L’estate, con i suoi ritmi relativamente meno frenetici, diventa una buona occasione per riscoprire i nostri hobby.
Tra questi, nei caldi pomeriggi assolati, un’attività apparentemente intramontabile sembrerebbe essere la lettura.
Ad oggi però, in Italia si legge meno, e soprattutto si legge in modo più frammentato.
Secondo i dati dell’Osservatorio dell’Associazione Italiana Editori (AIE), nel 2024 il 30% dei lettori ha un rapporto discontinuo con i libri. Nello specifico si legge solo qualche volta al mese o addirittura all’anno. Il tempo medio settimanale dedicato alla lettura è sceso sotto le 3 ore (2 ore e 47 minuti), in calo costante rispetto agli anni precedenti.
Ciò è ancora più rilevante considerando che secondo i dati ISTAT più recenti a leggere almeno un libro l'anno è soltanto il 40% della popolazione. A questi dati si aggiungono differenze territoriali marcate. Nel Sud ci sono circa il 30% di librerie in meno rispetto alla media nazionale, e l’area assorbe meno del 20% dei libri venduti.
In questo contesto, una domanda sorge spontanea: veramente non riusciamo più a leggere?
Molte persone non hanno smesso del tutto di leggere ma hanno perso l’abitudine. Oppure leggono a intermittenza, iniziando libri che non finiscono e poi faticando a rientrare in una storia. E qui entra in gioco un equivoco molto diffuso: l’idea che esista un leggere “bene”.

Dal “perché” al “come”: cosa significa leggere per piacere
Già negli anni ’80, Victor Nell ha studiato i meccanismi della "lettura per piacere" osservando un dato apparentemente controintuitivo: le pagine che ci coinvolgono di più vengono lette più lentamente.
Non perché siano difficili, ma perché l’attenzione cambia qualità.
Infatti, quando la lettura funziona:
- non è frammentata
- non è forzata
- non è guidata da un obiettivo esterno
È un’esperienza in cui il lettore mantiene controllo e continuità. E proprio per questo può diventare assorbente, fino a stati simili a una “trance leggera”.
Ricerche più recenti suggeriscono che la lettura, soprattutto narrativa, può avere effetti su empatia, regolazione emotiva e comprensione sociale. Ciò non accade però automaticamente poiché serve tempo, immersione e continuità.
Ed è esattamente ciò che oggi sembrerebbe mancare maggiormente ai lettori.
Alcune convinzioni disfunzionali sulla lettura
Una delle barriere più comuni quando si vuole ricominciare a leggere non è il tempo. Sono le aspettative.
Molte persone smettono (o non riprendono) a leggere perché pensano che:
- “se leggo, deve essere qualcosa di utile”
- "se perdo il punto poi non lo ricordo"
- “non vale la pena leggere libri leggeri”
- “se non finisco un libro, è tempo perso”
Queste idee hanno un effetto pratico poiché alzano la soglia di accesso.
Se ogni libro deve essere impegnativo, allora diventa più difficile iniziare. E ancora più difficile continuare, soprattutto quando l’abitudine si è persa e abbiamo bisogno di una leggera “riabilitazione”.
I dati su questo sono chiari: la lettura si sostiene grazie al piacere, non allo sforzo.

Qualche suggerimento per ricominciare
Se non si legge da un po’, il punto non è scegliere “il libro giusto in assoluto”. È scegliere un libro che riusciamo a sostenere. Quindi, di seguito, una piccola lista di spunti sostenibili!
Fiori per Algernon - Daniel Keyes
È uno di quei libri che agganciano subito nonostante crei un coinvolgimento progressivo: si entra nella mente del protagonista e lì si resta.
La struttura (fatta di report, appunti, cambiamenti nel linguaggio) abbassa la soglia iniziale. Si legge facilmente anche grazie ai capitoli molto brevi ma allo stesso tempo aumenta gradualmente la profondità emotiva.
In più, permette una cosa importante per chi sta riprendendo: sentire che la lettura “restituisce qualcosa” già dopo poche pagine.
L’eleganza del Riccio - Muriel Barbery
Questo breve romanzo alterna voci e registri, ma resta accessibile perché parte da osservazioni quotidiane, riconoscibili. Non richiede uno sforzo immediato, però introduce gradualmente una profondità maggiore.
È utile per chi ha l’idea che leggere debba essere “impegnativo” poiché dimostra che si può entrare in contenuti più riflessivi senza partire da testi difficili. La complessità non è all’inizio, ma emerge strada e pensieri facendo.
E soprattutto, crea un tipo di coinvolgimento che ci porta a rallentare: non ti spinge a correre, ma a restare. Che è esattamente quello che serve quando si sta cercando di ricostruire un’abitudine.
Come un Romanzo - Daniel Pennac
Come non citare, in un testo che parla di lettura, un romanzo che parla di lettura. Nel lavoro di Pennac, il punto non è la storia, ma il rapporto con la lettura.
L’autore francese parte da un’idea semplice e oggi già condivisa: molte persone smettono di leggere non perché non ne abbiano voglia, ma perché hanno interiorizzato regole implicite come, ad esempio, che si devono finire i libri, che bisogna scegliere quelli “giusti” e che è assolutamente vietato saltare le pagine.
Questo libro lavora esattamente lì. Rimette al centro il piacere e introduce i “diritti del lettore” (come quello di non finire un libro o di rileggere), che di fatto abbassano la pressione e rendono la lettura più sostenibile.
È particolarmente utile in questo contesto perché non aggiunge complessità ma toglie vincoli.
E quando i vincoli si abbassano, diventa molto più facile tornare a leggere.
Tapum - Leo Ortolani
Tapum funziona perché abbassa drasticamente la soglia d’ingresso. Il formato visivo, il ritmo e l’alternanza tra testo e immagini rendono la lettura più immediata, soprattutto per chi fatica a mantenere attenzione su pagine dense.
La forma grafica e il tono giocoso potrebbero farlo apparire un racconto “facile” ma dietro l’ironia e il tono accessibile, c’è la possibilità di entrare in temi profondamente umani e paradossalmente attuali senza la sensazione di sforzo.
Le Ricette dello Studio Ghibli — Thibaud Villanova
Piccolo special. Infatti, questo non è un romanzo.
È un libro che si può aprire in qualsiasi punto, leggere a frammenti, senza bisogno di continuità. Ogni pagina è autonoma: una ricetta, un’immagine, un riferimento a un film.

In un momento in cui la lettura è spesso interrotta, questo tipo di struttura è particolarmente sostenibile.
C’è anche un altro elemento: il legame con l’immaginario. I film dello Studio Ghibli lavorano su memoria, quotidianità e dettagli. Il libro riprende questa dimensione e la rende accessibile, senza sforzo.
Avere il libro in mano, per preparare una ricetta o semplicemente fantasticare non sarà un punto di arrivo, ma un modo concreto per rientrare nel gesto del leggere, anche quando la concentrazione è discontinua.

Un paragrafo alla volta
Riprendere a leggere significa soprattutto ritrovare un ritmo compatibile con le nostre risorse del momento.
A volte basta iniziare da testi che, per un motivo o per un altro, ci risultano più accessibili per riscoprire che la lettura può essere uno spazio e un tempo che ci appartengono e a cui possiamo concedere una parte più grande delle nostre giornate. Da lì, senza forzature, può tornare anche la continuità.
Buona lettura.




