L'idrossizina è un antistaminico di prima generazione con proprietà sedative e ansiolitiche. In Italia le indicazioni approvate sono due, il trattamento sintomatico dell'ansia negli adulti e quello del prurito, e non comprendono altri impieghi che le vengono spesso attribuiti.
Chi cerca informazioni su questa molecola può averla vista su una ricetta o può accompagnare una persona in trattamento. Qui vediamo a quale classe appartiene, come agisce, per cosa è indicata, quali effetti indesiderati può causare e come la psicoterapia può affiancare il percorso di cura.
Di che classe fa parte e con quali nomi è in commercio
L'idrossizina appartiene alla classe degli antistaminici di prima generazione, quelli che raggiungono il sistema nervoso centrale e per questo hanno un effetto sedativo. La scheda tecnica la descrive come derivato del difenilmetano, mentre le classificazioni internazionali la collocano tra i derivati piperazinici.
Nella classificazione ATC, il sistema internazionale che ordina i farmaci per azione terapeutica, la molecola compare sia nell'area allergologica sia in quella degli ansiolitici. Non è chimicamente correlata alle fenotiazine, alle benzodiazepine o al meprobamato, quindi il suo profilo di sicurezza segue regole proprie.
Il confronto più frequente è quello con gli altri farmaci usati per l'ansia. A differenza delle benzodiazepine, l'idrossizina non è associata a dipendenza fisica né allo sviluppo di tolleranza, e a differenza del Buspar segue un meccanismo d'azione del tutto diverso, perché non passa dal sistema della serotonina come bersaglio principale.
In Italia il principio attivo è commercializzato con il nome Atarax, di UCB Pharma, disponibile come compresse rivestite da 25 mg e come sciroppo 2 mg/ml. Si tratta di un medicinale soggetto a prescrizione medica, quindi la decisione di iniziare il trattamento spetta al medico.
Resta invece vietato l'uso dell'idrossizina nei preparati galenici a scopo dimagrante, un divieto introdotto dal Decreto del Ministero della Salute del 31 marzo 2017 che riguarda un uso improprio della sostanza, non la sua indicazione ansiolitica (Menniti et al., 2025).

Come funziona e per cosa si usa l'idrossizina
Il meccanismo d'azione dell'idrossizina parte dal blocco dei recettori dell'istamina, la stessa via che spiega l'effetto sul prurito. Molti antistaminici condividono questa azione senza avere effetti sull'ansia, perciò il profilo ansiolitico della molecola non si spiega con l'istamina da sola.
A questa azione si affianca infatti un'interferenza con il sistema della serotonina, che partecipa alla regolazione dell'umore, insieme a un'attività più debole sui sistemi della dopamina e della noradrenalina. Le alterazioni di questi sistemi sono associate all'ansia tra molti altri fattori, biologici, psicologici e ambientali.
Sono presenti anche effetti anticolinergici di grado moderato, che spiegano manifestazioni come la secchezza della bocca. L'azione si esercita principalmente sulle aree sottocorticali del sistema nervoso centrale, senza una depressione diretta della corteccia cerebrale.
Sul piano della farmacocinetica, la molecola viene assorbita rapidamente per via orale e raggiunge la concentrazione massima nel sangue intorno alle due ore. L'emivita media è di circa 14 ore negli adulti e può arrivare fino a 29 ore nelle persone anziane. Il metabolita principale è la cetirizina, un antistaminico di seconda generazione.
Le indicazioni approvate dalla scheda tecnica italiana sono due, ovvero il trattamento sintomatico dell'ansia negli adulti dai 18 anni e il trattamento sintomatico del prurito negli adulti, negli adolescenti e nei bambini dai 12 mesi. La scheda tecnica colloca l'impiego nel breve termine, non nelle terapie di lunga durata.
Nell'ambito dell'ansia le evidenze riguardano soprattutto il disturbo d'ansia generalizzata. Una revisione Cochrane ha rilevato una superiorità rispetto al placebo sui sintomi d'ansia, sottolineando però limiti metodologici e campioni ridotti, tali da non permettere di considerare l'idrossizina un trattamento di prima linea (Guaiana et al., 2010).
Vale la pena chiarire un impiego che le viene spesso attribuito. L'insonnia non è tra le indicazioni approvate in Italia, e una revisione sistematica sull'uso nel sonno degli adulti ha concluso che le prove disponibili sono limitate (Burgazli et al., 2023). Un eventuale impiego resta off-label e a discrezione del medico.
Controindicazioni, avvertenze e precauzioni
Esistono condizioni in cui l'idrossizina non può essere assunta. Le controindicazioni elencate dalla scheda tecnica sono:
- ipersensibilità all'idrossizina, agli eccipienti, alla cetirizina, ad altri derivati piperazinici, all'aminofillina o all'etilendiammina,
- porfiria,
- uso concomitante di inibitori delle monoaminossidasi (IMAO),
- prolungamento dell'intervallo QT accertato, congenito o acquisito,
- presenza di fattori di rischio noti per il prolungamento del QT, come cardiopatie, squilibri elettrolitici, bradicardia significativa, storia familiare di morte cardiaca improvvisa o assunzione di altri farmaci che allungano il QT,
- gravidanza e allattamento.
L'attenzione al ritmo cardiaco deriva da una revisione europea del 2015, quando l'Agenzia Europea per i Medicinali ha concluso che l'idrossizina possiede proprietà pro-aritmiche. Da allora la scheda tecnica prevede la dose minima efficace, per il periodo più breve possibile e con limiti giornalieri per età e peso (Morales et al., 2021).
Un caso clinico documentato descrive la comparsa di torsione di punta, un'aritmia potenzialmente grave, dopo una singola dose standard assunta per l'ansia.
Gli autori raccomandano una valutazione individuale del rischio, il controllo degli elettroliti ed elettrocardiogrammi periodici in presenza di problemi cardiaci (Afzal et al., 2023).
Altre situazioni non escludono l'uso, ma richiedono cautela e un dosaggio definito dal medico:
- persone anziane: la scheda tecnica non raccomanda l'idrossizina in questa popolazione, per la ridotta eliminazione del farmaco e la maggiore sensibilità agli effetti anticolinergici,
- insufficienza epatica o renale: la clearance è ridotta e la scheda tecnica prevede una riduzione della dose,
- bambini: la somministrazione avviene solo su indicazione medica esplicita, per la maggiore incidenza di convulsioni e di reazioni sul sistema nervoso centrale,
- glaucoma, ipertrofia prostatica, miastenia grave, demenza e predisposizione alle convulsioni: richiedono una valutazione più attenta prima di iniziare il trattamento.
In gravidanza e allattamento l'uso è controindicato. La molecola può attraversare la placenta raggiungendo concentrazioni fetali superiori a quelle materne, e la cetirizina viene escreta nel latte. Nei neonati di madri trattate a fine gravidanza sono stati osservati ipotonia, disturbi del movimento e riduzione dell'ossigenazione. Chi scopre di essere incinta durante il trattamento non deve interrompere la terapia da sola, ma contattare il medico.
Il consumo di alcol è da evitare durante il trattamento, perché può accentuare gli effetti sul sistema nervoso centrale. La scheda tecnica segnala inoltre una possibile compromissione della capacità di guidare e di usare macchinari, soprattutto nelle prime fasi della terapia.

Effetti indesiderati
Come tutti i farmaci, l'idrossizina può causare effetti indesiderati. La loro comparsa, l'intensità e la durata variano da persona a persona, e la scheda tecnica li organizza per frequenza. L'effetto molto comune è la sonnolenza. Tra quelli comuni rientrano:
- cefalea,
- sedazione,
- secchezza della bocca,
- affaticamento.
Gli effetti non comuni comprendono nausea, capogiro, insonnia, tremore, agitazione, confusione e astenia. Tra quelli rari sono descritti tachicardia, disturbi dell'accomodazione, stipsi, vomito, alterazioni dei test epatici, convulsioni, discinesie, disorientamento, ritenzione urinaria e manifestazioni cutanee come orticaria e dermatite.
Sono classificate come molto rare alcune reazioni che richiedono attenzione medica immediata, tra cui lo shock anafilattico, il broncospasmo, la sindrome di Stevens-Johnson e l'edema angioneurotico. A frequenza non nota la scheda tecnica riporta il prolungamento dell'intervallo QT, le aritmie ventricolari e l'epatite.
Tra gli effetti che chi inizia il trattamento può riferire, vi è spesso la sensazione di essere troppo sedati o emotivamente distanti. È una preoccupazione legittima, riconducibile alla sedazione del sistema nervoso centrale, e va riferita al medico, che può valutare se rivalutare il dosaggio o la strategia terapeutica.
Quando questi effetti non si attenuano, oppure interferiscono con la vita quotidiana, la cosa che puoi fare è segnalarlo al medico invece di interrompere la terapia di propria iniziativa. Manifestazioni come irritabilità o chiusura verso gli altri possono essere correlate al trattamento, all'andamento del disturbo o ad altri fattori clinici.
Sul piano della dipendenza l'idrossizina si differenzia dalle benzodiazepine, perché non è associata a dipendenza fisica, a tolleranza né a una sindrome da astinenza. Alla sospensione i sintomi d'ansia possono ripresentarsi, quindi l'interruzione va concordata con il medico.
Interazioni con altri farmaci e sovradosaggio
L'idrossizina viene metabolizzata dal fegato attraverso l'alcol deidrogenasi e il sistema enzimatico del citocromo P450, e da qui derivano diverse interazioni da conoscere. Chi la assume dovrebbe informare il medico di tutti i farmaci in uso, inclusi i prodotti da banco e gli integratori.
Le associazioni controindicate riguardano gli IMAO, una classe di antidepressivi, e tutti i farmaci che prolungano l'intervallo QT o possono indurre torsione di punta. In questo gruppo rientrano alcuni antiaritmici, diversi antipsicotici, alcuni antidepressivi, antibiotici, antimalarici e il metadone. Altre interazioni richiedono attenzione e una valutazione medica:
- depressori del sistema nervoso centrale: alcol, analgesici oppioidi, barbiturici, anestetici e sonniferi possono potenziare reciprocamente l'effetto sedativo,
- cimetidina: può aumentare le concentrazioni di idrossizina nel sangue fino al 36%,
- adrenalina: l'idrossizina può contrastarne l'effetto sulla pressione arteriosa,
- betaistina e anticolinesterasici: la molecola può antagonizzarne l'azione,
- anticoagulanti: è raccomandata una sorveglianza di laboratorio più attenta,
- substrati del CYP2D6: a dosi elevate l'idrossizina può inibire questo enzima epatico e alterare il metabolismo di altri farmaci.
In caso di sovradosaggio i primi sintomi descritti sono nausea, vomito, tachicardia, febbre, sonnolenza marcata e confusione. Nei quadri più seri possono comparire allucinazioni, depressione respiratoria, convulsioni e aritmie, e il trattamento è sintomatico, perché non esiste un antidoto specifico.
Un'analisi di coorte statunitense su oltre 25.000 ingestioni di idrossizina segnalate al sistema nazionale di sorveglianza ha rilevato una mortalità dello 0,02%, quindi molto rara (Simon et al., 2023). Di fronte al sospetto di un'assunzione eccessiva la cosa da fare è contattare subito il 112 o il centro antiveleni.

Idrossizina e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura
Farmaco e psicoterapia non sono in competizione, perché agiscono su livelli diversi. L'idrossizina può ridurre la tensione e i sintomi fisici dell'ansia nel breve periodo, mentre la psicoterapia interviene sui pensieri, sui comportamenti di evitamento e sui fattori che mantengono l'ansia nel tempo.
Questa distinzione diventa concreta quando l'ansia ritorna alla sospensione del farmaco, un segnale che i meccanismi che la alimentano possono essere ancora attivi. Nel lavoro psicologico possono essere integrate anche strategie praticabili nella quotidianità, come la respirazione diaframmatica e le tecniche di rilassamento, utili quando l'ansia si manifesta con sintomi fisici o con attacchi di panico. Restano strumenti complementari, non sostitutivi del percorso terapeutico.
Chi assume già il farmaco può usare il percorso psicologico per riconoscere i fattori che alimentano le proprie difficoltà, mentre chi è già in terapia e attraversa una fase intensa può trovare nel supporto farmacologico, valutato dal medico, lo spazio per proseguire il lavoro avviato. Se senti il bisogno di un supporto, con Unobravo puoi trovare un professionista in linea con le tue esigenze.




