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Il gruppo Whatsapp della classe: una mini società ma con le stesse dinamiche

Il gruppo Whatsapp della classe: una mini società ma con le stesse dinamiche
Enrico Reatini
Psicologo ad orientamento Cognitivo-Comportamentale
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
29.9.2026
Il gruppo Whatsapp della classe: una mini società ma con le stesse dinamiche
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  • Il gruppo WhatsApp dei genitori riproduce dinamiche sociali reali, con ruoli, leadership e conflitti tipici di ogni comunità.
  • La leadership informale emerge spontaneamente e viene legittimata dagli altri membri del gruppo, senza bisogno di nomine ufficiali.
  • Il consenso apparente può nascondere disaccordi non espressi, poiché il silenzio non equivale sempre ad approvazione.
  • Anche discussioni apparentemente banali, come quella sulla foto di classe, rivelano le norme sociali implicite di un gruppo.
  • Comprendere queste dinamiche aiuta a vivere il gruppo con maggiore consapevolezza, evitando di personalizzare eccessivamente i conflitti.

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Come nei migliori horror, all’inizio sembra tutto molto semplice, qualcuno crea il gruppo WhatsApp della classe, aggiunge gli altri genitori e scrive un innocuo “Ciao a tutti!”. Poi, nel giro di pochi giorni, compaiono le prime domande sui compiti, le comunicazioni per le attività, le foto, i sondaggi, i messaggi scritti alle undici di sera e, quasi inevitabilmente, la prima discussione sulla cosa più apparentemente innocua del mondo.

Il gruppo di WhatsApp dei genitori nasce come un luogo in cui scambiarsi informazioni pratiche ma si trasforma in una piccola società con tutti i suoi difetti e, fortunatamente, i suoi tanti pregi.

Vederli più da vicino può aiutarci a riflettere sull’importanza di essere cittadini e genitori.

Benvenuti nel gruppo Whatsapp dei genitori: un mondo reale

Il fenomeno della creazione di gruppi Whatsapp dei genitori è talmente diffuso da essere stato oggetto di diversi studi scientifici.

Cino, Gigli e Demozzi (2021) hanno studiato questo fenomeno attraverso un'indagine esplorativa su 302 genitori italiani, osservando come i “Parenting WhatsApp Groups” siano diventati i principali spazi di interazione tra genitori intorno alla vita scolastica dei figli. Questi gruppi permettono di condividere informazioni su compiti, attività ed eventi, ma anche di chiedere consigli, confrontarsi e costruire forme di supporto tra pari.

Gli autori sottolineano come il gruppo WhatsApp, grazie alla comunicazione di gruppo, alle notifiche di lettura e alla possibilità di essere raggiunti in qualsiasi momento, possa creare nuove aspettative rispetto alla partecipazione e alla risposta degli altri membri.

La chat, insomma, può diventare un vero e proprio spazio sociale, con proprie regole, aspettative e modalità di partecipazione (Cino et al., 2021). Ed è proprio qui che la questione diventa interessante, perché quando una ventina di genitori entra nella stessa chat, insieme alle informazioni possono arrivare anche ruoli, alleanze, silenzi, influenze e, prima o poi, qualcuno che scrive “Scusate, intervengo solo un secondo”.

Proviamo a spiegarci alcune di queste dinamiche!

Donna afroamericana con capelli afro che invia messaggi su un cellulare in una cucina moderna e accogliente.
Ivan S – Pexels

Il rappresentante del gruppo WhatsApp

“Ragazzi, visto che nessuno lo sta facendo, scrivo io all'insegnante”.

Una frase che potrebbe essere l’inizio di un'involontaria nuova carriera. Da quel momento quella persona potrebbe diventare il riferimento per la raccolta delle informazioni, la proposta dei sondaggi, la notifica delle scadenze e il riassunto delle decisioni di un intero anno! Così, senza che nessuno l’abbia formalmente nominata, può assumere progressivamente il ruolo di punto di riferimento per il gruppo.

In psicologia sociale e organizzativa questo fenomeno può essere ricondotto alla leadership informale, cioè a una forma di influenza che non deriva da una posizione di potere ufficialmente assegnata. Leino (2025) descrive questa forma di leadership proprio come un processo nel quale l’influenza e l’azione di guida emergono senza che sia presente un ruolo formale ma basandosi su elementi come la conoscenza, la comunicazione, la capacità di agire e le relazioni all’interno del gruppo.

Non è quindi necessariamente il genitore che “comanda” di più, ma quello al quale gli altri iniziano spontaneamente a riconoscere una funzione di orientamento. La leadership informale, infatti, viene in parte concessa dagli altri membri del gruppo, attraverso una dinamica nella quale una persona assume un ruolo e gli altri contribuiscono a legittimarlo (Leino, 2025).

Il conformismo del “non ne vale la pena”

Una prima proposta riceve dodici “👍”, due “va bene” e nessuna obiezione. Qualcuno pensa che non sia una buona idea, ma decide di non scriverlo. Dopo qualche minuto arriva la frase che mette tutto a tacere:

“Direi che siamo tutti d’accordo”.

In realtà, quel consenso potrebbe essere meno compatto di quanto sembri. Il gruppo può infatti influenzare non soltanto ciò che pensiamo, ma anche ciò che scegliamo di esprimere agli altri. È uno dei fenomeni studiati da Levitan e Verhulst (2016), che hanno empiricamente osservato come l’esposizione alle opinioni degli altri possa favorire un adeguamento delle proprie risposte alle posizioni prevalenti nel gruppo.

L’effetto risulta particolarmente evidente quando il gruppo appare unanime: trovarsi di fronte a persone apparentemente tutte d’accordo aumenta la probabilità che i partecipanti modificassero la propria risposta per avvicinarla a quella degli altri. Ancora più interessante, in alcuni casi l’influenza non si limitava alla risposta data pubblicamente, ma continuava a emergere anche quando le persone venivano successivamente interrogate in privato (Levitan & Verhulst, 2016).

Nel gruppo WhatsApp, naturalmente, non significa che ogni “👍” sia il risultato di un processo di conformismo. Può però essere sufficiente a ricordarci che il silenzio di chi non è d’accordo non equivale necessariamente all’approvazione.

Ritratto di un giovane con occhiali che utilizza uno smartphone vicino a un'amaca colorata su un balcone.
Helena Lopes – Pexels

Il genitore che legge e giudica

C’è poi il genitore che non scrive mai, non mette emoji, non partecipa ai sondaggi, ma sa perfettamente cosa è successo nelle ultime 36 ore. “Visualizzato”, insomma, non significa assente. Anche chi non interviene fa parte della dinamica del gruppo: osservando gli altri, si costruisce progressivamente un’idea di chi siano gli altri membri e sa benissimo chi ha una vena più polemica, chi è disponibile, chi cerca sempre di avere ragione e chi, come sé, non risponde mai.

In una chat queste impressioni vengono però ricavate da segnali piuttosto poveri come il numero e la lunghezza dei messaggi, i tempi di risposta, le emoji, il tono percepito e persino i silenzi. Wilson et al. (2012), studiando le interazioni su Facebook, hanno evidenziato proprio la differenza tra i semplici legami sociali e le interazioni effettive tra gli utenti. Online essere collegati non significa necessariamente interagire allo stesso modo o con la stessa frequenza. Nel gruppo dei genitori, quindi, anche il genitore silenzioso può essere un attento osservatore tutt'altro che passivo o assente.

La polemica: un momento cruciale

Molto spesso la prima vera polemica potrebbe nascere da qualcosa di apparentemente innocuo, come ad esempio la foto di gruppo della classe. C’è chi la vorrebbe come ricordo dell’anno, chi chiede se tutti abbiano dato il proprio consenso, chi preferisce non essere fotografato e chi, più semplicemente, si domanda se quel clamore non sia eccessivo.

Dietro una discussione che può sembrare banale si introduce un tema centrale nelle dinamiche di gruppo, quello delle norme sociali, cioè delle regole, esplicite o implicite, che definiscono ciò che viene considerato accettabile e appropriato all’interno di una comunità. Anche una semplice fotografia, quindi, può richiedere al gruppo di stabilire quali comportamenti siano condivisi e quali invece necessitano del consenso dei singoli.

Ed è spesso proprio quando qualcuno mette in discussione una consuetudine che le regole del gruppo diventano visibili. La polemica sulla foto, in questo senso, non riguarda soltanto una fotografia, ma il modo in cui una classe costruisce e negozia ciò che considera normale.

Un gruppo diversificato di famiglie e bambini che si divertono a un evento all'aperto in una giornata di sole in un parco.
Helena Jankovičová Kováčová – Pexels

Il Capro Espiatorio: una necessità di gruppo

Le dinamiche del gruppo possono diventare più delicate quando un problema organizzativo, inizialmente percepito come collettivo, viene progressivamente associato a una singola persona:

“È sempre lei che crea problemi”, “Lui non collabora mai”, “Se ci sono discussioni è perché interviene sempre quella mamma”.

È in situazioni di questo tipo che può essere utile introdurre il concetto di capro espiatorio, riferito al processo attraverso cui una parte delle tensioni e delle difficoltà di un gruppo viene concentrata in modo sproporzionato su un individuo.

Attribuire a una sola persona la responsabilità di una situazione complessa può infatti rendere più semplice individuare un presunto “problema” e dare al gruppo una spiegazione immediata di ciò che sta accadendo.

Questo non significa, naturalmente, che ogni critica, discussione o conflitto indichi la presenza di un capro espiatorio. Il punto è osservare come, in alcune dinamiche, una persona possa progressivamente diventare il bersaglio delle tensioni collettive, finendo per rappresentare agli occhi del gruppo difficoltà che in realtà hanno origini più ampie.

Dalla chat alla realtà: perché la classe non è solo dei bambini

Il gruppo WhatsApp non rimane necessariamente confinato allo smartphone poiché le impressioni costruite nella chat possono influenzare il modo in cui i genitori si comportano alle riunioni, davanti alla scuola o durante le attività dei bambini. Conformismo, leadership informale, norme sociali e capro espiatorio sono fenomeni diversi, ma possono intrecciarsi perché il gruppo produce regole, assegna implicitamente ruoli e costruisce appartenenze.

Questo non significa che ogni messaggio o ogni discussione debba essere analizzato come un caso di psicologia sociale e non serve diventare psicologi della chat per partecipare a un gruppo WhatsApp. Può però essere utile ricordare che il consenso non coincide necessariamente con il silenzio, che chi scrive di più non è automaticamente il leader e che un disaccordo non deve trasformarsi in una questione personale.

La chat, infatti, spesso amplifica dinamiche che esistono già nella vita quotidiana, più che crearle dal nulla. Dietro comunicazioni su merende, autorizzazioni, foto e messaggi scritti un po' troppo tardi si nascondono spesso risorse, bisogni e necessità reali.

Tenerlo sempre a mente può far sì che anche il prossimo “Buongiorno a tutti, una domanda…” verrà letto con occhi un po’ diversi. Anche se, davanti a un messaggio di 90 righe che inizia con “Scusate, intervengo solo un secondo”, mettere il telefono in modalità silenziosa resta una possibilità concreta!

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FAQ

Il gruppo WhatsApp dei genitori è uno spazio digitale creato per condividere informazioni pratiche legate alla vita scolastica dei figli, come compiti, attività ed eventi. Nasce con l'obiettivo di semplificare la comunicazione tra le famiglie di una stessa classe, ma con il tempo può trasformarsi in un vero e proprio spazio sociale. Come evidenziato da diversi studi, tra cui quello di Cino, Gigli e Demozzi (2021), questi gruppi diventano i principali luoghi di interazione tra genitori attorno alla scuola. Al loro interno si sviluppano regole, aspettative e dinamiche relazionali che vanno oltre il semplice scambio di informazioni.
Sì, è del tutto normale che in un gruppo composto da molte persone diverse emergano occasionalmente incomprensioni o piccole tensioni. Quando una ventina di genitori condivide lo stesso spazio virtuale, è naturale che si formino ruoli, alleanze e talvolta disaccordi, proprio come accade in qualsiasi altro contesto sociale. Questo non significa che il gruppo funzioni male, ma semplicemente che riproduce dinamiche umane comuni. Riconoscere questi meccanismi può aiutare a viverli con maggiore serenità, senza personalizzare eccessivamente ogni discussione.
Questo fenomeno si spiega attraverso il concetto di leadership informale, una forma di influenza che non deriva da un ruolo ufficialmente assegnato ma dalla conoscenza, dalla comunicazione e dalla capacità di agire di una persona. Come descritto da Leino (2025), questa leadership emerge spontaneamente ed è in parte concessa dagli altri membri del gruppo, che contribuiscono a legittimarla partecipando o affidandosi a quella persona. Non si tratta quindi di chi scrive di più, ma di chi gli altri riconoscono come punto di riferimento naturale.
Il conformismo si riconosce quando le persone tendono ad allinearsi a un'opinione dominante anche se non la condividono pienamente, magari limitandosi a un 'like' o a un 'va bene' senza esprimere reali obiezioni. Gli studi di Levitan e Verhulst (2016) mostrano come l'apparente unanimità di un gruppo possa spingere i partecipanti a modificare le proprie risposte pur di allinearsi alla maggioranza percepita. Nel contesto del gruppo dei genitori, questo può tradursi in un falso senso di accordo generale, dove il silenzio di chi dissente viene scambiato per approvazione.
Il capro espiatorio è un fenomeno psicosociale in cui le tensioni e le difficoltà di un gruppo vengono concentrate in modo sproporzionato su una singola persona. Nel gruppo WhatsApp questo può manifestarsi quando un problema organizzativo complesso viene attribuito a un solo genitore, considerato come la causa principale delle discussioni. Questo meccanismo semplifica la comprensione della situazione, ma spesso nasconde origini più ampie e condivise del conflitto. Riconoscere questa dinamica aiuta a non colpevolizzare ingiustamente singoli individui per problemi collettivi.
Affrontare le discussioni nel gruppo WhatsApp richiede innanzitutto consapevolezza delle dinamiche di gruppo che si attivano in questi contesti, come conformismo, leadership informale e norme sociali implicite. Può essere utile ricordare che il silenzio non equivale sempre ad approvazione e che chi scrive di più non è automaticamente nel giusto. Evitare di personalizzare eccessivamente i disaccordi e mantenere un tono rispettoso aiuta a preservare un clima collaborativo. Se le tensioni diventano frequenti o pesanti, può essere utile confrontarsi anche al di fuori della chat, magari in occasioni di persona.
Piccole discussioni come quella sulla foto di classe diventano importanti perché toccano il tema delle norme sociali, ovvero le regole implicite o esplicite che definiscono ciò che è considerato accettabile in un gruppo. Quando qualcuno mette in discussione un'abitudine condivisa, come pubblicare una foto senza chiedere il consenso di tutti, le regole non scritte del gruppo diventano improvvisamente visibili. Questo tipo di episodio non riguarda quindi solo l'oggetto della discussione, ma il modo in cui il gruppo negozia collettivamente cosa sia normale e cosa no.
Hai altre domande?
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  • Cino, D., Gigli, A., & Demozzi, S. (2021). “That’s the only place where you can get this information today!”. An exploratory study on Parenting WhatsApp Groups with a sample of Italian parents. Studi sulla Formazione/Open Journal of Education, 24(1), 75-96.
  • Leino, T. (2022). Informal leadership: An integrative view and future research. VAKKI Publications, 14(1), 118-136.
  • Levitan, L. C., & Verhulst, B. (2016). Conformity in groups: The effects of others’ views on expressed attitudes and attitude change. Political behavior, 38(2), 277-315.
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