Dipendenze
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Dipendenza da social network: cause, sintomi e cura

Dipendenza da social network: cause, sintomi e cura
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Valeria Lidia Marina Raimondi
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Pubblicato il
29.4.2024

L’utilizzo dei social network ha indubbiamente innumerevoli intenti positivi. Tra questi il poter ricongiungere familiari, aiutare a diffondere messaggi positivi e di solidarietà e persino contribuire a salvare vite (trovando più facilmente donatori di sangue o organi). Tuttavia, il loro utilizzo ha anche implicazioni negative e patologiche; la dipendenza da social network, o social media addiction, che approfondiremo in questo articolo.

“Ci sono solo due industrie che chiamano i loro clienti ‘user’: quella delle droghe illegali e quella dei software”. Edward Tufte

Cos’è la dipendenza da social network?

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) considera solo il disturbo da gioco su internet e, anche se la social media addiction non è formalmente annoverata tra le attuali patologie psichiatriche riconosciute, l’utilizzo eccessivo e compulsivo dei social network è ormai considerato a tutti gli effetti una dipendenza comportamentale (come la dipendenza da sesso, lo shopping compulsivo o la dipendenza da gioco d'azzardo).

Gli studiosi Andreassen e Pallesen definiscono la dipendenza dai social network, come un “essere eccessivamente preoccupato dai social network, essere spinto da una forte motivazione a connetterti o a utilizzare i social network e devolvere loro così tanto tempo e sforzo da compromettere altre attività sociali, di studio o lavorative, relazioni interpersonali, e/o la salute psicologica e il benessere”.

dipendenza social
Ketut Subiyanto - Pexels

I sintomi della dipendenza da social network

In uno studio del 2015,  Andreassen individua un’impressionante somiglianza tra dipendenze chimiche, dovute al consumo di droghe, e dipendenze comportamentali, analogia che può farci immaginare l’uso compulsivo dei social media come una “droga social”.

Queste due tipologie di dipendenze hanno i seguenti sette sintomi in comune:

  • salienza: le persone passano molto tempo sui social network e pensano a come trovare ancora più tempo per poter rimanere connessi
  • tolleranza: nelle persone dipendenti dai social network, a questo iniziale comportamento, segue una crescente sensazione di urgenza a rimanere connessi per raggiungere il medesimo livello di piacere
  • modificazioni dell’umore: si arriva a utilizzare i social network per ridurre sensazioni di colpa, ansia, irrequietezza, impotenza e depressione, e per fare in modo di dimenticare i propri problemi personali
  • astinenza: per il solo fatto di non poter accedere ai loro account social, le persone mostrano “astinenza da social” caratterizzata, come l’astinenza più in generale, da segni di stress, impazienza, disturbo o irritabilità 
  • ricaduta: chi usa molto i social network rifiuta i consigli di chi suggerisce di ridurre il loro tempo online e solitamente cerca di utilizzare meno il proprio account, fallendo
  • conflitto: le priorità non sono più gli hobby, le attività all’aperto, lo sport, lo studio, il lavoro, i familiari o gli amici
  • problemi: l’utilizzo smodato ed eccessivo dei social network porta, infine, a ricadute importanti nella vita di tutti i giorni.

È importante distinguere tra la dipendenza digitale e il normale coinvolgimento nell’utilizzo dei social network, che è quello che sperimentiamo più spesso. È bene ricordare che la dipendenza vera e propria è associata a conseguenze sfavorevoli, date dal fatto che l’essere connessi diventa incontrollato e compulsivo, con possibili ricadute:

  • sui ritmi del sonno
  • sulle relazioni
  • sul benessere
  • su tante altre attività

senza più riuscire a condurre vite multidimensionali. Questo tipo di dipendenza comportamentale è sicuramente un avvenimento in crescita, ma è prematuro trarre conclusioni sulla prevalenza e sui fattori di rischio, perché saranno necessari ulteriori studi.

Gli effetti psicologici dei social network

Cosa rende i social network così attraenti? The social dilemma è un documentario firmato Netflix, che apre una fondamentale discussione su social network e salute mentale. Nel documentario si spiega che l’obiettivo di Instagram, Facebook e tanti altri social analoghi è capire come ottenere l’attenzione degli utenti – vale a dire la nostra attenzione – per il maggior tempo possibile.

Il passo successivo è accrescere la nostra rete sociale, aumentando il numero di inserzionisti che competono per gli spazi pubblicitari delle piattaforme: gli inserzionisti sono perciò i clienti delle piattaforme e noi utilizzatori siamo il prodotto a loro venduto.

Modificare il comportamento delle persone per indurle a utilizzare di più le piattaforme digitali è stato per diverso tempo l’oggetto di studio del Stanford Persuasive Technology Lab. Per esempio, non è un caso che la bacheca di Facebook si aggiorni costantemente grazie a un semplice movimento del nostro dito, mostrando ogni volta qualcosa di nuovo. 

Social media e slot machine hanno lo stesso sistema di ricompensa: ogni volta che prendiamo in mano il nostro telefono ci potrebbe essere qualcosa di nuovo che ci aspetta.

Le stesse persone che hanno collaborato alla creazione e al perfezionamento di queste piattaforme sono diventate dipendenti da questi meccanismi, pur essendone consapevoli. 

Questo ci dice come la consapevolezza non sia sufficiente per modificare un comportamento nocivo, così come non basta sapere che il consumo di sigarette, droghe o alcol fa male, per non abusarne.

L’uomo come animale social

Il dottor Yuval Noah Harari, storico, saggista e professore universitario israeliano specializzato in World History, nel suo libro Sapiens: A Brief history of humankind racconta di come 70.000 anni fa circa, l’Homo sapiens abbia iniziato a fare qualcosa di veramente speciale, che lo ha portato alla supremazia sulle altre specie umane: la rivoluzione cognitiva, lo sviluppo di nuovi modi di pensare e comunicare.

Non si sa con certezza cosa abbia dato luogo a tale rivoluzione. Secondo la teoria dell’uomo come animale sociale, la nostra capacità di linguaggio così unica si è evoluta per condividere informazioni riguardanti il mondo circostante e in particolare riguardanti gli altri esseri umani, vale a dire come forma di gossip.

Alla base di questa teoria, c’è il presupposto che la cooperazione sociale sia la nostra chiave per la sopravvivenza e la riproduzione. Per sopravvivere era molto più importante sapere, ad esempio:

  • chi odiava chi nella propria tribù
  • chi era alleato con chi
  • chi era onesto e chi invece un traditore. 

Informazioni di questo tipo garantivano la fiducia necessaria per poter far progredire la propria tribù e sviluppare tipi di cooperazione sempre più sofisticati. Per l’Homo sapiens di oggi, la maggior parte della comunicazione umana, seppur mediata da strumenti digitali, gira ancora intorno agli stessi argomenti.

Cosa accade al nostro cervello?

Come illustra uno studio del 2016, il bisogno biologico di connetterci con le altre persone ha effetti immediati sulle regioni chiave del cervello imputate al rilascio della dopamina e all’attivazione del sistema di ricompensa. Questo sistema è lo stesso che produce gli effetti della droga sul sistema nervoso.

Dai risultati dello studio è emerso che più il livello di dipendenza da Facebook era elevato, minore era il volume del cervello. In modo molto simile alla morte delle cellule cerebrali nelle persone dipendenti da cocaina, l’impiego della risonanza magnetica ha mostrato una significativa riduzione della materia grigia e dell’amigdala correlata al livello di dipendenza da Facebook.

dopamina e social
Julia M. Cameron - Pexels

Perché i social creano dipendenza?

I social media sono diventati una parte integrante della nostra vita quotidiana tanto da creare dipendenza: quali possono essere allora le cause di dipendenza da social network? 

Come abbiamo accennato, i social offrono una forma di gratificazione immediata. Ricevere like, commenti o condivisioni attiva il sistema di ricompensa nel nostro cervello, rilasciando neurotrasmettitori come la dopamina che ci fanno sentire bene. 

Questa gratificazione istantanea può diventare facilmente una fonte di piacere e comfort, spingendoci a cercare costantemente l'approvazione e l'attenzione degli altri. Inoltre, i social media sono progettati per essere coinvolgenti e stimolanti. 

Le notifiche, le novità e i feed infiniti sono progettati per catturare la nostra attenzione e mantenerci connessi il più a lungo possibile. Questo design intenzionale può rendere difficile staccarsi dai social media e può contribuire alla dipendenza.

I social media, poi, possono fungere da meccanismo di evasione dalla realtà. Offrono un'opportunità di fuga dai problemi e dallo stress della vita quotidiana, consentendoci di immergerci in un mondo virtuale di immagini e storie allettanti. 

Questa fuga può diventare una via di scampo per molti, specialmente quando la vita reale diventa difficile da affrontare. Inoltre, la nostra naturale tendenza a confrontare le nostre vite con quelle degli altri può essere amplificata sui social, dove le persone tendono a mostrare solo i momenti migliori e più felici delle loro vite. 

Dipendenza dai social: le conseguenze principali

Che si tratti di dipendenza da Facebook, da Instagram o da Tik Tok, cadere in questo circolo vizioso tipico delle dipendenze può alimentare, tra le altre cose:

  • inadeguatezza e bassa autostima, spingendoci a cercare costantemente conferme esterne per sentirsi degni e accettati
  • isolamento sociale: la dipendenza dai social media può portare alla riduzione del contatto faccia a faccia con gli altri, contribuendo a un senso di isolamento e solitudine
  • disturbi del sonno, che possiamo annoverare tra i sintomi di dipendenza da social: l'uso eccessivo dei social media, infatti, specialmente prima di coricarsi, può interferire con la qualità del sonno e causare disturbi del sonno come l’insonnia
  • depressione: l'uso eccessivo dei social media, in parte a causa del confronto sociale negativo e della restrizione delle interazioni sociali offline, può contribuire all’insorgenza di disturbi depressivi
  • ansia sociale: la dipendenza dai social può alimentare l'ansia sociale, poiché le persone possono diventare più insicure e preferire le interazioni online a quelle offline
  • solitudine: la natura delle interazioni sui social media, può portare a una sensazione di connessione sociale falsa o illusoria. Mentre possiamo avere molti amici online, la vita offline può diventare sempre più solitaria. Questa solitudine può spingerci a cercare ancora di più conforto nei social media.
genitori dipendenti dai social
August De Richelieu - Pexels


Dipendenza social: davvero solo i più giovani sono a rischio?

Verrebbe da pensare che le generazioni più giovani, cresciute a pane e internet, siano più a rischio di sviluppare una dipendenza da social network, ma non sono le uniche. Uno studio del 2017 evidenzia che il 40% delle mamme e il 32% dei papà hanno dichiarato di utilizzare la tecnologia digitale e, nello specifico, i propri smartphone in modo problematico

In entrambi i genitori, l’interferenza della tecnologia nelle attività con i loro figli era associata:

  • a una peggiore percezione della condivisione dei compiti genitoriali
  • a sintomi depressivi
  • a stress genitoriale.

Secondo altri studi, quando i genitori utilizzano il cellulare di fronte ai loro bambini, la presenza fisica non è abbastanza, perché essi tendono a essere maggiormente distratti e meno responsivi, faticando a destreggiarsi tra i loro smartphone e le richieste dei loro figli. 

Questi comportamenti possono avere conseguenze negative per lo sviluppo socio-emotivo dei bambini che, sentendosi più trascurati, tendono ad attirare l’attenzione provocando talvolta rabbia e frustrazione nei genitori.

Quindi, che si tratti di dipendenza da social da adulti o da giovani, è importante non sottovalutare i sintomi e i comportamenti legati ai social, così da poter correre ai ripari prima che insorga una dipendenza.

Ma siamo davvero connessi?

È paradossale come delle piattaforme nate per facilitare la condivisione e la connessione tra le persone possano, non solo nei casi più estremi ma anche in quelli all’ordine del giorno, portare all’effetto opposto.

Esse sono in grado di farci sentire ancora più isolati, non all’altezza degli standard irraggiungibili di quella vita perfetta e perennemente felice che vediamo nelle bacheche virtuali e che ci fa sperimentare la cosiddetta fear of missing out.

Alcune testimonianze della dipendenza da social sono raccolte nel sondaggio per lo studio Dipendenze comportamentali nella Generazione Z realizzato dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità.

Le statistiche sulla dipendenza da social network dello studio riportano che:

“Il 2,5% del campione presenta caratteristiche compatibili con la presenza di una dipendenza da social media (circa 99.600 studenti), percentuale che nel genere femminile raggiunge il 3,1% nelle studentesse di 11-13 anni e il 5,1% nelle studentesse di 14-17 anni

Gli studenti a rischio nella popolazione 11-13 anni hanno 10,1 volte in più di probabilità di avere una ansia sociale grave o molto grave e 5,5 volte in più di presentare un carattere di alta impulsività.”

Oggi, gli stessi termini “comunicare” e “connessione” hanno forse perso quel significato che avevano quando i nostri antenati di 70.000 anni fa si sedevano insieme attorno al fuoco per fare lunghe conversazioni, guardandosi negli occhi.

Dipendenza da social: come uscirne?

Si può dire che la maggior parte delle persone abbia un certo grado di dipendenza dai social, anche se non patologico. Pensiamo solo a quanto sia difficile mettere via il proprio telefono durante una cena o a quante volte abbiamo sperimentato la sensazione di non essere veramente presenti o ascoltati durante una conversazione.

I social network rischiano di diventare sempre di più un modo per evadere e disconnettersi dalle proprie emozioni, andando a ricercare gratificazioni istantanee e temporanee, che non esistono nella realtà offline.

Nei casi di dipendenza vera e propria si consigliano gruppi di mutuo-aiuto e percorsi psicoterapeutici, ma in generale, anche per chi non è gravemente dipendente e sente comunque di passare gran parte del proprio tempo sui social network, il Center for Human Technology propone una serie di azioni per riappropriarsi di quel tempo che i social network così facilmente ci sottraggono.

Come curare la dipendenza da social network con l’aiuto di un esperto

La lotta alla dipendenza dai social network è una sfida sempre più diffusa nell'era digitale. Dalla nostra parte, però, ci sono i professionisti del benessere psicologico che possono supportare chi sta vivendo una simile esperienza.

La psicologia infatti gioca un ruolo fondamentale nel comprendere le radici della dipendenza dai social network. Abbiamo visto infatti che le cause possono essere di varia natura, e che la social media addiction può essere associata a una serie di fattori psicologici, tra cui la ricerca di gratificazione immediata, la mancanza di autostima, la solitudine e l'ansia sociale. 

Un professionista potrà allora intervenire per individuare le cause sottostanti del comportamento dipendente e sviluppare strategie mirate per affrontarlo. Tra gli strumenti a sua disposizione, oltre i colloqui clinici, ci sono i test psicologici di screening come la Bergen social media addiction scale, uno strumento sviluppato per misurare il rischio di dipendenza dai social network e altri comportamenti online. 

Con consapevolezza, impegno, il giusto supporto professionale e le giuste strategie, è possibile ridurre l'uso eccessivo dei social media e ritrovare un equilibrio sano tra la vita online e offline.

Questo è un contenuto divulgativo e non sostituisce la diagnosi di un professionista.
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