Come si definisce l’identità di una persona? Si tratta di qualcosa di molto ampio e ricco di sfaccettature, che comprende anche l’identità sessuale, un concetto che si è delineato a partire dagli anni Cinquanta e Sessanta. In questo articolo approfondiremo il tema dell’identità di genere.
Identità sessuale e identità di genere
L’identità sessuale rappresenta una dimensione complessa, plasmata dall’interazione tra aspetti biologici, sociali e ambientali. Essa presenta sia elementi stabili sia componenti soggette a cambiamento nel corso della vita. Le differenze di comportamento tra maschi e femmine, ad esempio, possono essere influenzate non solo da fattori biologici, come la concentrazione di ormoni sessuali durante fasi critiche dello sviluppo, ma anche da variabili ambientali, sociali e culturali (Calamandrei, 2010). L’identità sessuale si articola attraverso diversi fattori, tra cui il sesso biologico, il ruolo di genere, l’orientamento sessuale e l’identità di genere.
Il sesso biologico
Il termine sesso biologico si riferisce all’appartenenza biologica al sesso femminile o maschile, determinata da cromosomi, genitali interni ed esterni e caratteri sessuali secondari. Tuttavia, questa dimensione non è rigidamente binaria: esistono persone che presentano caratteristiche sessuali primarie, secondarie o anche genetiche che non si riconducono esclusivamente al sesso maschile o femminile, condizione nota come intersessualità. Ad esempio, anomalie nel numero dei cromosomi sessuali, come nella sindrome di Turner (cariotipo X0) o nella sindrome di Klinefelter (cariotipo XXY), influenzano profondamente lo sviluppo sessuale e psicologico, suggerendo che i cromosomi sessuali svolgano un ruolo anche nel funzionamento del sistema nervoso centrale (Calamandrei, 2010).
Il ruolo di genere
Legate all’identità sessuale ci sono aspettative culturali e sociali che vanno a definire il cosiddetto ruolo di genere, ossia come uomini e donne dovrebbero esprimere il loro genere: questo spesso genera stereotipi e pregiudizi. Tra le componenti del ruolo di genere troviamo:
- i tratti fisici
- le movenze
- il vestiario
- i tratti della personalità
- l’eloquio
- il modo di interagire nelle relazioni
- gli interessi e le abitudini.
Ad esempio, una donna che svolge lavori manuali potrà essere considerata poco femminile, non perché si tratti di una capacità intrinsecamente maschile, ma perché culturalmente le competenze tecniche e manuali sono sempre state attribuite agli uomini.

L’orientamento sessuale
Con il termine orientamento sessuale si fa riferimento al genere delle persone dalle quali siamo attratti da un punto di vista erotico e affettivo. Questa dimensione non comprende esclusivamente le esperienze erotiche o sessuali, ma coinvolge anche altri aspetti come:
- il comportamento sessuale
- l’attrazione erotica
- le fantasie sessuali
- la preferenza affettiva
- l’auto-definizione.
Già negli anni cinquanta il biologo e sessuologo Alfred Kinsey introdusse l’idea che non si può parlare di un orientamento rigidamente eterosessuale, omosessuale o bisessuale, ma che si possa piuttosto rappresentare l’orientamento come un continuum che prevede molteplici posizionamenti: dall’eterosessualità esclusiva all’omosessualità esclusiva. All'interno di questo continuum troviamo anche la pansessualità e l'asessualità.
A prescindere dal proprio orientamento sessuale, è possibile poi individuare un orientamento relazionale aromantico; questo termine indica la tendenza a non provare interesse romantico verso le altre persone e può assumere molteplici declinazioni: ominaromaticismo, demiromanticismo, quoiromanticismo e altre.
L’identità di genere
Con identità di genere si intende la percezione di sé come uomo o donna, ossia l’identificazione di sé stessi in quanto appartenenti a uno dei due generi. Quando l’identità di genere non coincide con il sesso biologico assegnato alla nascita, la persona può decidere di adeguare il proprio corpo al genere al quale sente di appartenere:
- attraverso interventi chirurgici e terapia ormonale, si definirà allora transessuale;
- attraverso l’espressione di genere più rappresentativa come l’abbigliamento o l’acconciatura, sarà quindi definita transgender.
La disforia di genere
Nel DSM-5, cioè il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, si parla di disforia di genere per definire la condizione clinica in cui il sentire una discrepanza tra il proprio sesso biologico e la propria identità di genere causa un disagio clinicamente significativo e compromette il funzionamento sociale e lavorativo.
Come accade per i disturbi d’ansia, è l’entità del disagio avvertito e le sue ripercussioni a determinare la presenza di un quadro clinico a cui prestare attenzione. Questo modo di intendere la disforia di genere rappresenta un grande cambiamento, perché soltanto nella versione precedente del DSM il disturbo dell’identità di genere non teneva in considerazione il disagio soggettivo sperimentato.
L’identità sessuale è costante nel tempo?
Quando parliamo di identità sessuale dobbiamo tenere in considerazione anche la dimensione temporale: la consapevolezza del proprio orientamento, nella maggioranza delle persone, può avvenire
- più o meno precocemente, attraverso un processo di coming out vissuto come la “scoperta” di un orientamento sessuale che si è sempre posseduto;
- in un secondo momento, dopo esperienze sessuali differenti.
Possiamo affermare che la distinzione rigida tra eterosessualità, omosessualità e bisessualità è scarsamente in grado di definire la complessità dell’identità sessuale: è l’esperienza soggettiva a costruire il nuovo criterio che definisce l’identità.
Teoria del gender: passato e presente
I primi studi di genere nascono negli anni cinquanta negli Stati Uniti e si occupano di identità sessuale nelle diverse dimensioni. Negli anni settanta-ottanta si diffondono anche in Europa, all’interno però di una cultura emancipativa della donna.
La prima a parlare di sex-gender system è l’antropologa Gayle Rubin che, nel 1975 nel saggio The traffic women, teorizza un sistema binario asimmetrico per cui la differenza tra i caratteri sessuali biologici viene trasformata in modo arbitrario in una disparità tra uomo e donna.
Successivamente la teoria del gender viene monopolizzata da gruppi ultracattolici che considerano erroneamente il termine gender come sinonimo di omosessualità e transessualità.
Cosa succede oggi?
Attualmente l’AIP (Associazione Italiana Psicologi) ritiene opportuno intervenire per rasserenare il dibattito nazionale sui temi della diffusione degli studi di genere e orientamento sessuale nelle scuole italiane e per chiarire l’inconsistenza scientifica del concetto di “ideologia del gender”.
Esistono, al contrario, studi scientifici di genere, meglio noti come Gender Studies che, insieme ai Gay and Lesbian Studies, hanno contribuito in modo significativo alla conoscenza di tematiche di grande rilievo per molti campi disciplinari (dalla medicina alla psicologia, all’economia, alla giurisprudenza, alle scienze sociali) e alla riduzione, a livello individuale e sociale, del minority stress, fenomeno alimentato dai pregiudizi e dagli stereotipi di genere, che possono portare a discriminazioni basate sul genere e l’orientamento sessuale (pensiamo all'omofobia, alla bifobia e alla transfobia).
Dati epidemiologici su identità di genere e salute mentale
Negli ultimi anni, la visibilità delle persone transgender e non binarie è aumentata, così come la ricerca scientifica sull’identità di genere. Secondo una revisione pubblicata su The Lancet nel 2021, la prevalenza di persone che si identificano come transgender o non binarie varia tra lo 0,3% e lo 2,7% della popolazione adulta nei paesi occidentali (Meerwijk & Sevelius, 2017).
Per quanto riguarda la salute mentale, diversi studi internazionali hanno evidenziato che le persone transgender e non binarie possono essere maggiormente esposte a stress, ansia e depressione rispetto alla popolazione generale, soprattutto a causa di discriminazione, stigma e mancanza di supporto sociale (Becerra-Culqui et al., 2018). Tuttavia, la presenza di un ambiente accogliente e di servizi di supporto adeguati può ridurre significativamente il rischio di disagio psicologico e migliorare la qualità della vita.
Percorsi di affermazione dell’identità di genere: raccomandazioni cliniche
Le linee guida internazionali, come quelle della WPATH (Standards of Care, versione 8, 2022), sottolineano l’importanza di un approccio multidisciplinare e centrato sulla persona nei percorsi di affermazione dell’identità di genere. Questo significa che ogni individuo dovrebbe essere accompagnato nel proprio percorso in modo personalizzato, rispettando i suoi tempi, bisogni e desideri.
Le principali raccomandazioni includono:
- Valutazione psicologica e supporto emotivo: un percorso di ascolto e sostegno psicologico può aiutare la persona a esplorare la propria identità di genere, affrontare eventuali difficoltà e prendere decisioni consapevoli.
- Coinvolgimento della famiglia: il supporto familiare è un fattore protettivo fondamentale. Gli specialisti raccomandano di coinvolgere genitori e caregiver, offrendo loro strumenti per comprendere e sostenere la persona nel percorso di affermazione.
- Interventi medici e sociali: quando richiesto, il percorso può includere trattamenti ormonali, interventi chirurgici o cambiamenti sociali (come il nome o l’aspetto). Ogni scelta dovrebbe essere valutata attentamente e condivisa con un’équipe multidisciplinare.
L’obiettivo principale è promuovere il benessere psicologico e sociale della persona, riducendo il rischio di disagio e favorendo l’autenticità e l’autodeterminazione.
Identità di genere in bambini e adolescenti: sfide e strategie di supporto
L’esplorazione dell’identità di genere può iniziare già in età infantile o adolescenziale. Secondo l’APA (2015), molti bambini sviluppano una consapevolezza del proprio genere tra i 2 e i 5 anni, ma per alcuni questa esperienza può essere complessa e accompagnata da dubbi o disagio.
Le principali sfide che bambini, adolescenti e famiglie possono incontrare includono:
- Difficoltà di comunicazione: i giovani possono avere difficoltà a esprimere i propri sentimenti o timori riguardo all’identità di genere, temendo giudizi o incomprensioni.
- Pressioni sociali e stereotipi: l’ambiente scolastico e sociale può essere fonte di discriminazione o isolamento, soprattutto in presenza di stereotipi rigidi sui ruoli di genere.
- Preoccupazioni familiari: i genitori possono provare incertezza, paura o senso di inadeguatezza nel sostenere il percorso del proprio figlio o figlia.
Le strategie di supporto raccomandate dalle linee guida internazionali comprendono:
- Ascolto attivo e validazione: accogliere senza giudizio le emozioni e i vissuti del bambino o adolescente, mostrando apertura e rispetto.
- Collaborazione con la scuola: favorire un ambiente scolastico inclusivo, sensibilizzando insegnanti e compagni di classe sull’importanza del rispetto dell’identità di genere.
- Accesso a professionisti specializzati: rivolgersi a psicologi e operatori esperti in identità di genere può aiutare a gestire eventuali difficoltà e a promuovere il benessere di tutta la famiglia.
Un sostegno tempestivo e competente può contribuire positivamente al percorso di crescita e affermazione dell’identità di genere nei più giovani.
Comunicare e sostenere l’identità di genere: indicazioni pratiche per adulti di riferimento
Per genitori, insegnanti e operatori che accompagnano persone in esplorazione o affermazione della propria identità di genere, può essere fondamentale adottare strategie di comunicazione e supporto che favoriscano un clima di accoglienza e rispetto.
Ecco alcune indicazioni pratiche:
- Utilizzare il nome e i pronomi scelti: rispettare il nome e i pronomi con cui la persona desidera essere chiamata è un gesto semplice ma molto significativo per il benessere e l’autostima.
- Evitare domande intrusive: chiedere dettagli personali o medici non necessari può risultare invadente. È importante rispettare la privacy e i tempi della persona.
- Informarsi e aggiornarsi: approfondire le proprie conoscenze sull’identità di genere aiuta a superare stereotipi e a offrire un supporto più consapevole.
- Favorire l’inclusione: promuovere attività e ambienti in cui ogni persona possa esprimere liberamente la propria identità, senza timore di discriminazioni.
Un approccio empatico e informato può contribuire a creare relazioni di fiducia e a sostenere il percorso di chi sta esplorando o affermando la propria identità di genere.
Scegli di essere te stesso: Unobravo può essere al tuo fianco
Affermare la propria identità di genere o sostenere chi sta vivendo questo percorso può essere complesso, ma non sei solo. In Unobravo crediamo nell’importanza di un ascolto empatico, di un supporto competente e di uno spazio sicuro dove poter esplorare, comprendere e valorizzare la propria unicità, senza giudizio. Se senti il bisogno di confrontarti con uno psicologo esperto, per te o per una persona cara, inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online: potrai costruire un percorso su misura per il tuo benessere e la tua autenticità.









