Disturbi di personalità
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Il disturbo schizotipico di personalità

Il disturbo schizotipico di personalità
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Enza Loredana Riolo
Redazione
Psicoterapeuta ad orientamento Psicodinamico
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Pubblicato il
6.4.2023

Il disturbo schizotipico è una patologia che ha molto stimolato la ricerca, soprattutto per il complesso rapporto con la schizofrenia. Il DSM-5, infatti, lo inserisce tra i disturbi di personalità, ma lo cita anche nel capitolo Disturbi dello spettro della schizofrenia e altri disturbi psicotici, come stato premorboso.

Che cos'è il disturbo schizotipico di personalità? Quali sono i sintomi e le cause? Cosa vuol dire essere schizotipico? Iniziamo dalla definizione.

Cos’è il disturbo schizotipico di personalità 

Il termine “schizotipico” fu coniato dallo psicanalista S. Rado nel 1953. Questo termine nacque dalla consapevolezza dell’esistenza di personalità eccentriche e bizzarre, ma non psicotiche. 

L’etimologia ci viene in aiuto per comprendere meglio il significato dell’aggettivo schizotipico, la cui radice è la parola greca schizo, cioè “diviso” e typos, che possiamo tradurre con “figura” o “carattere”. 

La personalità schizotipica si caratterizza, come da definizione della scrittrice J. King nel suo libro dedicato proprio al disturbo schizotipico della personalità, per una 

“modalità pervasiva di deficit sociale e interpersonale marcato da un disagio acuto e da una capacità ridotta di relazioni intime e da distorsioni cognitive o percettive ed eccentricità nel comportamento. A ciò si aggiunge l'inclinazione a creare teorie illogiche che sono prevalentemente incostanti, magiche e misteriose.”
disturbo schizotipico e pensiero magico
Rodnae Productions - Pexels

Disturbo schizotipico di personalità: criteri di classificazione nel DSM-5 

Come si legge nel DSM-5, il disturbo schizotipico di personalità deve rispondere a precisi criteri diagnostici:

Criterio A: un pattern pervasivo di deficit sociali e interpersonali caratterizzato da disagio acuto e ridotta capacità riguardanti le relazioni affettive, da distorsioni cognitive e percettive ed eccentricità di comportamento, che inizia entro la prima età adulta ed è presente in svariati contesti. 

Criterio B: non si manifesta esclusivamente durante il decorso della schizofrenia, di un disturbo bipolare o depressivo con caratteristiche psicotiche, di un altro disturbo psicotico o di un disturbo dello spettro dell’autismo.

Differenze tra disturbo schizoide di personalità, schizofrenia e disturbo schizotipico di personalità 

Si potrebbe affermare, in maniera semplicistica, che ci sia un continuum di gravità che và dal disturbo schizoide verso la schizofrenia, con il disturbo schizotipico al centro. 

La differenza con la schizofrenia sta nella presenza di sintomi psicotici persistenti, assenti nel disturbo schizotipico. Ci sono però casi in cui, in una persona con disturbo schizotipico, i sintomi psicotici compaiono in un momento di vita successivo per poi persistere in maniera cronica. É in questi casi che nella diagnosi di schizofrenia viene registrato anche il disturbo schizotipico come “stato premorboso”.

Veniamo ora alla differenza tra disturbo schizotipico e schizoide. Il soggetto con schizotipico ha in comune con il disturbo schizoide il distacco e l'isolamento.  Una differenza importante è che, nel disturbo schizoide, non vi sono percezioni distorte. Entrambi i disturbi di personalità presentano difficoltà nelle relazioni interpersonali, ma c'è una differenza sostanziale.

Gli individui con disturbo schizoide non sentono il bisogno di contatto sociale e di relazioni invece, la persona schizotipica, sente il bisogno del contatto interpersonale, lo cerca ma allo stesso tempo lo teme. 

I sintomi del disturbo schizotipico

I sintomi della schizotipia sono simili a quelli che si possono riscontrare nella schizofrenia, ma sono meno gravi e associati a caratteristiche della personalità persistenti. La personalità schizotipica, per essere diagnosticata come tale, deve presentare: 

  • confusione dei confini tra sé e gli altri, distorta concezione di sé ed espressione emotiva spesso non congruente con l’esperienza interna
  • obiettivi incoerenti e irrealistici
  • difficoltà nel comprendere l’impatto del proprio comportamento sugli altri, interpretazioni distorte ed errate delle motivazioni dei comportamenti degli altri
  • difficoltà a stabilire relazioni intime, che di solito sono vissute con diffidenza e ansia
  • un comportamento “strano”, “bizzarro”, insolito e il pensiero magico
  • evitamento delle relazioni sociali e tendenza alla solitudine 
  • vissuti di persecuzione e dubbi sulla lealtà degli altri, sostenuti dal pensiero di essere sempre attaccati e derisi.

Come per altri disturbi psichici, a chi soffre di il disturbo schizotipico può essere riconosciuta l’invalidità civile se presente in una percentuale che va dal 25% al 35%.

sintomi del disturbo schizotipico
Arthur Brognoli - Pexels

Disturbo schizotipico di personalità: le cause

Il disturbo schizotipico può avere diverse cause, tra cui i fattori genetici che, però, da soli non bastano a giustificare questo disturbo, tanto che molti autori e studiosi si sono interrogati sulle possibili cause della personalità schizotipica. 

Lo psicoanalista M. Balint, per esempio, parla di “difetto fondamentale”: questi pazienti presentano una incapacità a relazionarsi causata da un inadeguatezza nelle cure infantili. Esperienze di trascuratezza infantile e uno stile di attaccamento insicuro sono infatti spesso associati al disturbo schizotipico. 

Una volta diventati adulti, questi soggetti avrebbero difficoltà nelle relazioni intime perché percepite come pericolose e per non sperimentare di nuovo l’insoddisfazione dei loro bisogni di accudimento e dipendenza. 

Disturbo schizotipico di personalità: test diagnostici

Per confermare l’ipotesi diagnostica di disturbo schizotipico di personalità, il professionista può utilizzare dei test di supporto: la SCID II (Intervista Clinica Strutturata per i Disturbi di Personalità) strumento utilizzato per la diagnosi differenziale di disturbi di personalità dell’Asse II basato sui criteri diagnostici del DSM e la MMPI-2 per una valutazione globale della personalità e basato su:

  • scale di validità, che indagano la sincerità delle risposte al test
  • scale cliniche di base, utili a individuare la presenza di possibili sintomi come l’ipocondria o la mania
  • scale supplementari, da cui si può evincere, per esempio l’eventuale presenza di un disturbo post traumatico da stress
  • scale di contenuto, in cui vengono approfondite la presenza di fobie, disturbi d’ansia, problemi familiari, problemi di autostima, problemi sul lavoro e molto altro
  • altre 12 sottoscale relative alle scale di contenuto.
test disturbo schizotipico
Mart Production - Pexels

Dal disturbo schizotipico si guarisce?

La cura per il disturbo schizotipico di personalità è soggettiva, e può essere utile a migliorare la qualità della vita, anche attraverso il potenziamento delle abilità sociali. 

I soggetti schizotipici devono però superare un grande “scoglio”, che è appunto quello di riuscire ad affidarsi a un terapeuta, essendo la difficoltà di relazione il punto cruciale di questo disturbo. Per questo motivo, spesso queste persone non chiedono aiuto. 

Disturbo schizotipico di personalità: quale terapia?

Come sottolineato nel DSM-5, il disturbo di personalità schizotipico presenta una percentuale fino al 50% di presenza di disturbo depressivo maggiore ed episodi psicotici transitori.

La psicoterapia con questi pazienti deve basarsi sulla possibilità di fare “un'esperienza correttiva” di una relazione funzionale e la relazione terapeutica diventa uno strumento molto importante. 

Avendo anche molti sintomi in comune con la schizofrenia, in caso di sintomi acuti è possibile abbinare anche una terapia farmacologica, come evidenzia anche l’esperienza di un caso clinico di disturbo schizotipico di personalità in cura presso un ambulatorio dell’università “La Sapienza” di Roma.

Molto utile può essere anche un intervento terapeutico che coinvolga la famiglia, che resta spesso l’unico punto fermo per questi pazienti.

Questo è un contenuto divulgativo e non sostituisce la diagnosi di un professionista.
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