Nonostante da tempo sia stato dimostrato che non esistono solo due orientamenti sessuali, così come non esistono solo due sessi o due generi verso cui provare attrazione, la bisessualità rimane per molte persone ancora poco conosciuta, al punto che, in alcuni casi, viene perfino messa in discussione la sua stessa esistenza.
In realtà, la bisessualità, insieme ad altre forme di diversità di orientamento sessuale, rientra nel quadro più ampio di SOGIESC (orientamento sessuale, identità di genere, espressione di genere e caratteristiche sessuali), che l’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce come una normale variazione dell’esperienza umana (WHO, 2024).
“Esiste la bisessualità?” è ciò che si chiedono quanti nutrono ancora pregiudizi verso l’essere bisessuale. Ma la bisessualità non è una fase o una moda, non rappresenta un disturbo della sessualità o una parafilia, non va ritenuta e trattata come una patologia, ma è un orientamento sessuale come gli altri.
Bisessualità: definizione e significato
Per comprendere cosa significa bisex o bisessuale, è bene partire facendo una distinzione tra bisessualità ed ermafroditismo, una condizione per la quale nello stesso individuo sono presenti allo stesso tempo caratteristiche sia anatomiche che sessuali dell’uomo e della donna.
Il termine bi-sessuale fu usato con un significato improprio negli studi di carattere botanico e animale, per riferirsi alla presenza di caratteristiche sessuali multiple in alcuni esseri viventi.
Ma vediamo più da vicino cosa significa bisessualità con una definizione. Si definisce bisessualità in psicologia l’orientamento sessuale di una persona che trae piacere nell’avere rapporti sessuali e/o affettivi con persone sia dello stesso che dell’altro sesso. Non si tratta di un’attrazione di natura solo fisica, ma anche emotiva e sentimentale.
In termini temporali possiamo distinguere tra bisessualità:
- sincrona, quando una persona prova nello stesso momento della sua vita attrazione per persone di sesso opposto o uguale al proprio,
- asincrona, quando si hanno rapporti omosessuali in un certo periodo della propria vita ed eterosessuali in un altro.
Bisessualità: come riconoscerla
Come riconoscere la bisessualità? E come capire se si è bisessuali? A volte la difficoltà a capire cosa vuol dire bisex deriva proprio dal fatto che questo orientamento sessuale può essere di difficile riconoscimento.
Le persone bisessuali infatti non sono tutte uguali, e per questo motivo il termine è spesso declinato al plurale “le bisessualità” per indicare:
- persone attratte sia dagli uomini che dalle donne,
- persone che sono attratte soprattutto da un genere, ma riconoscono che questo non è il solo ed esclusivo,
- persone che sperimentano la loro identità sessuale come fluida e cangiante nel tempo,
- persone che vedono la loro attrazione come “indipendente dal genere”, cioè provano attrazione indipendentemente da caratteristiche fisiche e sessuali,
- persone che mettono in discussione l’idea che ci siano solo due generi e che si possa essere attratti solo da uno escludendo l’altro.
Per riconoscere la bisessualità è quindi importante tenere presente tutte le sfaccettature che essa può assumere.
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Differenza tra bisessuale e pansessuale
Abbiamo visto come l’orientamento sessuale di chi prova attrazione per persone di entrambi i sessi può essere definito bisessuale. Il significato del termine va ulteriormente chiarito analizzando la differenza tra bisessualità e pansessualità.
La pansessualità è un orientamento sessuale "svincolato dal genere". Essere pansessuale significa provare attrazione sessuale e/o sentimentale in base a caratteristiche più globali della persona, come la personalità.
I due orientamenti sessuali hanno in comune il fatto che sia le persone bisessuali che pansessuali possono essere attratte da persone di entrambi i sessi e i generi.
Bisessualità e scienza: cosa dicono le linee guida
Le principali istituzioni scientifiche internazionali riconoscono la bisessualità come orientamento sessuale naturale e non patologico. .
L'OMS ha rimosso l'omosessualità dall'elenco delle patologie nel 1990 e, in continuità con questo cambiamento, i principali sistemi diagnostici ad oggi in uso, il DSM-5-TR dell’American Psychiatric Association e l’ICD-11 dell’OMS, non considerano l’orientamento sessuale (etero-, bi-, omo-) un disturbo mentale, ma una naturale variante della sessualità umana.
L'American Psychological Association, nelle sue linee guida sull'orientamento sessuale, sottolinea che la bisessualità è un orientamento valido e stabile, e che tentare di modificarlo attraverso terapie cosiddette "riparative" è privo di basi scientifiche e potenzialmente dannoso.
Questo significa che, dal punto di vista clinico, non c'è nulla da curare nel provare attrazione per più di un genere: il lavoro psicologico può riguardare semmai il benessere, l'autostima e la gestione dello stigma esterno.
La bisessualità nella storia
Negli anni ‘50 il biologo e sessuologo americano Alfred Kinsey pubblica i risultati di uno studio sulla sessualità umana che ha coinvolto ben 5300 uomini e 5940 donne in due volumi noti come i Rapporti Kinsey. Kinsey mostrò la fluidità dell’orientamento sessuale umano, che non può essere descritto in termini di categorie fisse quali omosessualità ed eterosessualità.
Negli anni Sessanta il termine bisessualità è stato progressivamente usato per riferirsi a un orientamento sessuale indipendente e con specifiche caratteristiche. Nel 1998, invece, che Michael Page ha realizzato la bandiera bisessuale, i cui colori (rosa, blu e viola) simboleggiano la sovrapposizione di omosessualità ed eterosessualità.
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Pregiudizi e bi-fobia
Il termine bi-fobia si riferisce a un insieme di pregiudizi e stereotipi sulla bisessualità, che possono tradursi in forme di discriminazione e violenza, proprio come accade nel caso della transfobia.
Spesso infatti gli stereotipi di genere alimentano idee errate in chi si domanda da cosa dipende la bisessualità, ritenendo che questo sia un orientamento sessuale “anomalo”.
Molti degli stereotipi sull’essere bisessuali derivano da falsi miti sulla bisessualità, come l’idea che le persone bisessuali siano indecise, promiscue o intrinsecamente inaffidabili.
Queste credenze non sono solo errate, ma fanno parte di un pregiudizio specifico, distinto da quello rivolto a persone gay e lesbiche, noto come bifobia, che gli studi hanno descritto proprio in termini di percezione di indecisione, promiscuità e inaffidabilità (Rodríguez Rust, 2002) .
- Ritenere che essere bisex significhi avere bisogno di “chiarirsi le idee”.
- Presumere che le persone siano o etero o lesbiche/gay, ignorando altri orientamenti come l’asessualità e la bisessualità.
- Desumere la sessualità delle persone dalla loro attuale relazione (etero se sono con qualcuno di “diverso genere” e omosessuale se sono con qualcuno del “medesimo genere”).
- Presumere che l’attrazione verso più di un genere sia segno di “immaturità”, una tappa sulla strada verso un’identità etero oppure lesbica/gay.
- Ritenere che le persone bisessuali non si assumano la responsabilità di “scegliere” e che traggano vantaggi dalla loro invisibilità.
- Vedere le persone bisessuali come promiscue o incapaci di essere monogame.
- Considerare le persone bisessuali solo nei termini delle loro pratiche sessuali, per esempio come oggetti per realizzare delle fantasie erotiche (poliamore).
Gli stereotipi e i falsi miti che abbiamo appena visto, insieme alla discriminazione e ai comportamenti violenti, portano chi fa parte della comunità LGBTQIA+ a sperimentare una forma specifica di stress definita minority stress. Questo vale in modo particolare per le persone bisessuali che, come altri gruppi di minoranze sessuali, sono esposte a stigma e discriminazione con effetti negativi misurabili sulla salute fisica e mentale, aumentando il rischio di esiti sanitari sfavorevoli (WHO, 2024).
Bisessualità: la sessualità “invisibile”
Uno dei problemi principali che le persone bisessuali affrontano è quello definito come “invisibilità bisessuale”. La bisessualità, infatti, è stata descritta come una sessualità spesso “esclusa” o poco riconosciuta in diversi ambiti tra cui i media rivolti al grande pubblico, le comunità lesbiche e gay, la ricerca sessuologica, la politica e la legislazione.
Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Sexual Medicine, il 2,5% dei partecipanti uomini e il 5,7% delle partecipanti donne ha riportato un orientamento bisessuale (Breyer et al., 2010).
In generale, le bisessualità hanno bisogni e necessità specifici che spesso non vengono considerati (MAP, 2016). Ne sono un esempio le discriminazioni subite in spazi gay e lesbici oppure il fatto che l’essere bisessuale venga considerato da alcuni una caratteristica inadatta all’affido genitoriale(Marcus, 2018).
Le conseguenze della bifobia e dell’invisibilità bisessuale sono discusse pubblicamente da molti anni; nonostante alcuni progressi, ancora oggi la loro specificità tende a ricevere meno attenzione nella politica e, talvolta, anche in parte nel mondo associativo LGBTQIA+.
Il coming out bisessuale
Come per le persone lesbiche e gay, è probabile che difficoltà nel fare coming out siano presenti anche per le persone bisessuali: ognuna può giungere a decisioni diverse su coloro a cui parlare della propria sessualità, quando e come farlo.
Per le persone bisessuali, questo processo sarà chiaramente influenzato dalla già citata invisibilità bisessuale, dalle descrizioni stereotipiche dei media e dalla bifobia, che possono rendere più difficile accettare sé stessi e ostacolare la possibilità di parlarne apertamente.
Il supporto psicologico
L’accettazione e la dichiarazione della propria bisessualità rappresentano un momento psicologicamente molto delicato, spesso accompagnato da ansia, insicurezza, vulnerabilità alla discriminazione, all’esclusione e alla violenza, specialmente in alcuni contesti culturali, geografici e comunitari.
A questa complessità personale si aggiungono, per molte persone bisessuali e altre minoranze sessuali, ulteriori ostacoli nel rapporto con il sistema sanitario: pregiudizi da parte degli operatori, scarsa formazione specifica sui temi dell’orientamento sessuale e il timore di rivelare il proprio orientamento possono infatti tradursi in un minore utilizzo dei servizi di prevenzione e di cura, con un impatto significativo sul benessere psicologico e fisico complessivo (WHO, 2024).
Con il supporto di un professionista, come uno degli psicologi online Unobravo, è possibile ritagliarsi uno spazio in cui conoscere e ri-conoscere il proprio orientamento sessuale senza l’esigenza di catalogarlo esclusivamente in una categoria etero o omosessuale, e in cui imparare a gestire lo stress che può accompagnarsi sia all’essere visibile (il che significa esporsi al rischio di discriminazione) sia al rimanere velato (pensiamo ai segreti e al timore della rivelazione).
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