Gli atteggiamenti nei confronti del supporto per la salute mentale sembrano più aperti rispetto al passato: il 70% degli italiani ritiene che chiedere aiuto sia un segno di forza, non di debolezza, e il 62% dichiara che sarebbe probabile rivolgersi a un professionista in caso di difficoltà che incidono sulla vita quotidiana. Tuttavia, persistono ostacoli pratici: il 28% indica il costo di terapie e trattamenti come una possibile barriera all’accesso al supporto professionale, evidenziando il divario tra una crescente apertura verso la salute mentale e le difficoltà concrete nel cercare aiuto.
L'analisi di Unobravo esplora come gli italiani accedono oggi al supporto, dal sostegno di amici e familiari al medico di famiglia, dalla terapia privata ai servizi pubblici, quali atteggiamenti accompagnano la richiesta di aiuto e quali barriere possono rendere il supporto più difficile da raggiungere. I risultati sono letti a livello nazionale e nelle principali città, come spunti di riflessione e non come classifiche.
Infine, Corena Pezzella, Clinical Manager di Unobravo, offre una lettura clinica di quanto emerso.
Alcuni dati emersi dal sondaggio
- Il 38% degli italiani afferma di rivolgersi ad amici o familiari per sostenere il proprio benessere mentale, rendendo le reti informali la fonte di supporto più diffusa.
- Il 70% degli italiani considera la ricerca di un supporto professionale per la salute mentale un segno di forza, eppure il 68% ritiene che ci sia ancora troppo imbarazzo nel parlare di salute mentale.
- Circa un italiano su quattro (28%) individuerebbe nel costo della psicoterapia o dei trattamenti un possibile ostacolo all’accesso a un supporto professionale.
- Le donne avrebbero maggiori probabilità rispetto agli uomini di rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta privato (16% contro 11%), mentre i giovani adulti ricorrono più spesso alla terapia online (11% contro 5%).
- La propensione a cercare un supporto professionale varia da città a città: si passa dal 48% di Catania al 71% di Firenze, evidenziando differenze negli atteggiamenti e nella percezione degli ostacoli all’accesso ai servizi.
Come gli italiani accedono al supporto per la salute mentale
La rete di prossimità viene prima dei servizi professionali: il 38% degli italiani dichiara di aver cercato il supporto di amici o familiari per sostenere il proprio benessere mentale, il 33% l'attività fisica e il 21% il medico di famiglia. Il 14% dice di essersi rivolto a uno psicologo o terapeuta privato in presenza, il 6% a uno psichiatra, il 6% alla terapia online e il 5% a un servizio pubblico di salute mentale. Il 12% dichiara di non aver mai cercato supporto e il 15% di non aver mai sentito di averne bisogno.
Il quadro sembra variare con il genere e l'età. Le donne indicano più spesso il sostegno di amici e familiari (43% contro 33% degli uomini) e lo psicologo privato (16% contro 11%). Tra i 18 e i 34 anni la terapia in presenza arriva al 20% e la terapia online all'11%, contro il 13% e il 5% di chi ha 35 anni o più, che si affida più spesso al medico di famiglia (22% contro 14%). Tra gli over 65 il 19% dichiara di non aver mai cercato supporto e il 27% di non aver mai sentito di averne bisogno, mentre lo psicologo privato è indicato dal 6%.
Atteggiamenti verso la richiesta di aiuto: un'apertura diffusa, ma il tema resta delicato
Sul piano degli atteggiamenti emerge un'apertura diffusa: il 70% degli italiani concorda sul fatto che chiedere aiuto professionale per la salute mentale sia un segno di forza (77% delle donne e 63% degli uomini) e solo l'8% non è d'accordo. Il 62% sarebbe probabilmente disposto a cercare supporto in caso di difficoltà che incidono sulla vita quotidiana, il 13% no, e la probabilità è più alta tra le donne (66% contro 59% degli uomini).
Allo stesso tempo, il 68% ritiene che in Italia ci sia ancora imbarazzo nel parlare apertamente di salute mentale. Il 56% si sentirebbe a proprio agio nel dire a una persona vicina di vedere uno psicologo o terapeuta e il 51% conosce persone della propria cerchia che sono in terapia (59% delle donne, 44% degli uomini).
Anche sui farmaci gli atteggiamenti sembrano sfumati: il 50% sarebbe aperto a una terapia prescritta, il 19% no, e l'11% indica la preoccupazione per i farmaci tra le difficoltà che potrebbero rendere più complicato rivolgersi a un professionista.
Le barriere al supporto: dal costo all'orientamento
Il costo è la difficoltà indicata più spesso all'accesso al supporto professionale per la salute mentale, indicato dal 28% degli italiani. Le difficoltà, tuttavia, non sono solo economiche: riguardano anche l'organizzazione dell'accesso ai servizi e le resistenze personali o sociali che possono rendere più difficile chiedere aiuto.
Le barriere indicate dagli italiani si possono raggruppare in tre categorie:
- Barriere economiche e pratiche: il 28% indica il costo di terapie e trattamenti, l'11% i lunghi tempi di attesa e il 10% la mancanza di tempo o la difficoltà a conciliare gli appuntamenti con gli impegni quotidiani. Il costo è citato più spesso dalle donne (34%) che dagli uomini (22%).
- Barriere legate all'orientamento: il 13% non sa dove andare o a chi rivolgersi, mentre il 9% segnala difficoltà nel trovare un professionista disponibile. Anche la disponibilità di servizi nella propria zona può rappresentare un ostacolo, indicato dall'8%.
- Barriere personali e sociali: il 13% preferirebbe affrontare le difficoltà da solo, il 10% cita l'imbarazzo o la vergogna nel chiedere aiuto e l'8% teme il giudizio degli altri. Un ulteriore 10% ritiene che i propri problemi non siano abbastanza seri da giustificare il ricorso a un professionista.
Nel complesso, i dati evidenziano come l'accesso al supporto non dipenderebbe soltanto dalla disponibilità a chiedere aiuto, ma anche dalla possibilità concreta di sostenerne i costi, individuare il professionista giusto e sentirsi a proprio agio nel fare il primo passo. Il 18% degli italiani dichiara di non incontrare particolari difficoltà nell'accedere al supporto.
L'età influisce su alcune di queste percezioni. Tra i 18 e i 34 anni, il 16% indica l'imbarazzo come possibile ostacolo, rispetto al 9% di chi ha almeno 35 anni; il 17% ritiene che i propri problemi non siano abbastanza seri, contro il 9% nella fascia più adulta. Anche la mancanza di tempo pesa maggiormente sui più giovani (16% contro 10%), mentre il costo è indicato in misura simile nelle due fasce (28% e 29%).
Accesso e atteggiamenti nelle grandi città italiane
Il confronto con la media nazionale mostra alcune sfumature locali, da leggere come spunti e non come classifiche. Di seguito gli aspetti che si discostano di più dal dato nazionale.
A Palermo emergono più elementi di cautela rispetto alla media: il 45% si preoccuperebbe di essere giudicato se si sapesse che cerca supporto (30% a livello nazionale), il 42% troverebbe difficile accedere al supporto professionale (29% nazionale) e il 49% sarebbe probabilmente disposto a cercarlo (62% nazionale). Il 19% indica la mancanza di servizi nella propria zona tra le difficoltà e il 21% la preoccupazione per l'assunzione di farmaci.
A Roma il 70% sarebbe probabilmente disposto a cercare supporto (62% a livello nazionale) e il 62% dichiara di conoscere persone in terapia nella propria cerchia (51% nazionale), ma l'80% concorda che in Italia ci sia ancora imbarazzo nel parlarne (68% nazionale): apertura personale e percezione del contesto non sempre coincidono.
A Bari il costo è indicato dal 40% tra le difficoltà (28% a livello nazionale) e il 78% considera chiedere aiuto un segno di forza, ma il 37% troverebbe difficile accedere al supporto professionale e il 39% dichiara di conoscere persone in terapia nella propria cerchia (51% nazionale): atteggiamenti positivi e ostacoli concreti possono convivere.
A Bologna il 20% indica la riservatezza o la privacy tra le difficoltà (8% a livello nazionale) e il 63% dichiara di conoscere persone in terapia nella propria cerchia (51% nazionale), mentre il 38% sarebbe aperto ad assumere farmaci prescritti (50% nazionale) e il 33% si sentirebbe a proprio agio nel parlarne con una persona vicina (44% nazionale).
Infine, a Catania il 48% sarebbe probabilmente disposto a cercare supporto professionale (62% a livello nazionale), mentre a Firenze la quota sale al 71% e il 13% indica lo stigma tra le difficoltà (4% nazionale). A Torino il 20% troverebbe difficile accedere al supporto professionale e il 24% si preoccuperebbe di essere giudicato, mentre a Napoli, Catania e Firenze il costo come barriera è indicato dal 21% (28% nazionale).
Accesso al supporto e barriere secondo gli esperti di Unobravo
Corena Pezzella, Clinical Manager di Unobravo, offre uno spunto di riflessione su quanto emerso da questa indagine.
Riconoscere gli ostacoli e sentirsi liberi di chiedere supporto
“Il 70% degli italiani ritiene che chiedere aiuto professionale per la salute mentale sia un segno di forza. Allo stesso tempo, il 68% ritiene che in Italia ci sia ancora imbarazzo nel parlare apertamente di salute mentale. Questi dati possono descrivere aspetti diversi del rapporto con il supporto psicologico: riconoscere il valore della richiesta di aiuto e sentirsi a proprio agio nel parlare della propria esperienza personale non sono necessariamente la stessa cosa. Considerare questi elementi permette di descrivere alcune delle condizioni che possono influenzare l'accesso al supporto, senza ricondurle a un'unica causa. Quando il disagio dura nel tempo o incide sulla vita quotidiana, confrontarsi con un professionista può essere una possibilità da valutare in base alle proprie esigenze.”
Strategie per avvicinarsi al supporto
“Alcune strategie possono rappresentare un punto di partenza utile:”
- Parlarne con una persona di fiducia o con il medico di famiglia: per molte persone è il primo passo e può aiutare a capire quali strade siano più adatte.
- Informarsi sulle opzioni disponibili: servizi pubblici, professionisti privati in presenza e terapia online hanno tempi, modalità e costi diversi, e confrontarli può rendere la scelta più chiara.
- Scegliere un professionista con cui ci si senta a proprio agio: è possibile fare domande su metodo, durata e costi prima di iniziare.
- Ritagliare uno spazio dedicato: scegliere appuntamenti compatibili con lavoro e famiglia può aiutare a dare continuità al percorso.
- Parlare apertamente dei dubbi sui farmaci che potrebbero essere prescritti dallo psichiatra o dal medico curante: se c'è una preoccupazione, confrontarsi con il medico permette di valutare insieme le opzioni, senza fretta.



