Salute mentale

Percezione dell’età: quando ci si sente avanti con gli anni?

Percezione dell’età: quando ci si sente avanti con gli anni?
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Pubblicato il
Ultimo aggiornamento il
1.10.2026
Percezione dell’età: quando ci si sente avanti con gli anni?
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Invecchiare non riguarda soltanto i cambiamenti fisici legati al passare degli anni, ma può coinvolgere anche il modo in cui percepiamo noi stessi, le nostre priorità e il rapporto con le aspettative sociali legate all’età.

Ma quando si inizia davvero a sentirsi “vecchi”? E questa percezione coincide con l’età che associamo socialmente alla vecchiaia?

Un nuovo sondaggio di Unobravo ha esplorato il rapporto degli italiani con l’invecchiamento, analizzando l’età in cui le persone ritengono che inizi la vecchiaia, le principali preoccupazioni associate al passare degli anni e il modo in cui età e aspettative sociali possono intrecciarsi con la percezione di sé.

Dai dati emerge una prima differenza significativa: gli italiani ritengono che la società inizi a considerare una persona avanti con l’età intorno ai 60 anni, ma dichiarano di aver iniziato, o di aspettarsi di iniziare, a sentirsi vecchi già poco dopo i 50 anni. Una distanza di quasi dieci anni tra la soglia attribuita alla società e quella riferita a livello personale.

I risultati del sondaggio sono stati analizzati dagli psicologi di Unobravo, con l'obiettivo di offrire alcune chiavi di lettura sul rapporto con l'età e l'invecchiamento.

Alcuni dati emersi dal sondaggio

  • Gli italiani ritengono che la società consideri una persona “vecchia” a 60 anni, mentre dichiarano di iniziare, o aspettarsi di iniziare, a sentirsi avanti con l’età oltre i 50 anni.
  • Le donne collocano questa soglia personale a 48 anni, rispetto ai 53 anni degli uomini.
  • Per la Gen Z, l'età in cui si inizia, o ci si aspetta di iniziare a sentirsi avanti con gli anni scende a una media di 37 anni.
  • La salute fisica e la mobilità (50%) rappresentano la preoccupazione più frequentemente associata all'invecchiamento, seguite dalla salute cognitiva (35%).
  • Il 55,5% ritiene che l'invecchiamento sia visto negativamente dalla società e il 39,1% riferisce di sentire la pressione di mantenere un aspetto giovane.
  • Allo stesso tempo, il 51,5% racconta di sentirsi più a proprio agio con sé stesso con il passare degli anni e il 52,2% riferisce una maggiore resilienza emotiva.

Quando ci si sente avanti con l’età? 10 anni prima dell'età attribuita dalla società

Il sondaggio ha esplorato due aspetti distinti della percezione dell'età: quando le persone ritengono che la società inizi a considerare qualcuno “vecchio” e quando, invece, hanno iniziato o pensano che inizieranno a sentirsi personalmente tali.

In media, gli italiani collocano la prima soglia a 60 anni. La seconda scende invece a 50 anni, mostrando una distanza di esattamente dieci anni tra la percezione attribuita alla società e quella riferita a livello personale.

Emergono alcune differenze anche tra uomini e donne. Entrambi collocano la soglia sociale intorno ai 60 anni, ma le donne riferiscono di aver iniziato, o di aspettarsi di iniziare, a sentirsi avanti con l’età a 48 anni, rispetto ai 53 anni indicati dagli uomini.

Il dato descrive una differenza nelle risposte del campione, ma non consente di stabilire quali fattori la determinino.

Le differenze diventano ancora più evidenti osservando le generazioni:


Tra la Gen Z, la distanza tra le due soglie raggiunge circa 15 anni: ipoteticamente, queste persone ritengono che la società inizi a considerare qualcuno avanti con gli anni a 52 anni, ma immaginano che potrebbero iniziare a sentirsi tali già a 37 anni.

Tra i Baby Boomers le due percezioni risultano molto più vicine: 64 anni per la soglia attribuita alla società e 61 anni per quella personale.

Queste differenze mostrano come la percezione dell'invecchiamento possa variare significativamente tra generazioni, senza però permettere di stabilire, sulla base dei soli dati raccolti, quali fattori spieghino questa distanza.

Salute e indipendenza tra le principali preoccupazioni legate all'invecchiamento

Quando viene chiesto quali aspetti dell'invecchiamento suscitino maggiore preoccupazione, la salute fisica e la mobilità rappresentano la risposta più frequentemente indicata (50%), seguite dalla salute cognitiva, come memoria e concentrazione (35%).

Seguono i cambiamenti nell'aspetto fisico (29%) e la perdita dell'indipendenza (28%), mentre circa 1 persona su 5 indica la solitudine o l'isolamento sociale (19%).


Le risposte cambiano però a seconda dell'età e, in alcuni casi, della generazione di appartenenza. 

Come prevedibile, la salute fisica viene citata più frequentemente con l'avanzare dell'età: passa dal 35% tra i 18-24enni al 58% tra gli over 65. Anche la perdita dell'indipendenza cresce dal 28% tra i più giovani al 35% tra gli over 65.

Alcune preoccupazioni seguono invece una tendenza differente e mostrano variazioni più marcate tra generazioni. Il 16,8% della Gen Z indica il timore di sentirsi meno rilevante o valorizzato con l'avanzare dell'età, rispetto al 7,1% dei Baby Boomers. Anche il timore di rimanere indietro in un mondo sempre più digitale viene indicato più frequentemente dalla Gen Z (15,4%) rispetto ai Baby Boomers (5,4%).

I dati mostrano quindi che le preoccupazioni associate all'invecchiamento possono assumere forme differenti nelle diverse generazioni: mentre salute e indipendenza risultano più frequentemente citate nelle fasce più adulte, aspetti legati alla rilevanza sociale e al cambiamento tecnologico emergono maggiormente tra i più giovani.

Come cambiano priorità e comportamenti con il passare degli anni

Il sondaggio ha esplorato anche il modo in cui le persone percepiscono l'influenza dell'età sulle proprie scelte e priorità.

Tra le risposte più frequenti, il 26% afferma di prestare maggiore attenzione alla propria salute fisica, mentre una percentuale simile (26%) racconta di essere diventata più riflessiva rispetto alla propria vita e alle proprie scelte.

Il 19% riferisce di essere diventato più cauto nelle proprie decisioni e una percentuale analoga dichiara di concentrarsi maggiormente sul proprio benessere mentale.

Accanto a questi cambiamenti, il 17% racconta di sentirsi preoccupato o incerto rispetto al futuro e il 15% di essere meno propenso a provare nuove esperienze o uscire dalla propria zona di comfort.

Le risposte non descrivono quindi un unico effetto dell'invecchiamento, ma una varietà di cambiamenti riferiti dalle persone: per alcune può significare una maggiore attenzione alla salute o al benessere, per altre una maggiore riflessione sulle proprie scelte o un approccio più cauto.

Corena Pezzella, Clinical Manager di Unobravo, commenta:

“Con il passare degli anni, può cambiare il modo in cui le persone distribuiscono il tempo, le energie e l’attenzione tra i diversi aspetti della propria vita. Prestare maggiore attenzione alla salute, riflettere di più sulle proprie scelte o mostrarsi più cauti nelle decisioni non sono necessariamente segnali negativi legati all’invecchiamento. Possono riflettere priorità ed esigenze diverse, che si modificano nel corso della vita anche sulla base delle esperienze vissute e del contesto personale.”

Età e aspetto fisico: quanto pesano le aspettative sociali sull'invecchiamento?

Il modo in cui viviamo il passare degli anni può intrecciarsi anche con le aspettative sociali associate all'età.

Più della metà delle persone coinvolte nel sondaggio (55,5%) ritiene che l'invecchiamento venga visto negativamente dalla società, mentre il 39,1% riferisce di sentire la pressione di mantenere un aspetto giovane.

Questa pressione viene riportata dal 42,2% delle donne, rispetto al 37,4% degli uomini, ma le differenze più evidenti emergono osservando le diverse fasce d'età.

Tra i 18 e i 24 anni, il 62,5% riferisce di sentire la pressione di mantenere un aspetto giovane. La percentuale diminuisce progressivamente nelle fasce d'età successive, arrivando a circa il 29% tra gli over 65.

Il dato mostra quindi che la pressione associata alla giovinezza e all'aspetto fisico sembra presente anche tra persone ancora molto lontane dalle fasce d'età generalmente associate alla vecchiaia.

Le aspettative legate all'età sembrano riguardare anche altri ambiti della vita. Il 20,9% teme il modo in cui verrà percepito con il passare degli anni e il 16,4% riferisce di sentirsi giudicato sulla base della propria età.

Il 26,1% si dichiara d'accordo con l'affermazione di aver perso un'opportunità lavorativa o una promozione a causa della propria età. Il dato riflette una percezione soggettiva riferita dagli intervistati, e non un evento verificato in modo indipendente: suggerisce comunque che, per una parte del campione, l'età venga percepita come un fattore capace di incidere anche sulle opportunità professionali.

Invecchiare può portare anche maggiore sicurezza e resilienza

Accanto alle preoccupazioni e alle pressioni associate all'età, il sondaggio ha esplorato anche alcuni aspetti positivi che le persone collegano al passare degli anni.

Il 51,5% racconta di sentirsi più a proprio agio con sé stesso con l'avanzare dell'età, mentre il 52,2% riferisce di sentirsi più resiliente dal punto di vista emotivo.

Inoltre, il 61,1% afferma di non associare necessariamente l'invecchiamento al “sentirsi vecchi”.

I risultati restituiscono quindi un rapporto con l'età che può comprendere esperienze diverse e, in alcuni casi, apparentemente contrastanti. Una persona può percepire pressioni sociali legate alla giovinezza e, allo stesso tempo, sentirsi più sicura di sé o emotivamente più resiliente con il passare degli anni.

Sentirsi più a proprio agio con sé stessi o riconoscere una maggiore resilienza non rappresenta naturalmente un esito necessario dell'invecchiamento, così come avere preoccupazioni rispetto al passare degli anni non indica di per sé un rapporto negativo con la propria età.

Le risposte raccolte mostrerebbero piuttosto come invecchiare e “sentirsi vecchi” non siano necessariamente la stessa esperienza e come il significato attribuito all'età possa cambiare da persona a persona e nelle diverse fasi della vita.

Nota metodologica

La ricerca è stata condotta da Unobravo su un campione di 1.670 adulti in Italia nel corso di aprile e maggio 2026. Il questionario ha indagato la percezione dell'età in cui una persona viene tipicamente considerata "anziana" nella società, il momento in cui gli intervistati hanno iniziato o prevedono di iniziare a sentirsi "vecchi", gli aspetti dell'invecchiamento che destano maggiore preoccupazione e le modalità concrete con cui l'invecchiamento influisce sulla loro vita quotidiana. I risultati sono stati successivamente analizzati e interpretati dagli psicologi di Unobravo.