Crescita personale

Congruenza e autenticità: la capacità di essere uguali a se stessi

Congruenza e autenticità: la capacità di essere uguali a se stessi
Congruenza e autenticità: la capacità di essere uguali a se stessilogo-unobravo
Camilla Ignaccolo
Unobravo
Psicoterapeuta a orientamento centrato sulla Persona
Servizio di psicologia online
Pubblicato il

“Io non sono d’accordo con quello che penso, sono d’accordo con quello che sento” A. Jodorowsky 

Cosa vuol dire congruenza?

Se si procede ad una semplice ricerca su internet del termine congruenza, i primi risultati rimandano tutti ad un concetto geometrico: 

“In geometria, due figure si dicono congruenti (dal latino congruens: concordante, appropriato), quando hanno la stessa forma e dimensioni, quindi quando sono perfettamente sovrapponibili (...) Pertanto, la congruenza è una relazione d'equivalenza.” 

E cosa c’entra con la psicologia?

Carl Rogers - psicologo statunitense, uno dei padri della psicologia umanistica e ideatore della Terapia Centrata sul Cliente e dell’Approccio Centrato sulla Persona- prende in prestito un concetto puramente geometrico e lo “trasla” in una dimensione psicologica, promuovendolo ad una delle condizioni sine qua non della sua psicologia. Rogers descrive così il concetto di equivalenza in termini puramente relazionali: 

“Mi sono reso conto chiaramente che non produce alcun frutto, a lungo andare, nei rapporti interpersonali, comportarsi come se si fosse diversi da come si è. Non serve agire in modo calmo e piacevole quando di fatto ci si sente critici e pieni di ira. Non serve agire come se si conoscessero le risposte da dare quando non le si conoscono. Non mi serve comportarmi da persona affettuosa se in realtà in quel momento, mi sento ostile. Non mi serve ostentare sicurezza, se di fatto sono spaventato e insicuro. E anche su di un piano più semplice, non mi serve dire che sto bene se in realtà mi sento malato”

Ecco che il concetto di congruenza, applicato alla dimensione umana, acquisisce un significato più profondo e ampio, quasi mistico, di ‘trasparenza dell’essere’, di capacità di essere uguali a noi stessi, in contatto con la nostra vera natura. 

Zhanna Fort - Pexels

Congruenza ed esperienza

L’esperienza è il centro dell’apprendimento su cui si struttura la personalità; impariamo costantemente attraverso l’esperienza, per questo risulta fondamentale il “sentire”, il percepire ed essere in contatto col momento presente, perché ciò che sento in un determinato momento è ciò che è vero per me, ciò che mi orienta e mi guida. 

Essere autentici, genuini, implica la capacità di essere uguali a quello che siamo, di sentire e stare con tutto ciò che accade in noi, che fluisce in noi in un determinato momento, senza giudicarlo o respingerlo, ma semplicemente accogliendolo così com'è.

Congruenza e sincerità

Questa capacità di essere in contatto con il fluire dell’esperienza, non implica necessariamente essere consapevoli in ogni momento, in ogni determinato istante del nostro vivere, di tutto quello che ci sta accadendo e non coincide, o almeno non sempre e non necessariamente, con il concetto di sincerità.

La congruenza, infatti, riguarda

  • la capacità di dare un nome all’esperienza;
  • la capacità di renderla disponibile alla coscienza in un dato momento, così come avviene, senza che questa venga negata o distorta.

Congruenza quindi non vuol dire assolutamente esprimere e fare sempre tutto quello che sentiamo e che ci passa per la testa, a meno che non lo reputiamo consapevolmente funzionale e costruttivo per la specifica situazione.

Anastasia Shuraeva - Pexels


Congruenza e relazioni funzionali

Rogers riteneva che solo permettendoci di essere ciò che siamo, senza distorcere e negare le sensazioni e i sentimenti che sono parte integranti di noi, riusciremo a essere autentici nella relazione con l’altro: 

“(...) Trovo quindi giusto permettere a me stesso di essere nei miei atteggiamenti ciò che sono, sapere quando ho raggiunto il mio limite di resistenza o di tolleranza e accettarlo come una realtà, sapere quando desidero plasmare e manipolare una persona e ammettere questo fatto come una realtà in me stesso. Mi piacerebbe accettare tali sentimenti come accetto i sentimenti di cordialità, di interesse, di accoglienza, di gentilezza, di comprensione, che sono pure una parte molto reale di me. È quando io accetto tutti questi atteggiamenti come una realtà, come una parte di me che la mia relazione con l’altra persona diventa ciò che è, e può svilupparsi e modificarsi facilmente.”

Perché si diventa “incongruenti”?

Il voler o dover essere diversi da quello che realmente e autenticamente si è, per paura di non essere amati e accettati e per provare a coincidere con quello che pensiamo (a torto o ragione) che gli altri si aspettano da noi, ci porta a perdere il contatto con la nostra vera natura, rendendoci persone incongruenti: ombre di noi stessi. 

L’individuo perde così la capacità di dare significato alle proprie esperienze, o lo fa in maniera attraverso valori e imperativi di altri, che non coincidono con i propri bisogni e limitano l’accettazione di quelle parti di sé che se ne discostano. Ecco che dall’incongruenza, ovvero dalla perdita di contatto con con i propri bisogni, nascono tutte quelle difficoltà che ci impediscono di vivere una vita piena e significativa.

Anastasia Shuraeva - Pexels


Dall’incongruenza alla congruenza

La congruenza non è uno stato fisso ed immutabile, ma un processo in divenire in cui la persona accetta la mutabilità del proprio sentire, assumendosi la responsabilità del proprio agire. Questo processo nella terapia centrata sul cliente, si realizza attraverso 3 condizioni:

  1. empatia;
  2. accettazione positiva incondizionata;
  3. congruenza del terapeuta.

Queste creano un clima facilitante che consente alla persona di esplorare i contenuti negati, distorti o non simbolizzati, abbassando gradualmente le difese, nella direzione di una crescente apertura all’esperienza.

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