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Salute mentale
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Il genogramma per risalire il fiume delle origini familiari

Il genogramma per risalire il fiume delle origini familiari
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
24.2.2026
Il genogramma per risalire il fiume delle origini familiari
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La riproduzione nell'essere umano è intesa non solo come evento biologico, ma anche come fenomeno di valenza simbolico-culturale: si parla quindi di generatività. Il concetto è stato introdotto dallo psicoanalista Erik Erikson nello studio delle fasi evolutive, definendolo come l’intento dell’individuo in età adulta di creare e dirigere una nuova generazione. I figli, dunque, diventano la “possibilità generativa’’ mediante cui poter continuare la propria storia familiare e sociale.

Che cos’è il genogramma?

Il genogramma fu proposto dallo psichiatra Murray Bowen negli anni 70: attraverso lo studio di numerosi alberi genealogici familiari e andando a ritroso fino a oltre cento anni, egli rilevò una trasmissione di caratteri familiari tra la generazione precedente e quella successiva.Si tratta di un diagramma che organizza le informazioni sul ciclo vitale della famiglia e che offre una panoramica riguardo:

  • i legami familiari,
  • gli eventi più significativi come nascite, aborti, morti, matrimoni, separazioni,
  • le connessioni e disconnessioni affettive tra le generazioni.

L’albero familiare

La continuità delle generazioni e delle discendenze familiari nel tempo trova una propria rappresentazione nell’immagine di un albero familiare:

  • le radici simbolizzano i legami familiari con il passato,
  • i boccioli rappresentano i legami con il futuro,
  • il tronco simbolizza l’unità della stirpe originale e la molteplicità delle ramificazioni che da questa si dipartono.
August de Richelieu - Pexels

Ambiti di utilizzo del genogramma

In psicoterapia familiare, il genogramma può essere utilizzato in tre modalità e ambiti principali:

  • Diagnostico: può rivelarsi particolarmente utile come strumento di screening. Uno studio rivela, infatti, che i genogrammi permettono di raccogliere più informazioni su struttura familiare, eventi di vita maggiori, malattie ricorrenti e qualità delle relazioni familiari (Rogers & Cohn, 1987).
  • Terapeutico: queste informazioni possono diventare una base condivisa e rispettosa per esplorare significati, risorse e vulnerabilità del sistema familiare.
  • Formazione professionale: il genogramma aiuta a sviluppare uno sguardo clinico più attento alle dinamiche intergenerazionali e al contesto relazionale.

Genogramma clinico: come funziona la famiglia

Il genogramma non serve soltanto a ricostruire la parentela ma è soprattutto una mappa relazionale che aiuta a collegare eventi, ruoli e legami nel tempo. Murray Bowen, fondatore della Family Systems Theory, lo ha utilizzato per osservare come alcuni modi di stare in relazione tendano a ripetersi tra generazioni (Bowen, 1978).Nel lavoro clinico, il genogramma diventa utile quando permette di formulare ipotesi su alcuni processi tipici dei sistemi familiari:

  • Differenziazione del Sé: quanto una persona riesce a mantenere la propria identità emotiva senza “fondersi” o tagliarsi fuori dalla famiglia.
  • Triangolazioni: quando la tensione tra due persone viene “scaricata” coinvolgendo un terzo (spesso un figlio), stabilizzando il sistema e, in alcuni casi, associandosi a difficoltà o sintomi.
  • Schemi transgenerazionali: ripetizioni di scelte, conflitti, alleanze o rotture che, se rese visibili, diventano più affrontabili in terapia.

La funzione diagnostica del genogramma ‍

L’illustrazione del genogramma consente di comprendere meglio il problema portato in seduta, grazie alla visualizzazione e alla collocazione temporale delle informazioni rilevanti della storia della persona e della sua famiglia, e diviene tanto più utile quanto più raccoglie informazioni. In genere si rappresentano almeno tre generazioni (nonni–genitori–figli), consentendo, così, di osservare ripetizioni e passaggi di ruolo nel tempo (McGoldrick et al., 2008).

A seconda dei bisogni della persona, può essere integrato anche con varianti mirate come per esempio il genogramma spirituale,  una mappa multigenerazionale che rappresenta affiliazioni religiose/spirituali, eventi significativi e conflitti all’interno della famiglia (Frame, 2000).Nella pratica clinica, il terapeuta può orientarsi con una checklist attraverso cui raccogliere:

  • Dati anagrafici e composizione: età, convivenze, figli biologici/adottivi, sorelle o fratelli acquisiti.
  • Eventi critici: lutti, separazioni, aborti, fallimenti, incidenti che spesso possono rappresentare snodi che riorganizzano i legami.
  • Salute fisica e mentale: diagnosi, dipendenze, ricoveri per comprendere impatti e risorse.
  • Migrazioni e cambiamenti: trasferimenti, esili, rotture con il contesto che possono spiegare perdite di rete sociale e stress.
  • Qualità dei legami: vicinanza, conflitto, distanza, alleanze in cui il genogramma diventa “clinico”.
  • Rotture emotive e segreti: silenzi, esclusioni, temi proibiti che indicano aree di vulnerabilità e protezione.

Attraverso la costruzione del proprio genogramma, si può venire a conoscenza di molte informazioni sulla propria storia: possono emergere elementi rimasti nell’ombra o addirittura rimossi, attivando emozioni intense e riflessioni profonde su esperienze passate, perdite e conflitti familiari ancora aperti. Questo processo, seppur delicato, può favorire la scoperta di nuove connessioni emotive e di significati diversi da attribuire alle vicende familiari e, inoltre, permette di identificare e valorizzare risorse, competenze e conoscenze (Chrzastowski, 2011).

La costruzione del genogramma

Costruire un genogramma in terapia familiare può essere un processo profondamente collaborativo, un modo per pensare insieme la storia, rispettando tempi e confini di ciascuno. Spesso si parte dalla famiglia attuale e si risale gradualmente, mantenendo un ritmo compatibile con le emozioni che emergono. In questo percorso, può essere utile anche ampliare il genogramma “standard” con un sistema di codifica a colori flessibile, utilizzabile sia come strumento di assessment sia come compito/attività da svolgere in famiglia durante il trattamento (Lewis, 1989).Un percorso tipico di costruzione del genogramma può attraversare diversi passaggi:

  • Definire lo scopo: “Cosa speriamo di capire meglio con questa mappa?”. La risposta a questa domanda può aiutare a selezionare informazioni utili.
  • Partire dal presente: chi vive con chi, chi è “dentro” e chi è “fuori”può chiarire confini e ruoli attuali.
  • Risale di generazione in generazione: genitori e nonni, includendo fratelli e sorelle, partner, figli possono rendere visibili ripetizioni e snodi.
  • Usare domande guida: “Chi era vicino a chi?”, “Chi decideva?”, “Cosa succedeva nei momenti di crisi?” possono portare il focus sui legami.
  • Gestire i vuoti informativi: quando mancano dati o ci sono segreti, si annota l’incertezza senza colmare con ipotesi in cui il “non detto” può essere un’informazione clinicamente rilevante.
  • Monitorare l’attivazione emotiva: se emergono dolore o vergogna, si rallenta e si dà senso all’emozione prima di proseguire.

Il valore terapeutico del genogramma

Il valore terapeutico del genogramma non risiede nel disegno in sé, ma nel modo in cui aiuta a formulare e verificare ipotesi, rendendo più visibili connessioni che, raccontate solo a parole, possono restare frammentate. In particolare, quando viene utilizzato in un contesto di terapia narrativa, il genogramma offre un’opportunità concreta per esplorare e ri-raccontare le storie familiari, facilitando processi di “ri-autorialità” (re-authoring) che possono sostenere una comprensione più coerente e significativa della propria esperienza (Chrzastowski, 2011).

Durante la seduta, è importante osservare alcuni elementi frequenti:

  • Ripetizioni e ridondanze: separazioni ricorrenti, conflitti simili, ruoli che si tramandano che possono suggerire un “copione” familiare.
  • Coincidenze temporali: eventi che si addensano (lutti, nascite, migrazioni) che possono spiegare vulnerabilità in specifiche fasi del ciclo di vita.
  • Alleanze e distanze: chi si sostiene, chi è isolato, chi media, orientando così il lavoro su confini e comunicazione.
  • Triangolazioni: quando un figlio diventa regolatore del conflitto adulto che aiuta a spostare il focus dalla “colpa” alla dinamica.

La restituzione di quanto emerso durante la creazione del genogramma propone un’ipotesi come provvisoria (“Potrebbe essere che…?”), si chiede conferma o correzione e si collega al presente (“Come questa dinamica entra oggi nei vostri litigi o nelle vostre scelte?”).

Esempio clinico 1: separazioni ripetute e alleanze intergenerazionali

Nel genogramma di una famiglia, arrivata con una richiesta per “problemi comportamentali” di un adolescente, emergono tre separazioni in due generazioni e una costante: dopo ogni rottura di coppia, un figlio diventa il principale confidente del genitore rimasto solo.

La mappa rende visibile che l’adolescente, oggi, è in una posizione simile a quella del padre da ragazzo: molto vicino alla madre e molto distante dal padre, con frequenti messaggi impliciti del tipo “tu mi capisci più di lui”. Questa configurazione può essere letta come una triangolazione: il figlio può contribuire a stabilizzare la tensione di coppia, ma può anche trovarsi esposto a un carico emotivo non adatto alla sua età.In questo esempio, il genogramma orienta l’intervento sul:

  • lavoro per ridurre la coalizione madre–figlio senza colpevolizzare,
  • sostenere il padre nel recuperare un ruolo genitoriale non competitivo,
  • costruire confini più chiari tra temi di coppia e temi genitoriali.

Il sintomo del ragazzo può essere così riletto come segnale di un equilibrio familiare che potrebbe beneficiare di una riorganizzazione.

Esempio clinico 2: lutti, nascite e “date che ritornano”

Una coppia chiede aiuto dopo la nascita del primo figlio: la madre riferisce ansia intensa e paura di “non farcela”. Nel genogramma, costruito con calma, emerge che nella linea materna ci sono lutti significativi avvenuti in prossimità di nascite: una nonna che ha perso la madre poco dopo il parto e una zia morta durante una gravidanza.

Senza trasformare le coincidenze in spiegazioni magiche, la mappa aiuta a dare un senso: la maternità, in questa storia familiare, è associata anche a pericolo e perdita, e questo può riattivarsi nel presente come allarme emotivo. Il lavoro terapeutico può allora includere:

  • riconoscere e nominare il legame tra evento attuale e memoria familiare,
  • distinguere il “qui e ora” dal “là e allora”, sostenendo la differenziazione del Sé,
  • creare rituali di ricordo o narrazioni condivise che integrino il lutto, riducendo il bisogno di evitarne il tema.

Il genogramma può così diventare un ponte tra emozioni attuali e significati transgenerazionali, senza ridurre la persona alla sua genealogia.

Il genogramma nella formazione professionale

La costruzione e la rappresentazione grafica della propria storia familiare consente al terapeuta in formazione di imparare a instaurare un contatto significativo e autentico con la persona e la famiglia in terapia. In questo senso, il genogramma non è solo uno strumento diagnostico rivolto all'altro, ma diventa un esercizio di auto-riflessione.

Attraverso l'analisi delle proprie dinamiche intergenerazionali, il professionista può identificare i propri 'punti ciechi' e i potenziali pregiudizi, imparando a distinguere tra i vissuti personali e quelli del sistema osservato. Tale consapevolezza è il presupposto per mantenere una posizione di neutralità attiva e per evitare fenomeni di controtransfert che potrebbero inquinare il processo clinico.

Brady Knoll - PVF

Genogramma e postura del terapeuta: curiosità, neutralità e sicurezza emotiva

Nella formazione, il genogramma è utile perché allena una postura clinica specifica: curiosa, rispettosa e non giudicante. Quando si esplora la storia familiare, è facile che emergano lealtà, vergogna, rabbia o idealizzazioni e il terapeuta impara a restare in contatto con l’emozione senza farsi trascinare in alleanze implicite.Vediamo alcuni punti a cui prestare particolare attenzione durante il lavoro psicoterapeutico:

  • Neutralità multiparte: dare spazio a ogni versione dei fatti, senza decretare “chi ha ragione”, riducendo la polarizzazione.
  • Domande circolari: chiedere come ciascuno vede le relazioni tra gli altri (“Secondo te, cosa succede tra mamma e nonna quando…?”), ampliando così la prospettiva.
  • Linguaggio non colpevolizzante: parlare di “dinamiche” e “funzioni” più che di colpe, facilitando l’aggancio terapeutico.
  • Consenso e confini: chiarire cosa si annota e cosa no, soprattutto su temi sensibili per aumentare la sicurezza emotiva.

In questa cornice, il genogramma non è un test, ma un dispositivo relazionale che sostiene l’alleanza terapeutica e rende il lavoro più condiviso,

configurandosi come strumento poliedrico e flessibile e, al tempo stesso, una risorsa preziosa per il terapeuta e per la persona che lo costruisce. Può aiutare, così, a dare nuovo significato agli eventi del presente a partire dal passato, generando la possibilità, per il futuro, di una continuità innovativa.

Risalire il “fiume delle origini” con il supporto giusto

Se riconosci nella tua storia familiare legami, eventi o dinamiche che continuano a influenzare il presente, non devi affrontarli da solo/a: in psicoterapia può essere possibile dare un significato nuovo a ciò che hai vissuto, comprendere meglio gli schemi che si ripetono e, in alcuni casi, trovare modi più liberi e autentici di stare nelle relazioni.

Con Unobravo puoi iniziare un percorso online con uno psicologo o una psicologa che può aiutarti a esplorare la tua mappa familiare (anche attraverso strumenti come il genogramma), nel rispetto dei tuoi tempi e delle tue emozioni.

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