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Psicologia infantile
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minuti di lettura

L’inserimento al nido

L’inserimento al nido
Annalisa Monteleone
Psicoterapeuta ad orientamento Sistemico-Relazionale
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
27.1.2026
L’inserimento al nido
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La nascita di un figlio è un evento importante, che lascia un segno indelebile nella memoria della famiglia che lo accoglie. I genitori riorganizzano la loro giornata intorno alle esigenze del nuovo arrivato e può essere difficile conciliare i tanti impegni.

Arriva poi un momento in cui è necessario cercare un nuovo equilibrio tra genitori e bambino, permettendo a quest’ultimo di iniziare a vivere esperienze fuori dall’ambiente casalingo. Il primo passo in questa direzione è l’inserimento al nido, un evento di grande importanza emotiva sia per i genitori che per il bambino.

Qual è l'età migliore per mandare un bambino al nido? Come funziona l'inserimento all'asilo e come aiutare il bambino ad affrontare il distacco dalla mamma e dal papà?

In questo articolo approfondiremo questi e altri temi, riflettendo sul significato che l'inserimento alla scuola dell’infanzia riveste per la psicologia e offrendo una serie di consigli su come facilitare l'inserimento al nido, soprattutto quando può risultare impegnativo.

Ambientamento e inserimento nella scuola dell’infanzia

Prima di entrare nel dettaglio, diamo una breve definizione di cosa sono e che differenza c’è tra inserimento e ambientamento al nido.

Si tratta di due modi diversi di intendere il periodo iniziale di frequenza del nido, durante il quale tempi e modalità della vita al nido possono variare per permettere al bambino di adattarsi e conoscere gradualmente il nuovo ambiente.

In sintesi, l’ambientamento al nido è il processo in cui il “sistema-bambino” e l’ambiente che lo accoglierà si adattano reciprocamente, seguendo strategie specifiche per favorire il distacco dai genitori e tenendo conto delle diverse richieste emotive e relazionali che questo cambiamento comporta.

L’inserimento all’asilo nido, invece, riguarda l’ingresso in un ambiente già definito in cui il bambino deve integrarsi. L’educatore diventa una figura centrale in questo processo, favorendo un inserimento che risponda alle necessità emotive del bambino e della famiglia, e creando una relazione sana e accogliente.

Inserimento e ambientamento al nido vengono talvolta usati come sinonimi, ma resta fondamentale un principio di base espresso anche nelle linee guida del Ministero dell’Istruzione Orientamenti nazionali per i servizi educativi per l’infanzia:

“Non è il bambino che deve adattarsi al contesto, ma è quest’ultimo che deve essere predisposto affinché il bambino possa ambientarsi, utilizzare tutte le proprie risorse e sviluppare tutte le proprie potenzialità.”

I bisogni evolutivi del bambino 0-3 anni

Nei primi anni di vita (0–3 anni), il bambino ha bisogno di cure e attenzioni che lo aiutino a sentirsi amato e parte di un nucleo di affetto che lascerà un’impronta importante per le relazioni future.

Lo spazio di accudimento pensato per lui dovrebbe essere ricco di legami sicuri e sguardi amorevoli, offrendo al contempo la possibilità di esplorare, sperimentare e sviluppare sempre più competenze autonome.

Questo delicato equilibrio è ciò che generalmente i genitori offrono nella quotidianità e, in questo percorso, possono essere supportati da nonni ed educatori del nido.

La scelta del nido

Scegliere il nido più adatto per il proprio figlio è una decisione complessa che richiede un atto di fiducia verso le persone a cui affidarlo. Negli ultimi anni, il tasso di copertura dei posti nei nidi rispetto ai residenti sotto i tre anni è cresciuto significativamente, passando dal 27,1% al 30% tra il 2019/2020 e il 2022/2023 (Campostrini et al., 2024) . La vita al nido può rappresentare un’importante occasione di crescita. Il bambino può trarre benefici in termini di sviluppo, grazie ai processi di assimilazione e accomodamento nel proprio processo di crescita e apprendimento, che avviene attraverso processi di assimilazione e accomodamento all’ambiente.

Perché l’esperienza del nido sia una risorsa per tutta la famiglia, è importante che i genitori si sentano pronti a delegare la cura del proprio figlio ad altri e a lasciare andare il controllo sulle piccole scelte quotidiane.

Ma qual è davvero l’età migliore per il nido? Non esiste una risposta definitiva, poiché il momento ideale per l’inserimento, che sia a 1 anno, 2 anni, 2 anni e mezzo o anche già a 6, 8 o 9 mesi, varia molto in base alle inclinazioni e ai bisogni individuali di ogni bambino. È interessante notare, inoltre, che la possibilità di accesso al nido cambia sensibilmente a seconda del territorio: nel Centro-Nord la copertura raggiunge il 34,4%, mentre nel Mezzogiorno si ferma al 16,2% ("Report Asili...", 2023) .

Un fattore da valutare può essere, ad esempio, l'allattamento, che può influenzare i bisogni di prossimità del bambino, oppure il temperamento del bambino, che può essere più espansivo e socievole o più riservato e timoroso nei confronti degli estranei.

inserimento bambini asilo
Ksenia Chernaya - Pexels

Indicatori di prontezza del bambino per l’inserimento al nido

Non esiste un'età "giusta" universalmente valida per l'inserimento al nido, ma alcuni segnali possono aiutare i genitori a capire se il proprio bambino è pronto ad affrontare questa nuova esperienza.

Ecco alcuni indicatori di prontezza che possono essere osservati:

  • Curiosità verso l’ambiente e le persone nuove: il bambino mostra interesse per ciò che lo circonda, osserva altri bambini e adulti, e si avvicina spontaneamente a giochi o attività nuove.
  • Capacità di separarsi temporaneamente dal genitore: anche se il distacco può essere difficile, un bambino pronto al nido riesce a tollerare brevi separazioni, magari restando sereno con un altro adulto di fiducia.
  • Sviluppo del linguaggio e della comunicazione: non è necessario che il bambino parli fluentemente, ma è importante che abbia iniziato a comunicare bisogni e desideri attraverso gesti, parole o suoni.
  • Autonomia nelle piccole routine: la capacità di mangiare da solo, bere dal bicchiere o iniziare a collaborare nel cambiarsi sono segnali di autonomia che facilitano l’inserimento.
  • Interesse per la socializzazione: il bambino cerca la compagnia di altri bambini, osserva il gioco degli altri o partecipa, anche solo per brevi momenti.

Questi segnali non sono obbligatori per tutti e ogni bambino ha i suoi tempi. Osservare queste competenze può però aiutare a scegliere il momento più adatto per iniziare l’inserimento al nido, rendendo il passaggio più sereno per tutta la famiglia.

Inserimento al nido: come funziona

Come affrontare l'inserimento all’asilo nido? Un aiuto per compiere la scelta più adatta può essere:

  • valutare le motivazioni che portano a scegliere un nido
  • conoscere gli educatori di riferimento e gli spazi in cui vostro figlio trascorrerà la giornata
  • condividere la scelta con le altre figure di riferimento nella cura del bambino.

I primi periodi di frequenza del nido potrebbero essere impegnativi sia per il bambino che per i genitori. La routine dei primi mesi deve cambiare, e la cura esclusiva lascia spazio a un accudimento condiviso e a un ritmo più movimentato.

Questi cambiamenti possono portare a maggiore stanchezza o a frustrazione nei bambini, che potrebbero mostrare alcune regressioni in competenze già acquisite, come:

  • tornare a svegliarsi di notte
  • chiedere maggiore vicinanza ai genitori
  • saltare qualche pasto.

Questi sono segnali della difficoltà che il cambiamento nella routine può avere sulla sicurezza che, fino a quel momento, il mondo familiare aveva rappresentato per il bambino.

Inserimento al nido: tempi e fasi

Quali sono le fasi dell’ambientamento e quanto dura l’inserimento al nido?

Generalmente, in una prima fase il bambino incontra l'educatrice e gli altri bambini insieme a un genitore: si tratta di un tempo che può variare da un’ora a una mattina, in cui il piccolo osserva o partecipa liberamente alle attività, con la presenza rassicurante del genitore.

Successivamente, inizia una seconda fase in cui il bambino sperimenta con tempistiche graduali la vita del nido senza il genitore. La durata di questa seconda fase può variare da uno o due giorni a una settimana.

Dopo due o tre settimane di frequenza costante al nido, la nuova routine entra nelle abitudini della famiglia e bambini e genitori trovano un nuovo equilibrio. In alcune situazioni può essere necessario più tempo e, in questi casi, può essere utile comprendere meglio le ragioni di un ambientamento difficile.

Le ragioni di un inserimento all’asilo difficile possono includere:

  • ritmo della giornata del nido che non corrisponde con il ritmo naturale sonno-veglia del bambino
  • esigenze del bambino di avere un accudimento individuale e difficoltà nel riconoscere come familiare l’ambiente del nido
  • preoccupazioni dei genitori legate alla scelta del nido o alle motivazioni che la sottendono.

In questi casi, un confronto con l’educatrice e la possibilità di concordare una modalità d’inserimento più dolce o diluita nel tempo possono essere d’aiuto.

I metodi di inserimento al nido

Esistono diversi metodi di inserimento all’asilo nido, come quello svedese e quello Montessori, entrambi validi.

L’inserimento al nido con metodo svedese prevede che il bambino trascorra i primi tre giorni al nido insieme al genitore, un tempo utile per supportarlo nell’esplorazione dell’ambiente e vivere le nuove routine insieme. Dal quarto giorno, il genitore lascia il bambino alle cure degli educatori.

L’inserimento al nido con metodo Montessori si basa sulle esigenze del bambino e sull’interesse che esprime per ogni attività proposta. Non c’è un tempo standard di durata dell’inserimento, che si regola in base ai ritmi del bambino.

È importante ricordare che l'inserimento viene scelto in base ai principi educativi del nido e che, in ogni caso, il metodo può essere utilizzato come riferimento generale ma adattato con flessibilità a ogni bambino, che può avere esigenze diverse.

Le attività da fare durante l'inserimento al nido

Come affrontare l'inserimento all'asilo in modo favorevole per il bambino? Per rispettare i bisogni primari del bambino, è importante favorire, ad esempio:

Sono molto utili attività che accompagnino il bambino nel conoscere i giochi, le abitudini e gli spazi. Inoltre, può essere d’aiuto proporre giochi di conoscenza tra i bambini e osservare le reazioni alle proposte di accudimento e ludiche, soprattutto per i più piccoli che ancora non usano il linguaggio verbale.

Inserimento al nido e attaccamento alla mamma

Un elemento fondamentale che può influenzare il successo dell’inserimento al nido è lo stile di attaccamento. Questo aspetto può aiutare l'educatore a conoscere lo stile relazionale che il bambino ha già imparato in famiglia.

Uno stile di attaccamento sicuro fa prevedere che il bambino possa piangere per l'assenza del genitore, ma si lasci consolare dall'educatore, che diventa così una figura di accudimento sostitutiva; poi può piangere per “protesta” quando il genitore torna a prenderlo e ancora una volta si lascia consolare da lui, ritrovando il contatto familiare.

Variazioni a questo schema possono indicare che il bambino non abbia ancora sviluppato la capacità di affidarsi per farsi consolare, oppure che abbia sviluppato capacità autonome di autoconsolazione. In base a queste informazioni, l'educatore potrà modulare l'ingresso nella relazione con il bambino in modo rispettoso e delicato.

inserimento al nido psicologia
Yan Krukau - Pexels

Panoramica sulle principali metodologie di inserimento al nido

L’inserimento al nido può avvenire secondo diverse metodologie, ciascuna con caratteristiche specifiche che rispondono a bisogni diversi di bambini e famiglie.

  • Metodo tradizionale: prevede un inserimento graduale, con una presenza iniziale del genitore che si riduce progressivamente. Il vantaggio principale è la possibilità di adattare i tempi alle reazioni del bambino, ma può risultare più lungo e impegnativo per le famiglie.
  • Metodo svedese: il genitore resta al nido insieme al bambino per i primi tre giorni, partecipando attivamente alle routine. Dal quarto giorno, il bambino rimane con gli educatori. Questo metodo favorisce una transizione più partecipata e rassicurante, ma richiede una presenza costante del genitore nei primi giorni.
  • Metodo Montessori: si basa sull’osservazione attenta dei segnali del bambino e sull’adattamento dei tempi di inserimento alle sue esigenze individuali. Non esiste una durata predefinita: il processo si conclude quando il bambino mostra di sentirsi a proprio agio. Il vantaggio è la personalizzazione, ma può essere difficile da applicare in contesti con molti bambini.

Ogni metodologia ha punti di forza e limiti. La scelta dipende dalle caratteristiche del bambino, dalle esigenze della famiglia e dall’approccio educativo del nido. È importante che il metodo venga applicato con flessibilità e attenzione ai bisogni emotivi di ciascun bambino.

Inserimento al nido difficile: quali sono i segnali e cosa fare?

È molto importante considerare gli aspetti psicologici dell'inserimento al nido e monitorare le reazioni del bambino affinché questa non diventi un’esperienza che può generare un trauma. Nei primi periodi è utile osservare le variazioni nel ritmo sonno-veglia e nell'alimentazione. I disturbi del sonno e i risvegli notturni, ad esempio, possono essere un segnale che si stanno riscontrando difficoltà con l’inserimento all’asilo nido.

È piuttosto frequente osservare una stanchezza maggiore e un sonno più lungo del solito. Se però il riposo non permette al bambino di ritrovare un livello di regolazione emotiva adeguato per la loro età, con manifestazioni di pianto intenso e stati di nervosismo molto aumentati rispetto al solito, può essere un segnale che qualcosa non sta andando per il verso giusto. In questi casi, può essere molto utile confrontarsi con l'educatore per avere il suo punto di vista.

Allo stesso modo, il rifiuto del cibo al nido e alcuni cambiamenti alimentari temporanei possono riflettere l’adattamento alla nuova routine che il bambino sta facendo per ambientarsi in un nuovo luogo.

In questi casi è importante dare tempo e non allarmarsi; talvolta i ritmi del bambino non coincidono con quelli della nuova vita al nido e questo può rendere più faticoso l'inserimento.

Prendere tempo, accogliere le richieste mettendosi in ascolto dei bisogni che a esse rispondono, e chiedere un confronto con l'educatore può essere d’aiuto per rinforzare la fiducia che prima di tutto devono costruire i genitori nei confronti del nido e delle persone a cui affidano il loro piccolo.

Un supporto importante può venire anche dal confronto con un esperto di psicologia infantile, che potrà offrire suggerimenti e spunti di riflessione ai genitori che si trovano a dover gestire un bambino arrabbiato o che fatica a separarsi da loro.

Inserimento al nido: consigli per i genitori

L’inserimento all’asilo nido è un'esperienza intensa e importante non solo per il bambino, ma anche per i genitori, che spesso possono avere dubbi e domande. Le più frequenti sono:

  • Come faccio a sapere se mio figlio si trova bene al nido?
  • Come fare se il bambino piange all'asilo?
  • Come aiutare il bambino nell'inserimento all'asilo?
  • Posso fidarmi davvero degli educatori e insegnanti?

Ad alcune di queste domande abbiamo risposto lungo il nostro articolo, ma ci sono ancora alcuni consigli che possono essere utili ai genitori che vivono questa esperienza insieme al proprio figlio.

Prima di iniziare l’iter di inserimento all'asilo nido, può essere fondamentale conoscere il luogo e le persone a cui si sceglie di affidare il proprio bambino, compiendo così un primo atto di fiducia. Questa scelta è resa ancora più significativa dal fatto che il 49,1% dei nidi presenta bambini in lista d’attesa, con una percentuale che raggiunge il 63% nelle strutture pubbliche e il 40,7% in quelle private ("Report asili...", 2023) .

Nessun timore quindi a chiedere tutte le informazioni che si ritengono necessarie per saperne di più sul luogo in cui il bambino potrà vivere questa esperienza, su come avviene l'inserimento al nido e su quali metodi educativi verranno utilizzati, ma anche a essere aperti e in ascolto delle esperienze di altri genitori.

Il distacco, talvolta, può essere vissuto come un abbandono, sia dal bambino che dai genitori. Tuttavia, è importante riconoscere che le famiglie più povere sono penalizzate nell’accesso ai nidi sia per i costi delle rette sia per la carenza di strutture in alcune aree del Paese ("REPORT ASILI...", 2023) . Se invece il nido viene pensato come un’opportunità di crescita per entrambi, l’inizio di una nuova fase dello stare insieme in cui ogni membro della famiglia, anche il più piccolo, ha il suo luogo esterno di attività, il vissuto di tutti potrà essere più sereno e permetterà ai genitori di incoraggiare il bambino stesso se dovesse manifestare difficoltà.

Se i genitori si rendono conto che la scelta fatta in origine non è quella giusta, perché preferiscono offrire in maniera esclusiva le proprie cure al piccolo oppure perché le motivazioni della scelta creano un disaccordo tra i genitori, è importante poterne parlare.

La consulenza di un professionista della relazione, anche rivolgendosi a uno psicologo online, può aiutare a fugare dubbi e incertezze, ritrovare un equilibrio che accompagni il bambino nella crescita e compiere la scelta più adatta a lui.

inserimento al nido cosa fare
Yan Krukau - Pexels

Consigli pratici per facilitare l’inserimento al nido

Affrontare l’inserimento al nido può essere impegnativo sia per il bambino che per i genitori. Alcune strategie pratiche possono aiutare a rendere questo passaggio più sereno:

  • Utilizzare oggetti transizionali: portare al nido un oggetto familiare, come una copertina o un peluche, può aiutare il bambino a sentirsi più sicuro e a mantenere un legame con l’ambiente di casa.
  • Verbalizzare le emozioni: parlare apertamente con il bambino delle emozioni che può provare (tristezza, paura, curiosità) lo aiuta a riconoscerle e a sentirsi compreso. Ad esempio, si può dire: "Capisco che ti manca la mamma, ma qui ci sono tanti giochi e nuovi amici".
  • Mantenere la routine: cercare di mantenere, per quanto possibile, gli stessi orari e rituali di casa (come la nanna o la merenda) anche nei primi giorni di nido, per offrire continuità e rassicurazione.
  • Saluti brevi e rassicuranti: al momento del distacco, è importante salutare il bambino con un gesto affettuoso e parole semplici, evitando di allungare troppo il momento della separazione.
  • Coinvolgere il bambino nella preparazione: raccontare in anticipo cosa succederà al nido, magari leggendo insieme un libro sull’argomento o visitando la struttura prima dell’inizio, può aiutare a ridurre l’ansia e a creare aspettative positive.

Questi piccoli accorgimenti, uniti a una comunicazione aperta con gli educatori, possono favorire un inserimento più graduale e rispettoso dei tempi del bambino.

Libri consigliati

In questo articolo abbiamo parlato dell’inserimento all’asilo nido esaminando emozioni, metodi e possibili difficoltà che bambini e genitori possono vivere in un momento tanto delicato. Per concludere le nostre riflessioni sul tema, ecco una breve lista di libri sull'ambientamento al nido e sull’inserimento alla scuola d’infanzia:

  • Educare al nido. Metodi di lavoro nei servizi per l’infanzia, E. Catarsi, A. Fortunati, Carocci Editore
  • Accogliere i bambini. Le culture dell’ambientamento nei servizi educativi, C. Bove, Carocci Editore
  • Giocare al nido e nella scuola dell’infanzia, P. Braga, T. Morgandi, Carocci Editore
  • Attaccamento e inserimento. Stili e storie delle relazioni al nido, S. Mantovani, L. Restuccia Saitta, C. Bove, Edizioni Franco Angeli
  • L'osservazione al nido. Guida per educatori e professionisti della prima infanzia, A. Fontaine, Edizioni Erickson.

Approfondimento clinico e firma dell’esperto

L’inserimento al nido rappresenta un passaggio delicato che coinvolge aspetti emotivi, relazionali e di sviluppo. Secondo la teoria dell’attaccamento di John Bowlby (psichiatra e psicoanalista), la qualità delle prime separazioni e delle nuove relazioni può influenzare profondamente la sicurezza emotiva del bambino. Donald Winnicott (pediatra e psicoanalista) sottolinea l’importanza della "base sicura" fornita dalla presenza di figure di riferimento affidabili, anche in contesti nuovi come il nido.

Un inserimento ben condotto, che rispetta i tempi e i bisogni del bambino, può favorire lo sviluppo dell’autonomia e della fiducia in sé e negli altri. Al contrario, un distacco troppo brusco o non accompagnato può essere associato a insicurezza e difficoltà di adattamento.

Questo approfondimento è stato redatto con la supervisione della Dott.ssa [Nome Cognome], psicologa e psicoterapeuta Unobravo, esperta in psicologia dello sviluppo e dell’età evolutiva.

Affronta l’inserimento al nido con il supporto giusto

L’inserimento al nido rappresenta una tappa significativa, ricca di emozioni e nuove sfide sia per i bambini che per i genitori. Se senti il bisogno di confrontarti con un professionista per gestire al meglio questo delicato passaggio, Unobravo è al tuo fianco. Un percorso psicologico può aiutarti a trovare strategie personalizzate, affrontare dubbi e vivere con maggiore serenità il distacco e la crescita del tuo bambino. Non sei solo in questo viaggio: inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online e scopri come il supporto di Unobravo può contribuire a fare la differenza per te e la tua famiglia.

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