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Crescita personale
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Spazi liminali: quando la mente vive tra un prima e un dopo

Spazi liminali: quando la mente vive tra un prima e un dopo
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
24.2.2026
Spazi liminali: quando la mente vive tra un prima e un dopo
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Nella vita di ogni persona ci sono fasi di transizione, che si collocano tra una condizione fisica o psicologica definita e una nuova ancora da definire. Per descrivere questa “condizione di mezzo” viene utilizzata la definizione di spazio liminale. Ma cosa sono gli spazi liminali?

Etimologicamente, la liminalità deriva dal latino limen - minis, che letteralmente significa soglia. Concettualmente dunque, liminale ha il significato di “confine”, dell’“appena prima” e può evocare il concetto di preparazione a un passaggio.

Liminalità in antropologia

Il concetto di liminalità fu sviluppato dall’antropologo Arnold Van Gennep nei suoi studi sui riti di passaggio. Lo spazio liminale, in Van Gennep, è studiato in relazione ai mutamenti che la persona vive all’interno del proprio sistema sociale di appartenenza e di cui quest’ultimo è testimone.

Pensiamo ai riti di alcune culture che celebrano il passaggio del bambino a giovane adulto, alla nascita, al matrimonio o alla morte. Sono tutti status a cui si arriva attraverso riti di passaggio che Van Gennep suddivide in tre fasi:

  • la fase della separazione, come ad esempio la morte o la fine dell’infanzia;
  • la fase del margine (o fase liminale), come il lutto o la gravidanza;
  • la fase dell’aggregazione, in cui si ristabilisce un nuovo equilibrio dato da nuove condizioni, ad esempio la nascita di un figlio.

Nella teoria dei riti di passaggio la fase liminale è la più importante e complessa, poiché è il momento in cui chi la vive si trova nello spazio liminale o di passaggio: ha abbandonato la precedente condizione di certezza ma non ha ancora “attraversato la soglia”.

Spazi liminali fisici

Il concetto di liminalità non riguarda solo dimensioni religiose o antropologiche, ma coinvolge anche la dimensione spaziale. In effetti, non è difficile interpretare il significato di spazio liminale anche in termini fisici: anche i luoghi possono essere liminali.

Uno spazio è definito liminale dai suoi confini, i quali sono tracciati in luoghi di transito. Esempi di questi spazi includono:

  • gli aeroporti;
  • i parcheggi;
  • i lunghi corridoi vuoti di un hotel;
  • le scale.

Un luogo liminale può essere anche virtuale. Negli ultimi anni si è sviluppato il concetto di liminal space, quello spazio virtuale che diventa un “non luogo”.  Qui, l'utente vive un'esperienza liminale: si trova ad attraversare lunghi corridoi, stanze e luoghi vuoti e desolati, che possono provocare un forte senso di smarrimento, solitudine e attacchi d'ansia.‍

Lo spazio liminale in psicologia

Come abbiamo visto, le esperienze liminali sono quelle che segnano il passaggio da una condizione “sicura” a una non ancora conosciuta. Ciascuna persona definisce se stessa attraverso dei confini che la aiutano a sentire di appartenere, individuarsi, separarsi o connettersi agli altri. Dal punto di vista psicologico, il confine è considerato un dispositivo necessario sia per mantenere stabilità sia per favorire la trasformazione, tenendo insieme continuità e cambiamento del sé narrativo (De Luca Picione & Valsiner, 2017)

Il momento liminale modifica questa condizione e la persona può sentirsi disorientata, spaventata e non sempre in grado di risignificare se stessa, proprio perché quei confini che prima la facevano sentire al sicuro ora sembrano meno chiari o in trasformazione.

Ne è un esempio l’adolescenza, fase di passaggio dall’infanzia all’età adulta, il cui principale compito di sviluppo è costruire la propria identità mentre stanno cambiando il proprio corpo, le relazioni con i pari e con i genitori. I sintomi di ansia in adolescenza possono legarsi proprio all’incertezza di abitare questo spazio liminale.

fase liminale adolescenza
Marko Novakovic - Unsplash

Un altro esempio è quello di una coppia in gravidanza, che vive un periodo liminale in cui l’attesa coinvolge entrambi i partner e richiede loro di “riorganizzare” le dinamiche di coppia e quelle personali. Diventare genitori rappresenta un’evoluzione della persona, un cambiamento di identità e una sfida che può portare con sé emozioni quali ansia e paura.

Ancora, altri spazi liminali possono essere l’affrontare una malattia: il corpo che cambia ospita contemporaneamente la malattia e il sé, rendendo la dimensione corporea centrale nell'esperienza psicologica di patologie come il cancro  (Little et al., 1998) ; le varie fasi del percorso scolastico; l’avere un figlio adolescente; un divorzio o una separazione.

Il cambiamento può spaventare, perché ci costringe ad abbandonare le nostre sicurezze per proiettarci verso qualcosa di ignoto. Possiamo avere paura di perdere il controllo, la preoccupazione di perdere irrimediabilmente la nostra stabilità senza sapere ciò che ci aspetta. In psicologia come in psicoanalisi, la liminalità diventa allora spazio per indagare il sé rielaborando una nuova soggettività.

Spazi liminali interni: emotivi, identitari e relazionali

In psicologia, lo spazio liminale non è solo un luogo fisico, ma soprattutto una condizione interna. Possiamo parlare di spazi liminali emotivi, identitari e relazionali, che spesso si intrecciano tra loro. La dinamica e la struttura semiotica dei confini generano infatti uno spazio liminale caratterizzato da instabilità, sfocatura delle distinzioni spazio-temporali e ambiguità nei processi di costruzione di senso (De Luca Picione & Valsiner, 2017)Spazio liminale emotivo: è la fase in cui un’emozione o un modo di reagire “di sempre” non funziona più, ma non è ancora chiaro come sentirsi o cosa provare. Possono emergere ansia, irritabilità, senso di vuoto o confusione, e la persona può avere la sensazione che i propri punti di riferimento emotivi siano sfocati o inaffidabili.

  • Spazio liminale identitario: riguarda il modo in cui la persona si definisce. Vecchie definizioni di sé (ruoli, valori, obiettivi) non bastano più, ma le nuove non sono ancora stabili. È frequente sperimentare crisi di identità o di ruolo, come se i confini tra il “chi ero” e il “chi sto diventando” fossero provvisori e incerti.
  • Spazio liminale relazionale: si verifica quando cambiano i confini nelle relazioni (di coppia, familiari, lavorative). Il legame non è più quello di prima, ma non è ancora chiaro che forma avrà, e questo può generare ambivalenza, dubbi e un senso di distanza difficile da definire.

In tutti questi casi, la persona può sentirsi in una sorta di “terra di nessuno” psicologica, sospesa tra ciò che era e ciò che sarà, con la percezione che il significato delle proprie esperienze sia in trasformazione ma non ancora pienamente comprensibile.

Liminalità e sviluppo dell’identità: il contributo di Erikson

Lo psicologo e psicoanalista Erik Erikson ha descritto lo sviluppo umano come un percorso fatto di crisi evolutive, cioè momenti di passaggio in cui l’identità viene messa alla prova. Queste crisi possono essere lette come veri e propri spazi liminali psicologici.

Nell’adolescenza, Erikson parla di crisi di identità vs confusione di ruolo: il ragazzo o la ragazza non è più bambino, ma non è ancora adulto. In questo spazio di mezzo sperimenta ruoli, idee, appartenenze diverse, cercando di capire chi è. È una fase liminale in cui:

  • le vecchie certezze infantili non reggono più;
  • le nuove definizioni di sé sono ancora fragili;
  • l’oscillazione tra appartenenza al gruppo e bisogno di differenziarsi è molto intensa.

Questa prospettiva aiuta a vedere lo spazio liminale non solo come fonte di disagio, ma come momento necessario di riorganizzazione del sé, in cui l’identità può diventare più complessa e integrata. I processi psicologici che avvengono in questa soglia sono infatti fortemente caricati affettivamente, ma è proprio l’attivazione della liminalità che rende possibile la novità, la creatività e la generazione di nuove forme narrative del sé (De Luca Picione & Valsiner, 2017)

I processi interni che possono caratterizzare lo spazio liminale

Quando una persona attraversa uno spazio liminale psicologico, non cambia solo la situazione esterna: si attivano processi interni specifici che possono essere faticosi ma anche trasformativi.

Tra i più frequenti troviamo:

  • Ambivalenza: possono convivere desiderio di cambiamento e nostalgia per ciò che si sta lasciando. Si può voler “andare avanti” e, allo stesso tempo, restare dove si è.
  • Oscillazione tra vecchia e nuova identità: in alcuni momenti ci si sente ancora “come prima”, in altri si sperimentano modi di essere nuovi, non sempre stabili.
  • Rinegoziazione dei confini del sé: si ridefinisce cosa è “mio” e cosa appartiene agli altri (responsabilità, bisogni, limiti), con possibili conflitti interni e relazionali.
  • Bisogno di appartenenza vs bisogno di differenziarsi: può crescere il desiderio di sentirsi parte di un gruppo, ma anche quello di affermare la propria unicità.

Riconoscere questi movimenti interni permette di dare un senso al proprio vissuto, invece di leggerlo solo come “confusione” o “debolezza”.

Esiti possibili dello spazio liminale: crescita o blocco

Lo spazio liminale in psicologia non ha un esito prestabilito: contiene contemporaneamente il potenziale per sofferenza e disagio psicologico, ma anche per gioia e senso di realizzazione personale (Willig & Wirth, 2019) . Può diventare un motore di crescita oppure trasformarsi in una condizione di blocco che si cronicizza.

Quando la liminalità viene attraversata con sufficiente sostegno interno ed esterno, può favorire:

  • una maggiore consapevolezza di sé e dei propri bisogni;
  • nuove competenze emotive e relazionali;
  • un’identità più flessibile, capace di integrare cambiamenti e contraddizioni.

Al contrario, se la persona non riesce a tollerare l’incertezza o si sente sola nel passaggio, lo spazio liminale può irrigidirsi in:

  • stallo decisionale e difficoltà a scegliere;
  • ritiro dalle relazioni o dalle responsabilità;
  • aumento di sintomi ansiosi o depressivi, come rimuginio, perdita di interesse, senso di impotenza.

In questi casi, la liminalità non viene più vissuta come fase transitoria, ma come una sorta di “corridoio infinito” da cui sembra difficile uscire, con un forte impatto sul benessere psicologico e sulla possibilità di percepire la propria vita come significativa e soddisfacente.

Come riconoscere di trovarsi in uno spazio liminale psicologico

Riconoscere di trovarsi in uno spazio liminale psicologico è il primo passo per non viverlo solo come caos. Alcuni segnali ricorrenti possono aiutare a individuarlo:

  • Senso di sospensione: la sensazione che “niente sia più come prima”, ma che il nuovo non sia ancora iniziato davvero.
  • Perdita di vecchi punti di riferimento: abitudini, ruoli o relazioni che davano sicurezza non funzionano più o stanno cambiando.
  • Domande identitarie intense: “Chi sono adesso?”, “Cosa voglio davvero?”, “Che posto ho nella vita degli altri?”.
  • Emozioni altalenanti: momenti di entusiasmo per le possibilità future si alternano a paura, tristezza o confusione.

Dare un nome a questa fase e riconoscerla come spazio liminale può ridurre il senso di anomalia o fallimento personale e aprire alla possibilità di lavorarci in modo consapevole, anche in un percorso di psicoterapia.

Tollerare l’incertezza e usare lo spazio liminale come risorsa

Abitare uno spazio liminale in psicologia significa imparare a stare nell’incertezza senza esserne travolti, trasformando questa fase in un’occasione di riorganizzazione del sé.

Alcuni atteggiamenti possono essere di aiuto:

  • Dare legittimità al “non sapere”: riconoscere che, in certi passaggi di vita, è normale non avere risposte immediate.
  • Osservare i propri movimenti interni: notare come cambiano pensieri, emozioni e desideri, senza giudicarli troppo in fretta.
  • Sperimentare in piccolo: provare nuovi comportamenti o scelte in modo graduale, per testare la nuova identità senza sentirsi obbligati a decisioni definitive.
  • Coltivare relazioni “ponte”: cercare contesti e persone che permettano di esplorare il cambiamento sentendosi accolti.

In psicoterapia, lo spazio liminale può diventare un luogo protetto in cui esplorare queste oscillazioni, dare significato alle perdite e ai nuovi inizi, e costruire una narrazione di sé più coerente, capace di includere anche le fasi di transizione.

Abitare la zona liminale

L’insicurezza può portare la persona a negare un cambiamento e, in alcune circostanze, a negare a se stessa la possibilità di un miglioramento fisico o psicologico. Ovvero, provare ad abbracciare il cambiamento, cercando di vivere le fasi di liminalità con un altro atteggiamento.

La prima cosa da fare è normalizzare  questa fase di transizione e, quando possibile, provare a renderla fonte di nuovi stimoli. Può essere utile abbandonare l’esigenza di avere tutto sotto controllo e utilizzare gli spazi liminali come luoghi metaforici in cui riflettere sulle proprie scelte, ponendosi in ascolto di sé.

Naturalmente, questo processo di accettazione e apertura può non essere facile. È il momento allora di fare un percorso verso la risignificazione di sé con l’aiuto di professionisti del benessere psicologico che possano essere d’aiuto per leggere i meccanismi che ci inducono ad assumere determinati comportamenti, attraversare la transizione dello spazio liminale con consapevolezza e serenità e favorire una rinascita.

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