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Disturbi psichici
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Tripofobia: perché i buchi ci disgustano e come gestirla

Tripofobia: perché i buchi ci disgustano e come gestirla
Andrea Carbone
Psicoterapeuta ad orientamento Psicoanalitico
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
24.2.2026
Tripofobia: perché i buchi ci disgustano e come gestirla
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La tripofobia è una reazione intensa di disgusto e/o ansia alla vista di pattern costituiti da piccoli fori o elementi ravvicinati., il timore o la repulsione derivante dalla vista di pattern costituiti da piccole figure geometriche ravvicinate. Sono soprattutto i fori ravvicinati a innescare la reazione, ma anche altri pattern ripetitivi possono evocare disagio , come cerchi convessi, puntini ravvicinati o gli esagoni di un alveare.

Che cos'è la tripofobia?

Attualmente, la tripofobia non è una patologia psichiatrica ufficialmente riconosciuta e, come tale, non compare nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM). Nonostante le sia stato attribuito il nome di tripofobia, questo disturbo non sarebbe quindi una vera e propria fobia, come accade nelle fobie specifiche riconosciute (la talassofobia, la megalofobia, l’emetofobia, la zoofobia, l'entomofobia o la tanatofobia), le quali sono invece caratterizzate da un’ansia eccessiva di fronte a una causa scatenante e un conseguente comportamento di evitamento.

La tripofobia, al contrario, è spesso legata soprattutto all’emozione del disgusto: una piccola percentuale di persone, uomini e donne, può essere colta da una vera e propria nausea alla vista di immagini ritraenti dei buchi.

Quanto è comune e come si inquadra (senza una diagnosi ufficiale)

La tripofobia non è inserita come diagnosi nel DSM-5-TR (American Psychiatric Association, 2022), ma questo non significa che il disagio sia “meno reale”: in clinica può essere esplorata come reazione intensa di disgusto/ansia a pattern di fori o puntini ravvicinati, valutando quanto interferisca con la vita quotidiana.

Sul piano della diffusione, uno dei primi studi che ha proposto un questionario specifico, il Trypophobia Questionnaire (TQ), ha riportato che circa il 16% di un campione presentava punteggi elevati a uno strumento di screening per la tripofobia (Le et al., 2015) È un dato utile per farsi un’idea, ma va letto con cautela: riguarda un campione e uno strumento di screening, non una diagnosi clinica.

In modo coerente, un’indagine epidemiologica su un campione rappresentativo di 2.065 giovani di Hong Kong ha stimato una prevalenza della tripofobia pari al 17,6% (Wong et al., 2023) , suggerendo che queste reazioni possano essere relativamente comuni nella popolazione, pur con le stesse cautele interpretative legate a strumenti e criteri di rilevazione.

In un inquadramento psicologico, alcuni segnali che suggeriscono maggiore gravità sono:

  • Evitamento: rinunci a cibi, luoghi o contenuti online per paura di “incappare” in immagini trigger.
  • Interferenza: nausea, prurito o ansia possono rendere difficile lavorare, studiare o socializzare.
  • Persistenza: la reazione si ripete nel tempo e tende ad allargarsi a più stimoli.

La ricerca suggerisce che, per molte persone, la risposta sia guidata soprattutto dal disgusto più che dalla paura (Cole & Wilkins, 2013), anche se le due emozioni possono coesistere.

I sintomi della tripofobia

Per molte persone la reazione emerge in seguito all’esposizione a immagini circolate online. La persona con tripofobia può sentirsi impressionata davanti a un’immagine in cui appaiono numerosi puntini ravvicinati, provando un senso di nausea e ansia, e in alcuni casi avvertendo la paura di perdere il controllo.

Oltre alla nausea, altri sintomi della fobia dei buchi possono essere mal di testa, prurito e attacchi di panico

Gli attacchi di panico possono essere presenti, ad esempio, laddove una persona interpreta come segnali di minaccia i sintomi dell’ansia quando è esposta improvvisamente a immagini che reputa disgustose; la persona può sviluppare infatti un comportamento ansioso e timoroso per la paura di incappare da un momento all’altro in una di queste immagini.

Oltre a sperimentare sintomi come paura e disgusto, le persone con la fobia dei buchi sperimenteranno spesso anche cambiamenti comportamentali. Ad esempio, una persona con tripofobia potrebbe sottrarsi dal mangiare determinati cibi (come fragole o cioccolato con bolle) o evitare di andare in determinati luoghi (come in una stanza con carta da parati punteggiata).

Sincerely Media - Unsplash

Tripofobia: cause e fattori di rischio

Le cause della tripofobia non sono ancora del tutto chiarite, ma alcuni ricercatori ipotizzano che l’esposizione a specifici pattern visivi possa innescare una risposta fobica. In questa direzione, un’analisi spettrale di immagini capaci di indurre tripofobia ha evidenziato che tali stimoli tendono a condividere una composizione tipica delle immagini percepite come visivamente “scomode”, caratterizzata da elevata energia ad alto contrasto nelle frequenze spaziali di gamma intermedia (Cole & Wilkins, 2013) Per esempio, l’immagine di un polpo ad anelli blu può provocare un’immediata reazione di ansia e disgusto.

Si è ipotizzato che le immagini di animali velenosi e potenzialmente mortali per l’uomo possano contribuire alla reazione fobica: in particolare, la tripofobia potrebbe emergere in parte perché alcuni stimoli che la scatenano condividono caratteristiche visive di base con organismi pericolosi, anche quando l’associazione non è necessariamente consapevole (Cole & Wilkins, 2013). Il polpo ad anelli blu è infatti uno degli animali più letali del pianeta, ma non solo: molti rettili, come i serpenti, presentano colorazioni molto accese e pattern circolari che possono essere percepiti come buchi.

Dunque è possibile che i nostri antenati, che hanno dovuto imparare a difendersi dagli animali minacciosi, potrebbero aver favorito nel tempo una maggiore sensibilità a determinati pattern visivi di temere altri esseri viventi con una particolare colorazione vivace e a macchie. Allo stesso modo, è possibile che la sensazione di prurito, associata al disgusto, sia una naturale difesa della pelle a una possibile contaminazione, sia da parte di un veleno sia da parte di piccoli animali come gli insetti che potrebbero infestare, in alcune fantasie delle persone con tripofobia, il loro corpo.

Internet e le "immagini trigger"

Nonostante possa esserne chiara l’origine antica, i ricercatori non sono ancora d’accordo su come avvenga la prima manifestazione della tripofobia. Si pensa, infatti, che si possa manifestare in individui più predisposti alla comparsa di ansia o di fobie.

A seguito della diffusione del lotus boob, che ha fatto sì che la tripofobia fosse portata all’attenzione di tutti, i ricercatori si sono chiesti se non sia generata dalla circolazione su internet a livello globale di queste immagini trigger, cioè immagini che scatenano una reazione di fobia.

Immagini di oggetti che potrebbero innescare la tripofobia includono:

  • Baccelli di fiore di loto
  • Favo dell’alveare
  • Rane e rospi (in particolare il rospo del Suriname)
  • Fragole
  • Formaggio svizzero con buchi
  • Corallo
  • Spugne da bagno
  • Melograni
  • Bolle di sapone
  • Pori della pelle
  • Soffioni della doccia

Anche gli animali, inclusi insetti, rane, mammiferi e altre creature che hanno la pelle o il pelo chiazzati, possono scatenare sintomi di tripofobia. La fobia dei buchi tende, inoltre, ad essere altamente visiva. Vedere le immagini online o in stampa può essere sufficiente per innescare sentimenti di repulsione o ansia.

Stephanie Harlacher - Pexels

Tripofobia: cura e rimedi

Fortunatamente, lo stesso internet è popolato da qualche benefattore che ha messo a punto dei video che sono riportati da alcune persone come rilassanti, aiutando le persone a rilassarsi e perfino a dormire.

Alcuni di questi sono in grado di generare una risposta denominata ASMR, ovvero Autonomous Sensory Meridian Response (Risposta Atipica Sensoriale Autonoma). Si tratta di una risposta fisica di rilassamento, spesso associata a un formicolio, che viene generata dalla visione di video che ritraggono persone che mangiano, sussurrano, si spazzolano i capelli o piegano fogli di carta.

Rispetto all'efficacia di questi video, bisogna precisare che non sono state ancora raccolte sufficienti prove di validità: si tratta perlopiù di testimonianze di persone che hanno raccontato ad altre la propria esperienza.

Altre persone invece si espongono alla visione di immagini che suscitano in loro disgusto per tentare di de-sensibilizzarsi, ma non sempre ottengono i risultati sperati, rischiando addirittura una maggiore sensibilizzazione rispetto allo stimolo temuto. Un eventuale percorso di esposizione o desensibilizzazione dovrebbe essere valutato e guidato da un professionista. con l’aiuto di un professionista esperto in tecniche di rilassamento e nel trattamento delle fobie.

L’importanza di chiedere aiuto

Sebbene la tripofobia possa avere conseguenze cliniche, lavorative, scolastiche e sociali ben evidenti, rimane un fenomeno ancora poco conosciuto e tuttora oggetto di ricerca a livello internazionale; le evidenze disponibili suggeriscono infatti che possa essere associata a un distress psicologico significativo e a una compromissione del funzionamento quotidiano (Vlok-Barnard & Stein, 2017)

Se non sai come affrontarla in maniera autonoma, non esitare a rivolgerti ad un professionista. Puoi chiedere, in qualunque momento, il supporto di uno psicologo online su Unobravo, che saprà guidarti e accompagnarti nel percorso di gestione e riduzione del disagio.

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