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Spazi liminali: transizione e nuove identità

Spazi liminali: transizione e nuove identità
Spazi liminali: transizione e nuove identitàlogo-unobravo
Redazione
Unobravo
Pubblicato il
9.8.2022

Nella vita di ogni persona ci sono fasi di transizione, che si collocano tra una condizione fisica o psicologica definita e una nuova ancora da definire. Per descrivere questa “condizione di mezzo” viene utilizzata la definizione di spazio liminale. Ma cosa sono gli spazi liminali?

Etimologicamente, la liminalità deriva dal latino limen - minis, che letteralmente significa soglia. Concettualmente dunque, liminale ha il significato di “confine”, dell’”appena prima” e può evocare il concetto di preparazione a un passaggio.

Liminalità in antropologia

Il concetto di liminalità fu sviluppato dall’antropologo Arnold Van Gennep nei suoi studi sui riti di passaggio. Lo spazio liminale, in Van Gennep è studiato in relazione ai mutamenti che la persona vive all’interno del proprio sistema sociale di appartenenza e di cui quest’ultimo è testimone.

Pensiamo ai riti di alcune culture che celebrano il passaggio del bambino a giovane adulto, alla nascita, al matrimonio o alla morte. Sono tutti status a cui si arriva attraverso riti di passaggio che Van Gennep suddivide in tre fasi:

  • la fase della separazione, come ad esempio la morte o la fine dell’infanzia;
  • la fase del margine (o fase liminale), come il lutto o la gravidanza;
  • la fase dell’aggregazione, in cui si ristabilisce un nuovo equilibrio dato da nuove condizioni (ad esempio la nascita di un figlio).

Nella teoria dei riti di passaggio la fase liminale è la più importante e complessa, poiché è il momento in cui chi la vive si trova nello spazio liminale o di passaggio: ha abbandonato la precedente condizione di certezza ma non ha ancora “attraversato la soglia”.

Spazi liminali fisici

Il concetto di liminalità non riguarda solo concetti religiosi o antropologici, ma coinvolge anche la dimensione spaziale. Se pensiamo al significato di spazio liminale infatti, non sarà difficile interpretarlo anche in chiave fisica: anche i luoghi possono essere liminali

I confini liminali di uno spazio sono quelli tracciati in luoghi di passaggio. Alcuni esempi?

  • Gli aeroporti;
  • i parcheggi;
  • i lunghi corridoi vuoti di un hotel;
  • le scale.

Un luogo liminale può essere anche virtuale. Negli ultimi anni si è sviluppato il concetto di liminal space, quello spazio virtuale che diventa un “non luogo”, in cui l’utente compie un’esperienza liminale: si trova ad attraversare lunghi corridoi, stanze e luoghi vuoti e desolati, che possono provocare un forte senso di smarrimento, solitudine e attacchi d'ansia.

Lo spazio liminale in psicologia

Come abbiamo visto, le esperienze liminali sono quelle che segnano il passaggio da una condizione “sicura” a una non ancora conosciuta. Ciascuno di noi definisce se stesso attraverso dei confini che lo aiutano a sentire appartenenza, individuarsi, separarsi o connettersi agli altri. Il momento liminale fa mutare questa condizione e la persona può sentirsi disorientata, spaventata e non sempre in grado di risignificare se stessa.

Ne è un esempio l’adolescenza, fase di passaggio dall’infanzia all’età adulta, il cui principale compito di sviluppo è costruire la propria identità mentre stanno cambiando il proprio corpo, le relazioni con i pari e con i genitori. I sintomi di ansia in adolescenza possono legarsi proprio all’incertezza di abitare questo spazio liminale. 

fase liminale adolescenza
Marko Novakovic - Unsplash

Un altro esempio è quello di una coppia in gravidanza, che vive un periodo liminale in cui l’attesa coinvolge i partner e richiede loro di “riorganizzare” le dinamiche di coppia e quelle personali. Diventare genitori rappresenta un’evoluzione della persona, un cambiamento di identità e una sfida che può portare con sé emozioni quali ansia e paura.

Ancora, altri spazi liminali possono essere:

  • affrontare una malattia;
  • le varie fasi del percorso scolastico;
  • avere un figlio adolescente;
  • un divorzio o una separazione.

Il cambiamento può spaventare, perché ci costringe ad abbandonare le nostre sicurezze per proiettarci verso qualcosa di ignoto. Possiamo avere paura di perdere il controllo, la preoccupazione di perdere irrimediabilmente la nostra stabilità senza sapere ciò che ci aspetta. In psicologia come in psicoanalisi, la liminalità diventa allora spazio per indagare il sé rielaborando una nuova soggettività.

Abitare la zona liminale

L’insicurezza può portare la persona a negare un cambiamento e, in alcune circostanze, a negare a se stessa impedendo un miglioramento fisico o psicologico. E se invece provassimo ad abbracciare il cambiamento, cercando di vivere le fasi di liminalità con un altro atteggiamento? 

La prima cosa da fare è accettare questa fase di transizione anzi, provare a renderla fonte di nuovi stimoli. Abbandonare l’esigenza di avere tutto sotto controllo e utilizzare gli spazi liminali come luoghi metaforici in cui si può riflettere sulle proprie scelte ponendosi in ascolto di sé.

Naturalmente, questo processo di accettazione e apertura può non essere facile. È il momento allora di fare un percorso verso la risignificazione di sé con l’aiuto di professionisti del benessere psicologico (uno psicologo online Unobravo, ad esempio), che possano essere d’aiuto per leggere i meccanismi che ci inducono ad assumere determinati comportamenti, attraversare la transizione dello spazio liminale con consapevolezza e serenità e favorire una rinascita.

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