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Solitudine: cos'è e quando chiedere aiuto

Solitudine: cos'è e quando chiedere aiuto
Riccardo Todaro
Psicologo Psicoterapeuta Cognitivo–Comportamentale
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
27.1.2026
Solitudine: cos'è e quando chiedere aiuto
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Per lungo tempo la teoria evoluzionistica ha descritto l’essere umano come un animale profondamente sociale. Questa affermazione resta valida, ma rischia di farci dimenticare un’altra verità: la vita umana è attraversata da numerosi momenti di solitudine, individuale e psicologica. I nostri antenati vivevano in gruppi cooperativi — prima piccoli branchi, poi tribù sempre più strutturate — perché la sopravvivenza dipendeva dalla collaborazione. Con il tempo, però, le società si sono trasformate, fino a riconoscere sempre più chiaramente l’individualità della persona come unità autonoma, dotata di diritti e responsabilità proprie.

Quando si parla di solitudine?

Quante volte abbiamo sentito dire: "E’ una persona solitaria, ama stare da sola". Ma la solitudine può essere davvero fonte di piacere? Sebbene alcune persone tendano a essere più riservate, legate alla propria intimità e solitarie, la solitudine non è una condizione che procura piacere nel lungo periodo. In inglese, la parola solitudine ha due significati distinti: solitude si riferisce al momento di raccoglimento e intimità, mentre loneliness indica l'isolamento, con un'accezione negativa.

La solitudine può essere interpretata come l'esito di una dicotomia in cui la componente più vicina alla depressione prevale con maggiore frequenza. Anche in ambito psicologico, la solitudine è spesso assimilata al concetto di isolamento. Ci si può sentire isolati per una carenza di empatia, in presenza di sociopatia o di disturbi come la sindrome di hikikomori o il disturbo schizoide di personalità, o a causa di altre difficoltà nel costruire relazioni, generate da eventi fortuiti o da decisioni altrui.

La solitudine, dunque, rappresenta una condizione mentale che, se gestita in modo adeguato, può risultare costruttiva e persino protettiva nei confronti della salute mentale. Recenti studi hanno evidenziato che la cosiddetta "solitudine positiva" può moderare la relazione tra solitudine psicologica e sintomi depressivi: infatti, livelli più elevati di solitudine positiva sono in grado di indebolire l’associazione tra la percezione di solitudine e l’insorgenza di depressione (Ost-Mor et al., 2024). Tuttavia, quando la solitudine non viene vissuta in modo positivo, stare soli può diventare insopportabile, generando sofferenza e una crescente sfiducia in se stessi, tanto da innescare un circolo vizioso in cui si teme sia di perdere le relazioni esistenti sia di crearne di nuove.

La solitudine è reale o è un paradigma mentale?

Iniziamo col distinguere tra solitudine esteriore e interiore. La solitudine può essere uno stato della nostra vita sociale o anche solo un pensiero, senza reali riscontri con la realtà esterna.

La solitudine “esteriore”, ovvero il mantenersi isolati, generalmente dura poco. Dipende dal momento della vita che si sta vivendo, dall’umore, dal grado di empatia nei confronti di chi ci circonda o da altri eventi esterni.

La solitudine interiore, invece, ha tempi variabili che, spesso, non trovano conclusione fino all’incontro con uno psicologo. Si tratta di una condizione mentale per cui, anche quando si è circondati da persone e affetto, non si riesce ad apprezzare questa vicinanza. Ci si sente comunque soli.

I sintomi di questa condizione non sono da sottovalutare: potrebbero essere manifestazioni di uno stato di sofferenza più profondo e inconscio su cui è bene intervenire subito. Di solito si presentano in qualsiasi momento della giornata, indistintamente, come un disturbo che c’è e sembra impossibile da superare. In realtà, è proprio così: la solitudine interiore è uno stato di sofferenza a cui non si può mettere fine con uno schiocco di dita.

Solitudine: desiderata o subita?

La solitudine desiderata rappresenta uno stato della vita in cui una persona sceglie consapevolmente di disconnettersi dalla socialità per ritagliarsi uno spazio di intimità con sé stessa. Questo momento, offre l’opportunità di esplorare la propria interiorità, favorendo la crescita personale ed emotiva. Inoltre, la soddisfazione dei bisogni psicologici durante questi momenti di solitudine può compensare la mancanza di appagamento di tali bisogni nei contesti sociali, contribuendo così a ridurre la sensazione di solitudine e ad aumentare la soddisfazione della giornata (Adams & Weinstein, 2024). In questo modo, si sperimenta l’essere soli non come isolamento, ma come una scelta consapevole e benefica.

La solitudine subita, invece, è quella più rischiosa: è spesso sinonimo di solitudine interiore e ci fa pensare di essere soli anche quando si è circondati da tante persone. Questo può portare alla costruzione di relazioni superficiali, che non permettono di sentirsi compresi. Altre volte, invece, il dolore nasce quando ci si allontana temporaneamente dalle relazioni: finché si sta in compagnia sembra andare tutto bene, ma ci si ritrova a combattere la solitudine quando si resta soli con se stessi.

Spesso ci si sente isolati dopo un lutto, durante un divorzio, dopo una violenza o durante una malattia. Questi casi di solitudine interiore, se non si chiede aiuto, possono portare anche a stati più gravi di depressione.

Jordan Steranka - Unsplash

Cause della solitudine psicologica: fattori individuali, sociali e culturali

La solitudine psicologica non nasce mai da un’unica causa, ma può essere il risultato di una complessa interazione tra fattori personali, sociali e culturali. Comprendere queste radici può aiutare a riconoscere la natura soggettiva di questa esperienza e a individuare strategie più efficaci per affrontarla.

  • Fattori individuali: Alcune persone possono essere più predisposte a sperimentare solitudine psicologica a causa di tratti di personalità come l’introversione, la timidezza o una bassa autostima. Anche esperienze di vita come traumi, perdite o difficoltà relazionali possono aumentare la vulnerabilità a sentirsi soli.
  • Fattori sociali: Cambiamenti nei rapporti familiari, come la separazione o la perdita di una persona cara, possono generare un senso di isolamento. Anche la mancanza di una rete di supporto sociale o la difficoltà a instaurare relazioni significative contribuiscono alla percezione di solitudine.
  • Fattori culturali: In alcune società moderne, la tendenza all’individualismo e la frammentazione dei legami comunitari possono accentuare la solitudine psicologica. Ad esempio, la crescente urbanizzazione e l’uso intensivo della tecnologia possono ridurre le occasioni di contatto autentico, favorendo la sensazione di distacco dagli altri.

Questi fattori non agiscono mai in modo isolato, ma si influenzano reciprocamente, rendendo la solitudine psicologica un fenomeno complesso e profondamente personale.

Tipologie di solitudine psicologica: esempi concreti e riferimenti teorici

La solitudine psicologica può assumere forme diverse a seconda delle circostanze e delle caratteristiche individuali. Gli studiosi hanno individuato varie tipologie, che aiutano a comprendere meglio questa esperienza.

  • Solitudine esistenziale: Si riferisce a una sensazione di isolamento che va oltre la semplice mancanza di compagnia, toccando il senso profondo di separazione dall’umanità. Secondo lo psichiatra Irvin D. Yalom, questa forma di solitudine è legata alla consapevolezza della propria unicità e mortalità.
  • Solitudine sociale: Si manifesta quando una persona percepisce una carenza di relazioni sociali soddisfacenti. Ad esempio, chi si trasferisce in una nuova città può sentirsi solo anche se circondato da molte persone, perché manca di legami significativi.
  • Solitudine emotiva: È la sensazione di non avere nessuno con cui condividere emozioni profonde o momenti importanti. Può capitare, ad esempio, dopo la fine di una relazione significativa, quando si avverte la mancanza di un confidente.
  • Solitudine situazionale: Si verifica in seguito a eventi specifici, come un lutto, una malattia o un cambiamento importante nella vita. In questi casi, la solitudine può essere temporanea ma intensa.

Queste tipologie non sono rigide e possono sovrapporsi. Riconoscere la propria esperienza in una di queste categorie può essere il primo passo per affrontare la solitudine psicologica in modo più consapevole.

‍Solitudine: quando chiedere aiuto?‍

Restare da soli e prendersi alcuni momenti per pensare o fare ciò che si vuole è una cosa, provare un senso di profonda solitudine è un’altra. Sentirsi isolati, incompresi, sperimentare deficit affettivi e ansia può essere sintomo di condizioni psicologiche importanti, come depressione reattiva, il lutto patologico, disturbi ansiosi e relazionali. È importante agire quando sentirsi soli diventa insopportabile, quando si vive una sofferenza costante che non permette di vivere a pieno la quotidianità.

Se stai vivendo un momento difficile e senti un calo dell’umore, puoi confrontarti con uno psicologo che lavora su tematiche legate alla depressione. Insieme potrete esplorare come ti senti e valutare un percorso adatto a te.

Sintomi di uno stato di solitudine interiore

Quando si avvertono alcuni sintomi, è bene considerare il consulto con uno psicologo. I segnali che ci aiutano a capire che è il momento di chiedere l’aiuto di un professionista sono molti.

Alcuni possono provenire dalle relazioni con gli altri, come:

  • insicurezza e senso di inadeguatezza
  • anuptafobia: la paura di restare soli senza un partner
  • la paura di essere tagliati fuori dal gruppo (che sui social si tramuta in FOMO)
  • il timore nei confronti del giudizio altrui
  • una percezione di vuoto interiore.

Altri segnali possono provenire dal nostro corpo, come risposte infiammatorie, frequenti ricadute in lievi malanni, aritmie, difficoltà a dormire e ipertensione. Inoltre, è stato osservato che le persone che si sentono più sole tendono a riportare maggiori problemi cognitivi soggettivi nella vita quotidiana (Luchetti et al., 2025).

La solitudine può trasformarsi in una condizione permanente, uno spazio apparentemente confortevole in cui ci si abitua a vivere, rendendo ogni giorno più difficile uscirne. Non si tratta solo di una questione emotiva: la solitudine psicologica e l’isolamento sociale sono stati associati a un aumento significativo del rischio di mortalità precoce (Holt-Lunstad et al., 2015). È un circolo vizioso che genera ulteriore sofferenza, anche quando si finisce per convincersi di stare bene così. Tuttavia, con il supporto di un professionista, è possibile ricostruire la fiducia in se stessi e negli altri, favorendo l’uscita da uno stato di solitudine interiore e il recupero del proprio senso di appartenenza al mondo.

Solitudine psicologica: dati e tendenze attuali

Negli ultimi anni, la solitudine psicologica è emersa come un fenomeno sempre più diffuso, tanto da essere definita da diversi studiosi una vera e propria “epidemia silenziosa”. I dati italiani confermano questa tendenza: secondo l’Istat (2023), circa il 13% degli adulti dichiara di sentirsi spesso o molto spesso solo, con percentuali più elevate sia tra le persone anziane sia tra i giovani adulti — due fasce d’età che, per motivi diversi, risultano particolarmente vulnerabili.

Anche a livello europeo il quadro non è più rassicurante. Un’indagine Eurostat del 2022 ha rilevato che il 12% della popolazione dell’Unione Europea sperimenta sentimenti di solitudine frequenti, con un incremento significativo nel periodo post-pandemico. Le misure di distanziamento sociale e l’isolamento imposto dal COVID-19 hanno intensificato la percezione soggettiva di solitudine, soprattutto tra chi viveva da solo e tra i più giovani, già esposti a forme di connessione prevalentemente digitale e meno stabili sul piano relazionale.

Questi dati mostrano che la solitudine psicologica non può essere considerata solo un’esperienza individuale: è un fenomeno sociale in rapida crescita, con implicazioni rilevanti per la salute pubblica. Le ricerche internazionali hanno infatti evidenziato che solitudine e isolamento sociale aumentano significativamente il rischio di peggioramento della salute mentale e fisica, fino a ridurre l’aspettativa di vita. Secondo la World Health Organization, la mancanza di connessione sociale è associata a circa 870.000 decessi ogni anno.

Strategie pratiche per affrontare la solitudine psicologica

Affrontare la solitudine psicologica richiede tempo, consapevolezza e, spesso, il supporto di strategie mirate. La ricerca scientifica suggerisce alcune azioni che possono aiutare a ridurre la sensazione di isolamento e a migliorare il benessere emotivo.

  • Coltivare la consapevolezza emotiva: Imparare a riconoscere e accettare le proprie emozioni, anche quelle spiacevoli, può essere il primo passo per uscire dall’isolamento interiore. Tecniche come la mindfulness hanno dimostrato di essere utili per aumentare la consapevolezza di sé (Tang, Hölzel & Posner, 2015).
  • Rafforzare le relazioni significative: Investire tempo ed energie nelle relazioni autentiche, anche solo con poche persone, può aiutare a sentirsi più connessi e meno soli. La qualità dei rapporti conta più della quantità.
  • Partecipare ad attività di gruppo: Unirsi a gruppi di interesse, associazioni o attività di volontariato può favorire nuove connessioni sociali e ridurre la percezione di isolamento.
  • Prendersi cura di sé: Mantenere uno stile di vita sano, con una routine regolare, attività fisica e cura del proprio benessere, contribuisce a rafforzare la resilienza psicologica.
  • Chiedere aiuto professionale: Quando la solitudine psicologica diventa persistente e fonte di sofferenza, rivolgersi a uno psicologo può offrire strumenti personalizzati per affrontare la situazione e ritrovare un senso di appartenenza.

Ogni percorso è unico: trovare la strategia più adatta alle proprie esigenze è un processo che richiede pazienza e gentilezza verso se stessi.

Non sei solo: Unobravo è qui per te

La solitudine psicologica può sembrare una montagna difficile da scalare, ma non è necessario affrontarla da soli. Riconoscere il proprio bisogno di aiuto può essere già un passo importante verso il benessere. Con Unobravo puoi trovare uno psicologo pronto ad ascoltarti e a costruire insieme a te un percorso personalizzato, che può aiutarti a ritrovare connessioni autentiche e riscoprire il piacere di sentirsi parte di qualcosa. Se senti che è il momento di prenderti cura di te, inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online: il primo passo verso un nuovo equilibrio può cominciare da qui.


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