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L'inserimento al nido

L'inserimento al nido
Annalisa Monteleone
Psicoterapeuta ad orientamento Sistemico-Relazionale
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
26.8.2026
L'inserimento al nido
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  • L'inserimento al nido è un passaggio delicato per il bambino che coinvolge profondamente anche i genitori, con vissuti di colpa, ansia e paura che meritano attenzione.
  • Non esiste un'età "giusta" universale per l'inserimento: conta di più osservare i segnali di prontezza individuali del bambino.
  • Alcune regressioni (risvegli notturni, maggiore vicinanza richiesta, rifiuto del cibo) sono normali nei primi periodi, ma una resistenza molto marcata alla separazione merita un confronto con un professionista.
  • I bambini percepiscono le emozioni dei genitori più delle parole: la serenità dell'adulto è una delle risorse più utili per un inserimento sereno.
  • Oggetti transizionali, routine stabili e comunicazione aperta con gli educatori sono strategie concrete che possono facilitare l'inserimento.
  • Un percorso con uno psicologo può aiutare i genitori a gestire dubbi, ansie e il proprio vissuto emotivo durante questa fase.

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La nascita di un figlio è un evento importante, che lascia un segno indelebile nella memoria della famiglia che lo accoglie. I genitori riorganizzano la loro giornata intorno alle esigenze del nuovo arrivato e può essere difficile conciliare i tanti impegni.

Arriva poi un momento in cui è necessario cercare un nuovo equilibrio tra genitori e bambino, permettendo a quest'ultimo di iniziare a vivere esperienze fuori dall'ambiente casalingo. Il primo passo in questa direzione è l'inserimento al nido, un evento di grande importanza emotiva sia per i genitori che per il bambino.

Qual è l'età migliore per mandare un bambino al nido? Come funziona l'inserimento all'asilo nido e come aiutare il bambino ad affrontare il distacco dalla mamma e dal papà?

In questo articolo approfondiremo questi e altri temi, riflettendo sul significato che l'inserimento all’asilo nido riveste per la psicologia e offrendo una serie di consigli su come facilitare l'inserimento al nido, soprattutto quando può risultare impegnativo.

Ambientamento e inserimento all’asilo nido

Prima di entrare nel dettaglio, diamo una breve definizione di cosa sono e che differenza c'è tra inserimento e ambientamento al nido.

Si tratta di due modi diversi di intendere il periodo iniziale di frequenza del nido, durante il quale tempi e modalità della vita al nido possono variare per permettere al bambino di adattarsi e conoscere gradualmente il nuovo ambiente. L'ambientamento, in realtà, comincia ancora prima: già dal primo contatto tra la famiglia e il nido, anche solo per uno scambio di informazioni, si getta le basi della relazione che accompagnerà l'ingresso del bambino.

In sintesi, l'ambientamento al nido è il processo in cui il "sistema-bambino" e l'ambiente che lo accoglierà si adattano reciprocamente, seguendo strategie specifiche per favorire il distacco dai genitori e tenendo conto delle diverse richieste emotive e relazionali che questo cambiamento comporta.

L'inserimento all'asilo nido, invece, riguarda l'ingresso in un ambiente già definito in cui il bambino deve integrarsi. L'educatore diventa una figura centrale in questo processo, favorendo un inserimento che risponda alle necessità emotive del bambino e della famiglia, e creando una relazione sana e accogliente.

Inserimento e ambientamento al nido vengono talvolta usati come sinonimi, ma resta fondamentale un principio di base espresso anche nelle linee guida del Ministero dell'Istruzione, gli Orientamenti nazionali per i servizi educativi per l'infanzia (2017):

"Non è il bambino che deve adattarsi al contesto, ma è quest'ultimo che deve essere predisposto affinché il bambino possa ambientarsi, utilizzare tutte le proprie risorse e sviluppare tutte le proprie potenzialità."
Yan Krukov - Pexels

I bisogni evolutivi del bambino 0-3 anni

Nei primi anni di vita (0–3 anni), il bambino ha bisogno di cure e attenzioni che lo aiutino a sentirsi amato e parte di un nucleo di affetto che lascerà un'impronta importante per le relazioni future.

Lo spazio di accudimento pensato per lui dovrebbe essere ricco di legami sicuri e sguardi amorevoli, offrendo al contempo la possibilità di esplorare, sperimentare e sviluppare sempre più competenze autonome. Anche le piccole frustrazioni che il bambino incontra in questo percorso hanno un valore: possono aiutarlo a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e dei propri limiti, favorendo una progressiva autonomia.

Questo delicato equilibrio è ciò che generalmente i genitori offrono nella quotidianità e, in questo percorso, possono essere supportati da nonni ed educatori del nido.

La scelta del nido

Scegliere il nido più adatto per il proprio figlio è una decisione complessa che richiede un atto di fiducia verso le persone a cui affidarlo. Questa fiducia, però, non si costruisce con la sola iscrizione: si conquista nel tempo, attraverso lo scambio quotidiano con educatori e famiglia.

La vita al nido può rappresentare un'importante occasione di crescita. Il bambino può trarre benefici in termini di sviluppo, grazie ai processi di assimilazione e accomodamento all'ambiente.

Perché l'esperienza del nido sia una risorsa per tutta la famiglia, è importante che i genitori si sentano pronti a delegare la cura del proprio figlio ad altri e a lasciare andare il controllo sulle piccole scelte quotidiane.

Ma qual è davvero l'età migliore per il nido? Non esiste una risposta definitiva: il momento ideale per l'inserimento, che sia a 1 anno, 2 anni, 2 anni e mezzo o anche già a 6, 8 o 9 mesi, varia molto in base alle inclinazioni e ai bisogni individuali di ogni bambino.

Un fattore da valutare può essere, ad esempio, l'allattamento, che può influenzare i bisogni di prossimità del bambino, oppure il temperamento del bambino, che può essere più espansivo e socievole o più riservato e timoroso nei confronti degli estranei.

Indicatori di prontezza del bambino per l'inserimento al nido

Non esiste un'età "giusta" universalmente valida per l'inserimento al nido, ma alcuni segnali possono aiutare i genitori a capire se il proprio bambino è pronto ad affrontare questa nuova esperienza. Ecco alcuni indicatori di prontezza che possono essere osservati:

  • Curiosità verso l'ambiente e le persone nuove: il bambino mostra interesse per ciò che lo circonda, osserva altri bambini e adulti, e si avvicina spontaneamente a giochi o attività nuove.
  • Capacità di separarsi temporaneamente dal genitore: anche se il distacco può essere difficile, un bambino pronto al nido riesce a tollerare brevi separazioni, magari restando sereno con un altro adulto di fiducia.
  • Sviluppo del linguaggio e della comunicazione: non è necessario che il bambino parli fluentemente, ma è importante che abbia iniziato a comunicare bisogni e desideri attraverso gesti, parole o suoni.
  • Autonomia nelle piccole routine: la capacità di mangiare da solo, bere dal bicchiere o iniziare a collaborare nel cambiarsi sono segnali di autonomia che facilitano l'inserimento.
  • Interesse per la socializzazione: il bambino cerca la compagnia di altri bambini, osserva il gioco degli altri o partecipa, anche solo per brevi momenti.

Questi segnali non sono obbligatori per tutti e ogni bambino ha i suoi tempi. Osservare queste competenze può però aiutare a scegliere il momento più adatto per iniziare l'inserimento al nido, rendendo il passaggio più sereno per tutta la famiglia.

L’ingresso all’asilo: una sfida per genitori e figli
Pexels

Inserimento al nido: come funziona

Come affrontare l'inserimento all'asilo nido? Un aiuto per compiere la scelta più adatta può essere:

  • valutare le motivazioni che portano a scegliere un nido,
  • conoscere gli educatori di riferimento e gli spazi in cui vostro figlio trascorrerà la giornata,
  • condividere la scelta con le altre figure di riferimento nella cura del bambino.

I primi periodi di frequenza del nido potrebbero essere impegnativi sia per il bambino che per i genitori. La routine dei primi mesi deve cambiare, e la cura esclusiva lascia spazio a un accudimento condiviso e a un ritmo più movimentato. Questi cambiamenti possono portare a maggiore stanchezza o a frustrazione nei bambini.

Le linee guida ministeriali per i servizi educativi per l'infanzia raccomandano quindi un inserimento graduale, con la presenza iniziale di un genitore e una progressiva autonomia del bambino, sottolineando l'importanza di personalizzare il percorso in base alle caratteristiche di ogni famiglia, favorire una comunicazione costante tra educatori e genitori, e monitorare eventuali segnali di disagio per poter intervenire con strategie di supporto.

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A seconda della situazione, il percorso con uno psicologo Unobravo può essere rivolto al genitore, al figlio o prevedere il coinvolgimento di entrambi.

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Inserimento al nido: tempi e fasi

Quali sono le fasi dell'ambientamento e quanto dura l'inserimento al nido?

Generalmente, in una prima fase il bambino incontra l'educatrice e gli altri bambini insieme a un genitore: si tratta di un tempo che può variare da un'ora a una mattina, in cui il piccolo osserva o partecipa liberamente alle attività, con la presenza rassicurante del genitore.

Successivamente, inizia una seconda fase in cui il bambino sperimenta con tempistiche graduali la vita del nido senza il genitore. La durata di questa seconda fase può variare da uno o due giorni a una settimana.

Dopo due o tre settimane di frequenza costante al nido, la nuova routine entra nelle abitudini della famiglia e bambini e genitori trovano un nuovo equilibrio. In alcune situazioni può essere necessario più tempo e, in questi casi, può essere utile comprendere meglio le ragioni di un ambientamento difficile, che possono includere:

  • un ritmo della giornata del nido che non corrisponde con il ritmo naturale sonno-veglia del bambino;
  • l'esigenza del bambino di avere un accudimento individuale e la difficoltà nel riconoscere come familiare l'ambiente del nido;
  • preoccupazioni dei genitori legate alla scelta del nido o alle motivazioni che la sottendono.

In questi casi, un confronto con l'educatrice e la possibilità di concordare una modalità d'inserimento più dolce o diluita nel tempo possono essere d'aiuto.

I metodi di inserimento al nido

L'inserimento al nido può avvenire secondo diverse metodologie, ciascuna con caratteristiche specifiche che rispondono a bisogni diversi di bambini e famiglie.

  • Metodo tradizionale: prevede un inserimento graduale, con una presenza iniziale del genitore che si riduce progressivamente. Il vantaggio principale è la possibilità di adattare i tempi alle reazioni del bambino, ma può risultare più lungo e impegnativo per le famiglie.
  • Metodo svedese: il genitore resta al nido insieme al bambino per i primi tre giorni, partecipando attivamente alle routine; dal quarto giorno il bambino rimane con gli educatori. Questo metodo favorisce una transizione più partecipata e rassicurante, ma richiede una presenza costante del genitore nei primi giorni.
  • Metodo Montessori: si basa sull'osservazione attenta dei segnali del bambino e sull'adattamento dei tempi di inserimento alle sue esigenze individuali. Non esiste una durata predefinita: il processo si conclude quando il bambino mostra di sentirsi a proprio agio. Il vantaggio è la personalizzazione, ma può essere difficile da applicare in contesti con molti bambini.

Ogni metodologia ha punti di forza e limiti. La scelta dipende dalle caratteristiche del bambino, dalle esigenze della famiglia e dall'approccio educativo del nido: è importante che venga applicata con flessibilità e attenzione ai bisogni emotivi di ciascun bambino.

Le attività da fare durante l'inserimento al nido

Come affrontare l'inserimento all'asilo in modo favorevole per il bambino? Per rispettare i bisogni primari del bambino, è importante favorire, ad esempio:

Sono molto utili attività che accompagnino il bambino nel conoscere i giochi, le abitudini e gli spazi. Inoltre, può essere d'aiuto proporre giochi di conoscenza tra i bambini e osservare le reazioni alle proposte di accudimento e ludiche, soprattutto per i più piccoli che ancora non usano il linguaggio verbale.

inserimento al nido cosa fare
Yan Krukau - Pexels

Inserimento al nido e attaccamento alla mamma

Un elemento fondamentale che può influenzare il successo dell'inserimento al nido è lo stile di attaccamento. Questo aspetto può aiutare l'educatore a conoscere lo stile relazionale che il bambino ha già imparato in famiglia.

L'inserimento al nido rappresenta un passaggio delicato che coinvolge aspetti emotivi, relazionali e di sviluppo. Secondo la teoria dell'attaccamento di John Bowlby (psichiatra e psicoanalista), la qualità delle prime separazioni e delle nuove relazioni può influenzare profondamente la sicurezza emotiva del bambino. Inoltre, Donald Winnicott (pediatra e psicoanalista) sottolinea l'importanza della "base sicura" fornita dalla presenza di figure di riferimento affidabili, anche in contesti nuovi come il nido.

Uno stile di attaccamento sicuro può manifestarsi, durante l'inserimento, attraverso alcuni segnali:

  • fiducia nel ritorno del genitore: il bambino, pur manifestando disagio al distacco, si tranquillizza sapendo che il genitore tornerà;
  • capacità di esplorare l'ambiente: il piccolo si mostra curioso e gradualmente partecipa alle attività proposte;
  • ricerca di conforto nelle figure educative: in assenza del genitore, il bambino può rivolgersi agli educatori per rassicurazione.

Variazioni a questo schema possono indicare che il bambino non abbia ancora sviluppato la capacità di affidarsi per farsi consolare, oppure che abbia sviluppato capacità autonome di autoconsolazione. In base a queste informazioni, l'educatore potrà modulare l'ingresso nella relazione con il bambino in modo rispettoso e delicato.

Un inserimento ben condotto, che rispetta i tempi e i bisogni del bambino, può favorire lo sviluppo dell'autonomia e della fiducia in sé e negli altri. Un distacco troppo brusco o non accompagnato, al contrario, può essere associato a maggiore insicurezza e difficoltà di adattamento.

Il vissuto dei genitori

Se finora abbiamo parlato soprattutto di ciò che vive il bambino, l'inserimento al nido è un passaggio che coinvolge profondamente anche i genitori, con vissuti che meritano altrettanta attenzione.

Colpa, ansia e paura: cosa sentono i genitori

I sentimenti più comuni che i genitori possono sperimentare in questa fase includono un senso di colpa per lasciare il bambino fuori dall'ambiente familiare, insieme ad ansia e paura, che possono aumentare soprattutto se il bambino incontra difficoltà di ambientamento.

Il momento della separazione può essere doloroso anche per l'adulto: accettare la propria frustrazione, in questi casi, può aiutare a contenere meglio quella del bambino.

Un bambino difficilmente vive con serenità l'ingresso al nido se percepisce che il genitore non è tranquillo. Rassicurarlo solo a parole può non bastare se manca coerenza emotiva: i bambini colgono infatti molto di più le emozioni che le parole, anche quando non hanno ancora gli strumenti per esprimerlo.

Riconoscere il proprio figlio come persona autonoma

Man mano che un figlio cresce, i genitori sono chiamati a riconoscere lo sviluppo delle sue competenze e a vederlo come un individuo sempre più autonomo. Non sempre è semplice: può capitare di incontrare difficoltà, anche legate alla propria storia personale o familiare, nel riconoscere il proprio figlio come un'entità autonoma e la separazione da sé come un atto necessario al suo benessere e a quello della famiglia.

Può essere utile, in questo percorso, riflettere sulle proprie credenze e aspettative rispetto al nido, confrontandosi anche con l'altro genitore.

inserimento al nido psicologia
Yan Krukau - Pexels

Inserimento al nido difficile: quali sono i segnali e cosa fare?

È molto importante considerare gli aspetti psicologici dell'inserimento al nido e monitorare le reazioni del bambino affinché questa non diventi un'esperienza che può generare un trauma. Nei primi periodi è utile osservare le variazioni nel ritmo sonno-veglia e nell'alimentazione: i disturbi del sonno e i risvegli notturni, ad esempio, possono essere un segnale che si stanno riscontrando difficoltà con l'inserimento all'asilo nido, così come tornare a chiedere maggiore vicinanza ai genitori o saltare qualche pasto.

È piuttosto frequente osservare una stanchezza maggiore e un sonno più lungo del solito. Se però il riposo non permette al bambino di ritrovare un livello di regolazione emotiva adeguato per la sua età, con manifestazioni di pianto intenso e stati di nervosismo molto aumentati rispetto al solito, può essere un segnale che qualcosa non sta andando per il verso giusto. Allo stesso modo, il rifiuto del cibo al nido e alcuni cambiamenti alimentari temporanei possono riflettere l'adattamento alla nuova routine.

In questi casi è importante dare tempo e non allarmarsi: talvolta i ritmi del bambino non coincidono con quelli della nuova vita al nido e questo può rendere più faticoso l'inserimento. Prendere tempo, accogliere le richieste mettendosi in ascolto dei bisogni che a esse rispondono, e chiedere un confronto con l'educatore può essere d'aiuto per rinforzare la fiducia che prima di tutto devono costruire i genitori nei confronti del nido e delle persone a cui affidano il loro piccolo.

Se il bambino mostra invece una resistenza particolarmente marcata alla separazione, oppure una forte preoccupazione per l'incolumità dei genitori durante la loro assenza, può essere utile prestare attenzione a questi segnali: in alcuni casi possono essere collegati all'ansia da separazione, che può a sua volta essere legata a esperienze pregresse, dirette o indirette, vissute come spaventose dal bambino. In presenza di questi segnali, un confronto con un professionista può aiutare a comprenderne meglio l'origine, senza per questo dover pensare al peggio.

Un supporto importante può venire anche dal confronto con un esperto di psicologia infantile, che potrà offrire suggerimenti e spunti di riflessione ai genitori che si trovano a dover gestire un bambino arrabbiato o che fatica a separarsi da loro.

Consigli per i genitori

L'inserimento all'asilo nido è un'esperienza intensa e importante non solo per il bambino, ma anche per i genitori, che spesso possono avere dubbi e domande. Le più frequenti sono:

  • Come faccio a sapere se mio figlio si trova bene al nido?
  • Come fare se il bambino piange all'asilo?
  • Come aiutare il bambino nell'inserimento all'asilo?
  • Posso fidarmi davvero degli educatori e insegnanti?

Ad alcune di queste domande abbiamo già risposto lungo l'articolo, ma ci sono ancora alcuni consigli pratici che possono essere utili ai genitori che vivono questa esperienza insieme al proprio figlio:

  • Utilizzare oggetti transizionali: portare al nido un oggetto familiare, come una copertina o un peluche, può aiutare il bambino a sentirsi più sicuro e a mantenere un legame con l'ambiente di casa.
  • Verbalizzare le emozioni: parlare apertamente con il bambino delle emozioni che può provare (tristezza, paura, curiosità) lo aiuta a riconoscerle e a sentirsi compreso. Ad esempio, si può dire: "Capisco che ti manca la mamma, ma qui ci sono tanti giochi e nuovi amici".
  • Mantenere la routine: cercare di mantenere, per quanto possibile, gli stessi orari e rituali di casa (come la nanna o la merenda) anche nei primi giorni di nido, per offrire continuità e rassicurazione.
  • Saluti brevi e rassicuranti: al momento del distacco, è importante salutare il bambino con un gesto affettuoso e parole semplici, evitando di allungare troppo il momento della separazione.
  • Coinvolgere il bambino nella preparazione: raccontare in anticipo cosa succederà al nido, magari leggendo insieme un libro sull'argomento o visitando la struttura prima dell'inizio, può aiutare a ridurre l'ansia e a creare aspettative positive.
  • Condividere abitudini e paure con gli educatori: raccontare agli educatori le abitudini, le preferenze e le paure del bambino permette loro di accoglierlo in modo più personalizzato.

Questi piccoli accorgimenti, uniti a una comunicazione aperta con gli educatori, possono favorire un inserimento più graduale e rispettoso dei tempi del bambino.

Nessun timore, infine, a chiedere tutte le informazioni che si ritengono necessarie sul luogo in cui il bambino potrà vivere questa esperienza, su come avviene l'inserimento al nido e su quali metodi educativi verranno utilizzati, ma anche a essere aperti e in ascolto delle esperienze di altri genitori.

Se i genitori si rendono conto che la scelta fatta in origine non è quella giusta, o se le motivazioni della scelta creano un disaccordo tra loro, è importante poterne parlare. La consulenza di un professionista, anche rivolgendosi a uno psicologo online, può aiutare a fugare dubbi e incertezze e a compiere la scelta più adatta al bambino.

inserimento bambini asilo
Ksenia Chernaya - Pexels

L'inserimento al nido in Italia: dati e linee guida

Negli ultimi anni, il tasso di copertura dei posti nei nidi rispetto ai residenti sotto i tre anni è cresciuto significativamente, passando dal 27,1% al 30% tra il 2019/2020 e il 2022/2023 (Campostrini et al., 2024). La possibilità di accesso al nido cambia però sensibilmente a seconda del territorio: nel Centro-Nord la copertura raggiunge il 34,4%, mentre nel Mezzogiorno si ferma al 16,2% (ISTAT, 2023).

Questa scelta è resa ancora più significativa dal fatto che il 49,1% dei nidi presenta bambini in lista d'attesa, con una percentuale che raggiunge il 63% nelle strutture pubbliche e il 40,7% in quelle private. Le famiglie più povere, inoltre, sono penalizzate nell'accesso ai nidi sia per i costi delle rette sia per la carenza di strutture in alcune aree del Paese (ISTAT, 2023).

Anche a livello europeo la domanda supera l'offerta in gran parte dei Paesi: circa un terzo dei bambini sotto i tre anni frequenta servizi educativi in centri specializzati (Commissione Europea, 2019).

Libri consigliati

In questo articolo abbiamo parlato dell'inserimento all'asilo nido esaminando emozioni, metodi e possibili difficoltà che bambini e genitori possono vivere in un momento tanto delicato. Per concludere le nostre riflessioni sul tema, ecco una breve lista di libri sull'ambientamento al nido e sull'inserimento alla scuola d'infanzia:

  • Educare al nido. Metodi di lavoro nei servizi per l'infanzia, E. Catarsi, A. Fortunati, Carocci Editore
  • Accogliere i bambini. Le culture dell'ambientamento nei servizi educativi, C. Bove, Carocci Editore
  • Giocare al nido e nella scuola dell'infanzia, P. Braga, T. Morgandi, Carocci Editore
  • Attaccamento e inserimento. Stili e storie delle relazioni al nido, S. Mantovani, L. Restuccia Saitta, C. Bove, Edizioni Franco Angeli
  • L'osservazione al nido. Guida per educatori e professionisti della prima infanzia, A. Fontaine, Edizioni Erickson.

Affronta l'inserimento al nido con il supporto giusto

L'inserimento al nido rappresenta una tappa significativa, ricca di emozioni e nuove sfide sia per i bambini che per i genitori. Se senti il bisogno di confrontarti con un professionista per gestire al meglio questo delicato passaggio, Unobravo è al tuo fianco.

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FAQ

L'ambientamento è il processo di adattamento reciproco tra bambino e ambiente, mentre l'inserimento riguarda l'ingresso del bambino in un contesto già definito, con l'educatore come figura centrale.
L'inserimento al nido rappresenta un momento emotivamente significativo sia per il bambino che per i genitori, poiché segna il primo vero distacco dall'ambiente familiare e richiede un nuovo equilibrio.
Favorire un inserimento graduale e rispettare i tempi del bambino aiuta a rendere il distacco più sereno, tenendo conto delle sue esigenze emotive e relazionali.
Durante il periodo iniziale, tempi e modalità della vita al nido possono variare per permettere al bambino di adattarsi gradualmente al nuovo ambiente.
L'educatore è una figura centrale che facilita l'inserimento, rispondendo ai bisogni emotivi del bambino e della famiglia e creando una relazione accogliente.
È comune provare colpa, ansia o preoccupazione: riconoscere questi vissuti, invece di negarli, aiuta i genitori ad affrontare con più serenità il distacco e a sostenere meglio il bambino.
Le linee guida sottolineano che è il contesto che deve adattarsi al bambino, per permettergli di ambientarsi e sviluppare tutte le sue potenzialità.
Hai altre domande?
Parlare con un professionista potrebbe aiutarti a risolvere ulteriori dubbi.
  • Bowlby, J. (1969). Attachment and Loss: Vol. 1. Attachment. Basic Books.
  • Campostrini, S., et al. (2024). I servizi educativi per l'infanzia in Italia. Anno educativo 2023/2024. ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica).
  • Commissione Europea. (2019). Cifre chiave sull'educazione e cura della prima infanzia in Europa — Edizione 2019. https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/5816a817-b72a-11e9-9d01-01aa75ed71a1/language-it
  • Mantovani, S., Restuccia Saitta, L., & Bove, C. (2018). Attaccamento e inserimento. Stili e storie delle relazioni al nido. Franco Angeli.
  • Ministero dell’Istruzione. (2017). ORIENTAMENTI NAZIONALI PER I SERVIZI EDUCATIVI PER L’INFANZIA. Commissione nazionale per il sistema integrato di educazione e di istruzione (art. 10 decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65). https://www.istruzione.it/sistema-integrato-06/allegati/Documento%20base%20Orientamenti%20nazionali%20per%20i%20servizi%20educativi%20per%20l%27infanzia.pdf
  • ISTAT. (2023). Offerta di nidi e servizi integrativi per la prima infanzia – anno educativo 2021/2022.
  • Winnicott, D. W. (1965). The Maturational Processes and the Facilitating Environment. International Universities Press.

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