Non è affatto facile capire come educare i bambini al rispetto e alla disciplina. È una sfida che sperimentano molti genitori che si relazionano con bambini oppositivi e che spesso può portare alla rabbia e al disorientamento. Può capitare di reagire in modi impulsivi di fronte a un comportamento sbagliato di nostro figlio e magari sentirci in colpa per aver avuto quella reazione. In questo articolo proporrò un approccio efficace per relazionarsi con i propri figli, caratterizzato da rispetto e affetto.
Cosa accade nel cervello di un bambino arrabbiato?
Il neurologo Antonio Damasio definisce la rabbia come “una massiccia disorganizzazione del sé”. Quando il bambino prova l'emozione della rabbia, vive un momento di tensione talmente forte da sentire il bisogno di scaricarla. Quando la rabbia diventa particolarmente intensa e difficile da gestire, il comportamento aggressivo potrebbe essere l’indicatore di un trauma diretto o indiretto (come maltrattamenti, violenza assistita, perdite significative, incidenti, esperienze che hanno minacciato la loro sicurezza emotiva o fisica).
Immaginiamo il cervello del bambino come una casa in costruzione. Il piano di sotto (cervello inferiore) è ben sviluppato alla nascita ed è responsabile delle emozioni intense (rabbia e paura) e delle funzioni di base come respirazione, digestione e regolazione dei cicli sonno-veglia. È la parte del cervello che entra in azione nel momento in cui il bambino non può avere quello che vuole e spinge a una reattività immediata.
Il piano di sopra, invece, è deputato a processi di pensiero più complessi (il giudizio, la moralità, l’empatia) che si sviluppano molto più avanti. Quando il bambino reagisce in modo impulsivo, è importante ricordare che l’anatomia del suo cervello ancora in costruzione non gli permette di comportarsi meglio. Tuttavia, il fatto che il cervello sia ancora in sviluppo è una ragione in più per stabilire limiti chiari e coerenti che lo aiutino a comprendere quali comportamenti siano accettabili.

Le principali cause della rabbia nei bambini e nelle bambine
La rabbia nei bambini può avere molteplici origini e spesso è la manifestazione di bisogni o emozioni non ancora compresi o espressi. Comprendere le cause più comuni può aiutare i genitori a intervenire in modo più efficace e a prevenire escalation di conflitto.
Ecco alcune delle cause più frequenti:
- Frustrazione: i bambini spesso si arrabbiano quando non riescono a ottenere ciò che desiderano o a raggiungere un obiettivo. Ad esempio, un bambino che non riesce a completare un puzzle può reagire con rabbia.
- Stanchezza: la mancanza di sonno o la fatica accumulata durante la giornata possono rendere i bambini più irritabili e meno capaci di gestire le emozioni.
- Fame: un calo di energia dovuto alla fame può aumentare la suscettibilità alla rabbia, portando a reazioni sproporzionate anche per motivi banali.
- Delusione: quando le aspettative dei bambini non vengono soddisfatte, come la promessa di un gioco che poi non si realizza, può emergere la rabbia come risposta emotiva.
- Difficoltà di comunicazione: i bambini piccoli, in particolare, possono provare rabbia quando non riescono a esprimere chiaramente i propri bisogni o sentimenti, sentendosi incompresi dagli adulti.
Riconoscere queste cause può permettere di rispondere con maggiore empatia e di anticipare situazioni potenzialmente critiche.
Come può manifestarsi la rabbia nei bambini: segnali fisici e comportamentali
La rabbia nei bambini può esprimersi attraverso una varietà di segnali, sia fisici che comportamentali. Saperli riconoscere può essere fondamentale per intervenire tempestivamente e in modo adeguato.
Tra le manifestazioni più comuni troviamo:
- Cambiamenti nel tono della voce: il bambino può urlare, piangere forte o parlare in modo aggressivo.
- Espressioni facciali intense: sopracciglia aggrottate, mascella serrata, occhi spalancati o sguardo fisso sono segnali tipici di rabbia.
- Movimenti corporei agitati: calci, pugni, lanci di oggetti o agitazione delle braccia sono comportamenti frequenti durante una crisi di rabbia.
- Tensione muscolare: il corpo del bambino può irrigidirsi, con mani strette a pugno o postura contratta.
- Cambiamenti fisiologici: si possono osservare rossore in viso, sudorazione, respiro accelerato o battito cardiaco aumentato.
Queste reazioni, se frequenti o molto intense, possono influire sul benessere generale del bambino, portando a stanchezza, difficoltà di concentrazione o isolamento sociale. Intervenire con comprensione e strategie adeguate può aiutare il bambino a sentirsi accolto e a imparare a gestire le proprie emozioni.
Quali domande porsi quando si interagisce con un bambino arrabbiato?
Prendendo spunto dal libro La sfida della disciplina. Governare il caos per favorire lo sviluppo del bambino scritto dallo psichiatra D.J. Siegel e dalla psicoterapista T.P. Bryson, possiamo utilizzare delle domande che favoriscono un diverso metodo educativo, più consapevole.
Non sempre è semplice metterle in pratica: a volte pensiamo di non avere tempo o ci sentiamo provati da una giornata stressante. Tuttavia, più riusciamo a tenerle a mente, più saremo in grado di intervenire con il bambino prima che la situazione precipiti.
Perché mio figlio si è comportato così?
Se affrontiamo la questione con curiosità, possiamo comprendere che il bambino, attraverso il suo comportamento, sta tentando di comunicare qualcosa, anche se spesso non riesce a farlo in modo efficace. È importante considerare che i bambini che hanno maggiori difficoltà nel riconoscere le emozioni negative tendono a mostrare livelli iniziali più elevati di aggressività manifesta. Di solito, questo accade perché i bambini non sono ancora in grado di regolare i propri stati emotivi e di controllare gli impulsi; inoltre, sentono di poter contare sulla nostra presenza e sanno che non perderanno il nostro amore, anche nei loro momenti peggiori.
Cosa voglio insegnare a mio figlio in questo momento?
L’insegnamento potrebbe essere, ad esempio, che ci sono modi migliori per richiamare la nostra attenzione e per gestire al meglio la rabbia. Insegnare al bambino delle alternative comportamentali può servire a trovare strategie comunicative più efficaci e adattive.
Come posso fornire questi insegnamenti nel modo migliore?
Costringere il bambino a riflettere su ciò che ha fatto, il cosiddetto time out, spesso non fa che accrescere la rabbia e la mancanza di controllo nei bambini, riducendo la capacità di riflettere sulle proprie azioni. L’alternativa migliore è quella di entrare in sintonia con il bambino mostrando comprensione per ciò che prova.
Nello stato emotivo “alterato” il bambino non è in grado di ragionare. Il momento giusto per parlare con lui è quello in cui si è tranquillizzato: sarà in quel momento che si potrà spiegare che ci sono delle alternative migliori al comportamento messo in atto.

L’elemento chiave: la sintonia
Dobbiamo ricordare che è proprio nei momenti di crisi che il bambino ha più bisogno della nostra presenza e del nostro supporto empatico. Attraverso la sintonia emotiva e la vicinanza, possiamo aiutarlo a calmarsi e guidarlo verso scelte più consapevoli. È importante considerare che la rabbia non risolta tra altre persone viene percepita dai bambini come un evento molto più negativo rispetto alla rabbia risolta, generando in loro sentimenti di rabbia e disagio ancora maggiori (Cummings et al., 1989). Se non riusciamo a entrare in sintonia con il bambino, le sue emozioni rischiano di intensificarsi fino a diventare difficili da gestire.
Possiamo entrare in sintonia con il bambino mostrandogli empatia a livello verbale e non verbale, ma soprattutto attraverso il contatto fisico. Un contatto amorevole, come una carezza o un abbraccio, rilascia nel cervello alcuni ormoni che inducono sensazioni di benessere, riducendo lo stress.
Una volta entrati in sintonia, alcune strategie possono aiutarci a reincanalare il comportamento del bambino, come ad esempio:
- ridurre al minimo le parole
- accettare le emozioni
- non dire un “no” categorico, ma un “sì” condizionato, ad esempio: “Certo che possiamo stare ancora al parco! Che ne dici di questo weekend?”
Consigli pratici per gestire la rabbia nei bambini: cosa fare e cosa evitare
Affrontare la rabbia di un bambino richiede pazienza, coerenza e strategie pratiche. Oltre alle tecniche tradizionali, recenti studi hanno dimostrato che l’addestramento alle abilità di riformulazione cognitiva rappresenta un intervento efficace e realizzabile anche in piccoli gruppi per bambini con comportamenti aggressivi (Maixner-Schindel & Shechtman, 2021). Ecco alcuni consigli utili per i genitori, con esempi di frasi che possono essere d'aiuto durante una crisi:
Cosa fare:
- Rimanere calmi: il modo in cui l'adulto gestisce la propria rabbia è un modello per il bambino. Prendersi un respiro profondo e parlare con voce tranquilla aiuta a trasmettere sicurezza.
- Riconoscere e validare l'emozione: dire frasi come "Capisco che sei arrabbiato" o "Vedo che questa cosa ti fa arrabbiare" aiuta il bambino a sentirsi compreso.
- Offrire alternative: proporre soluzioni come "Se sei arrabbiato, puoi stringere forte il cuscino invece di lanciare i giochi" aiuta a canalizzare l'energia in modo costruttivo.
- Dare il tempo di calmarsi: permettere al bambino di prendersi una pausa, magari in un luogo tranquillo, senza forzarlo a parlare subito.
- Rinforzare i comportamenti positivi: lodare il bambino quando riesce a calmarsi o a esprimere la rabbia con le parole, ad esempio dicendo "Hai fatto bene a dirmi come ti senti".
Cosa evitare:
- Minimizzare o ignorare la rabbia: frasi come "Non è niente" o "Smettila di fare i capricci" possono far sentire il bambino non ascoltato.
- Punire con durezza o urlare: reagire con rabbia o punizioni severe rischia di aumentare la tensione e la sfiducia.
- Etichettare il bambino: dire "Sei cattivo" o "Sei sempre arrabbiato" può influire negativamente sull'autostima e sulla percezione di sé.
Ricordare che la regolazione emotiva si apprende nel tempo e che l'esempio degli adulti è fondamentale: i bambini osservano e imitano le modalità con cui i genitori affrontano le proprie emozioni.
Il percorso di sostegno alla genitorialità
Fare i genitori è un compito molto difficile e, talvolta, la fatica di gestire il comportamento dei figli può diventare ancora più intensa, soprattutto quando emergono dinamiche familiari complesse. Ad esempio, è stato osservato che i bambini provenienti da famiglie in cui sono presenti aggressioni fisiche tra i genitori, così come quelli che manifestano problemi comportamentali, tendono a mostrare una risposta di disagio maggiore di fronte alla rabbia (Cummings et al., 1989). In queste situazioni, può capitare di sentirsi particolarmente provati e di percepire una difficoltà nel farsi rispettare. Esistono percorsi psicologici mirati all’affiancamento dei genitori nel loro difficile ruolo, come quelli di Unobravo, che ti abbina a uno psicologo online con cui poter iniziare un percorso terapeutico.









