Crescita personale
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Desiderare: una via per nutrire l’energia vitale

Desiderare: una via per nutrire l’energia vitale
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Carmen Dattoli
Redazione
Psicoterapeuta ad orientamento Sistemico-Relazionale
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Pubblicato il
7.2.2020

La concretezza della vita quotidiana allontana spesso l’uomo dal tendere verso l’alto dei propri desideri più intensi. Si è costantemente distratti dalle cose da fare, dalle proprie responsabilità, dal lavoro e dalla quotidianità. Di sicuro si è più attenti ai bisogni, che sono cosa ben diversa dai desideri. Ma il desiderare può essere un nutrimento per la nostra anima, e quindi, per la nostra energia vitale.

Qual è la differenza tra i bisogni e i desideri?

I bisogni sono dati da una tensione interna all’organismo e permettono il mantenimento del suo equilibrio. Lo psicologo Abraham Maslow ha indicato i bisogni umani universali, organizzati gerarchicamente in una piramide:

  • bisogni primari o di sopravvivenza come la fame e la sete;
  • bisogni di sicurezza, legati alla salute o al lavoro;
  • bisogni di appartenenza, come l’amicizia e le relazioni;
  • bisogni di stima, fatti di realizzazione e rispetto di sé;
  • bisogni di autorealizzazione, dati dalla creatività, dalla spontaneità e dall’assenza di pregiudizi;
  • bisogni di trascendenza.

La piramide dei bisogni di Maslow descrive una gerarchia dei bisogni per indicare una successione di cose, di idee o di valori dai livelli più bassi a quelli più alti. Ogni persona per vivere bene ha bisogno di soddisfare questi bisogni.

I desideri, al contrario, sono mossi da una mancanza non strettamente legata al corpo. È la mancanza di un vissuto che genera il desiderare; esso è sempre frutto dell’interazione della persona con i suoi bisogni e l’ambiente in cui vive. Si tratta quindi di un’azione psichica più che di una necessità.

Alena Shekhovtcova - Pexels

Perché nutrire il desiderio è così importante?

Quando si nutre il desiderio, si nutre la propria energia vitale e questo permette l’attivarsi della mente e del corpo, nonché di una serie di risorse per far sì che le cose accadano, come la creatività e l’immaginazione. Il desiderio autentico genera movimento prima in se stessi e poi all’esterno.

In questo modo si diventa consapevoli di chi si è, delle proprie qualità e, perché no, anche dei propri limiti. Tutto ciò permette di evolversi e favorisce il benessere psichico. D’altra parte, negare i propri desideri o procrastinare, crea insoddisfazione, alimentando insicurezze e pessimismi.


È il “dovere” ad allontanare il “volere”?

Spesso il “fare” aiuta ad allontanarsi dallo “stare”.

Per desiderare, infatti, è necessario che l’uomo impari a guardarsi dentro, a stare con se stesso, con le proprie emozioni e con le proprie mancanze. Perché un desiderio possa emergere dal profondo, è necessario che vi sia uno spazio vuoto. È il contatto con questo che genera il desiderio attraverso l’ascolto di sé.

Può accadere che il desiderare metta in contatto anche con l’emozione della paura:

  • la paura del fallimento
  • la paura dell’ignoto
  • la paura di lasciare la propria zona di comfort.
Sandeep Ket - Pexels


Quali sono i rischi del non desiderare?

La linfa vitale, se non alimentata, si affievolisce. Quando non si nutre il desiderio, accontentandosi semplicemente di ciò che capita, si lascia andare una parte di energia diventando a mano a mano più spenti.

Il desiderare richiede, oltre che ascolto e coraggio, anche tanta volontà. Le parole che si usano nel desiderare sono molto importanti:

  • il “vorrei” aleatorio richiama alla mente qualcosa che si vorrebbe, ma che resta nel limbo dell’astrattezza;
  • Il “voglio” aiuta la mente a settarsi sull’effettiva possibilità, sul fatto che davvero può accadere quel che si desidera.

“L’erba voglio non cresce neanche nel giardino del re”, si tende a dire ai bambini. Certo, la pretesa non porta da nessuna parte, ma neanche l’inibizione del desiderio. In realtà “l’erba voglio” cresce nel giardino di chiunque abbia il coraggio di provare a desiderare ardentemente, aspettando i tempi necessari, con rispetto e fiducia.

Il movimento interno genererà nuove possibilità, alternative creative, o magari permetterà di accorgersi di occasioni già presenti, o di accostarsi a qualcosa che prima non si era preso in considerazione.


Questo è un contenuto divulgativo e non sostituisce la diagnosi di un professionista.
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