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Aggressività e frustrazione

Da sempre, gli studiosi hanno messo in luce la profonda connessione tra aggressività e frustrazione. Tuttavia, nel corso degli anni, le teorizzazioni su questo legame si sono molto modificate, passando da una concezione per cui l’aggressività è l’unica conseguenza diretta della frustrazione a un’altra che vede l’aggressività semplicemente come una delle possibili risposte alla frustrazione. Come interpretare il rapporto tra questi due elementi?

La frustrazione è lo stato in cui si viene a trovare un organismo quando la soddisfazione dei suoi bisogni viene ostacolata. L’aggressività è, invece, un’azione mirata a “distruggere” un altro individuo o oggetto. Si parla di:

  • aggressività strumentale nel caso in cui il comportamento aggressivo sia il mezzo per raggiungere un fine;
  • aggressività emozionale quando il comportamento aggressivo è fine a se stesso.


Aggressività e frustrazione: un legame biunivoco

Una delle prime ipotesi sul tipo di collegamento tra aggressività e frustrazione è quella sviluppata dallo psicologo J. Dollard e dallo psichiatra N.E. Miller nell’opera Frustrazione e Aggressività. Gli studiosi ritengono che l’aggressività sia strettamente connessa alla frustrazione, ossia quella condizione che si verifica quando degli ostacoli si frappongono tra l’individuo e il raggiungimento dei suoi fini.

Secondo gli studiosi, tra aggressività e frustrazione vi è un legame di causa-effetto biunivoco: alla frustrazione segue sempre una risposta aggressiva e l’aggressività è sempre causata da frustrazione. 

Tuttavia, non sempre la risposta aggressiva viene rivolta direttamente all’oggetto fonte di frustrazione: se ad esempio vengo bocciato ad un esame, non me la prenderò con il professore, poiché nel corso dell’esperienza si impara ad associare una condotta a delle conseguenze (ricompensa o punizione). In alcuni casi, dirigere l’aggressività verso alcuni tipi di oggetto (nell’esempio il professore) avrebbe conseguenze negative.

Critiche alla teoria di Dollard e Miller

La teoria dei due studiosi risulta essere eccessivamente semplicistica, proprio per la relazione biunivoca che lega frustrazione e aggressività:

  • la frustrazione può causare una svariata gamma di risposte, come la fuga o il pianto, delle quali l’aggressività è solo una delle molteplici possibilità;
  • esistono anche comportamenti aggressivi che vengono messi in atto in assenza di frustrazione (pensiamo a un omicidio su commissione).

Gli autori hanno quindi rivisto il proprio modello, modificando l’ipotesi originaria e interpretando la frustrazione come uno stimolo che produce la risposta aggressiva e solo come una delle possibili reazioni dell’individuo.

Victoria Borodinova - Pexels

Nuove interpretazioni

Lo psicologo Leonard Berkowitz propone un’interessante rilettura dell’ipotesi originaria di Dollard e Miller, tenendo conto anche dei suggerimenti provenienti dall’ambito della teoria dell’apprendimento sociale.

Egli sostiene che ogni sentimento negativo possa provocare aggressività, ma quest’ultima è solo una delle molte possibilità. Diviene la risposta dominante solo quando si verificano determinate condizioni, in particolare quando nella situazione negativa sono presenti stimoli che l’individuo, nel corso della propria esperienza passata, ha associato a connotazioni aggressive.

Si nota, pertanto, come attualmente l’aggressività sia vista come una delle possibili risposte alla frustrazione, collocandosi tra le reazioni inadeguate alla stessa (risposte adeguate sono l’intensificazione dello sforzo, la riorganizzazione mezzi fini e la modificazione dei fini), poiché non funzionale alla soluzione del problema. Essa infatti tende alla distruzione o a mettere in difficoltà la causa della frustrazione.

Il condizionamento esterno

Un importante aspetto da considerare nella relazione tra aggressività e frustrazione, riguarda la disposizione costituzionale o “reattività del temperamento”. Varie osservazioni fanno ritenere che il substrato biologico condizioni fortemente la reattività e, quindi, la messa in atto di condotte aggressive.

Inoltre, altra importante variabile è l’influenza dell’ambiente sociale e familiare, per cui il condizionamento socio-familiare, inserendosi tra la frustrazione e la reazione spiega:

  • l’intensità della risposta aggressiva;
  • la sua sequenza in rapporto ad altre possibili risposte.

Generalmente, infatti, la risposta aggressiva viene inibita con forza tanto maggiore quanto più forte è la punizione abitualmente somministrata. L’inibizione dell’aggressività comporta un’ulteriore frustrazione che può accrescere l’aggressività, se non sul piano sociale e agito, sul piano del gioco e della fantasia.

Quando l’aggressività non può essere rivolta direttamente verso l’oggetto della frustrazione, può subire un processo di spostamento, favorito dalla somiglianza tra il “nuovo bersaglio” e la fonte originaria della frustrazione.


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