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La Tripofobia: la paura dei buchi

La Tripofobia: la paura dei buchi
La Tripofobia: la paura dei buchilogo-unobravo
Redazione
Unobravo
Pubblicato il
15.2.2022

Il termine tripofobia è apparso per la prima volta nella letteratura specialistica psicologica nel 2013, quando i ricercatori Cole e Wilkins hanno osservato un disturbo psicologico che coglie le persone osservando alcune immagini di buchi come quelli di una spugna, un formaggio svizzero o un alveare. La reazione a queste immagini è di immediato disgusto e repulsione. In questo articolo approfondiremo i vari aspetti della tripofobia: cos’è, quali sono i sintomi e come affrontarla. 


Che cos’è la tripofobia

La tripofobia è la paura dei buchi, il timore o la repulsione derivante dalla vista di pattern costituiti da piccole figure geometriche ravvicinate. Sono soprattutto i buchi a innescare la paura, ma possono anche essere altre particolari forme che si ripetono, come cerchi convessi, puntini ravvicinati o gli esagoni di un alveare. 

Attualmente, la tripofobia non è una patologia psichiatrica ufficialmente riconosciuta e, come tale, non compare nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM). Nonostante le sia stato attribuito il nome di tripofobia, questo disturbo non sarebbe quindi una vera e propria fobia, come ad esempio la talassofobia, la megalofobia, l’emetofobia, la zoofobia, l'entomofobia o la tanatofobia, le quali sono invece caratterizzate da un’ansia eccessiva di fronte a una causa scatenante e un conseguente comportamento di evitamento.

La tripofobia, al contrario, è legata all’emozione del disgusto: una piccola percentuale di soggetti, uomini e donne, vengono colti da una vera e propria nausea alla vista di immagini ritraenti dei buchi.

Tripofobia: significato e origini 

Per capire cos’è la tripofobia, il significato del nome, le cause e l’eventuale terapia, partiamo dalla sua etimologia. L’etimologia di tripofobia deriva dal greco: “trýpa”, che significa buco, e “phóbos”, che significa paura. Letteralmente, quindi, tripofobia vuol dire fobia dei buchi. 

La paura dei buchi nasce spesso attraverso immagini postate su internet. Ed è infatti molto recente, dal momento che se ne parla solo dal 2013. Il tripofobico dice di sentirsi impressionato davanti a un’immagine in cui appaiono numerosi puntini ravvicinati, provando un senso di nausea e ansia, e in alcuni casi avvertendo la paura di perdere il controllo

I sintomi della tripofobia

Oltre alla nausea, altri sintomi della fobia dei buchi possono essere:

I sintomi si attivano quando una persona vede un oggetto con buchi vicini o forme che assomigliano a fori. I mal di testa sono legati generalmente alla nausea, mentre il prurito è stato riscontrato in soggetti che avevano osservato immagini di buchi sulla pelle, come nel caso della lotus boob, un fotomontaggio apparso su internet che ritrae dei semi di loto sul seno nudo di una donna.

Gli attacchi di panico possono essere presenti, ad esempio, laddove un individuo interpreta come segnali di minaccia i sintomi dell’ansia quando esposto improvvisamente a immagini che reputa disgustose; la persona può sviluppare infatti un comportamento ansioso e timoroso per la paura di incappare da un momento all’altro in una di queste immagini.

Oltre a sperimentare sintomi come paura e disgusto, le persone con la fobia dei buchi sperimenteranno spesso anche cambiamenti comportamentali. Ad esempio, il tripofobico potrebbe sottrarsi dal mangiare determinati cibi (come fragole o cioccolato con bolle) o evitare di andare in determinati luoghi (come in una stanza con carta da parati punteggiata).

Sincerely Media - Unsplash

Tripofobia: cause e fattori di rischio 

Le cause sono tuttora sconosciute e i ricercatori suppongono che sia l’esposizione ad alcuni tipi di immagini ad essere in grado di provocare una risposta fobica. Per esempio, l’immagine di un polpo ad anelli blu provoca un’immediata reazione di ansia e disgusto.

Si è ipotizzato che le immagini di animali velenosi e potenzialmente mortali per l’uomo siano la causa della reazione fobica. Il polpo ad anelli blu è infatti uno degli animali più letali del pianeta, ma non solo: molti rettili, come i serpenti, hanno una colorazione molto accesa arricchita da forme circolari che possono essere percepite come buchi.

Dunque è possibile che i nostri antenati, che hanno dovuto imparare a difendersi dagli animali minacciosi, ci abbiano trasmesso fino ad oggi l’istinto innato di temere altri esseri viventi con una particolare colorazione vivace e a macchie. Allo stesso modo, è possibile che la sensazione di prurito, associata al disgusto, sia una naturale difesa della pelle ad una possibile contaminazione, sia da parte di un veleno sia da parte di piccoli animali come gli insetti che potrebbero infestare, in alcune fantasie dei pazienti tripofobici, il loro corpo.

- Cause evolutive

Secondo una delle teorie più popolari, la tripofobia è una risposta evolutiva a malattie o pericoli, come lo è la paura dei ragni. La pelle malata, i parassiti e altre condizioni infettive, ad esempio, possono essere caratterizzati da buchi sulla pelle o protuberanze. Pensiamo a malattie come la lebbra, il vaiolo e il morbillo. 

I pregiudizi e la percepita natura contagiosa della malattia della pelle spesso causano paura in questi individui. 

- Associazioni con animali pericolosi

Un'altra teoria suggerisce che i buchi ravvicinati abbiano un aspetto simile alla pelle di alcuni animali velenosi. Le persone possono temere queste immagini a causa di associazioni inconsce.

Uno studio del 2013 ha esaminato come le persone con tripofobia rispondono a determinati stimoli rispetto a quelle che non hanno la fobia dei puntini. Quando osservano un nido d'ape, le persone che non soffrono di tripofobia pensano immediatamente a cose come il miele o le api, mentre chi ha la fobia dei buchi ravvicinati avverte un senso di nausea e disgusto. 

I ricercatori ritengono che il tripofobico associ inconsciamente la vista di un nido d'ape a organismi pericolosi che condividono le stesse caratteristiche visive di base, come i serpenti a sonagli. Sebbene non siano consapevoli di questa associazione, potrebbe essere ciò che li induce a provare sentimenti di disgusto o paura.

- Associazioni con agenti patogeni infettivi

Uno studio del 2017 ha rilevato che i partecipanti tendevano ad associare le immagini di puntini con agenti patogeni trasmessi dalla pelle. I partecipanti allo studio hanno riferito sensazioni di prurito durante la visualizzazione di tali immagini. Il disgusto o la paura di potenziali minacce è una risposta evolutiva adattiva. In molti casi, questi sentimenti aiutano a tenerci al sicuro dal pericolo. Nel caso della tripofobia, i ricercatori ritengono che possa essere una forma troppo generalizzata ed esagerata di questa risposta normalmente adattativa.

Internet e le "immagini trigger"

Nonostante possa esserne chiara l’origine antica, i ricercatori non sono ancora d’accordo su come avvenga la prima manifestazione della tripofobia. Si pensa, infatti, che si possa manifestare in individui più predisposti alla comparsa di ansia o di fobie

A seguito della diffusione del lotus boob, che ha fatto sì che la tripofobia fosse portata all’attenzione di tutti, i ricercatori si sono chiesti se non sia generata dalla circolazione su internet a livello globale di queste immagini trigger, cioè immagini che scatenano una reazione di fobia.

Immagini di oggetti che potrebbero innescare la tripofobia includono:

  • Baccelli di fiore di loto
  • Favo dell’alveare
  • Rane e rospi (in particolare il rospo del Suriname)
  • Fragole
  • Formaggio svizzero con buchi
  • Corallo
  • Spugne da bagno
  • Melograni
  • Bolle di sapone
  • Pori della pelle
  • Soffioni della doccia.

Anche gli animali, inclusi insetti, rane, mammiferi e altre creature che hanno la pelle o il pelo chiazzati, possono scatenare sintomi di tripofobia. La fobia dei buchi tende, inoltre, ad essere altamente visiva. Vedere le immagini online o in stampa è sufficiente per innescare sentimenti di repulsione o ansia.

Stephanie Harlacher - Pexels

Secondo Geoff Cole, il medico che ha pubblicato uno dei primi studi sulla fobia dei buchi vicini, anche un un iPhone 11 Pro potrebbe causare la tripofobia. «La fotocamera – spiega il docente di psicologia all’Università britannica dell’Essex - ha le caratteristiche essenziali necessarie per provocare una risposta di questo tipo, perché è composta da un gruppo di buchi. Tutto può provocare la tripofobia, purché abbia questo schema».

Molte persone potrebbero tranquillamente evitare di esporsi ad immagini che suscitano disgusto e ansia, evitando di circondarsi di immagini trigger o di oggetti che ricordano la forma ansiogena. Tuttavia, è stato osservato che molti utenti di internet provano un vero e proprio divertimento a far circolare queste immagini nel web, e nel sapere che al primo malcapitato queste possono innescare una reazione di violenta ansia, fobia e disgusto.

Internet permette di far emergere, nonché di far circolare e propagare, i disturbi psicogeni da una persona all’altra come se fossero dei veri e propri virus. Dunque, accade che miliardi di potenziali tripofobici siano involontariamente esposti alla causa scatenante del loro disgusto e sviluppino una seria sintomatologia fobica.


Tripofobia: cura e rimedi 

Fortunatamente, lo stesso internet è popolato da qualche benefattore che ha messo a punto dei video che pare abbiano un effetto simile a quello di una tecnica di rilassamento, aiutando le persone a rilassarsi e perfino a dormire.

Alcuni di questi sono in grado di generare una risposta denominata ASMR ovvero Autonomous Sensory Meridian Response (Risposta Atipica Sensoriale Autonoma). Si tratta di una risposta fisica di rilassamento, spesso associata ad un formicolio, che viene generata dalla visione di video che ritraggono persone che mangiano, sussurrano, si spazzolano i capelli o piegano fogli di carta.

Rispetto all'efficacia di questi video bisogna precisare che non sono state ancora raccolte delle sufficienti prove di validità: si tratta perlopiù di testimonianze di persone che hanno raccontato ad altre la propria esperienza.

Altre persone invece si espongono alla visione di immagini che suscitano in loro disgusto per tentare di de-sensibilizzarsi, ma non sempre ottengono i risultati sperati, rischiando addirittura una maggiore sensibilizzazione rispetto allo stimolo temuto. Per questo motivo consigliamo di affrontare la tripofobia intraprendendo un lavoro di de-sensibilizzazione con l’aiuto di un professionista esperto in tecniche di rilassamento e nel trattamento delle fobie.

Conclusioni: l’importanza di chiedere aiuto  

Sebbene sia un disturbo dalle conseguenze cliniche, lavorative, scolastiche e sociali bene evidenti, la tripofobia rimane ancora un fenomeno sconosciuto e attualmente oggetto di ricerca da parte di molti studiosi a livello internazionale. 

Se non sai come affrontarla in maniera autonoma, non esitare a rivolgerti ad un professionista. Puoi chiedere, in qualunque momento, il supporto di uno psicologo online che saprà guidarti ed accompagnarti nel percorso verso la guarigione. 




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