Ansia
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Ansia sociale e adolescenza

Ansia sociale e adolescenza
Ansia sociale e adolescenzalogo-unobravo
Pasquale Alessandro Carafa
Redazione
Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale
Unobravo
Pubblicato il

L’ansia sociale, o fobia sociale, è definita come un “disturbo psicologico caratterizzato da un’intensa e persistente paura di affrontare le situazioni in cui si è esposti alla presenza e al giudizio altrui, per il timore di mostrarsi imbarazzato, di apparire incapace e ridicolo e di agire in modo inopportuno e umiliante.” Spesso può essere confusa con un’eccessiva timidezza o come uno stato transitorio di disagio sociale, che si attenua via via che si sviluppa. Cosa accade quando è un adolescente a soffrire di ansia sociale?

Il tratto distintivo dell’ansia sociale non è l’imbarazzo, ma il timore di essere derisi o umiliati. Esso si manifesta:

  • con pensieri ansiosi catastrofici;
  • con sintomi fisici come sudorazione da stress e crisi acute simili ad attacchi di panico.


Una vita sotto esame

Immaginiamo di dover affrontare un esame importantissimo, dove verremo valutati e giudicati in maniera determinante. Che tale giudizio sia inappellabile e che ci siamo presentati alla commissione esaminatrice in pigiama e con le pantofole…

Questa è, raccontata in modo estremo, la sensazione che le persone con ansia sociale vivono quando devono rapportarsi con gli altri, o peggio, quando devono parlare in pubblico. In loro c’è quella sgradevole sensazione di essere in difetto o fuori luogo che invalida qualsiasi argomentazione o idea. Esiste solo la vergogna e l’umiliazione.

Adolescenti e ansia sociale

Gli adolescenti con fobia sociale sono spesso preoccupati:

  • di dare un’immagine negativa di sé;
  • di parlare o agire in modo stupido;
  • di essere respinti dai coetanei;
  • di compiere errori davanti agli altri.

In questa fase di vita infatti, non sempre si ha la consapevolezza del carattere eccessivo dell’ansia sociale, cosa che invece avviene con più facilità negli adulti. Il disturbo d’ansia sociale è spesso identificato intorno ai 12-14 anni, momento in cui i ragazzi dovrebbero aumentare le loro attività sociali con i coetanei sia all’interno del contesto scolastico, sia all’esterno.

Pixabay - Pexels

Solitamente, gli adolescenti con tale difficoltà:

  • sono poco propensi a sperimentare nuove esperienze o cose;
  • possono temere di parlare con persone conosciute da poco o in pubblico quando sanno di essere al centro dell’attenzione;
  • evitano il contatto visivo con gli altri;
  • si focalizzano sugli stimoli ambigui interpretandoli come dei giudizi negativi nei loro confronti.

Molto spesso si possono presentare anche somatizzazioni importanti, sia a livello gastrico che muscolare, o cefalee.

Asocial

A rendere le cose ancora più complesse è stata la grandissima diffusione dei social network, in cui si è sviluppata una nuova tipologia di socialità apparentemente più confortevole per chi ha difficoltà a vivere relazioni nel mondo reale.

Pixabay- Pexels

Queste piattaforme però, proprio a causa della scorciatoia che offrono, possono rendere ancora più difficile l’autoconsapevolezza necessaria per gestire questo disagio. Un esempio estremo ci viene dall’oriente, dove questo fenomeno ha preso una piega molto forte e preoccupante: gli hikikomori. Negli ultimi due anni inoltre l'isolamento e il distanziamento sociale legati alla pandemia da covid-19 hanno fatto sì che aumentassero anche gli attacchi d'ansia tra gli adolescenti. Ansia da covid e ansia sociale si sono così sommate.

Come intervenire

È importante intervenire precocemente per evitare che il problema si vada a radicare e faciliti lo sviluppo di disturbi correlati, come i disturbi depressivi o il ritiro sociale. Esistono diversi approcci che possono fornire l’aiuto necessario a gestire l’ansia sociale: il primo passo è quello di non sottovalutare il problema e prendere il coraggio di affidarsi ad un esperto.

Tentativi di autocura

Spesso, i giovani che soffrono di tale difficoltà tendono a usare diverse strategie per ridurre il senso di disagio facendo ricorso a:

  • alcool;
  • cannabinoidi;
  • farmaci.

Questo può portare allo sviluppo di abuso o dipendenza da sostanze, creando un quadro patologico ancora più complesso a causa degli effetti della droga sull'organismo.

MART PRODUCTION - Pexels

Intervento farmacologico

La psicoterapia si può integrare con la farmacoterapia, che può aiutare a proseguire nel percorso psicoterapico e lenire i sintomi eccessivamente invalidanti. È sconsigliato l’intervento esclusivamente farmacologico, perché induce nella persona con ansia sociale un senso di inadeguatezza ulteriore e aumenta il senso di passività rispetto alle dinamiche della propria vita.

Psicoterapia

Per quanto riguarda gli interventi individuali, la psicoterapia cognitivo-comportamentale fornisce risultati importanti in poco tempo. È volta a favorire la ristrutturazione cognitiva dei pensieri disfunzionali catastrofici e l’esposizione sistematica e graduale allo stimolo temuto.

Un altro approccio è quello sistemico-relazionale dove l’intervento è mirato a focalizzare l’attenzione su mandati familiari disadattivi, che imprigionano il paziente in una serie di pensieri e azioni figlie del sistema d’appartenenza e da cui la persona può prendere le distanze per ridefinirsi in una chiave più adattiva.

In alcune forme meno gravi, può essere consigliata una terapia di gruppo in cui, tramite il confronto con gli altri e la guida di un terapeuta, si riesce a gestire il disagio e ad approcciare meglio alle situazioni temute.

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