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Psicologia dell’invecchiamento
5
minuti di lettura

Anziani in RSA e festività natalizie

Anziani in RSA e festività natalizie
Ilaria Tonelli
Psicologa a orientamento Psicodinamico
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
27.12.2025
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Negli ultimi anni, la psicologia dell’invecchiamento ha posto crescente attenzione alla qualità della vita nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA). evidenziando come le feste e in particolare il Natale, costituiscano un contesto privilegiato per osservare il bisogno di senso, continuità identitaria e connessione sociale (Cacioppo & Cacioppo, 2018; Carstensen et al., 2020).

Olly - Pexels

La solitudine come esperienza psichica complessa

La solitudine nell’anziano non è un fenomeno unidimensionale, ma si configura come un’esperienza relazionale e simbolica. Essa può derivare dalla separazione fisica dai familiari, dal lutto o dal senso di inutilità percepito (Cornwell & Waite, 2009). Durante le festività, queste emozioni vengono spesso riattivate, generando una discrepanza tra la dimensione esterna della celebrazione e quella interna dell’esperienza affettiva.

La letteratura evidenzia come la solitudine cronica negli anziani sia associata a un aumento dei sintomi depressivi, a un peggioramento cognitivo e a una riduzione della capacità di regolazione emotiva (Hawkley & Cacioppo, 2010; Holt-Lunstad et al., 2015).

Solitudine e Festività natalizie

Nel periodo natalizio, questa dimensione narrativa si accentua: l’anziano rielabora la propria biografia in forma di racconto, cercando continuità e riconoscimento. La psicologia narrativa dell’invecchiamento (McAdams, 2001) evidenzia infatti come la narrazione di sé costituisca una risorsa identitaria e terapeutica, capace di contrastare il sentimento di isolamento.

Nel contesto delle RSA, tali vissuti possono essere accentuati dalla distanza fisica dalle famiglie e dalla ritualità standardizzata delle celebrazioni, spesso percepite come artificiali o spersonalizzanti.

La dimensione relazionale del Natale nelle RSA

Il Natale, con la sua valenza simbolica di rinascita e speranza, rappresenta per l’anziano un ponte tra passato e presente. La memoria autobiografica, fortemente legata a riti e tradizioni, può riattivare ricordi familiari che favoriscono la continuità del sé e il senso di identità (Bluck & Alea, 2011).

Gli operatori delle RSA, psicologi e animatori sociali, hanno un ruolo cruciale nel trasformare questo tempo in un’occasione di connessione e significato. Attività come la condivisione di storie natalizie, la decorazione partecipata degli spazi o l’organizzazione di incontri virtuali con i familiari possono aiutare gli anziani a sentirsi “parte di” un contesto relazionale, anziché semplici spettatori (Antonucci et al., 2017).

Pandemia da Covid-19 e cambiamenti

Negli ultimi anni, anche a seguito della pandemia da COVID-19, si è assistito a una ridefinizione delle modalità di celebrazione nelle RSA. L’uso delle tecnologie digitali, seppur non privo di limiti, ha consentito nuove forme di prossimità emotiva, come le videochiamate o la creazione di eventi online condivisi con i familiari (Pfefferbaum & North, 2020).

Inoltre, le attività simboliche, come la scrittura collettiva di auguri, la creazione di alberi dei ricordi o la realizzazione di piccoli rituali comunitari, favoriscono il senso di appartenenza e riconoscimento reciproco. Queste esperienze permettono di costruire un nuovo modo di “fare Natale”: non più centrato sull’assenza, ma sulla possibilità di dare nuovo significato al tempo, alle relazioni e alla memoria.

La psicologia positiva dell’invecchiamento invita, in questo senso, a focalizzarsi sulle risorse residue, sulla creatività affettiva e sulla capacità dell’anziano di generare ancora legami significativi (Ryff & Singer, 2008; Westerhof & Bohlmeijer, 2014).

Brett Sayles - Pexels

Verso un nuovo modo di festeggiare

Il Natale nelle RSA rappresenta un crocevia emotivo e simbolico: può riattivare ferite di solitudine ma, se gestito con sensibilità psicologica e attenzione relazionale, può trasformarsi in un’esperienza di connessione, autenticità e rinascita interiore.

Promuovere rituali personalizzati, valorizzare la memoria autobiografica e sostenere la dimensione comunitaria sono strategie che consentono di risignificare la festa e di restituire agli anziani la sensazione di “esserci ancora”, non solo come testimoni del passato, ma come protagonisti di un presente condiviso.

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  • Antonucci, T. C., Ajrouch, K. J., & Birditt, K. S. (2017). The convoy model: Explaining social relations from a multidisciplinary perspective. Gerontologist, 57(1), 82–92.
  • Bluck, S., & Alea, N. (2011). Crafting the TALE: Construction of a measure to assess the functions of autobiographical remembering. Memory, 19(5), 470–486.
  • Cacioppo, J. T., & Cacioppo, S. (2018). The growing problem of loneliness. The Lancet, 391(10119), 426.
  • Carstensen, L. L., Fung, H. H., & Charles, S. T. (2020). Socioemotional selectivity theory: The role of perceived time in emotional well-being. Current Directions in Psychological Science, 29(1), 3–8.
  • Cornwell, E. Y., & Waite, L. J. (2009). Social disconnectedness, perceived isolation, and health among older adults. Journal of Health and Social Behavior, 50(1), 31–48.
  • Hawkley, L. C., & Cacioppo, J. T. (2010). Loneliness matters: A theoretical and empirical review of consequences and mechanisms. Annals of Behavioral Medicine, 40(2), 218–227.
  • Holt-Lunstad, J., Smith, T. B., Baker, M., Harris, T., & Stephenson, D. (2015). Loneliness and social isolation as risk factors for mortality: A meta-analytic review. Perspectives on Psychological Science, 10(2), 227–237.
  • McAdams, D. P. (2001). The psychology of life stories. Review of General Psychology, 5(2), 100-122.
  • Pfefferbaum, B., & North, C. S. (2020). Mental health and the COVID-19 pandemic. New England Journal of Medicine, 383(6), 510–512.

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