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Psicologia infantile
5
minuti di lettura

Stadi di sviluppo di Piaget: come cambia il pensiero

Stadi di sviluppo di Piaget: come cambia il pensiero
Maddalena Morelli
Psicoterapeuta ad orientamento Psicodinamico
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
28.1.2026
Stadi di sviluppo di Piaget: come cambia il pensiero
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Stadi di sviluppo di Piaget: una panoramica

Jean Piaget, psicologo e biologo svizzero, ha descritto lo sviluppo cognitivo dei bambini come un percorso che procede per stadi qualitativamente diversi, non solo per accumulo di conoscenze. In ogni fase il bambino organizza il mondo attraverso schemi mentali specifici, che funzionano e si evolvono al crescere dell’età grazie ai processi di assimilazione e accomodamento. Piaget individua quattro stadi principali, che seguono sempre lo stesso ordine:

  • Stadio sensomotorio (0–2 anni): il pensiero è legato all’azione e ai cinque sensi.
  • Stadio preoperatorio (2–7 anni): emerge il linguaggio e il pensiero simbolico, ma il ragionamento è ancora intuitivo.
  • Stadio delle operazioni concrete (7–11 anni): il bambino ragiona in modo logico su situazioni concrete.
  • Stadio delle operazioni formali (dai 12 anni): si sviluppa il pensiero astratto e ipotetico-deduttivo.

Secondo la posizione semi-innatista di Piaget (1936, 1952), questi stadi rappresentano modi diversi di pensare la realtà, che si costruiscono progressivamente nell’interazione tra gli schemi innati del bambino e le esperienze relative all’ambiente. Le ricerche successive hanno in gran parte confermato la sequenza degli stadi proposta da Piaget – che tendono a comparire nello stesso ordine universalmente – ma mostrano anche che l’età di transizione da uno stadio all’altro può variare in base a fattori culturali, educativi e alle caratteristiche individuali di ogni bambino (Scott & Cogburn, 2023). Questo significa che lo sviluppo cognitivo segue una traiettoria comune, ma con tempi che possono essere diversi da bambino a bambino, senza che ciò implichi necessariamente un ritardo o una difficoltà.

Stadio sensomotorio (0–2 anni): il pensiero attraverso il corpo

Nel periodo sensomotorio il bambino conosce il mondo attraverso movimenti, vista, tatto, olfatto, gusto e udito. Non ha ancora rappresentazioni mentali stabili: ciò che non percepisce direttamente tende a "non esistere" per lui.

Caratteristiche chiave:

  • Permanenza dell’oggetto: verso la fine dello stadio il bambino comprende che le cose continuano a esistere anche se non le vede (Piaget, 1936). Prima, se un gioco scompare sotto una coperta, smette di cercarlo.
  • Coordinazione occhio-mano: afferra, scuote, lascia cadere gli oggetti per esplorarne le proprietà.
  • Reazioni circolari: ripete azioni che producono effetti interessanti (es. far rumore con un sonaglio).
  • Dall’azione al pensiero: gradualmente inizia ad anticipare gli effetti delle proprie azioni.

Un esempio quotidiano: un neonato che lascia cadere più volte il cucchiaino dal seggiolone non "sfida" l’adulto, ma sta sperimentando la relazione tra gesto, suono e reazione dell’altro.

Stadio preoperatorio (2–7 anni): il potere del simbolo

Nel periodo preoperatorio il bambino sviluppa il linguaggio e il gioco simbolico: un bastone può diventare una spada, una scatola una casa. Il pensiero è ricco di immagini e fantasia, ma il ragionamento è ancora centrato sul proprio punto di vista.

Caratteristiche chiave:

  • Egocentrismo cognitivo: fatica a considerare la prospettiva altrui; può pensare che tutti vedano e sappiano ciò che sa lui (Piaget & Inhelder, 1956).
  • Centratura: si concentra su un solo aspetto della situazione, trascurando gli altri.
  • Pensiero intuitivo: si affida alle apparenze più che a regole logiche.
  • Animismo: tende ad attribuire intenzioni e sentimenti a oggetti inanimati (ad esempio: “il sole splende perché vuole che mi possa scaldare”).

Il pensiero è rigido: nei classici compiti di conservazione dei liquidi, se si versa la stessa quantità d’acqua da un bicchiere basso e largo a uno alto e stretto, il bambino preoperatorio spesso dice che nel bicchiere alto c’è "più acqua" perché guarda solo l’altezza. Non riesce, in altre parole, a tenere contemporaneamente in mente più caratteristiche di un elemento.

Stadio delle operazioni concrete (7–11 anni): la logica applicata al reale

Nel periodo delle operazioni concrete il bambino inizia a usare operazioni logiche, ma legate a situazioni concrete e osservabili. Può coordinare più punti di vista e tenere conto di diversi aspetti di un problema.

Caratteristiche chiave:

  • Conservazione: comprende che quantità, numero o massa restano uguali nonostante cambi la forma (Piaget, 1952).
  • Reversibilità: capisce che un’azione mentale può essere annullata (se l’acqua torna nel primo bicchiere, la quantità è la stessa).
  • Classificazione e seriazione: ordina oggetti per grandezza, colore, categoria, e comprende le relazioni tra insiemi e sottoinsiemi.
  • Decentramento: non è più centrato su un solo aspetto, ma considera più variabili.

Esempio quotidiano: un bambino di questa età può usare oggetti concreti (come regoli o monete) per risolvere problemi di matematica, mostrando un ragionamento logico purché supportato da materiali tangibili.

Stadio delle operazioni formali (dai 12 anni): il pensiero astratto

Con le operazioni formali l’adolescente sviluppa la capacità di ragionare su ipotesi, possibilità future e concetti astratti: il pensiero non è più vincolato al "qui e ora", ma può esplorare scenari possibili, alternative e conseguenze a lungo termine. Tuttavia, lo stadio delle operazioni formali sembra essere meno frequentemente raggiunto di quanto ipotizzato inizialmente: solo una minoranza di persone arriva effettivamente a questo livello di pensiero astratto (Mwamwenda, 1992).

Caratteristiche chiave di questo stadio sono:

  • Pensiero ipotetico-deduttivo: l’adolescente formula ipotesi e le verifica mentalmente, come in un piccolo esperimento (Inhelder & Piaget, 1958).
  • Ragionamento proposizionale: valuta la logica di affermazioni indipendentemente da esempi concreti, riuscendo a riflettere sulla coerenza interna di un ragionamento.
  • Pensiero combinatorio: considera in modo sistematico tutte le combinazioni possibili in un problema, invece di procedere per tentativi casuali.
  • Riflessione su di sé: aumenta la capacità di introspezione e di pensare al proprio pensiero, favorendo domande come "chi sono?", "cosa voglio diventare?", "che senso ha ciò che sto vivendo?".

Per esempio, di fronte a un problema scientifico come "da cosa dipende la lunghezza dell’oscillazione di un pendolo?", un adolescente che utilizza il pensiero formale può provare in modo sistematico una variabile alla volta (lunghezza del filo, peso, ampiezza dell’oscillazione), mostrando un approccio simile al metodo sperimentale e una maggiore padronanza del ragionamento astratto.

Assimilazione e accomodamento nei diversi stadi

In tutti gli stadi, secondo Piaget, lo sviluppo procede grazie all’equilibrio dinamico tra assimilazione (integrare nuove esperienze negli schemi esistenti) e accomodamento (modificare gli schemi per adattarli alla realtà).

  • Sensomotorio: il neonato assimila gli oggetti agli schemi di suzione o presa; quando un oggetto non risponde come previsto, deve accomodare il modo di afferrarlo o esplorarlo. Perciò, l’esperienza tangibile e ambientale influenza lo schema innato pregresso.
  • Preoperatorio: assimila nuove informazioni a schemi simbolici già noti (es. chiama "cane" tutti gli animali a quattro zampe) e, grazie all’accomodamento, affina gradualmente le categorie.
  • Operazioni concrete: usa schemi logici per assimilare problemi scolastici; quando questi non bastano, li riorganizza accomodando nuove strategie di soluzione.
  • Operazioni formali: assimila idee astratte a teorie personali; l’incontro con argomentazioni diverse porta ad accomodare il proprio modo di ragionare, rendendolo più flessibile e critico.

Come possono essere utili gli stadi di Piaget nella vita quotidiana

Gli stadi di Piaget non sono etichette rigide, ma guide orientative per adattare aspettative e modalità educative al livello di pensiero del bambino. Le sue conclusioni hanno portato a raccomandare pratiche didattiche che rispettino il livello di sviluppo dello studente, privilegiando attività concrete e manipolative nella scuola dell’infanzia e primaria, e compiti più astratti e ipotetici nella preadolescenza e adolescenza (Massari et al., 2016).

Alcuni spunti pratici:

  • Sensomotorio: privilegiare giochi che coinvolgono sensi e movimento (sonagli, oggetti da afferrare), ripetere azioni che il bambino sembra ricercare, nominare ciò che vede e fa, così da aiutarlo a collegare esperienza corporea e linguaggio.
  • Preoperatorio: usare storie, disegni e gioco simbolico per spiegare il mondo; evitare spiegazioni troppo astratte e non aspettarsi una piena comprensione del punto di vista altrui, accompagnando con pazienza la progressiva capacità di mettersi “nei panni dell’altro”.
  • Operazioni concrete: proporre problemi legati alla vita quotidiana (misurare ingredienti, contare soldi), usare materiali concreti per sostenere il ragionamento e favorire il passaggio dal “fare” al “capire” ciò che si sta facendo.
  • Operazioni formali: incoraggiare il confronto di idee, discutere ipotesi e conseguenze, sostenere l’autonomia nel ragionamento senza pretendere una maturità emotiva “adulta” solo perché il pensiero è più astratto, riconoscendo che il piano cognitivo e quello emotivo possono procedere con tempi diversi.

Ricerche successive hanno mostrato differenze individuali nei tempi e nella completezza del passaggio agli stadi più avanzati, e le conclusioni attuali sottolineano che la teoria degli stadi di Piaget offre un quadro descrittivo utile dello sviluppo cognitivo, ma necessita di integrazioni: lo sviluppo è influenzato dall’interazione sociale, dal contesto culturale e dall’istruzione formale più di quanto previsto dal modello originario (Scott & Cogburn, 2023). In questo senso, gli stadi possono essere visti come una mappa generale, da usare con flessibilità e sensibilità alle caratteristiche uniche di ogni bambino. Allo stesso tempo, studi empirici indicano che alcune competenze cognitive, come forme iniziali di permanenza dell’oggetto o di ragionamento logico, possono emergere prima delle età indicate da Piaget, suggerendo che lo sviluppo sia più graduale e continuo di quanto ipotizzato originariamente (Baillargeon et al., 1985).

Capire come pensiamo può aiutarci a crescere (a ogni età)

Conoscere gli stadi di sviluppo di Piaget, l’assimilazione e l’accomodamento non serve solo a "studiare" i bambini, ma anche a guardarci con più gentilezza: tutti, nel corso della vita, continuiamo a riorganizzare i nostri schemi mentali di fronte a ciò che ci accade. Se ti stai chiedendo come sostenere al meglio la crescita di un figlio, come comunicare in modo più efficace con un adolescente o semplicemente come comprendere meglio i tuoi modi di pensare e reagire, un percorso psicologico può diventare uno spazio in cui, in alcuni casi, è possibile esplorare questi processi con l’aiuto di un professionista. Con Unobravo puoi trovare uno psicologo online che può accompagnarti nel dare un nuovo significato alle tue esperienze e nel costruire strumenti potenzialmente più flessibili per affrontare il presente e il futuro. Se senti che potrebbe essere il momento di fare un passo in questa direzione, puoi iniziare il questionario per trovare il tuo psicologo online e scoprire il professionista che potrebbe essere più adatto alle tue esigenze.

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