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Il déjà vu nelle relazioni: perché ricadiamo sempre negli stessi schemi

Il déjà vu nelle relazioni: perché ricadiamo sempre negli stessi schemi
Ilaria Tonelli
Psicologa a orientamento Psicodinamico
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
25.6.2026
Il déjà vu nelle relazioni: perché ricadiamo sempre negli stessi schemi
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  • Il déjà vu relazionale è una ripetizione strutturata di copioni relazionali interiorizzati, non una coincidenza.
  • La coazione a ripetere spinge a riproporre esperienze del passato, anche dolorose, nella speranza di un esito diverso.
  • Meccanismi cognitivi come i bias di conferma rafforzano le scelte relazionali disfunzionali.
  • La ripetizione non è inevitabile: con consapevolezza ed elaborazione diventa un’occasione evolutiva.

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Molte persone riferiscono la sensazione di vivere relazioni “già viste”: partner diversi, ma dinamiche sorprendentemente simili. Questo fenomeno, che possiamo definire metaforicamente déjà vu relazionale, non è casuale, ma affonda le radici in processi psicodinamici, cognitivi e relazionali profondi.

Il termine déjà vu indica un’illusione di familiarità rispetto a una situazione nuova. Se trasposto nell’area relazionale, il déjà vu descrive quella percezione per cui “questa storia l’ho già vissuta”, anche quando il partner è diverso. Non si tratta di una semplice coincidenza, ma di una ripetizione strutturata di copioni relazionali interiorizzati.

Si potrebbe dire che questi modelli operativi interni che nascono nella primissima infanzia e sono dettati dalle primissime esperienze di relazione, vengono introiettati e ripetuti anche se disfunzionali. Accorgersi pertanto che il ripetersi incessante di meccanismi relazionali dolorosi può essere interrotto è un primo passo verso il cambiamento.

Questi copioni guidano inconsciamente aspettative, scelte e comportamenti, creando una coerenza interna che tende a riprodursi nel tempo.

La coazione a ripetere: una prospettiva psicodinamica

Uno dei concetti chiave per comprendere questo fenomeno è la coazione a ripetere, introdotta da Freud. Secondo questa prospettiva, gli individui tendono a riproporre esperienze emotivamente significative del passato, anche quando sono dolorose o disfunzionali.

La ripetizione non è fine a sé stessa, ma rappresenta un tentativo inconscio di controllare un conflitto non risolto nella vana speranza di ottenere un esito diverso rispetto al passato. Infatti le persone che faticano a staccarsi da modelli relazionali disfunzionali nutrono l’illusione ogni volta che qualcosa alla fine cambierà. Simbolicamente è come pensare che il finale di un film cambi, prima o poi.

Questo meccanismo di funzionamento diventa necessario quando si cerca di dare senso ad esperienze traumatiche o ambivalenti. Ad esempio, chi ha vissuto un attaccamento instabile può inconsciamente scegliere partner emotivamente indisponibili, nel tentativo (inconsapevole) di “riparare” quella ferita originaria.

Chi sviluppa un attaccamento ansioso, ad esempio, può vivere relazioni caratterizzate da bisogno di conferme e paura dell’abbandono, mentre un attaccamento evitante può portare a evitare l’intimità pur desiderandola.

Il déjà vu relazionale emerge quando questi modelli vengono riattivati automaticamente in contesti affettivi.

Dagli aspetti inconsci ai meccanismi cognitivi

Oltre agli aspetti inconsci, intervengono anche meccanismi cognitivi come i bias di conferma.

La persona infatti va alla ricerca di conferme disfunzionali, basate su false credenze oppure convinzioni negative verso sé stessa. Ad esempio, se una donna crede di non essere meritevole d’amore, selezionerà le informazioni che confermano questa sua credenza, scartando tutte le altre che invece le confermerebbero il contrario.

Un altro “errore” cognitivo è la famigliarità emotiva, ossia la percezione che qualcosa già conosciuta è più attraente, anche se disfunzionale.

Vi è poi la profezia che si auto avvera, ovvero le aspettative nefaste influenzano i comportamenti provocando proprio l’esito temuto.

Questo spiega perché, pur dichiarando di voler cambiare tipo di partner, molte persone finiscono per scegliere individui con caratteristiche simili.

Il ruolo delle emozioni implicite e della memoria

Le esperienze relazionali precoci sono spesso codificate a livello implicito, non verbale. Questo significa che non essendo un processo consapevole il rischio è quello di operare scelte disfunzionali. In questo caso il percorso terapeutico aiuta proprio a far emergere la consapevolezza e quindi ad operare scelte diverse e funzionali.

Il senso di “familiarità” che accompagna certe relazioni può essere quindi una traccia mnestica implicita, più che una valutazione consapevole.

La ripetizione però non è inevitabile. Diventa trasformativa quando viene riconosciuta e mentalizzata. Il lavoro terapeutico procede per gradi:

  • Intanto un primo passo nella terapia è proprio quello di individuare i pattern relazionali ricorrenti e ricollegarli al vissuto personale.
  • In un secondo momento si potranno riconoscere i bisogni emotivi sottostanti, la storia del proprio vissuto relazionale con le figure significative di attaccamento.
  • Infine si potranno sviluppare modalità di risposta diverse.

La relazione terapeutica, in questo senso, offre uno spazio privilegiato per osservare e rielaborare i modelli relazionali in atto (transfert).

SHVETS production - Pexels

Nel contesto terapeutico, questi pattern emergono chiaramente attraverso il transfert, ovvero la tendenza a riproporre nella relazione con il terapeuta modalità relazionali apprese in passato. Il transfert non è un ostacolo, ma uno strumento che aiuta a rendere visibile lo schema in atto osservandolo nel momento presente. Questa osservazione offre la possibilità di una risposta diversa, ossia, il poter cambiare dinamica relazionale.

Attraverso un’esperienza relazionale correttiva, il paziente può sperimentare nuove modalità di relazione, che gradualmente modificano i modelli operativi interni.

Un linguaggio della psiche

Il déjà vu nelle relazioni non è un errore, ma un linguaggio della psiche. Ripetiamo ciò che non abbiamo ancora compreso o integrato. Solo attraverso la consapevolezza e l’elaborazione emotiva è possibile interrompere questi cicli e costruire modalità relazionali più libere e autentiche.

Il déjà vu relazionale è il risultato dell’interazione tra memoria implicita, modelli di attaccamento, processi cognitivi e dinamiche inconsce. Non si tratta di un errore di scelta, ma di una coerenza interna che tende a perpetuarsi.

Solo attraverso un lavoro di consapevolezza e rielaborazione è possibile trasformare la ripetizione in un’occasione evolutiva, passando da una logica di destino a una logica di scelta.

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FAQ

Il déjà vu relazionale è quella percezione per cui “questa storia l’ho già vissuta”, anche quando il partner è diverso. Non si tratta di una semplice coincidenza, ma di una ripetizione strutturata di copioni relazionali interiorizzati.
Ripetiamo gli stessi schemi a causa della coazione a ripetere: gli individui tendono a riproporre esperienze emotivamente significative del passato, anche quando sono dolorose o disfunzionali. La ripetizione rappresenta un tentativo inconscio di controllare un conflitto non risolto nella vana speranza di ottenere un esito diverso rispetto al passato.
I meccanismi cognitivi hanno un ruolo importante: con i bias di conferma la persona va alla ricerca di conferme disfunzionali, basate su false credenze oppure convinzioni negative verso sé stessa. Intervengono anche la famigliarità emotiva, ossia la percezione che qualcosa già conosciuta è più attraente, e la profezia che si auto avvera, per cui le aspettative nefaste influenzano i comportamenti provocando proprio l’esito temuto.
Lo stile di attaccamento influisce sulle relazioni perché chi ha vissuto un attaccamento instabile può inconsciamente scegliere partner emotivamente indisponibili. Un attaccamento ansioso può portare a relazioni caratterizzate da bisogno di conferme e paura dell’abbandono, mentre un attaccamento evitante può portare a evitare l’intimità pur desiderandola.

Sì, è possibile interrompere la ripetizione: non è inevitabile e diventa trasformativa quando viene riconosciuta e mentalizzata. Solo attraverso la consapevolezza e l’elaborazione emotiva è possibile interrompere questi cicli e costruire modalità relazionali più libere e autentiche, e il percorso terapeutico può aiutare a far emergere la consapevolezza e quindi ad operare scelte diverse e funzionali.

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  • Bowlby, J. (1969). Attachment and Loss. Vol. 1: Attachment. New York: Basic Books.
  • Freud, S. (1920). Al di là del principio di piacere. Opere.
  • Holmes, J. (2014). John Bowlby and Attachment Theory. Routledge.
  • Kahneman, D. (2011). Thinking, Fast and Slow. New York: Farrar, Straus and Giroux.
  • Main, M., Kaplan, N., & Cassidy, J. (1985). Security in infancy, childhood, and adulthood. Monographs of the Society for Research in Child Development.
  • Mitchell, S. A. (1988). Relational Concepts in Psychoanalysis. Harvard University Press.
  • Schore, A. N. (2003). Affect Regulation and the Repair of the Self. Norton.
  • Siegel, D. J. (2012). The Developing Mind. Guilford Press.
  • Young, J. E., Klosko, J. S., & Weishaar, M. E. (2003). Schema Therapy. Guilford Press.
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