Il termine parafilia, nel suo significato, descrive la tendenza a compiere "atti anomali" per raggiungere l’eccitazione o il piacere sessuale. L’etimologia della parola parafilia ci indica infatti un amore (φιλία) che va oltre (παρά) e denota quindi il trovare eccitazione sessuale in attività o oggetti sessuali non usuali.
Nel DSM-5 (APA, 2013) e nella sua Text Revision (DSM-5-TR, APA, 2022), le parafilie sono definite come “qualsiasi intenso e persistente interesse sessuale diverso dall’interesse sessuale per la stimolazione genitale o i preliminari sessuali con partner umani fenotipicamente normali, fisicamente maturi e consenzienti.”
La parafilia è una malattia? A cosa sono dovute le parafilie? Come si curano le parafilie? In questo articolo cercheremo di rispondere a queste e altre domande.
Parafilia e disturbo parafilico
La definizione di parafilia del DSM-5 individua una serie di condotte sessuali che possono sfociare in quelli che, in psicopatologia, vengono definiti disturbi parafilici. Essi vengono inseriti all’interno dei disturbi sessuali anche se, i termini parafilia e disturbo parafilico non sono sinonimi.
La principale differenza tra parafilia e disturbo parafilico consiste nel fatto che, come puntualizza il DSM-5, quest’ultimo:
“è una parafilia che, nel momento presente, causa disagio o compromissione nell’individuo o una parafilia la cui soddisfazione ha arrecato, o rischiato di arrecare, danno a se stesso o agli altri. Una parafilia è una condizione necessaria ma non sufficiente per avere un disturbo parafilico; una parafilia, di per sé, non giustifica o richiede necessariamente un intervento clinico.”

Criteri diagnostici: come si distingue una parafilia da un disturbo parafilico
Per comprendere la differenza tra parafilia e disturbo parafilico, è fondamentale conoscere i criteri diagnostici utilizzati in ambito clinico, in particolare quelli proposti dal DSM-5.
Il DSM-5 distingue tra:
- Criterio A (Parafilia): riguarda la presenza di fantasie, impulsi o comportamenti sessuali ricorrenti e intensamente eccitanti, che coinvolgono oggetti, situazioni o individui atipici rispetto alle normali pratiche sessuali consensuali tra adulti. Queste fantasie o comportamenti devono essere presenti per almeno sei mesi.
- Criterio B (Disturbo Parafilico): si riferisce al fatto che la parafilia causa un disagio clinicamente significativo o una compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti della vita della persona, oppure comporta il rischio di danno per sé o per gli altri.
In pratica, una persona può avere una parafilia senza che questa si trasformi in un disturbo parafilico, a meno che non provochi sofferenza, disagio o conseguenze negative. Questo approccio aiuta a evitare giudizi morali e a focalizzarsi sull’impatto reale che la condizione può avere sulla vita dell’individuo e delle persone coinvolte.
Parafilie e non più "perversioni sessuali"
Il tema delle parafilie sessuali è tuttora dibattuto in ambito scientifico, anche perché le abitudini sessuali risentono dei mutamenti sociali e culturali. La parafilia, che un tempo veniva annoverata come perversione sessuale, come abbiamo visto non è di per sé considerata negativa, a differenza di quanto suggerisce il termine perversione.
La psicologia ha studiato le perversioni sessuali cercando di astenersi da qualsiasi forma di giudizio, ma la morale dell’epoca storica ha sempre avuto un ruolo rilevante nell’evoluzione dei concetti di perversione, parafilia e disturbo parafilico.
Per esempio, le perversioni sessuali nella psicologia freudiana sono una delle modalità in cui si esprime la sessualità umana, seppure a un livello immaturo. Regressione o fissazione della libido a una fase pregenitale dello sviluppo psicosessuale sono per Freud meccanismi di difesa presenti quando lo sviluppo psicosessuale rimane ancorato a una fase pregenitale.
La perversione in psicologia verrà trattata anche negli anni successivi a Freud, e il dibattito porterà a conclusioni differenti. Tuttavia, prevale l'idea che un intervento terapeutico sia necessario solo quando la parafilia provoca ansia, depressione o altri disagi che compromettono la vita della persona, sfociando in un comportamento compulsivo.
Le principali tipologie di disturbi parafilici secondo il DSM-5
Il DSM-5 identifica alcune tipologie principali di disturbi parafilici, ognuna caratterizzata da specifici criteri diagnostici. Ecco una panoramica delle più rilevanti:
- Disturbo voyeuristico: consiste nell’osservare persone ignare mentre sono nude, si spogliano o sono impegnate in attività sessuali. Il comportamento deve essere ricorrente e fonte di eccitazione sessuale, e la persona deve avere almeno 18 anni.
- Disturbo esibizionistico: si manifesta con l’impulso o il comportamento di esporre i propri genitali a persone non consenzienti, spesso sconosciute, per ottenere eccitazione sessuale.
- Disturbo frotteuristico: comporta il toccare o strofinarsi contro una persona non consenziente, in luoghi affollati o situazioni in cui la vittima non può facilmente allontanarsi.
- Disturbo da masochismo sessuale: la persona prova eccitazione sessuale dall’essere umiliata, picchiata, legata o fatta soffrire fisicamente o psicologicamente.
- Disturbo da sadismo sessuale: l’eccitazione deriva dal causare sofferenza fisica o psicologica a un’altra persona. La diagnosi richiede che il comportamento coinvolga persone non consenzienti o causi disagio clinicamente significativo.
- Disturbo pedofilico: coinvolge fantasie, impulsi o comportamenti sessuali verso bambini prepuberi (di solito sotto i 13 anni). Il soggetto deve avere almeno 16 anni e almeno 5 anni in più rispetto al bambino coinvolto.
- Disturbo da travestitismo: la persona prova eccitazione sessuale dall’indossare abiti del sesso opposto, senza identificarsi necessariamente con l’altro genere.
- Disturbo feticistico: l’eccitazione sessuale è legata all’uso di oggetti inanimati o a una specifica parte del corpo non genitale.
Per ciascuno di questi disturbi, la diagnosi richiede che i comportamenti, le fantasie o gli impulsi siano persistenti (almeno sei mesi) e che causino disagio significativo o compromissione del funzionamento, oppure comportino rischi per altri.
Esempi pratici: quando una parafilia può configurare un disturbo parafilico
Per chiarire la distinzione tra parafilia e disturbo parafilico, può essere utile considerare alcuni esempi pratici:
- Esempio 1: parafilia senza disturbo
Una persona prova eccitazione sessuale attraverso fantasie di travestitismo, ma non ne è turbata, non mette a rischio sé o altri e non sperimenta disagio o difficoltà nella vita quotidiana. In questo caso, si parla di parafilia, ma non di disturbo parafilico. - Esempio 2: disturbo parafilico
Un individuo ha impulsi frotteuristici che lo portano a toccare persone non consenzienti nei mezzi pubblici. Questo comportamento causa problemi legali e disagio personale. Qui si configura un disturbo parafilico, perché la parafilia comporta conseguenze negative e compromissione del funzionamento.
Questi esempi aiutano a comprendere come la presenza di una parafilia non implichi automaticamente la necessità di un intervento clinico, a meno che non siano soddisfatti i criteri di disagio, compromissione o rischio per sé e per gli altri.
Parafilie: sintomi e comorbilità
Come capire se si ha una parafilia? Una persona con una parafilia può:
- assumere comportamenti nocivi, per sé stessa o per gli altri
- provare un forte disagio sociale
- associare la ricerca del piacere e dell’eccitazione sessuale ad atteggiamenti disfunzionali
Le comorbilità conosciute per i disturbi parafilici possono essere diverse. Un legame è stato riscontrato tra narcisismo e parafilia (narcisismo e perversione è un binomio che si basa anche sulla mancanza di empatia, caratteristica della persona narcisista) e tra dipendenza affettiva e parafilia, ma anche con altri disturbi di personalità come il disturbo antisociale di personalità e il disturbo borderline di personalità.
Uno studio condotto da M. Kafka su un campione di pazienti maschi sottolinea la presenza di disturbi psichici come disturbi dell’umore (in particolare la distimia), la depressione, il disturbo d’ansia, il disturbo da uso di sostanze e l’ipersessualità.
Nel DOC (disturbo ossessivo compulsivo), inoltre, come sostiene la ricercatrice Marta Kuty-Pachecka, possono essere presenti disturbi della sessualità e ossessioni sessuali.

Cause psicologiche delle parafilie
Anche se sono presenti fattori biologici, sono le ragioni psicologiche (come i traumi) a giocare un ruolo chiave nel determinare la parafilia e il significato sottostante agli atti sessuali.
Nello specifico, riguardo lo studio delle perversioni femminili, la sessuologa H. Kaplan sottolinea nel libro Perversioni femminili. Le tentazioni di Emma Bovary che esse implicano dinamiche più sottili rispetto alla sessualità più prevedibile delle perversioni maschili:
“se le perversioni maschili si manifestano in forma di atti sessuali proibiti che interpretano e caricaturano la performance genitale adulta, le corrispondenti perversioni femminili devono manifestarsi in campi che interpretano e caricaturano un ideale femminile di genere: innocenza, pulizia, spiritualità e sottomissione.”
Tra le cause delle parafilie, infatti, possiamo annoverare temi quali la separazione, l’abbandono e la perdita, spesso rintracciabili in storie di traumi infantili e abusi, o in una relazione di accudimento carente o distorta.
Oltre agli aspetti psicologici e relazionali, le ricerche più recenti suggeriscono che anche fattori neurobiologici possono contribuire alla comparsa di comportamenti parafilici, come alterazioni nei circuiti cerebrali del controllo degli impulsi e nella regolazione dopaminergica e serotoninergica, che influenzano la risposta sessuale e il comportamento compulsivo.
Alcuni studi, come quello condotto da M. Yu. Kamenskov e O. I. Gurina, hanno individuato anche cause fisiologiche, con “un aumento dei livelli di serotonina e norepinefrina e una diminuzione della concentrazione di DOPAC (acido 3,4-diidrossifenilacetico) nelle urine dei pazienti con disturbi parafilici. Le concentrazioni di serotonina e norepinefrina sono correlate con disturbi ossessivi. Il livello di DOPAC era associato a disturbi affettivi e dissociativi.”
Trattamento delle parafilie con la terapia psicologica
Uno dei tipi di psicoterapia che possono essere utilizzati nel trattamento delle parafilie è la terapia psicodinamica, che può essere svolta anche con un terapeuta sessuologo e può essere individuale o di coppia.
L’interpretazione psicodinamica di una persona coinvolta in un’attività sessuale atipica dovrebbe prevedere una comprensione approfondita:
- del modo in cui la perversione interagisce con la sottostante struttura di personalità
- delle ripercussioni che questa attività ha sulla vita dell’individuo
Come deve agire chi soffre di parafilia? A chi chiedere aiuto? Un primo passo può essere quello di chiedere assistenza psicologica, anche a uno psicologo online. È molto importante che la persona manifesti una buona motivazione per affrontare la parafilia.
La terapia psicologica aiuta non solo a gestire i comportamenti, ma anche a comprendere il loro significato personale, spesso legato a dinamiche affettive profonde o a esperienze relazionali precoci
Dati epidemiologici: quanto sono diffusi parafilie e disturbi parafilici?
La prevalenza delle parafilie e dei disturbi parafilici nella popolazione generale è difficile da stimare con precisione, soprattutto a causa dello stigma sociale e della reticenza a parlarne apertamente. Uno studio ha rilevato che il 50,6% degli uomini e il 41,5% delle donne ha riportato almeno un comportamento considerato parafilico (Castellini et al., 2018).
Secondo una revisione pubblicata su "Dialogues in Clinical Neuroscience" (2016), le parafilie sono più comuni negli uomini rispetto alle donne, con una prevalenza stimata tra il 2% e il 4% nella popolazione maschile adulta.
I disturbi parafilici, invece, sono meno frequenti, poiché richiedono la presenza di disagio clinicamente significativo o comportamenti che comportano rischi per sé o per gli altri. La maggior parte dei disturbi parafilici esordisce durante l’adolescenza o la prima età adulta e tende a persistere nel tempo se non trattata. È importante sottolineare che la presenza di una parafilia non implica necessariamente comportamenti criminali o pericolosi, ma la diagnosi di disturbo parafilico richiede un’attenta valutazione clinica.
Prendersi cura di sé: un passo importante verso il benessere
Affrontare temi delicati come le parafilie e i disturbi parafilici può generare dubbi, paure o senso di solitudine, ma ricordati che non sei solo: chiedere aiuto è un atto di coraggio e di rispetto verso te stesso. Se senti che il tuo rapporto con la sessualità ti provoca disagio, sofferenza o difficoltà nelle relazioni, parlare con uno psicologo può aiutarti a comprendere meglio te stesso e a ritrovare serenità. Da Unobravo puoi iniziare un percorso personalizzato, in un ambiente accogliente e senza giudizio, insieme a professionisti esperti pronti ad ascoltarti. Fai il primo passo verso il tuo benessere: inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online.









