Negli ultimi anni, il tema dell'identità di genere è entrato sempre più spesso nelle conversazioni quotidiane, nei media, nelle scuole, nei luoghi di lavoro e con esso sono arrivati termini nuovi che possono sembrare complessi o distanti.
“Cisgender” è uno di quei termini che si legge spesso, ma che non sempre è chiaro per tutti.
Questo spazio è pensato per chiunque voglia capire meglio, che si tratti di esplorare qualcosa di se stessi o semplicemente di imparare a relazionarsi con maggiore rispetto e consapevolezza verso le persone che ci circondano.
Nelle prossime sezioni troverai tutto quello che ti serve per orientarti con chiarezza.
Cosa significa cisgender, spiegato in modo semplice
Con la parola cisgender ci si riferisce a una persona la cui identità di genere coincide con il sesso assegnato alla nascita. In altre parole, se sei nata femmina e ti identifichi come donna, oppure sei nato maschio e ti identifichi come uomo, sei una persona cisgender.
La stessa definizione è stata adottata anche in ambito istituzionale italiano: nel Glossario di Medicina di Genere, un documento approvato nel 2022 dall'Osservatorio dedicato alla Medicina di Genere e realizzato con la collaborazione di esperti dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e dell'Istituto Superiore di Sanità, il termine indica proprio le persone la cui identità di genere è in linea con il sesso assegnato alla nascita (Malorni et al., 2022).
Il termine nasce dall'unione del prefisso latino “cis”, che significa “al di qua”, con la parola “gender”. Non è una coincidenza: “cis” è l'esatto opposto di “trans”, che in latino significa “al di là”. I due prefissi formano quindi una coppia simmetrica, senza che nessuno dei due implichi un giudizio di valore sull'altro.
Nella vita quotidiana, si usa spesso la forma abbreviata “cis”: si parla così di una donna cis (o donna cisgender) per indicare una persona nata femmina che si identifica come donna, e di un uomo cis (o uomo cisgender, a volte indicato con l'espressione inglese “cis male”) per una persona nata maschio che si identifica come uomo.

Facciamo un pò di chiarezza
Vale la pena chiarire anche un aspetto che genera spesso confusione: essere cisgender riguarda l'identità di genere, che è una dimensione indipendente sia dal sesso biologico che dall'orientamento sessuale. Queste tre dimensioni, infatti, non si determinano a vicenda:
- Sesso biologico: le caratteristiche fisiche e fisiologiche (cromosomi, anatomia, ormoni) con cui una persona nasce.
- Identità di genere: il senso interiore e profondo di sé come uomo, donna o altra identità di genere.
- Orientamento sessuale: l'attrazione emotiva, romantica o sessuale verso altre persone.
Essere cisgender, quindi, non dice nulla su chi una persona ama o desidera: riguarda esclusivamente il rapporto tra il proprio senso di sé e il sesso assegnato alla nascita.
Il termine cisgender è nato negli anni '90, all'interno del dibattito accademico e attivista trans, con l’obiettivo di dare un nome all'esperienza della maggioranza senza renderla automaticamente il punto di riferimento assoluto.
Nel 1994 è stato usato per la prima volta in ambito accademico, proprio per evitare che l'esperienza delle persone transgender continuasse a essere definita solo per contrasto con una norma senza nome.
Nel 2015 il termine entra nell'Oxford English Dictionary, segnando un riconoscimento formale del suo valore linguistico e culturale. Cisgender non è un insulto, né un'etichetta negativa, ma semplicemente un descrittore neutro.
Identità di genere: che cos'è davvero
L'identità di genere è il senso profondo e interiore di chi siamo, al di là di qualsiasi etichetta esterna. Non riguarda solo come ci vediamo allo specchio, ma come ci percepiamo dentro, in modo autentico e spesso difficile da mettere a parole.
È importante distinguerla dall'espressione di genere, che è invece il modo in cui scegliamo di presentarci al mondo: attraverso i vestiti, il linguaggio del corpo, il modo di parlare. Due persone possono avere la stessa identità di genere ed esprimerla in modi completamente diversi. Come accennato nella sezione precedente, identità di genere e orientamento sessuale sono inoltre dimensioni separate e indipendenti.
Quando parliamo di identità di genere, ci muoviamo su uno spettro ricco e variegato: ci sono persone cisgender, persone transgender, persone non binarie, persone genderfluid, e molte altre ancora.
Le differenze tra cisgender e transgender
Per capire davvero cosa significa essere cisgender, è utile metterlo in relazione con il suo termine complementare, transgender.
Una persona transgender è una persona la cui identità di genere non corrisponde al sesso che le è stato assegnato alla nascita. Per esempio, se a qualcuno viene assegnato il sesso maschile alla nascita, ma la sua identità profonda è femminile, quella persona può identificarsi come donna transgender.
Un aspetto importante da chiarire riguarda la disforia di genere, ovvero quella condizione, riconosciuta anche dal DSM-5-TR, in cui una persona avverte una marcata incongruenza tra il genere che sente proprio e quello assegnatole alla nascita, accompagnata da una sofferenza clinicamente significativa o da una compromissione del funzionamento in aree importanti della vita quotidiana.
Solo alcune persone transgender sperimentano disforia di genere nel corso della loro vita, evidenziando come non identificarsi come cisgender non comporta automaticamente sofferenza o disagio (Malorni et al., 2022).
Cisessuale, non binario e intersessuale
Vale la pena menzionare anche il termine cisessuale, sinonimo meno diffuso di cisgender, che si riferisce specificamente all'allineamento tra identità di genere e sesso biologico. Esistono poi persone non binarie, che non si riconoscono esclusivamente né nel genere maschile né in quello femminile, e persone intersessuali, nate con caratteristiche biologiche che non rientrano nelle definizioni tipiche di maschio o femmina.
Parole come “cisgender” e “transgender” non hanno un significato fisso e universale. In un documento l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiarito che molte delle definizioni legate all'identità di genere sono dinamiche e destinate a evolversi nel tempo: il loro significato può cambiare a seconda della lingua, del periodo storico e del contesto culturale in cui vengono utilizzate (World Health Organization, 2024).
Essere cisgender e non riconoscersi negli stereotipi
Essere cisgender non significa necessariamente riconoscersi in ogni stereotipo legato al proprio genere. Un uomo cisgender può non sentirsi a proprio agio con i modelli tradizionali di mascolinità, mentre una donna cisgender può rifiutare i ruoli femminili convenzionali senza che questo metta in discussione, nemmeno per un momento, chi sente di essere.
Esplorare la propria identità, chiedersi chi si è al di là delle aspettative sociali, è un processo sano e legittimo, non un segnale di confusione da risolvere in fretta.
Se però questa esplorazione genera un disagio persistente, che pesa sul quotidiano ed è difficile da gestire da soli, potrebbe essere utile parlarne con un professionista, in un contesto sicuro e privo di giudizi.

Il cisgenderismo: quando il cis diventa la norma
Il cisgenderismo è l'assunzione implicita, spesso inconsapevole, che l'identità cisgender sia la norma universale, il punto di partenza rispetto a cui tutto il resto si misura. Questa idea si manifesta nella cisnormatività, ovvero nella tendenza della società a organizzare spazi, linguaggi e aspettative come se tutte le persone fossero cisgender per definizione.
Per chi non si riconosce in questa norma, il messaggio implicito può diventare che quella persona sia un'eccezione da spiegare e questo può pesare sull'autostima e sulla percezione di sé in modo profondo.
Un'indagine condotta in Italia su oltre 630 persone trans e non binarie ha mostrato quanto questi meccanismi siano diffusi anche nella vita quotidiana: più di otto intervistati su dieci (l'86,4%) hanno dichiarato di aver subito almeno una forma di micro-aggressione sul lavoro legata alla propria identità di genere (Istat & UNAR, 2023).
Privilegio o fattore di stress?
Esiste poi il concetto di privilegio cisgender: una serie di vantaggi sociali di cui le persone cisgender possono godere senza rendersene conto, come non dover giustificare la propria identità, non essere messe in discussione nei documenti o nelle interazioni quotidiane. Questo privilegio ha conseguenze concrete sulla vita e sulla salute di chi non lo possiede.
Una ricerca pubblicata sulla rivista JAMA Network Open ha messo in luce come le persone appartenenti a minoranze sessuali o di genere vivano spesso maggiori disuguaglianze nella salute e nell'accesso alle cure rispetto alle persone eterosessuali cisgender. Questo accade a causa dello stigma, della discriminazione e di quello che viene chiamato stress da minoranza: l'insieme di esperienze come il pregiudizio, la paura costante di essere rifiutati, la necessità di nascondere la propria identità o il fatto di aver interiorizzato messaggi negativi su di sé.
La situazione è così significativa che il National Institutes of Health degli Stati Uniti ha ufficialmente riconosciuto queste persone come “popolazione con disparità di salute”, sottolineando la necessità di dedicare maggiore attenzione a queste disuguaglianze nella ricerca e nella pratica clinica (Tesfaye et al., 2023).
Relazioni con persone transgender: emozioni e difficoltà
Relazionarsi con una persona transgender, che sia un familiare, un/una partner o un/una amico/a, può far emergere emozioni inaspettate. Potresti sentirti in imbarazzo, preoccupato di dire la cosa sbagliata, o avvertire un senso di colpa difficile da spiegare.
Puoi permetterti di non avere tutte le risposte, purché tu rimanga aperto all'ascolto. È fondamentale, però, non minimizzare l'esperienza dell'altra persona, anche nei momenti in cui il suo vissuto ti risulta lontano o difficile da comprendere pienamente.
Quando si parla di identità di genere in famiglia, in coppia o con i figli, la cosa più preziosa che puoi offrire è la tua presenza autentica, senza giudizio. Chiedere con rispetto, ad esempio come preferisce essere chiamata una persona o quali pronomi usa è un atto concreto di cura.
Per affrontare i pregiudizi inconsapevoli puoi iniziare da piccoli passi pratici:
- Informati da fonti attendibili, come associazioni specializzate o testi scritti da persone con esperienza diretta, invece di affidarti solo a ciò che hai sentito dire.
- Pratica l'ascolto attivo: quando qualcuno ti parla della propria esperienza, resisti all'impulso di interpretare o correggere e lascia spazio a ciò che vuole dirti.
- Usa un linguaggio rispettoso: chiedi i pronomi preferiti, usa il nome scelto dalla persona e non trattare queste attenzioni come un peso, ma come una forma normale di rispetto reciproco.
- Riconosci i tuoi limiti senza vergognartene: puoi dire “non lo sapevo” o “sto ancora imparando”.
Il cambiamento non richiede di essere perfetti. Richiede curiosità e disponibilità a crescere, anche quando è scomodo.

Come la terapia può aiutare a capirsi meglio
A volte, il semplice fatto di chiedersi “chi sono davvero?” può sembrare più pesante del previsto. Un percorso di psicoterapia può offrire uno spazio protetto e non giudicante in cui esplorare la propria identità di genere con calma, senza la pressione di dover arrivare subito a una risposta definitiva.
Non si tratta solo di chi sta attraversando una fase di dubbio o confusione profonda. Anche chi si identifica come cisgender può trovare valore nel lavorare su temi come la vergogna legata al proprio corpo, il timore di parlare apertamente di sé o le difficoltà che emergono nelle relazioni con persone LGBTQ+ care.
Alcuni segnali possono suggerire che un supporto professionale potrebbe fare la differenza:
- un disagio persistente legato alla propria identità o a quella di qualcuno vicino a te;
- conflitti relazionali ricorrenti su questi temi, che sembrano non risolversi;
- ansia o senso di colpa difficili da spiegare, che si ripresentano spesso.
Rivolgersi a uno/a psicologo/a significa scegliere di capirsi meglio e farlo con qualcuno che sa accompagnarti senza giudicarti.
Ogni identità merita rispetto, anche la tua
Capire chi sei, anche quando la risposta sembra ovvia, è un atto di cura profonda verso te stesso/a. Essere cisgender non significa che la tua identità non meriti attenzione o esplorazione: meriti di conoscerti, di sentirti a tuo agio con chi sei, e di costruire relazioni autentiche con le persone che ti circondano.
Comprendere se stessi è il primo passo per relazionarsi con rispetto e apertura verso tutte le identità di genere.
Se senti che qualcosa ti pesa, che alcune domande tornano spesso, o che vorresti semplicemente uno spazio in cui riflettere senza giudizi, chiedere supporto a un professionista è un atto di coraggio e di gentilezza verso te stesso/a e verso chi ti sta accanto.
Prendersi cura della propria salute mentale cambia il modo in cui ci si relaziona con il mondo. Puoi iniziare il tuo percorso con uno/a psicologo/a quando ti senti pronto/a, senza fretta e senza vergogna.





