In questo articolo parliamo di stereotipi di genere, ovvero quell’insieme di convinzioni e rappresentazioni attribuite specificamente ai generi femminile e maschile. Nonostante siano stati fatti numerosi passi avanti rispetto al passato, molte persone sono ancora fortemente legate a quelli che potremmo definire i “copioni culturali” tramandati e accettati a livello sociale. Numerosi studi sul tema evidenziano, infatti, una sostanziale uniformità tra gli attributi che uomini e donne associano ai due generi.
Un pò di storia
Nel 1975, gli studiosi J.E. Williams e S.M. Bennett utilizzarono il test Adjective checklist (liste di controllo degli attributi) e stilarono una lista di aggettivi ritenuti tipici per uomini e donne. Tra questi, gli uomini venivano descritti come:
- rigorosi e dominanti
- logici e ambiziosi
- aggressivi ed energici
- razionali e coraggiosi
- disordinati
- forti.
Le donne, invece, erano descritte come:
- amorevoli e umili
- sentimentali e incantatrici
- piagnucolone e attente
- capricciose e sognatrici
- emotive
- frivole.
È interessante notare come, nonostante queste liste di aggettivi risalgano a diversi decenni fa, siano ancora piuttosto rappresentative dell’immagine collettiva di uomo e donna. Il perpetauare questi copioni culturali contribuisce a mantenere stabile la “differenza” percepita tra uomo e donna, rafforzando lo status quo dei ruoli sociali.
La parte nascosta degli stereotipi
Molti di questi stereotipi di genere, anche se spesso vengono razionalmente respinti, sono profondamente radicati e agiscono inconsciamente in molte persone. Un esempio emblematico è il victim blaming rivolto alle donne che subiscono catcalling: molte arrivano a sentirsi responsabili delle molestie subite, credendo di "essersela cercata". Questo fenomeno trova riscontro anche nei dati, secondo cui il 15,6% dei giovani ritiene che la violenza sessuale sia provocata dal modo di vestire delle ragazze ("Stereotipi di genere...", 2025). Un altro esempio degli effetti del "binarismo di genere" è la transfobia, una forma di discriminazione e pregiudizio verso chi non si identifica con il genere assegnato alla nascita, che si manifesta come un insieme di sentimenti di odio e opposizione nei confronti delle persone trans.
L’impatto degli stereotipi di genere sulle scelte di vita
Tra gli effetti che possono influire negativamente sul benessere individuale troviamo la negazione delle costruzioni identitarie alternative a quelle socialmente e culturalmente tramandate e riconosciute. Molte donne, ad esempio, sentono il peso dell’aspettativa sociale di doversi sposare e “mettere su famiglia”. Una donna che decide di investire nel lavoro e di non voler diventare mamma può trovarsi a dover affrontare critiche e svalutazioni da parte di chi la circonda, come se stesse fallendo nel suo ruolo di donna.
In modo simile, l’immagine condivisa dell’uomo forte e coraggioso può non rappresentare tutti gli uomini. Pensiamo al peso che questa aspettativa sociale può avere su un giovane uomo che si riconosce come sensibile e timido, e alle ripercussioni psicologiche che questa identità negata, in quanto non approvata dalla cultura di appartenenza, può avere su di lui.
Negli ambienti lavorativi si osserva ancora una diffusa discriminazione nei confronti delle donne, spesso considerate inadatte a svolgere determinate mansioni esclusivamente in ragione del loro genere. Parallelamente, desta ancora sorpresa la presenza di uomini in professioni che, nell’immaginario collettivo, sono tipicamente associate al mondo femminile, come il ruolo di baby-sitter o quello di maestro d’asilo. Questi stereotipi sono radicati anche tra i giovani: infatti, il 24,9% di essi ritiene che gli uomini abbiano minori capacità di occuparsi delle faccende domestiche (2025), perpetuando così una visione limitata dei ruoli di genere sia nella sfera privata che in quella professionale.
Stereotipi e salute mentale
Gli stereotipi di genere non influenzano solo le scelte di vita, ma anche la salute mentale.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, 2023), le aspettative di ruolo rigide aumentano il rischio di ansia, depressione e disturbi del comportamento, soprattutto quando le persone si sentono costrette a reprimere aspetti autentici della propria identità.
Per gli uomini, ad esempio, la pressione a mostrarsi forti e autosufficienti è associata a una maggiore difficoltà nel chiedere aiuto psicologico (APA, Guidelines for Psychological Practice with Boys and Men, 2018).

I copioni culturali nelle relazioni
Gli stereotipi di genere influenzano profondamente la vita di coppia, sia dal punto di vista emotivo che nella sfera sessuale. Ognuno di noi ha interiorizzato copioni sociali che definiscono i ruoli che uomini e donne dovrebbero ricoprire nelle relazioni. Ad esempio, si ritiene comunemente che debba essere l’uomo a fare il primo passo e a corteggiare la donna, mentre la donna dovrebbe farsi desiderare e non cedere troppo in fretta alle avances, per non essere giudicata negativamente. Questi schemi si riflettono anche nei comportamenti quotidiani: nel 2023, il 36% dei giovani considera accettabile che un ragazzo controlli abitualmente il cellulare o i social network della propria ragazza.
Cosa implicano queste aspettative?
Il primo esempio comporta che l’uomo, nella maggior parte dei casi:
- sentirà il peso del dover prendere l’iniziativa
- si sentirà costretto a dover spendere molti soldi in regali, fiori e cene di lusso, altrimenti non corrisponde all’immagine di uomo-cavaliere socialmente sostenuta.
Ma cosa succede se l’uomo in questione non può economicamente permettersi di sostenere questo ruolo? O ancora se la persona si riconosce in un orientamento aromantico?
Anche il secondo esempio ha un grosso peso, perché fa sì che venga posta una “lettera scarlatta” sulla donna che non rispetta la regola sociale del “non donarsi troppo in fretta”. Culturalmente, infatti, è condivisa l’immagine della donna che:
- deve farsi corteggiare
- deve essere seduttiva ma non seduttrice, altrimenti sarà etichettata come “ragazza facile”.
Tra le lenzuola
Gli uomini e le donne fortemente legati ai copioni culturali sessuali sono ancora numerosi. Nel mondo maschile, ad esempio, questi copioni sono caratterizzati da una continua celebrazione della propria “potenza sessuale”. Nell’immaginario collettivo, le donne sono le uniche a potere e a dovere essere romantiche, mentre l’uomo tenero viene considerato meno virile degli altri.
Nell’universo femminile assistiamo all’opposto, ovvero a una tendenza a reprimere il proprio erotismo. Tali dinamiche sono spesso legate a norme culturali internalizzate e al cosiddetto sexual double standard, ancora diffuso in molti contesti occidentali. Numerose statistiche mostrano come molte donne non si sentano libere di esprimere le proprie fantasie al partner e per questo vivano un soddisfacente vita sessuale. Questo è confermato anche da una meta-analisi del 2023 (Mark et al., Journal of Sex Research), secondo cui oltre il 40% delle donne riporta inibizione del desiderio legata a paura del giudizio.
Stereotipi comuni vedono, infatti:
- l’uomo come sempre pronto e disponibile all’atto sessuale
- la donna come meno propensa a vivere la sua sessualità.
Possiamo facilmente immaginare che un uomo, una sera, a causa di stanchezza, nervosismo o altro, possa non avere voglia di donarsi alla compagna e vivere questa situazione con disagio, sentendosi poco “uomo”, o sentendosi obbligato a procedere comunque, con ovvie ripercussioni sulla qualità dell’atto sessuale. Possiamo anche pensare, per fare un altro esempio, a come un uomo demisessuale, che prova attrazione sessuale solo con chi ha stabilito un legame affettivo importante, possa sentirsi a disagio sentendo di dover aderire a tale stereotipo maschile.

Abbattere gli stereotipi
Interrogarsi sugli stereotipi di genere diffusi e sulla loro influenza nella nostra vita favorisce l'espressione della propria unicità e individualità, sia a livello personale che relazionale. Nel nostro piccolo, possiamo chiederci se il modo in cui ci presentiamo nella società sia frutto di una nostra scelta o di aspettative familiari, sociali o culturali, e se ciò che pretendiamo dal genere opposto risponda alla stessa dinamica.
Aprirsi alla diversità e alla sperimentazione può aiutarci a scoprire aspetti nuovi e interessanti su noi stessi e su chi ci circonda!
Stereotipi di genere e scelte educative e professionali: dati e riflessioni
Gli stereotipi di genere possono influenzare profondamente le scelte scolastiche e lavorative di ragazze e ragazzi, spesso limitando le loro possibilità di realizzazione personale e professionale.
Secondo il rapporto "Gender Equality Index 2023" dell’European Institute for Gender Equality, in Italia solo il 22% degli iscritti alle facoltà STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) sono donne, mentre le discipline umanistiche e sociali vedono una netta prevalenza femminile. Questo fenomeno, noto come segregazione orizzontale, può essere il risultato di aspettative sociali che associano certe competenze e professioni a un genere specifico. A conferma di ciò, il 21,2% dei giovani ritiene che i ragazzi abbiano maggiori capacità negli studi tecnologici, scientifici e ingegneristici ("Stereotipi di genere...", 2025) evidenziando come stereotipi e percezioni culturali influenzino ancora oggi le scelte formative e professionali delle nuove generazioni.
Anche nel mondo del lavoro, la segregazione verticale è evidente: le donne occupano meno spesso posizioni di leadership e, secondo il rapporto ISTAT 2023, il tasso di occupazione femminile in Italia è ancora tra i più bassi d’Europa (circa il 52% contro il 70% degli uomini). Questi dati mostrano come gli stereotipi di genere continuino a influenzare le scelte e le opportunità delle persone, rendendo necessario un cambiamento culturale profondo.
Un ruolo chiave nel superamento degli stereotipi è svolto dall’educazione affettiva e di genere, che aiuta bambini e adolescenti a sviluppare empatia, rispetto e libertà di espressione.
Programmi scolastici basati sulla parità di genere e sull’educazione alle emozioni, come quelli promossi dall’UNESCO (2023), si sono dimostrati efficaci nel ridurre pregiudizi e comportamenti discriminatori già nella prima adolescenza.
Stereotipi di genere: una lente sociologica
La sociologia offre strumenti preziosi per comprendere come gli stereotipi di genere si formino e si mantengano nel tempo. Il sociologo Erving Goffman, ad esempio, ha descritto i ruoli di genere come "copioni" che le persone imparano a recitare fin dall’infanzia, attraverso l’educazione, i media e le interazioni quotidiane.
Questi copioni non sono solo individuali, ma collettivi: la società stabilisce cosa sia "appropriato" per uomini e donne, e chi si discosta da queste aspettative può sperimentare forme di esclusione o discriminazione. Il politologo Robert Putnam ha sottolineato come le reti sociali e le comunità contribuiscano a rafforzare o a mettere in discussione tali stereotipi, influenzando il modo in cui le persone si percepiscono e vengono percepite dagli altri.
Riconoscere la dimensione sociale degli stereotipi di genere può aiutare a comprendere che il cambiamento non riguarda solo i singoli, ma l’intera collettività.
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Mettere in discussione i copioni culturali e gli stereotipi di genere non è semplice, ma può rappresentare un primo passo per vivere relazioni più autentiche e costruire un’identità più libera da aspettative imposte. Se senti il bisogno di esplorare chi sei davvero, di comprendere come le influenze sociali abbiano inciso sul tuo modo di vederti e di vivere, il supporto di uno psicologo può contribuire a questo percorso. Con Unobravo puoi iniziare un percorso su misura per te, in un ambiente sicuro e accogliente, dove essere ascoltato senza giudizio. Gli stereotipi possono limitare la tua felicità: inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online e scopri quanto può essere liberatorio essere semplicemente te stesso.









