Il disturbo schizotipico è un disturbo di personalità che ha molto stimolato la ricerca, soprattutto per il complesso rapporto con la schizofrenia. Il DSM-5, infatti, lo inserisce tra i disturbi di personalità, ma è discusso anche nel contesto dei disturbi dello spettro della schizofrenia, data la sua parziale sovrapposizione con caratteristiche schizotipiche.
Che cos'è il disturbo schizotipico di personalità? Quali sono i sintomi e le cause? Cosa vuol dire essere schizotipico? Iniziamo dalla definizione.
Cos’è il disturbo schizotipico di personalità
Il termine “schizotipico” fu coniato dallo psicanalista S. Rado nel 1953, per descrivere personalità eccentriche e bizzarre, ma non psicotiche.
L’etimologia ci aiuta a comprendere meglio il significato dell’aggettivo schizotipico, la cui radice è la parola greca schizo, cioè “diviso”, e typos, che possiamo tradurre con “figura” o “carattere”.
La personalità schizotipica si caratterizza, secondo una descrizione proposta da J. King nel suo libro dedicato proprio al disturbo schizotipico della personalità, per una
“modalità pervasiva di deficit sociale e interpersonale marcato da un disagio acuto e da una capacità ridotta di relazioni intime e da distorsioni cognitive o percettive ed eccentricità nel comportamento. A ciò si aggiunge l'inclinazione a creare teorie illogiche che sono prevalentemente incostanti, magiche e misteriose.”

Disturbo schizotipico di personalità: criteri di classificazione nel DSM-5
Come si legge nel DSM-5, il disturbo schizotipico di personalità deve rispondere a precisi criteri diagnostici:
Criterio A: un pattern pervasivo di deficit sociali e interpersonali caratterizzato da disagio acuto e ridotta capacità riguardanti le relazioni affettive, da distorsioni cognitive e percettive ed eccentricità di comportamento, che inizia entro la prima età adulta ed è presente in svariati contesti.
Criterio B: non si manifesta esclusivamente durante il decorso della schizofrenia, di un disturbo bipolare o depressivo con caratteristiche psicotiche, di un altro disturbo psicotico o di un disturbo dello spettro dell’autismo.
Differenze tra disturbo schizoide di personalità, schizofrenia e disturbo schizotipico di personalità
Si potrebbe affermare, in modo semplificato, che esista un continuum di gravità che va dal disturbo schizoide verso la schizofrenia, con il disturbo schizotipico al centro.
La differenza principale rispetto alla schizofrenia risiede nella presenza di sintomi psicotici persistenti, che sono invece assenti nel disturbo schizotipico. Tuttavia, esistono situazioni in cui una persona con disturbo schizotipico può sviluppare sintomi psicotici in una fase successiva della vita, con questi sintomi che possono poi persistere in modo cronico. In tali circostanze, la diagnosi di schizofrenia include anche il disturbo schizotipico come “stato premorboso”. È interessante notare che, secondo uno studio di follow-up della durata media di 8,7 anni, il 14,6% dei soggetti con disturbo schizotipico di personalità (SPD) ha ricevuto una prima diagnosi di schizofrenia (Kendler et al., 2024) .
Veniamo ora alla differenza tra disturbo schizotipico e schizoide. La persona con disturbo schizotipico ha in comune con il disturbo schizoide il distacco e l'isolamento. Una differenza importante è che, nel disturbo schizoide, non vi sono percezioni distorte. Entrambi i disturbi di personalità presentano difficoltà nelle relazioni interpersonali, ma c'è una differenza sostanziale.
Gli individui con disturbo schizoide non sentono il bisogno di contatto sociale e di relazioni; invece, la persona schizotipica sente il bisogno del contatto interpersonale, lo cerca ma allo stesso tempo lo teme.
I sintomi del disturbo schizotipico
I sintomi della schizotipia sono simili a quelli che si possono riscontrare nella schizofrenia, ma sono meno gravi e associati a caratteristiche della personalità persistenti. La personalità schizotipica, per essere diagnosticata come tale, deve presentare:
- idee di riferimento, credenze strane o pensiero magico, distorsioni cognitive e percettive ed espressione emotiva spesso non congruente con l’esperienza interna
- obiettivi incoerenti e irrealistici
- difficoltà nel comprendere l’impatto del proprio comportamento sugli altri, interpretazioni distorte ed errate delle motivazioni dei comportamenti degli altri
- difficoltà a stabilire relazioni intime, che di solito sono vissute con diffidenza e ansia
- un comportamento “strano”, “bizzarro”, insolito e il pensiero magico
- evitamento delle relazioni sociali e tendenza alla solitudine
- vissuti di persecuzione e dubbi sulla lealtà degli altri, sostenuti dal pensiero di essere sempre attaccati e derisi.
Come per altri disturbi psichici,l’invalidità civile può essere riconosciuta in base alla gravità dei sintomi e alla compromissione del funzionamento, senza percentuali fisse predeterminate

Esempi pratici dei sintomi e dei domini psicologici coinvolti
Per comprendere meglio come si manifesta il disturbo schizotipico di personalità nella vita quotidiana, può essere utile osservare alcuni esempi concreti dei sintomi e dei principali domini psicologici coinvolti.
- Visione di sé: la persona può percepirsi come diversa, "strana" o incompresa dagli altri, spesso con una sensazione di isolamento emotivo che non riesce a spiegare pienamente.
- Visione degli altri: tende a vedere gli altri come potenzialmente minacciosi o poco affidabili, sviluppando sospettosità e difficoltà a fidarsi anche di persone vicine.
- Credenze e pensiero magico: può credere in poteri speciali, segnali misteriosi o connessioni tra eventi che non hanno una base reale, come pensare che un pensiero possa influenzare ciò che accade nel mondo esterno.
- Stile di coping: spesso utilizza strategie di evitamento, preferendo la solitudine o attività solitarie per ridurre l'ansia sociale, ma questo può aumentare il senso di isolamento.
- Espressione emotiva: le emozioni possono essere espresse in modo inusuale o poco congruente con la situazione, ad esempio ridendo in momenti inappropriati o mostrando scarsa reattività emotiva.
Questi aspetti, se presenti in modo pervasivo e persistente, possono influenzare profondamente la qualità della vita e le relazioni della persona.
Disturbo schizotipico di personalità: le cause
Il disturbo schizotipico può avere diverse cause, tra cui i fattori genetici che, però, da soli non bastano a giustificare questo disturbo. Molti autori e studiosi si sono interrogati sulle possibili cause della personalità schizotipica.
Lo psicoanalista M. Balint, per esempio, parla di “difetto fondamentale”: questi pazienti presentano una incapacità a relazionarsi causata da un’inadeguatezza nelle cure infantili. Esperienze di trascuratezza infantile e uno stile di attaccamento insicuro sono infatti spesso associati al disturbo schizotipico.
Una volta diventati adulti, queste persone possono incontrare difficoltà nelle relazioni intime perché percepite come pericolose e per non sperimentare di nuovo l’insoddisfazione dei loro bisogni di accudimento e dipendenza.
Fattori genetici, neurobiologici e ambientali
Le più recenti ricerche suggeriscono che il disturbo schizotipico di personalità derivi da una complessa interazione tra fattori genetici, neurobiologici, cognitivi e ambientali. Sul piano genetico, studi su gemelli e famiglie hanno messo in evidenza una maggiore probabilità di sviluppare il disturbo in presenza di parenti di primo grado affetti da schizofrenia o altri disturbi dello spettro schizofrenico (American Psychiatric Association, 2022).
Inoltre, sono stati ipotizzati due sottotipi clinici distinti di disturbo schizotipico di personalità: il sottotipo neuroevolutivo, associato a fattori genetici e precoci, stabile nel tempo, geneticamente affine alla schizofrenia e potenzialmente più responsivo ai trattamenti farmacologici, e il sottotipo pseudoschizotipico, non correlato alla schizofrenia, legato ad avversità psicosociali, caratterizzato da sintomi più fluttuanti e probabilmente più sensibile agli interventi psicosociali (Raine, 2006).
Dal punto di vista neurobiologico, alcune ricerche hanno rilevato anomalie nella struttura e nel funzionamento di specifiche aree cerebrali, come il lobo temporale e il sistema limbico, coinvolte nella regolazione delle emozioni e nella percezione della realtà (Hazlett et al., 2014).
Inoltre, sono frequenti deficit cognitivi come difficoltà di attenzione, memoria di lavoro e flessibilità cognitiva. Questi deficit possono contribuire alle distorsioni del pensiero e alle difficoltà relazionali. Anche i fattori ambientali giocano un ruolo importante: esperienze di trascuratezza, abuso o attaccamento insicuro durante l’infanzia possono aumentare il rischio di sviluppare tratti schizotipici, soprattutto nei soggetti geneticamente predisposti. È importante sottolineare che questi fattori non agiscono mai isolatamente, ma si influenzano reciprocamente nel determinare la vulnerabilità individuale al disturbo.
Disturbo schizotipico di personalità: test diagnostici
Per confermare l’ipotesi diagnostica di disturbo schizotipico di personalità, il professionista può utilizzare dei test di supporto: la SCID II (Intervista Clinica Strutturata per i Disturbi di Personalità), strumento utilizzato per la diagnosi differenziale di disturbi di personalità dell’Asse II basato sui criteri diagnostici del DSM, e la MMPI-2 per una valutazione globale della personalità, basato su:
- scale di validità, che indagano la sincerità delle risposte al test
- scale cliniche di base, utili a esplorare pattern di funzionamento emotivo, comportamentale e relazionale della persona
- scale supplementari, da cui si può evincere, per esempio, l’eventuale presenza di un disturbo post traumatico da stress
- scale di contenuto, in cui vengono approfondite la presenza di fobie, disturbi d’ansia, problemi familiari, problemi di autostima, problemi sul lavoro e molto altro
- altre 12 sottoscale relative alle scale di contenuto.

Dal disturbo schizotipico si guarisce?
L’intervento per il disturbo schizotipico di personalità è personalizzato e può essere utile a migliorare la qualità della vita, anche attraverso il potenziamento delle abilità sociali.
Le persone con disturbo schizotipico devono però affrontare un grande “scoglio”, che è quello di riuscire ad affidarsi a un terapeuta, essendo la difficoltà di relazione il punto cruciale di questo disturbo. Per questo motivo, spesso queste persone non chiedono aiuto.
Disturbo schizotipico di personalità: quale terapia?
Come sottolineato nel DSM-5, il disturbo di personalità schizotipico presenta una frequente comorbidità con disturbo depressivo maggiore e talvolta episodi psicotici transitori..
La psicoterapia con queste persone deve basarsi sulla possibilità di fare “un'esperienza correttiva” di una relazione funzionale e la relazione terapeutica diventa uno strumento molto importante.
Avendo anche molti sintomi in comune con la schizofrenia, in caso di sintomi acuti è possibile abbinare anche una terapia farmacologica, come evidenzia anche l’esperienza di un caso clinico di disturbo schizotipico di personalità in cura presso un ambulatorio dell’università “La Sapienza” di Roma.
Può essere molto utile anche un intervento terapeutico che coinvolga la famiglia, che può costituire un importante elemento di supporto.
Dati epidemiologici e comorbidità
Il disturbo schizotipico di personalità può essere considerato relativamente raro nella popolazione generale. Secondo il DSM-5-TR (American Psychiatric Association, 2022), la prevalenza stimata si aggira intorno allo 0,6% - 4,6%, con una leggera prevalenza nei maschi rispetto alle femmine.
Le comorbidità sono frequenti: circa il 30-50% delle persone con disturbo schizotipico presenta anche disturbi dell'umore, in particolare depressione maggiore, e disturbi d'ansia. Oltre a queste condizioni, le persone con SPD mostrano alti livelli di comorbidità anche con disturbo dello spettro autistico (ASD), disturbo ossessivo-compulsivo (OCD), ADHD e depressione maggiore (MD), oltre a registrare tassi aumentati di celibato, disoccupazione e ricezione di sussidi sociali (Kendler et al., 2024) . Inoltre, è stato osservato che una percentuale significativa può sviluppare episodi psicotici transitori, soprattutto in situazioni di stress intenso. Questi dati sottolineano l'importanza di una valutazione accurata e di un intervento tempestivo, anche per prevenire l'aggravarsi dei sintomi o l'insorgenza di ulteriori problematiche psicologiche.
Strategie terapeutiche: approcci psicoterapeutici e farmacologici
Il trattamento del disturbo schizotipico di personalità generalmente richiede un approccio integrato e personalizzato, che tenga conto delle specifiche difficoltà relazionali e cognitive della persona.
- Psicoterapia individuale: la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) può risultare efficace nel lavorare sulle distorsioni cognitive, sulle credenze magiche e sulle difficoltà sociali. Attraverso esercizi pratici e ristrutturazione del pensiero, la CBT può aiutare a sviluppare una maggiore consapevolezza dei propri schemi mentali e a migliorare le competenze relazionali (Beck et al., 2015).
- Social skills training: programmi specifici di allenamento alle abilità sociali possono supportare la persona nel riconoscere le emozioni proprie e altrui, gestire l'ansia sociale e affrontare situazioni interpersonali in modo più efficace.
- Terapia familiare: coinvolgere la famiglia può essere utile per ridurre l'isolamento e favorire un ambiente di supporto, soprattutto quando la persona fatica a chiedere aiuto direttamente.
- Terapia farmacologica: in presenza di sintomi psicotici transitori, ansia intensa o depressione, il medico può valutare l'utilizzo di farmaci antipsicotici atipici o antidepressivi, sempre in associazione a un percorso psicoterapeutico (American Psychiatric Association, DSM-5-TR, 2022).
La scelta delle strategie terapeutiche viene sempre adattata alle caratteristiche individuali e può richiedere tempi lunghi, ma un intervento mirato può contribuire a un significativo miglioramento della qualità della vita.
Prendersi cura di sé: un passo importante verso il cambiamento
Affrontare le difficoltà legate al disturbo schizotipico di personalità può sembrare un percorso complesso, ma non sei solo. Riconoscere i propri bisogni e chiedere aiuto è già un atto di coraggio e di cura verso se stessi. Unobravo è qui per accompagnarti, con psicologi e psicoterapeuti pronti ad ascoltarti e a costruire insieme a te un percorso personalizzato, rispettoso dei tuoi tempi e delle tue esigenze. Se senti che alcune delle difficoltà descritte ti appartengono, o vuoi semplicemente capire meglio come stare bene con te stesso e con gli altri, inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online e scopri quanto può contribuire avere qualcuno al tuo fianco. Il cambiamento inizia da un piccolo passo: scegli di prenderti cura di te.





