Diventare genitore è un’esperienza che può modificare profondamente la vita di una persona: per la donna attraverso la gravidanza e la maternità e, in modo diverso, anche per l’uomo, nel progressivo assumere la funzione paterna. Si tratta di una transizione graduale che prevede l'attraversamento di uno spazio liminale ovvero di una fase di profondo cambiamento dell’identità personale e relazionale, che spesso si associa a un profondo cambiamento della propria immagine e delle relazioni affettive più significative. Il futuro genitore si trova così di fronte al bisogno di confrontarsi concretamente con un bambino immaginato, che si rivelerà poi diverso da quello reale. In questo articolo approfondiamo alcuni aspetti psicologici della gravidanza, della maternità e della paternità.
Il bambino immaginato ed il bambino reale
La maternità e la genitorialità si esprimono attraverso la complessa struttura di legami affettivi che si svilupperanno tra i genitori, a partire dalla propria storia personale e familiare. Con il procedere della gravidanza, mentre il corpo vive le sue trasformazioni, nella mente della donna compare il pensiero di diventare madre, attivando un ricco mondo di fantasie che affonda le sue radici nel proprio passato infantile.
Nel corso della gravidanza, il proprio passato riemerge e traspare dalle fantasie materne a proposito del nascituro. Sta prendendo vita il “bambino immaginario”, una rappresentazione mentale del figlio che, soprattutto dopo il terzo mese, tende a diventare più definita e investita emotivamente.
Entrambi i genitori immaginano il futuro bambino, sia fisicamente che caratterialmente, coltivando aspettative basate sulle proprie esperienze personali e familiari, ma anche in relazione al contesto sociale e culturale di appartenenza.
Nel tempo, con le prime ecografie, accanto al bambino immaginario compare il “bambino reale”, con una sua forma, il suono del suo battito cardiaco, la sua attività motoria. Le tecnologie di monitoraggio prenatale hanno progressivamente trasformato l’esperienza dell’attesa, rendendo il bambino più presente nella rappresentazione mentale dei genitori. Essa, per citare le parole della psicanalista Anne-Marie Rajon, “sollecita il confronto tra il bambino immaginario e il bambino reale, rende sfuocati i confini del ‘fuori’ e del ‘dentro’: il feto diventa visibile e esposto allo sguardo”.

Le radici psicologiche del bambino immaginario
Il concetto di bambino immaginario affonda le sue radici nella storia personale di ciascun genitore. Prima ancora del concepimento, nella mente di chi desidera un figlio si formano immagini, aspettative e desideri che riflettono sia le proprie esperienze infantili sia i modelli familiari interiorizzati. È interessante notare che una quota significativa di bambini nei paesi occidentali sperimenta forme di gioco immaginativo, a testimonianza della centralità della dimensione fantasmatica nello sviluppo. (Mills, 2003) , a testimonianza di quanto la dimensione dell’immaginario sia presente e significativa fin dall’infanzia.
Secondo l’Analisi Transazionale di Eric Berne, ogni adulto interiorizza modelli genitoriali che influenzano, in modo più o meno consapevole, il proprio modo di pensare e agire nella relazione con i figli. Questi elementi influenzano profondamente le fantasie sul futuro figlio, spesso in modo inconsapevole.
Le esperienze infantili vissute, i ricordi di come si è stati accuditi o trascurati, possono emergere sotto forma di desideri o timori rispetto al proprio ruolo genitoriale. Allo stesso modo, i modelli familiari e le aspettative su come dovrebbe essere un figlio sono spesso modellate dalle storie familiari, dalle tradizioni e dai ruoli appresi osservando i propri genitori.
Il bambino immaginario può così incarnare sia gli ideali di perfezione e realizzazione, sia le paure di fallimento o di ripetere errori del passato. Queste radici psicologiche rendono il bambino immaginario una figura complessa, che accompagna i genitori nel percorso verso la genitorialità e che necessita di essere riconosciuta e compresa per favorire un incontro autentico con il bambino reale.
Inoltre, il bambino immaginario svolge un ruolo significativo anche per i più piccoli, aiutando i bambini a ridurre la solitudine e offrendo compagnia, soprattutto ai figli unici (Yazdi Panah et al., 2023) .
Un “altro bambino”
Genitore e bambino reale sono, inizialmente, sconosciuti e può essere difficile e doloroso rendersi conto che dove ci si aspettava una sintonia automatica e immediata, ci sono invece un rapporto e una conoscenza quasi interamente da costruire. Questo bambino, concreto e vitale, è in definitiva “un altro bambino”.
Se l'esistenza delle fantasie sul nascituro è stata funzionale a preparare, durante la gravidanza, la donna alla futura relazione e a sviluppare in lei l'attaccamento verso il figlio, si comprende come queste fantasie non possano avere un'influenza determinante dopo il parto sull'atteggiamento materno verso un bambino che si rivela “diverso”. Il mondo mentale materno include ora la presenza di un figlio non più prodotto dalla fantasia, ma portatore di caratteri propri e particolari.
Dal bambino immaginato al bambino reale: fasi e difficoltà della transizione
Il passaggio dal bambino immaginario al bambino reale rappresenta una delle sfide più significative della genitorialità. Questo processo avviene in diverse fasi, ciascuna caratterizzata da specifiche emozioni e possibili difficoltà.
- Fase della fantasia: Durante la gravidanza, i genitori proiettano sul bambino desideri, sogni e aspettative, spesso idealizzando alcune caratteristiche.
- Fase del confronto: Con la nascita e i primi incontri, il bambino reale si manifesta con tratti propri, che possono essere inaspettati o diversi da quelli immaginati.
- Fase dell'adattamento: I genitori sono chiamati a rinegoziare le proprie aspettative, accogliendo la realtà del figlio e imparando a conoscerlo nella sua unicità.
Questa transizione può generare sentimenti di delusione, senso di inadeguatezza o frustrazione, soprattutto se il divario tra il bambino immaginato e quello reale appare ampio. È importante riconoscere che tali emozioni sono comuni e fanno parte di un percorso di crescita personale e familiare.
Le esperienze immaginative nell’infanzia non rappresentano una psicopatologia e, nella maggior parte dei casi, costituiscono una modalità evolutivamente normale di elaborazione emotiva. (Bonne et al., 1999) . Ad esempio, una madre può aver immaginato un bambino calmo e sorridente, ma trovarsi invece a gestire un neonato molto esigente e difficile da consolare. In questi casi, il lavoro interiore di accettazione e adattamento diventa fondamentale per costruire un legame autentico e soddisfacente.
Diventare genitori
La consapevolezza del proprio ruolo di padre e di madre non può prescindere da una riflessione su se stessi, sulle proprie emozioni e sui propri progetti di vita.
L’esperienza della nascita, della maternità e della paternità non è solo un evento circoscritto, ma un elemento esistenziale nell’esperienza di liberazione rigenerante della persona. Come sostiene il professor Francesco Mancini:
“E-sistere significa sporgersi e uscire da un grembo, appunto giungere alla nascita. L’esistenza è trascendenza patita, agita, incontrata, corrisposta”.

Una nuova esistenza
Avere un figlio, soprattutto il primo, rappresenta una delle principali crisi evolutive dell’età adulta e spinge a confrontarsi:
- con la propria capacità procreativa;
- con la facoltà di assumersi responsabilità e di prendersi cura dell’altro.
La risoluzione positiva di questa crisi rappresenta il raggiungimento di un nuovo equilibrio e di identità funzionali e soddisfacenti, ma il percorso per arrivarci può variare significativamente, risultando talvolta più o meno doloroso. Nell’attuale idea di famiglia diffusa nella società occidentale, molte coppie genitoriali si trovano esposte a modelli e aspettative talvolta idealizzate, che possono rendere più complesso il processo di adattamento alla genitorialità reale come un vero e proprio percorso esistenziale da accogliere ed elaborare per il benessere dell’adulto, la serenità del nucleo familiare e il sano sviluppo del bambino.
In questo contesto, è interessante notare che i bambini autistici che hanno amici immaginari dimostrano una maggiore capacità di comprendere la mente altrui e sviluppano abilità sociali più avanzate rispetto ai loro coetanei autistici privi di amici immaginari (Davis et al., 2023) , sottolineando quanto sia importante considerare la complessità dei fattori che contribuiscono al benessere e allo sviluppo dei più piccoli.
Strategie per accogliere il bambino reale e superare le aspettative
Accettare il bambino reale significa riconoscere e valorizzare la sua unicità, anche quando si discosta dalle aspettative coltivate durante la gravidanza o prima della nascita. Questo processo può essere facilitato da alcune strategie pratiche:
- Riconoscere le proprie fantasie: Prendersi un momento per riflettere su quali aspettative si avevano e da dove provengono aiuta a distinguere tra desideri personali e realtà.
- Coltivare la curiosità: Osservare il proprio bambino con uno sguardo aperto e curioso permette di scoprire le sue caratteristiche autentiche, senza giudizio.
- Condividere le emozioni: Parlare con il partner, amici o professionisti delle proprie difficoltà e dei sentimenti di delusione o fatica può alleggerire il peso emotivo e favorire una maggiore accettazione.
- Dare tempo al legame: La relazione con il bambino reale si costruisce giorno dopo giorno; concedersi il tempo necessario per conoscersi reciprocamente è fondamentale.
In alcuni casi, il divario tra bambino immaginario e reale può generare disagio persistente, senso di colpa o difficoltà nel creare un legame affettivo. Se queste sensazioni durano a lungo o interferiscono con il benessere personale e familiare, può essere utile rivolgersi a uno psicologo o a un terapeuta familiare, che può offrire uno spazio di ascolto e supporto personalizzato.
Un esempio concreto: la storia di Marta
Per comprendere meglio le dinamiche tra bambino immaginario e bambino reale, può essere utile considerare un esempio tratto dalla pratica clinica (i nomi e i dettagli sono modificati per tutelare la privacy).
Marta, 32 anni, racconta di aver sempre sognato una bambina tranquilla e affettuosa, simile a come si ricordava da piccola. Dopo la nascita della figlia, però, si trova di fronte a una realtà diversa: la bambina è molto vivace, piange spesso e fatica ad addormentarsi. Nei primi mesi, Marta si sente frustrata e inadeguata, temendo di non essere una "brava madre". Solo quando inizia a parlare apertamente delle sue difficoltà con una psicologa, riesce a riconoscere le sue aspettative e a lasciar andare l'ideale del bambino immaginario. Questo le permette di accogliere la figlia per ciò che è, instaurando un legame più autentico e sereno.
Questo esempio mostra come il confronto tra bambino immaginario e reale sia un passaggio delicato, ma anche un'opportunità di crescita personale e relazionale.
Scegliere di farsi accompagnare: il primo passo verso una genitorialità autentica
Diventare genitori significa affrontare un viaggio unico, fatto di aspettative, scoperte e inevitabili momenti di incertezza. Se senti che il divario tra il bambino immaginato e quello reale ti mette alla prova, ricorda che non sei solo: chiedere supporto può essere un atto di cura verso te stesso e la tua famiglia. Con Unobravo puoi trovare uno spazio sicuro in cui esplorare le tue emozioni, accogliere la realtà della genitorialità e lavorare per costruire un legame autentico con tuo figlio. Puoi iniziare oggi il tuo percorso: inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online.






