Molti conflitti interpersonali possono nascere da una comunicazione poco empatica, in cui non si presta ascolto ai bisogni dell’altro e, a volte, nemmeno ai propri. Spesso si risponde a richieste manifestate come pretese, ma esprimere i propri bisogni in modo non violento può essere fondamentale per vivere relazioni più sane.
La comunicazione non violenta: in cosa consiste?
Imparare a esprimere, ascoltare e riconoscere i bisogni che si celano dietro alcune richieste aiuta a comunicare in modo più funzionale e a vivere le relazioni in maniera più autentica. Su questo principio si fonda la comunicazione non violenta (CNV), che consente di esprimere il proprio punto di vista in modo chiaro e rispettoso, senza svalutare quello dell’altra persona (Rosenberg, 2003). Più riusciamo a individuare il bisogno sottostante alle nostre richieste o a quelle degli altri, più efficace sarà la nostra capacità di esprimerlo e soddisfarlo. La CNV si articola in quattro passi fondamentali, ognuno dei quali si basa su domande essenziali.
1) Cosa osservo?
Il primo passo è osservare: “qual è la situazione che ha generato questo sentimento e questo pensiero?”. Per rispondere a questa domanda è utile descrivere la situazione nel modo più oggettivo possibile, senza interpretazioni, etichette o categorie, e senza confondere ciò che si osserva con la propria opinione.
Spesso, quando comunichiamo con l’altro, si sovrappongono pensieri, aspettative ed eventi reali. Una comunicazione basata sulle interpretazioni può causare conflitti e richieste poco chiare, generando un atteggiamento difensivo invece che empatico. Prima di comunicare o richiedere qualcosa, è importante fermarsi a osservare la situazione in modo oggettivo, senza giudizi moralistici, valutazioni o etichette, restando nel qui ed ora.
2) Cosa sento?
Il secondo passo è identificare i sentimenti e distinguerli dai pensieri: “in che modo mi sento osservando la situazione?”. Rivelare i sentimenti, più che le interpretazioni, apre la possibilità a una comunicazione empatica e autentica: esprimere la vulnerabilità diventa un punto di forza, in cui ci si manifesta come persone e si riconosce l’altro nella sua umanità.
Quando si esprimono i sentimenti, è importante utilizzare la prima persona e non ricorrere a paragoni, giudizi moralistici o etichette che potrebbero alimentare una comunicazione violenta. Dopo aver riconosciuto i propri sentimenti, spiacevoli o piacevoli che siano, è utile assumersi la responsabilità del proprio vissuto emotivo, evitando di attribuire all’altro la causa dei propri stati interni.

3) Quale bisogno c'è dietro il mio sentimento?
Il terzo passo è identificare e accettare ciò che è alla radice del sentimento: “di cosa ho bisogno?”. Per poter formulare o ricevere una richiesta in modo efficace, è necessario individuare la propria necessità ed esprimerla utilizzando un linguaggio positivo, concreto e diretto. Affermare chiaramente ciò di cui si ha bisogno significa attribuire valore alla propria richiesta e al proprio sentire.
Nel linguaggio, questo passaggio conduce dal nominare e interpretare le emozioni altrui al riconoscere ed esprimere i propri sentimenti e bisogni, passando dai pronomi impersonali al pronome “io”.
4) Come posso richiedere a me o all'altro?
Il quarto passo è richiedere, in modo empatico, trasformando le pretese in desideri: “cosa vorrei chiedere all’altro per arricchire la mia vita?”. Spesso una richiesta è orientata verso ciò che non si vuole, senza esprimere chiaramente all’altro di cosa si ha bisogno, e questo può portare a insoddisfazione reciproca.
Per fare una richiesta efficace, è utile collegare i sentimenti ai bisogni e fare lo stesso anche quando si riceve un messaggio dall’altro; in questo modo si favorisce una comunicazione empatica.
- La richiesta implica empatia nei confronti dell’altro, riconoscendo che anche l’altra persona ha bisogni e sentimenti e può essere o meno disponibile.
- La pretesa, invece, è una richiesta senza manifestazione dei bisogni e senza empatia.
Per assicurarsi che il messaggio ricevuto coincida con quello mandato, se ci sono dubbi, è utile confrontarsi con l’interlocutore: chiedere come si sente, cosa pensa e se sia disposto a intraprendere una determinata azione per soddisfare o meno la richiesta, prima di interpretare e generare aspettative.

Vivere in modo autentico
In sintesi, una comunicazione non violenta efficace prevede alcune fasi che possono aiutarci a cambiare atteggiamento verso noi stessi e verso gli altri:
- osservazione
- identificazione dei sentimenti
- riconoscimento dei bisogni
- espressione delle richieste.
Questo modo di comunicare può aiutare a vivere le relazioni in modo autentico ed empatico, in un rapporto in cui siano riconosciuti i propri bisogni e quelli dell’altro. Il focus si sposta dal voler cambiare l’altro al cambiare la qualità della relazione.
Comunicare i propri bisogni e assumersi la responsabilità dei propri sentimenti rappresenta un passaggio da una modalità comunicativa reattiva a una comunicazione più consapevole e responsabile: più ci connettiamo ai sentimenti e ai bisogni dell’altro, più saremo propensi a dare valore e manifestare i nostri bisogni, riconoscendo limiti e disponibilità proprie e altrui, con autentica curiosità e interesse verso sé stessi e verso l’altro.
Marshall Rosenberg e le origini della Comunicazione Non Violenta
La Comunicazione Non Violenta (CNV) è stata sviluppata dallo psicologo clinico statunitense Marshall B. Rosenberg, fondatore del Center for Nonviolent Communication (CNVC). Rosenberg ha dedicato la sua vita a promuovere un modello di comunicazione che favorisse la comprensione reciproca e la risoluzione pacifica dei conflitti.
Secondo Rosenberg, "la CNV è un modo di comunicare che ci aiuta a connetterci con noi stessi e con gli altri in modo da permettere alla nostra naturale compassione di emergere" (Rosenberg, 2003). Questo approccio si basa sull’idea che, dietro ogni comportamento, vi siano bisogni umani universali che meritano ascolto e rispetto.
La CNV è stata applicata in contesti educativi, aziendali, familiari e persino in situazioni di mediazione internazionale, mostrando, in alcuni studi, risultati promettenti nella riduzione dei conflitti e nel miglioramento della qualità relazionale. Inoltre, la CNV può essere adottata da manager e decisori come strategia per risolvere conflitti e prevenire situazioni aggressive tra i professionisti della salute, soprattutto per quanto riguarda aspetti morali o psicologici (Adriani et al., 2024) .
Comportamenti che possono ostacolare la comunicazione non violenta
Per praticare la comunicazione non violenta è importante riconoscere anche quali modalità comunicative possono ostacolarla. Alcuni comportamenti, spesso automatici, rischiano di alimentare incomprensioni e conflitti:
- Giudizi e valutazioni: Esprimere giudizi sull’altro (ad esempio, "sei sempre egoista") tende a generare difesa e chiusura, invece di apertura e ascolto.
- Paragoni: Confrontare se stessi o gli altri con terze persone ("perché non sei come tua sorella?") può far sentire l’interlocutore inadeguato e non compreso.
- Pretese: Formulare richieste come se fossero obblighi ("devi ascoltarmi") limita la libertà dell’altro e riduce la possibilità di una risposta autentica.
- Negazione dei sentimenti: Minimizzare o ignorare le emozioni proprie o altrui ("non dovresti sentirti così") impedisce una reale connessione empatica.
Essere consapevoli di queste modalità permette di scegliere consapevolmente un linguaggio più rispettoso e costruttivo, favorendo la qualità delle relazioni.
Le "piste di danza" della CNV: uno strumento pratico per la comunicazione
Un approccio pratico e innovativo proposto da Marshall Rosenberg è rappresentato dalle cosiddette "piste di danza" della CNV. Si tratta di schemi che possono aiutare a orientarsi nei diversi passaggi della comunicazione non violenta, sia quando si esprime un proprio bisogno sia quando si ascolta l’altro.
Le cosiddette “piste di danza” rappresentano una modalità visuale per applicare i quattro passaggi della comunicazione non violenta:
- Osservazione: Descrivere ciò che si vede o si sente senza giudizio.
- Sentimento: Esprimere come ci si sente rispetto a ciò che si è osservato.
- Bisogno: Identificare il bisogno che sta alla base del sentimento.
- Richiesta: Formulare una richiesta chiara e concreta, aperta alla risposta dell’altro.
Utilizzare queste "piste" può aiutare a mantenere la conversazione su un piano costruttivo, anche in situazioni di tensione, e a prevenire escalation conflittuali.
Evidenze scientifiche sull’efficacia della comunicazione non violenta
Negli ultimi anni, diversi studi hanno valutato l’impatto della comunicazione non violenta in vari contesti. Ad esempio, una ricerca pubblicata su "Conflict Resolution Quarterly" ha evidenziato che l’applicazione della CNV in ambito scolastico ha portato a una riduzione significativa dei conflitti tra studenti e a un miglioramento del clima relazionale (Bowers & Moffett, 2012). Inoltre, un programma educativo fondato sulla comunicazione non violenta ha determinato un aumento significativo dell’autostima negli studenti di infermieristica rispetto al gruppo di controllo (t = 4.06, p < 0.001) (Sung & Kweon, 2022) .
In ambito sanitario, secondo uno studio condotto presso l’Università di Basilea, la formazione in CNV ha contribuito a migliorare la qualità della comunicazione tra operatori e pazienti, riducendo i livelli di stress percepito dal personale (Höfer et al., 2017). Inoltre, un breve training di comunicazione non violenta ha portato a un aumento significativo dell’empatia soggettiva nei medici in formazione, misurata tramite la Jefferson Scale of Physician Empathy, rispetto al gruppo di controllo, tre mesi dopo l’intervento (Epinat-Duclos et al., 2021) . Questi dati suggeriscono che la CNV non è solo una teoria, ma un insieme di pratiche che può avere effetti concreti e misurabili sulla qualità delle relazioni e sulla gestione dei conflitti.
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Imparare a comunicare in modo autentico ed empatico può contribuire a migliorare la qualità delle tue relazioni e aiutarti a vivere con maggiore serenità. Se senti il bisogno di approfondire questi strumenti, lavorare sui tuoi bisogni o migliorare il modo in cui ti relazioni con gli altri, il supporto di uno psicologo può essere di aiuto. Con Unobravo puoi intraprendere un percorso personalizzato, guidato da professionisti esperti, per sviluppare una comunicazione più consapevole e costruttiva. Fai il primo passo verso relazioni più sane e una maggiore comprensione di te stesso: inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online.






