L'esketamina è un antidepressivo ad azione rapida, indicato soprattutto nei casi di depressione resistente alle terapie convenzionali. Agisce sul sistema glutammatergico attraverso un meccanismo d'azione differente rispetto a quello degli antidepressivi orali più diffusi, offrendo una nuova opzione terapeutica. L'esketamina viene somministrata sempre in un contesto sanitario supervisionato e mai da sola, all'interno di un percorso di cura integrato.
Questa guida può essere utile a chi ha ricevuto una prescrizione, ma anche a familiari e caregiver in cerca di informazioni affidabili per orientarsi con maggiore consapevolezza. Vediamo come funziona, per chi è indicata, quali effetti può comportare e perché ha senso affiancarla alla psicoterapia.
Di che classe fa parte e con quali nomi è in commercio
Dal punto di vista della classificazione farmacologica, l'esketamina appartiene alla categoria degli antidepressivi, più precisamente al sottogruppo degli altri antidepressivi: una famiglia di molecole che non rientra nelle classi più tradizionali, come gli inibitori della ricaptazione della serotonina.
Dal punto di vista chimico, si tratta dell'enantiomero S della ketamina racemica: in pratica è una delle due “forme speculari” della ketamina, selezionata perché mostra una maggiore affinità per i recettori coinvolti nell'effetto antidepressivo. Viene somministrata esclusivamente tramite spray nasale, una formulazione intranasale che ne permette un assorbimento rapido e controllato.
In Italia il farmaco è commercializzato con il nome Spravato, prodotto da Janssen-Cilag.
È arrivato sul mercato europeo dopo l'approvazione dell'EMA (Agenzia Europea per i Medicinali), mentre l'AIFA ne ha autorizzato l'uso nel 2021. Già nel 2019, peraltro, la FDA americana aveva aperto la strada approvandolo per la depressione resistente.

Come funziona e per cosa si usa Esketamina
L'esketamina agisce su un sistema neurotrasmettitoriale diverso rispetto alla maggior parte degli antidepressivi tradizionali, cioè il sistema glutammatergico. Si ritiene che provochi un aumento transitorio del rilascio di glutammato, il principale neurotrasmettitore eccitatorio del cervello. Questo favorirebbe il ripristino delle connessioni sinaptiche nelle aree legate alla regolazione dell'umore.
Il meccanismo si distingue in modo netto da quello degli SSRI e degli SNRI, gli antidepressivi orali più diffusi, che agiscono su serotonina e noradrenalina e richiedono in genere settimane prima di mostrare effetti rilevanti. L'esketamina, invece, può produrre un miglioramento più rapido. In uno studio clinico su persone con depressione resistente, lo spray nasale ha ridotto in modo significativo i sintomi depressivi rispetto al placebo già a circa 24 ore dalla prima somministrazione (Janik et al., 2025).
Questa rapidità d'azione, nell'ordine di ore o pochi giorni anziché settimane, rende il farmaco particolarmente prezioso nelle situazioni di urgenza.
Oltre al glutammato, la ricerca suggerisce un coinvolgimento più ampio di altri sistemi, tra cui serotonina, dopamina, GABA e noradrenalina, anche se le interazioni precise sono ancora oggetto di studio. Può inoltre agire sui circuiti di motivazione e ricompensa che, quando alterati, possono generare anedonia, cioè la difficoltà a provare piacere per le cose che prima ci coinvolgevano.
Per quanto riguarda le indicazioni approvate da AIFA ed EMA, il farmaco è attualmente autorizzato in due contesti specifici:
- disturbo depressivo maggiore resistente al trattamento: si parla di questa condizione quando una persona non ha risposto in modo adeguato ad almeno due antidepressivi orali diversi, assunti per un tempo sufficiente e alle dosi raccomandate,
- emergenza psichiatrica in adulti con un episodio depressivo maggiore da moderato a severo, quando è necessaria una risposta rapida.
In entrambe le indicazioni, comunque, il farmaco non viene mai usato da solo: è sempre prescritto in combinazione con un antidepressivo orale (SSRI o SNRI) e somministrato in un contesto sanitario supervisionato, con un periodo di monitoraggio dopo ogni sessione.
Per quanto riguarda l'uso nei minori, l'esketamina non è stata studiata adeguatamente nelle persone sotto i 18 anni. La valutazione delle opzioni terapeutiche più appropriate richiede in ogni caso il confronto con uno specialista.
Controindicazioni, avvertenze e precauzioni
Come per qualsiasi farmaco, esistono situazioni in cui l'esketamina non può essere usata e altre in cui è necessaria una valutazione più attenta. Conoscerle permette di capire perché il medico potrebbe fare domande specifiche prima di prescriverla. Ci sono alcune controindicazioni assolute, cioè condizioni in cui il farmaco non deve essere somministrato:
- ipersensibilità nota all'esketamina, alla ketamina o a uno qualsiasi degli eccipienti,
- condizioni in cui un aumento della pressione arteriosa o intracranica potrebbe essere pericoloso: malattia vascolare aneurismatica, emorragia intracerebrale in anamnesi, oppure un evento cardiovascolare grave avvenuto nelle ultime sei settimane.
Esistono poi situazioni che richiedono una valutazione individuale del rapporto rischio-beneficio da parte dello psichiatra, come l'ipertensione non adeguatamente controllata o la presenza di patologie cardiovascolari o respiratorie instabili. In questi casi la decisione spetta al medico, che conosce la tua storia clinica nel suo insieme. Alcune precauzioni specifiche meritano attenzione:
- gravidanza: i dati disponibili sono ancora insufficienti e l'uso non è raccomandato,
- allattamento: non è noto se il farmaco passi nel latte materno,
- guida e macchinari: nella giornata della somministrazione è necessario evitare di guidare o usare macchinari, fino a quando il medico non conferma che le condizioni sono stabili,
- persone con 65 anni o più: si tende a partire con una dose iniziale più bassa e a monitorare la pressione arteriosa con maggiore attenzione,
- compromissione epatica: in presenza di disturbi lievi in genere non servono modifiche alle dosi, mentre serve maggiore cautela nelle forme moderate ed è invece sconsigliato l'uso in caso di compromissione severa,
- compromissione renale: solitamente non occorre modificare il dosaggio nei casi da lievi a severi, ma non ci sono ancora dati sufficienti per le persone in dialisi,
- alcol: durante il trattamento è consigliabile evitarne il consumo.
Effetti indesiderati dell'esketamina
Come tutti i farmaci, Esketamina può causare effetti indesiderati, sebbene non tutte le persone li manifestino. Conoscerli in anticipo permette di sapere cosa aspettarti e di sentirti più preparato/a durante il trattamento. Gli effetti più frequenti, definiti molto comuni perché possono interessare più di una persona su dieci, includono:
- dissociazione,
- capogiri e vertigini,
- nausea e vomito,
- cefalea,
- sonnolenza,
- alterazioni del gusto (disgeusia),
- riduzione della sensibilità (ipoestesia),
- aumento della pressione arteriosa.
Tra gli effetti comuni, che possono comparire in una percentuale minore di persone, troviamo invece ansia, sedazione, sensazione di ebbrezza, depersonalizzazione o derealizzazione, agitazione, confusione mentale, tachicardia e letargia.
Esistono poi effetti non comuni o rari, come la depressione respiratoria, che può verificarsi soprattutto in chi assume altri farmaci attivi sul sistema nervoso centrale. Uno studio del 2024 basato sui dati della pratica clinica ha stimato che questo evento si presenta in circa 1 caso ogni 20.000 trattamenti (Chepke et al., 2024): un'eventualità molto rara, ma da tenere presente. Allo stesso modo, possono verificarsi eventi cardiovascolari gravi, soprattutto in chi ha già fattori di rischio.
Tra tutti, gli effetti dissociativi meritano una spiegazione a parte, perché possono sorprendere chi non li conosce. Potresti sentirti “staccato/a” dal tuo corpo o dalla realtà circostante, percepire suoni e immagini in modo alterato, o avere la sensazione che il tempo scorra diversamente. Queste esperienze raggiungono il picco nei primi 40 minuti dalla somministrazione e tendono a risolversi entro 1-2 ore.
Per capire quanto siano comuni nella pratica quotidiana è utile guardare i numeri. Un ampio studio del 2025 ha analizzato quasi cinque anni di uso reale dello spray nasale negli Stati Uniti, su oltre 58.000 persone e più di 1,4 milioni di trattamenti.
La dissociazione è risultata l'effetto più frequente, segnalato nel 41% dei casi, seguita dalla sedazione (34,7%). L'aumento della pressione si è verificato solo nello 0,9% dei casi (Sanacora et al., 2025).
Se durante il trattamento questi effetti non si attenuano, è importante comunicarlo subito al personale sanitario presente; se invece dovessero persistere dopo la dimissione, va contattato il medico curante. Il monitoraggio clinico continuo che accompagna ogni somministrazione esiste proprio per questo: garantire che qualsiasi effetto venga rilevato e gestito in tempo reale, in un contesto sicuro.
Sul tema della dipendenza vale la pena fare chiarezza. L'esketamina non è una benzodiazepina, perciò non provoca dipendenza fisica nel senso in cui la intendiamo per quella classe di farmaci, e l'interruzione del trattamento non richiede una riduzione graduale della dose.
Anche il rischio di sintomi da astinenza è basso. Una recente revisione che ha analizzato tutti gli studi disponibili sullo spray nasale, compresi i dati sul lungo periodo, non ha trovato casi documentati di abuso, uso improprio o sindrome da astinenza, nemmeno nelle persone più a rischio come chi ha una storia di problemi con alcol o altre sostanze (Roncero et al., 2025).
Detto questo, essendo un derivato della ketamina, il potenziale di abuso esiste, ed è per questo che la somministrazione avviene esclusivamente in contesti clinici controllati, mai a casa. Interrompere il trattamento non equivale ad attraversare un'astinenza: sono due cose distinte, ed è importante non confonderle.
Interazioni con altri farmaci e sovradosaggio
Quando si assume un farmaco come l'esketamina è fondamentale che il medico prescrittore e il team di somministrazione abbiano un quadro completo di tutto ciò che stai prendendo, compresi integratori, fitoterapici e farmaci da banco. Alcune combinazioni, infatti, potrebbero aumentare il rischio di effetti indesiderati o ridurre l'efficacia del trattamento. Le interazioni principali da tenere presenti sono:
- depressori del sistema nervoso centrale (come benzodiazepine, oppioidi e alcol): la combinazione potrebbe aumentare il rischio di sedazione intensa e, nei casi più seri, di depressione respiratoria,
- corticosteroidi e decongestionanti nasali: è consigliabile evitarli nell'ora precedente alla somministrazione, perché potrebbero interferire con l'assorbimento del farmaco attraverso la mucosa nasale,
- farmaci che aumentano la pressione arteriosa: l'effetto ipertensivo transitorio tipico dell'esketamina potrebbe risultare potenziato, quindi è importante segnalarli al medico,
- psicostimolanti e inibitori delle MAO (IMAO): queste categorie richiedono una valutazione attenta, perciò vanno sempre comunicate prima di iniziare o modificare qualsiasi terapia.
Un sovradosaggio è un'eventualità rara nel contesto clinico controllato in cui il farmaco viene somministrato, ma è utile sapere come riconoscerlo. Non esiste un antidoto specifico per l'esketamina, e i sintomi che potrebbero indicarlo includono sedazione marcata, alterazioni percettive intense, agitazione e un forte aumento della pressione arteriosa.
In presenza di questi segnali è importante chiamare immediatamente il 112 o recarsi al pronto soccorso più vicino. Il trattamento è di tipo supportivo e sintomatico, e viene gestito in ambiente ospedaliero da personale specializzato.

Esketamina e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura
Esketamina e psicoterapia non sono in competizione. Sono due strumenti diversi, che lavorano su piani diversi, e che insieme possono costruire qualcosa di più solido di quanto ciascuno riesca a fare da solo.
Se stai già seguendo un ciclo di trattamento con esketamina, potresti vivere esperienze intense durante le sessioni: sensazioni dissociative, emozioni inaspettate, cambiamenti nel modo in cui percepisci te stesso/a o il mondo intorno a te. Un percorso psicologico può aiutarti a dare senso a quello che hai vissuto e a integrare quei momenti nella tua storia. Serve anche a consolidare nel tempo i benefici del farmaco: senza questo lavoro di elaborazione, infatti, il rischio è che i miglioramenti possano rimanere fragili.
Se invece stai già lavorando con uno/a psicologo/a, sapere che esiste un trattamento capace di alleviare rapidamente i sintomi più gravi può fare una differenza concreta. Quando il peso acuto si alleggerisce, può aprirsi una finestra preziosa: quella in cui diventa più accessibile affrontare le radici della sofferenza.
Questo vale anche quando si parla di pensieri suicidari: l'esketamina può intervenire rapidamente sulla crisi acuta, mentre la psicoterapia lavora in profondità, nel tempo, sulle cause di quel dolore. Non si tratta di scegliere l'uno o l'altra, ma di usarli insieme in modo integrato.
Il lavoro con uno/a psicologo/a può anche aiutarti a gestire l'ansia prima di una sessione e a sentirti meno solo/a nel processo. E quando il ciclo di trattamento si conclude, la continuità del percorso psicologico diventa una rete di protezione reale, con strumenti concreti per prevenire le ricadute. Se senti il bisogno di parlarne, su Unobravo puoi trovare un professionista in linea con le tue esigenze.




