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Minority stress model: come lo stigma pesa sulla mente

Minority stress model: come lo stigma pesa sulla mente
Francesca Martini
Psicoterapeuta ad orientamento Cognitivo-Comportamentale
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
30.1.2026
Minority stress model: come lo stigma pesa sulla mente
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Che cos’è il minority stress model

Il minority stress model è una cornice teorica sviluppata dallo psicologo sociale Ilan Meyer per spiegare perché le persone che appartengono a gruppi stigmatizzati possono presentare, in media, un rischio più elevato di disagio psicologico rispetto alla popolazione maggioritaria. Secondo studi di meta-analisi le persone lesbiche, gay e bisessuali (LGB) presentano più spesso problemi di salute mentale rispetto alle persone eterosessuali, sia sull’arco di vita, sia guardando solo agli ultimi 12 mesi. (Meyer, 2003). Questi dati evidenziano come lo stress legato alla stigmatizzazione sociale non sia un’esperienza individuale isolata, ma un fenomeno strutturale che incide profondamente sulla salute mentale delle persone LGB.

Secondo questo modello, chi appartiene a una minoranza vive uno stress “in eccesso” rispetto allo stress comune che tutte le persone sperimentano. Non si tratta solo di affrontare problemi quotidiani, ma di farlo in un contesto in cui la propria identità è svalutata, messa in discussione o apertamente rifiutata. In particolare, la prevalenza di sintomi legati alla salute mentale osservata nelle popolazioni LGB è spiegato dal modello del minority stress: stigma, pregiudizio e discriminazione creano un ambiente sociale ostile e una condizione di stress cronico che incide negativamente sulla salute psicologica individuale (Meyer, 2003).

Il minority stress model aiuta a collegare in modo sistematico:

  • Condizioni sociali: stigma, discriminazione, violenza.
  • Processi psicologici interni: paura del rifiuto, vergogna, auto-svalutazione.
  • Esiti di salute: ansia, depressione, abuso di sostanze, ideazione suicidaria.

In questo modo, sposta l’attenzione dalla “fragilità individuale” al peso reale delle condizioni sociali e relazionali sulla salute mentale.

Stress generale e minority stress: quali sono le differenze

Tutte le persone possono sperimentare stress generale: problemi economici, conflitti familiari, malattie, cambiamenti lavorativi, sono solo alcune delle più comuni cause. Il minority stress model sottolinea che, oltre a questi stressor, le persone appartenenti a minoranze possono vivere stressor aggiuntivi legati allo stigma.

La differenza principale riguarda:

  • Origine dello stress: lo stress generale nasce da eventi di vita; il minority stress deriva dall’essere parte di un gruppo stigmatizzato.
  • Cronicità: lo stress generale è spesso temporaneo; il minority stress può essere cronico, perché l’identità non è modificabile o non lo è senza costi profondi.
  • Controllabilità: molti stressor generali possono essere gestiti o evitati; i minority stressors sono spesso fuori dal controllo individuale (leggi, norme sociali, pregiudizi).

Per Meyer, questo rende il minority stress uno stress “in eccesso”: non sostituisce lo stress comune, ma si somma ad esso, aumentando il carico complessivo sulla salute della persona.

Stressori distali: ciò che arriva dall’esterno

Nel minority stress model, gli stressori distali sono gli eventi e le condizioni esterne, osservabili, che colpiscono la persona in quanto membro di una minoranza. Sono “distali” perché avvengono fuori dalla mente, ma possono avere un impatto diretto sulla salute psicologica.

Esempi di stressori distali includono: discriminazione esplicita, come l’impossibilità di accedere a specifici servizi, gli insulti o l’esclusione da opportunità lavorative o abitative a causa dell’identità; violenza e minacce, che possono manifestarsi attraverso aggressioni fisiche o verbali, molestie e bullismo omolesbobitransfobico; microaggressioni, ovvero commenti, battute, sguardi o domande intrusive che comunicano svalutazione o curiosità morbosa; e i cosiddetti “non-eventi”, cioè opportunità mai offerte (promozioni, inviti, ruoli di responsabilità) perché si presume, spesso in modo implicito, che la persona “non sia adatta”. Queste esperienze non sono solo dolorose sul piano emotivo, ma hanno anche un impatto documentato sulla salute: le ricerche mostrano infatti che fattori di stress esterni specifici per le minoranze, come discriminazione e vittimizzazione, sono associati a peggiori esiti di salute fisica e mentale nelle persone LGBT (Hoy-Ellis, 2023).

Questi stressor non dipendono dalla volontà dell’individuo e comunicano, in modo più o meno esplicito, che la sua identità vale meno o è meno legittima.

Stressori prossimali: ciò che può essere interiorizzato

Gli stressori prossimali sono i processi psicologici interni che possono nascere dall’esposizione prolungata allo stigma. Sono definiti “prossimali” perché avvengono dentro la persona, anche quando non c’è una discriminazione esplicita in quel momento.

Nel minority stress model, i principali stressori prossimali sono:

  • Stigma interiorizzato: assorbire i messaggi negativi della società e rivolgerli contro di sé (per esempio, provare vergogna per la propria identità).
  • Aspettative di rifiuto: vivere con l’idea costante che, se gli altri sapessero, rifiuterebbero, giudicherebbero o farebbero del male.
  • Concealment dell’identità: nascondere o mascherare parti di sé (partner, pronome, espressione di genere) per proteggersi.

Questi processi non sono “difetti di personalità”, ma risposte apprese per adattarsi in un contesto ostile. Tuttavia, nel tempo possono diventare fonte autonoma di sofferenza, anche in ambienti relativamente sicuri.

Come lo stigma può entrare “sotto pelle”: i meccanismi psicologici

Il minority stress model è stato ampliato dal psychological mediation framework proposto dallo psicologo Mark Hatzenbuehler, che descrive come gli stressor legati alla minoranza si traducano in sintomi psicologici.

Alcuni meccanismi chiave sono:

  • Disregolazione emotiva: difficoltà a riconoscere, tollerare e modulare emozioni intense come vergogna, rabbia o paura.
  • Ruminazione: pensieri ripetitivi su episodi di discriminazione o possibili rifiuti futuri, che mantengono alta l’ansia.
  • Schemi negativi su di sé e sul mondo: credenze come “non valgo”, “non sarò mai al sicuro”, “nessuno mi accetterà davvero”.
  • Evitamento interpersonale: ridurre i contatti sociali per proteggersi, con conseguente isolamento.

Questi processi possono mediare il legame tra minority stressors e ansia, depressione, abuso di sostanze e ideazione suicidaria, rendendo visibile il percorso che va dal contesto sociale alla sofferenza individuale.

Estensioni del modello: genere, coppia e benessere fisico

Il minority stress model è stato adattato a diversi contesti, mantenendo il nucleo centrale dello stress in eccesso dovuto allo stigma. In particolare, nella formulazione integrata proposta da Meyer, questo modello è oggi ampiamente riconosciuto e utilizzato come teoria esplicativa centrale per comprendere le disuguaglianze di salute mentale nelle popolazioni a minoranza sessuale e di genere (Frost & Meyer, 2023).

Alcune estensioni importanti includono:

  • Gender minority stress: il modello è sato applicato alle persone transgender e non binarie, evidenziando stressor specifici come la disconferma dell’identità di genere o gli ostacoli all’accesso alle cure.
  • Minority stress di coppia: le coppie appartenenti a minoranze possono sperimentare stress aggiuntivo legato alla visibilità pubblica della relazione.
  • Impatto sulla salute fisica: il minority stress si collega a disturbi del sonno, problemi cardiovascolari e comportamenti a rischio.

In altre parole, il minority stress non riguarda solo il benessere psicologico, ma l’intero funzionamento della persona.

Minority stress in terapia: cosa osservare

Il minority stress model offre una lente concreta per leggere ciò che accade in terapia, andando oltre le etichette diagnostiche.

Alcuni elementi da esplorare insieme alla persona possono essere:

  • Mappa degli stressor distali: episodi di discriminazione, violenza, microaggressioni, esclusioni ripetute nel tempo.
  • Presenza di stigma interiorizzato: come la persona parla di sé, della propria identità, del proprio corpo o delle relazioni.
  • Aspettative di rifiuto: timori rispetto a famiglia, lavoro, amicizie, contesti sanitari.
  • Strategie di concealment: cosa viene nascosto, in quali contesti, con quali costi emotivi.

Integrare questi aspetti nella concettualizzazione clinica permette di non patologizzare reazioni comprensibili a un contesto ostile e di individuare obiettivi di lavoro più mirati e rispettosi dell’esperienza minoritaria.

Lavorare su stigma interiorizzato e aspettative di rifiuto

All’interno del minority stress model, stigma interiorizzato e aspettative di rifiuto sono nodi centrali del lavoro terapeutico, perché mantengono la sofferenza anche quando gli stressor esterni diminuiscono.

In terapia è possibile:

  • Rendere espliciti i messaggi interiorizzati: riconoscere da dove arrivano (famiglia, scuola, religione, media) e metterli in discussione.
  • Distinguere il rischio reale da quello anticipato: valutare insieme quanto le paure di rifiuto siano legate al presente o a esperienze passate.
  • Costruire narrazioni alternative: sviluppare una visione di sé che includa orgoglio, appartenenza e valore, non solo sopravvivenza.
  • Sperimentare nuove esperienze relazionali: usare la relazione terapeutica e, quando possibile, il supporto di comunità per creare esperienze riparative di accettazione.

Questi passaggi non cancellano lo stigma sociale, ma possono ridurre il peso dello stigma interiorizzato sulla vita quotidiana.

Coping, supporto sociale e resilienza nel minority stress model

Il minority stress model non descrive solo il rischio, ma anche le risorse che possono mitigare l’impatto dello stress aggiuntivo.

Tre dimensioni sono particolarmente rilevanti:

  • Strategie di coping: le modalità con cui la persona affronta lo stress, che possono includere attivismo, creatività, umorismo, ma anche forme meno adattive come l’evitamento o l’uso di sostanze.
  • Supporto sociale: la presenza di relazioni che confermano e valorizzano l’identità, come la famiglia scelta, i gruppi di pari e le comunità di riferimento. In particolare, la connessione e il senso di appartenenza alle comunità di minoranza sessuale e di genere emergono come importanti fattori protettivi, in grado di moderare e attenuare gli effetti negativi degli stressor di minoranza sulla salute (Hoy-Ellis, 2023) .
  • Resilienza specifica di minoranza: le capacità sviluppate proprio a partire dall’esperienza di stigma, come una maggiore sensibilità alle ingiustizie, l’empatia verso altre minoranze e le competenze nel navigare contesti diversi, che possono diventare risorse preziose per il benessere psicologico.

In terapia, riconoscere e rafforzare queste risorse significa non ridurre la persona al suo trauma, ma vedere anche le competenze che ha costruito per far fronte a un contesto spesso ostile.

Iniziare a stare meglio può essere possibile: un percorso di terapia online

Se ti sei riconosciutə in alcune delle esperienze descritte dal minority stress model, non significa che “sei tu il problema”: la tua sofferenza può avere radici anche in un contesto che spesso non ti ha accolto come meritavi. Allo stesso tempo, non sei obbligatə a portare questo peso da solə. Un percorso psicologico può aiutarti a dare un nome a ciò che vivi, distinguere ciò che ti appartiene da ciò che ti è stato imposto, lavorare sullo stigma interiorizzato e sulle aspettative di rifiuto, e provare a costruire uno spazio interno più sicuro, fatto di maggiore autocompassione, orgoglio e possibilità. Su Unobravo puoi trovare uno psicologo o una psicologa con cui affrontare questi temi in modo non-giudicante, competente e attento alla tua identità e alla tua storia. Se senti che è il momento di prenderti cura di te, inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online e fare un primo passo verso un benessere potenzialmente più allineato a chi sei davvero.


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