La frustrazione è uno stato che si verifica quando la soddisfazione dei bisogni di una persona viene ostacolata. L’aggressività, invece, rappresenta un’azione mirata a “distruggere” un altro individuo o oggetto. Si distinguono:
- aggressività strumentale, quando il comportamento aggressivo è un mezzo per raggiungere un fine;
- aggressività emozionale, quando il comportamento aggressivo è fine a se stesso.
Aggressività e frustrazione: un legame biunivoco
Una delle prime ipotesi sul collegamento tra aggressività e frustrazione è stata sviluppata dallo psicologo J. Dollard e dallo psichiatra N.E. Miller nell’opera Frustrazione e Aggressività.
Gli studiosi sostenevano che l’aggressività sia strettamente connessa alla frustrazione, cioè a quella condizione che si manifesta quando degli ostacoli si frappongono tra la persona e il raggiungimento dei suoi obiettivi. Recenti ricerche hanno ulteriormente evidenziato che la frustrazione può generare aggressività ostile in misura proporzionale all'importanza che il traguardo frustrato riveste per il senso di significatività personale (Kruglanski et al., 2023).
Secondo la formulazione storica di Dollard e Miller (1939), esisteva una relazione di causa-effetto diretta tra frustrazione e aggressività. Oggi questa posizione è considerata superata: la frustrazione è uno dei possibili antecedenti dell’aggressività, ma non ogni frustrazione porta ad aggressività né ogni aggressività deriva unicamente dalla frustrazione (L Berkowitz, 1989). Tuttavia, non sempre la risposta aggressiva viene rivolta direttamente all’oggetto fonte di frustrazione: ad esempio, se si viene bocciati a un esame, non necessariamente si manifesta aggressività verso il professore. Nel corso dell’esperienza, infatti, si impara ad associare una condotta a delle conseguenze (ricompensa o punizione), e in alcuni casi dirigere l’aggressività verso la fonte della frustrazione potrebbe avere conseguenze negative.
Critiche alla teoria di Dollard e Miller
La teoria dei due studiosi è stata considerata eccessivamente semplicistica, proprio per la relazione biunivoca che lega frustrazione e aggressività:
- la frustrazione può causare una vasta gamma di risposte, come la fuga o il pianto, delle quali l’aggressività è solo una delle possibilità;
- esistono anche comportamenti aggressivi che vengono messi in atto in assenza di frustrazione (ad esempio, un omicidio su commissione).
Gli autori hanno quindi rivisto il proprio modello, modificando l’ipotesi originaria e interpretando la frustrazione come uno stimolo che può produrre una risposta aggressiva, ma solo come una delle possibili reazioni della persona.

Nuove interpretazioni
Lo psicologo Leonard Berkowitz ha proposto una rilettura dell’ipotesi originaria di Dollard e Miller, integrando anche i contributi della teoria dell’apprendimento sociale. Secondo Berkowitz, ogni sentimento negativo può provocare aggressività, ma questa rappresenta solo una delle molte risposte possibili. L’aggressività diventa la risposta dominante solo quando si verificano determinate condizioni, in particolare quando nella situazione negativa sono presenti stimoli che la persona, nel corso della propria esperienza, ha associato a connotazioni aggressive.
Il condizionamento esterno
Un aspetto importante nella relazione tra aggressività e frustrazione riguarda la disposizione costituzionale, o “reattività del temperamento”. Diverse osservazioni suggeriscono che il substrato biologico condizioni in modo significativo la reattività e, di conseguenza, la manifestazione di comportamenti aggressivi. Ad esempio, è stato osservato che la frustrazione derivante dalla mancata ricompensa provoca una diminuzione dell’attività nella corteccia orbitofrontale, nello striato ventrale e nella corteccia cingolata posteriore, mentre si registra un aumento dell’attivazione nelle regioni midcingolo-insulari (Dugré & Potvin, 2023).
Questi dati sottolineano come le basi neurobiologiche possano modulare la risposta emotiva e comportamentale di fronte a situazioni frustranti.
Inoltre, l’ambiente sociale e familiare gioca un ruolo fondamentale: il influenza del contesto socio-familiare, inserendosi tra la frustrazione e la reazione, contribuisce a spiegare sia l’intensità della risposta aggressiva sia la sua sequenza rispetto ad altre possibili risposte.
È stato osservato che le persone con elevata aggressività di tratto riportano livelli più alti di affetto negativo e rabbia dopo aver svolto un compito frustrante, rispetto a chi presenta una bassa aggressività di tratto (Pawliczek et al., 2013), sottolineando così il ruolo delle caratteristiche individuali nel modulare le reazioni emotive in contesti di frustrazione.
Dati epidemiologici su frustrazione e aggressività
Comprendere la diffusione di frustrazione e aggressività può aiutare a contestualizzare quanto questi fenomeni siano presenti nella vita quotidiana.
Secondo una revisione pubblicata su "Aggression and Violent Behavior" (2018), circa il 20% degli adulti riferisce di aver sperimentato episodi di aggressività legati a situazioni di frustrazione almeno una volta nell’ultimo anno. Questo dato evidenzia come la relazione tra frustrazione e comportamenti aggressivi sia tutt’altro che rara nella popolazione generale.
In ambito adolescenziale, uno studio condotto dall’Università di Yale (Yale University Press, 2016) ha rilevato che il 25% degli adolescenti intervistati ha manifestato reazioni aggressive in risposta a ostacoli percepiti come insormontabili, sottolineando l’importanza di riconoscere e gestire precocemente questi vissuti.
Inoltre, è stato osservato che i bambini che presentano livelli più elevati di comportamento aggressivo tendono a esprimere la rabbia in modo più intenso e frequente, sia secondo le valutazioni materne sia durante situazioni di frustrazione sperimentate in laboratorio (Bohnert et al., 2003), evidenziando come la gestione delle emozioni sia cruciale fin dall’infanzia.
Esempio clinico: frustrazione e aggressività percepita nella vita quotidiana
Per comprendere meglio il legame tra frustrazione e aggressività, può essere utile considerare un caso pratico.
Esempio: Marco, un giovane adulto, si trova ripetutamente bloccato nel traffico mentre si reca al lavoro. Dopo diversi giorni in cui la situazione si ripete, inizia a provare una crescente frustrazione. Un mattino, quando un altro automobilista gli taglia la strada, Marco reagisce con un gesto aggressivo e urla contro l’altro conducente. In questo caso, la frustrazione accumulata per una situazione percepita come fuori dal proprio controllo può sfociare in una risposta aggressiva verso un bersaglio immediato, anche se non direttamente responsabile della frustrazione originaria.
Questo esempio mostra come la frustrazione possa fungere da "miccia" per comportamenti aggressivi, soprattutto quando non vengono adottate strategie di gestione emotiva.
Strategie pratiche per gestire la frustrazione e l'aggressività
Affrontare la frustrazione in modo costruttivo può ridurre il rischio che si trasformi in aggressività. Ecco alcune strategie utili:
- Tecniche di respirazione e rilassamento: Praticare esercizi di respirazione profonda o rilassamento muscolare progressivo può aiutare a ridurre la tensione fisica ed emotiva che accompagna la frustrazione.
- Ristrutturazione cognitiva: Imparare a riconoscere e modificare i pensieri automatici negativi che alimentano la frustrazione può favorire una risposta più equilibrata.
- Comunicazione assertiva: Esprimere i propri bisogni e disagi in modo chiaro e rispettoso può permettere di prevenire l’accumulo di tensione e la successiva esplosione aggressiva.
- Problem solving: Sviluppare la capacità di analizzare la situazione e individuare soluzioni alternative aiuta a sentirsi più efficaci e meno impotenti di fronte agli ostacoli.
Queste strategie, se praticate con costanza, possono favorire una gestione più sana delle emozioni e contribuire a ridurre il rischio di comportamenti aggressivi in risposta alla frustrazione.

Approcci terapeutici e farmacologici nella gestione di frustrazione e aggressività
Quando la frustrazione e l’aggressività diventano persistenti o compromettono il benessere personale e relazionale, può essere utile rivolgersi a un professionista della salute mentale.
- Terapia cognitivo-comportamentale (CBT): Questo approccio può aiutare a identificare pensieri disfunzionali che alimentano la frustrazione e a sviluppare strategie di coping più efficaci. La CBT si è dimostrata particolarmente utile nella gestione dell’aggressività, come evidenziato da meta-analisi recenti (Tang et al., 2021; Kjærvik et al., 2024) che confermano l’efficacia degli approcci CBT e mindfulness-based
- Interventi farmacologici: In alcuni casi, soprattutto quando l’aggressività è associata a disturbi psichiatrici specifici, il medico può valutare l’utilizzo di farmaci (ad esempio stabilizzatori dell’umore o antipsicotici). Questi trattamenti vengono sempre personalizzati e monitorati da uno specialista.
- Psicoeducazione: Informare la persona e i suoi familiari sulle dinamiche tra frustrazione e aggressività può favorire una maggiore consapevolezza e prevenzione delle ricadute.
È importante ricordare che la scelta dell’intervento più adatto dipende dalla storia personale, dalla gravità dei sintomi e dal contesto di vita della persona.
Berkowitz ha proposto la Cognitive Neoassociation Theory (1989; 1990), secondo cui gli stati affettivi negativi attivano reti associative (idee, memorie, tendenze motorie) collegate ad ira e aggressività; la risposta aggressiva emerge quando stimoli-segnale (‘cues’) connotati aggressivamente sono presenti nel contesto.
Prendersi cura delle proprie emozioni: un percorso possibile con Unobravo
Gestire frustrazione e aggressività può essere complesso, soprattutto quando queste emozioni possono influenzare il tuo benessere quotidiano e le tue relazioni. Ricorda: non sei solo e chiedere aiuto è un segno di forza. Con il supporto di uno psicologo puoi imparare a riconoscere i segnali, sviluppare strategie efficaci e, in alcuni casi, trasformare la frustrazione in nuove possibilità di crescita personale. Se senti che è arrivato il momento di prenderti cura di te, inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online: il primo passo verso un maggiore equilibrio emotivo e relazioni più serene.





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