della gravità dei sintomi;
  • della storia clinica della donna.

Le proposte di cura possono andare da un supporto psicologico, tecniche di rilassamento, fino ad una psicoterapia a cui eventualmente associare, nei casi più gravi, una terapia farmacologica. Risulta però fondamentale:

  • far sentire la donna compresa;
  • eliminare i sensi di colpa;
  • supportarla nell’affrontare insieme questo ostacolo

in modo da poterle far vivere con serenità e gioia l’arrivo e la crescita del suo bambino.

Psicosi puerperale: cos’è

La psicosi puerperale è, fortunatamente, molto rara. Si parla di un’incidenza che va dallo 0,1 allo 0,2% ed è il disturbo più grave che si possa presentare nel post partum. È caratterizzata da sintomi psicotici come:

  • paranoia
  • disorganizzazione del pensiero
  • allucinazioni
  • deliri prevalentemente paranoidi
  • disturbi del sonno
  • agitazione
  • impulsività
  • aggressività
  • indifferenza
  • apprensione ossessiva nei confronti del bambino.

La psicosi puerperale esordisce molto precocemente, di solito entro le prime 4 settimane dopo il parto, e presenta come conseguenza gravissima il suicidio e l'infanticidio

Cottonbro - Pexels


Uno degli effetti più dolorosi e più gravi della psicosi puerperale è la difficile relazione della madre col bambino. Questo potrebbe avere serie conseguenze per lo sviluppo emotivo, cognitivo e comportamentale del figlio, anche nel lungo termine.

Infatti il neonato diventa il centro intorno al quale si sviluppano le idee deliranti e paranoidi della madre, a causa delle quali essa potrebbe spingersi verso il suicidio, visto come una liberazione da un oggetto persecutorio (il bambino) o verso atti violenti diretti direttamente al neonato.


Gli interventi terapeutici per la psicosi puerperale

La gravità della psicosi puerperale richiede:

  • l’ospedalizzazione;
  • l’intervento farmacologico;
  • un percorso di psicoterapia. 

La neomamma perde il contatto con la realtà e diventa quindi impossibile per lei rendersi conto dei segnali del disturbo e accettare la diagnosi e, di conseguenza, il trattamento.

Quindi, ancora di più che nelle altre forme depressive post partum, è importante la sensibilità, il sostegno e l’intervento di coloro che circondano la neo mamma. Molte donne potrebbero sentirsi giudicate, accusate di non saper essere all’altezza, ma è necessario intervenire il prima possibile per curare il disturbo in un tempo relativamente breve.

Se l’intervento è tempestivo, la maggior parte delle persone con questo disturbo si riprende completamente da sei mesi ad un anno dall’insorgenza, mentre la gravità dei sintomi di solito diminuisce prima di tre mesi dopo il parto.


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