La riproduzione nell'essere umano è intesa non solo come evento biologico, ma anche come fenomeno di valenza simbolico-culturale: si parla quindi di generatività. Il concetto è stato introdotto dallo psicoanalista Erik Erikson nello studio delle fasi evolutive, definendolo come l’intento dell’individuo in età adulta di creare e dirigere una nuova generazione. I figli, dunque, diventano la “possibilità generativa’’ mediante cui poter continuare la propria storia familiare e sociale.
Che cos’è il genogramma?
Il genogramma fu proposto dallo psichiatra Murray Bowen negli anni 70: attraverso lo studio di numerosi alberi genealogici familiari e andando a ritroso fino a oltre cento anni, egli rilevò una trasmissione di caratteri familiari tra la generazione precedente e quella successiva.Si tratta di un diagramma che organizza le informazioni sul ciclo vitale della famiglia e che offre una panoramica riguardo:
- i legami familiari,
- gli eventi più significativi come nascite, aborti, morti, matrimoni, separazioni,
- le connessioni e disconnessioni affettive tra le generazioni.
L’albero familiare
La continuità delle generazioni e delle discendenze familiari nel tempo trova una propria rappresentazione nell’immagine di un albero familiare:
- le radici simbolizzano i legami familiari con il passato,
- i boccioli rappresentano i legami con il futuro,
- il tronco simbolizza l’unità della stirpe originale e la molteplicità delle ramificazioni che da questa si dipartono.

Ambiti di utilizzo del genogramma
In psicoterapia familiare, il genogramma può essere utilizzato in tre modalità e ambiti principali:
- Diagnostico: può rivelarsi particolarmente utile come strumento di screening. Uno studio rivela, infatti, che i genogrammi permettono di raccogliere più informazioni su struttura familiare, eventi di vita maggiori, malattie ricorrenti e qualità delle relazioni familiari (Rogers & Cohn, 1987).
- Terapeutico: queste informazioni possono diventare una base condivisa e rispettosa per esplorare significati, risorse e vulnerabilità del sistema familiare.
- Formazione professionale: il genogramma aiuta a sviluppare uno sguardo clinico più attento alle dinamiche intergenerazionali e al contesto relazionale.
Genogramma clinico: come funziona la famiglia
Il genogramma non serve soltanto a ricostruire la parentela ma è soprattutto una mappa relazionale che aiuta a collegare eventi, ruoli e legami nel tempo. Murray Bowen, fondatore della Family Systems Theory, lo ha utilizzato per osservare come alcuni modi di stare in relazione tendano a ripetersi tra generazioni (Bowen, 1978).Nel lavoro clinico, il genogramma diventa utile quando permette di formulare ipotesi su alcuni processi tipici dei sistemi familiari:
- Differenziazione del Sé: quanto una persona riesce a mantenere la propria identità emotiva senza “fondersi” o tagliarsi fuori dalla famiglia.
- Triangolazioni: quando la tensione tra due persone viene “scaricata” coinvolgendo un terzo (spesso un figlio), stabilizzando il sistema e, in alcuni casi, associandosi a difficoltà o sintomi.
- Schemi transgenerazionali: ripetizioni di scelte, conflitti, alleanze o rotture che, se rese visibili, diventano più affrontabili in terapia.
La funzione diagnostica del genogramma
L’illustrazione del genogramma consente di comprendere meglio il problema portato in seduta, grazie alla visualizzazione e alla collocazione temporale delle informazioni rilevanti della storia della persona e della sua famiglia, e diviene tanto più utile quanto più raccoglie informazioni. In genere si rappresentano almeno tre generazioni (nonni–genitori–figli), consentendo, così, di osservare ripetizioni e passaggi di ruolo nel tempo (McGoldrick et al., 2008).
A seconda dei bisogni della persona, può essere integrato anche con varianti mirate come per esempio il genogramma spirituale, una mappa multigenerazionale che rappresenta affiliazioni religiose/spirituali, eventi significativi e conflitti all’interno della famiglia (Frame, 2000).Nella pratica clinica, il terapeuta può orientarsi con una checklist attraverso cui raccogliere:
- Dati anagrafici e composizione: età, convivenze, figli biologici/adottivi, sorelle o fratelli acquisiti.
- Eventi critici: lutti, separazioni, aborti, fallimenti, incidenti che spesso possono rappresentare snodi che riorganizzano i legami.
- Salute fisica e mentale: diagnosi, dipendenze, ricoveri per comprendere impatti e risorse.
- Migrazioni e cambiamenti: trasferimenti, esili, rotture con il contesto che possono spiegare perdite di rete sociale e stress.
- Qualità dei legami: vicinanza, conflitto, distanza, alleanze in cui il genogramma diventa “clinico”.
- Rotture emotive e segreti: silenzi, esclusioni, temi proibiti che indicano aree di vulnerabilità e protezione.
Attraverso la costruzione del proprio genogramma, si può venire a conoscenza di molte informazioni sulla propria storia: possono emergere elementi rimasti nell’ombra o addirittura rimossi, attivando emozioni intense e riflessioni profonde su esperienze passate, perdite e conflitti familiari ancora aperti. Questo processo, seppur delicato, può favorire la scoperta di nuove connessioni emotive e di significati diversi da attribuire alle vicende familiari e, inoltre, permette di identificare e valorizzare risorse, competenze e conoscenze (Chrzastowski, 2011).
La costruzione del genogramma
Costruire un genogramma in terapia familiare può essere un processo profondamente collaborativo, un modo per pensare insieme la storia, rispettando tempi e confini di ciascuno. Spesso si parte dalla famiglia attuale e si risale gradualmente, mantenendo un ritmo compatibile con le emozioni che emergono. In questo percorso, può essere utile anche ampliare il genogramma “standard” con un sistema di codifica a colori flessibile, utilizzabile sia come strumento di assessment sia come compito/attività da svolgere in famiglia durante il trattamento (Lewis, 1989).Un percorso tipico di costruzione del genogramma può attraversare diversi passaggi:
- Definire lo scopo: “Cosa speriamo di capire meglio con questa mappa?”. La risposta a questa domanda può aiutare a selezionare informazioni utili.
- Partire dal presente: chi vive con chi, chi è “dentro” e chi è “fuori”può chiarire confini e ruoli attuali.
- Risale di generazione in generazione: genitori e nonni, includendo fratelli e sorelle, partner, figli possono rendere visibili ripetizioni e snodi.
- Usare domande guida: “Chi era vicino a chi?”, “Chi decideva?”, “Cosa succedeva nei momenti di crisi?” possono portare il focus sui legami.
- Gestire i vuoti informativi: quando mancano dati o ci sono segreti, si annota l’incertezza senza colmare con ipotesi in cui il “non detto” può essere un’informazione clinicamente rilevante.
- Monitorare l’attivazione emotiva: se emergono dolore o vergogna, si rallenta e si dà senso all’emozione prima di proseguire.
Il valore terapeutico del genogramma
Il valore terapeutico del genogramma non risiede nel disegno in sé, ma nel modo in cui aiuta a formulare e verificare ipotesi, rendendo più visibili connessioni che, raccontate solo a parole, possono restare frammentate. In particolare, quando viene utilizzato in un contesto di terapia narrativa, il genogramma offre un’opportunità concreta per esplorare e ri-raccontare le storie familiari, facilitando processi di “ri-autorialità” (re-authoring) che possono sostenere una comprensione più coerente e significativa della propria esperienza (Chrzastowski, 2011).
Durante la seduta, è importante osservare alcuni elementi frequenti:
- Ripetizioni e ridondanze: separazioni ricorrenti, conflitti simili, ruoli che si tramandano che possono suggerire un “copione” familiare.
- Coincidenze temporali: eventi che si addensano (lutti, nascite, migrazioni) che possono spiegare vulnerabilità in specifiche fasi del ciclo di vita.
- Alleanze e distanze: chi si sostiene, chi è isolato, chi media, orientando così il lavoro su confini e comunicazione.
- Triangolazioni: quando un figlio diventa regolatore del conflitto adulto che aiuta a spostare il focus dalla “colpa” alla dinamica.
La restituzione di quanto emerso durante la creazione del genogramma propone un’ipotesi come provvisoria (“Potrebbe essere che…?”), si chiede conferma o correzione e si collega al presente (“Come questa dinamica entra oggi nei vostri litigi o nelle vostre scelte?”).
Esempio clinico 1: separazioni ripetute e alleanze intergenerazionali
Nel genogramma di una famiglia, arrivata con una richiesta per “problemi comportamentali” di un adolescente, emergono tre separazioni in due generazioni e una costante: dopo ogni rottura di coppia, un figlio diventa il principale confidente del genitore rimasto solo.
La mappa rende visibile che l’adolescente, oggi, è in una posizione simile a quella del padre da ragazzo: molto vicino alla madre e molto distante dal padre, con frequenti messaggi impliciti del tipo “tu mi capisci più di lui”. Questa configurazione può essere letta come una triangolazione: il figlio può contribuire a stabilizzare la tensione di coppia, ma può anche trovarsi esposto a un carico emotivo non adatto alla sua età.In questo esempio, il genogramma orienta l’intervento sul:
- lavoro per ridurre la coalizione madre–figlio senza colpevolizzare,
- sostenere il padre nel recuperare un ruolo genitoriale non competitivo,
- costruire confini più chiari tra temi di coppia e temi genitoriali.
Il sintomo del ragazzo può essere così riletto come segnale di un equilibrio familiare che potrebbe beneficiare di una riorganizzazione.
Esempio clinico 2: lutti, nascite e “date che ritornano”
Una coppia chiede aiuto dopo la nascita del primo figlio: la madre riferisce ansia intensa e paura di “non farcela”. Nel genogramma, costruito con calma, emerge che nella linea materna ci sono lutti significativi avvenuti in prossimità di nascite: una nonna che ha perso la madre poco dopo il parto e una zia morta durante una gravidanza.
Senza trasformare le coincidenze in spiegazioni magiche, la mappa aiuta a dare un senso: la maternità, in questa storia familiare, è associata anche a pericolo e perdita, e questo può riattivarsi nel presente come allarme emotivo. Il lavoro terapeutico può allora includere:
- riconoscere e nominare il legame tra evento attuale e memoria familiare,
- distinguere il “qui e ora” dal “là e allora”, sostenendo la differenziazione del Sé,
- creare rituali di ricordo o narrazioni condivise che integrino il lutto, riducendo il bisogno di evitarne il tema.
Il genogramma può così diventare un ponte tra emozioni attuali e significati transgenerazionali, senza ridurre la persona alla sua genealogia.
Il genogramma nella formazione professionale
La costruzione e la rappresentazione grafica della propria storia familiare consente al terapeuta in formazione di imparare a instaurare un contatto significativo e autentico con la persona e la famiglia in terapia. In questo senso, il genogramma non è solo uno strumento diagnostico rivolto all'altro, ma diventa un esercizio di auto-riflessione.
Attraverso l'analisi delle proprie dinamiche intergenerazionali, il professionista può identificare i propri 'punti ciechi' e i potenziali pregiudizi, imparando a distinguere tra i vissuti personali e quelli del sistema osservato. Tale consapevolezza è il presupposto per mantenere una posizione di neutralità attiva e per evitare fenomeni di controtransfert che potrebbero inquinare il processo clinico.

Genogramma e postura del terapeuta: curiosità, neutralità e sicurezza emotiva
Nella formazione, il genogramma è utile perché allena una postura clinica specifica: curiosa, rispettosa e non giudicante. Quando si esplora la storia familiare, è facile che emergano lealtà, vergogna, rabbia o idealizzazioni e il terapeuta impara a restare in contatto con l’emozione senza farsi trascinare in alleanze implicite.Vediamo alcuni punti a cui prestare particolare attenzione durante il lavoro psicoterapeutico:
- Neutralità multiparte: dare spazio a ogni versione dei fatti, senza decretare “chi ha ragione”, riducendo la polarizzazione.
- Domande circolari: chiedere come ciascuno vede le relazioni tra gli altri (“Secondo te, cosa succede tra mamma e nonna quando…?”), ampliando così la prospettiva.
- Linguaggio non colpevolizzante: parlare di “dinamiche” e “funzioni” più che di colpe, facilitando l’aggancio terapeutico.
- Consenso e confini: chiarire cosa si annota e cosa no, soprattutto su temi sensibili per aumentare la sicurezza emotiva.
In questa cornice, il genogramma non è un test, ma un dispositivo relazionale che sostiene l’alleanza terapeutica e rende il lavoro più condiviso,
configurandosi come strumento poliedrico e flessibile e, al tempo stesso, una risorsa preziosa per il terapeuta e per la persona che lo costruisce. Può aiutare, così, a dare nuovo significato agli eventi del presente a partire dal passato, generando la possibilità, per il futuro, di una continuità innovativa.
Risalire il “fiume delle origini” con il supporto giusto
Se riconosci nella tua storia familiare legami, eventi o dinamiche che continuano a influenzare il presente, non devi affrontarli da solo/a: in psicoterapia può essere possibile dare un significato nuovo a ciò che hai vissuto, comprendere meglio gli schemi che si ripetono e, in alcuni casi, trovare modi più liberi e autentici di stare nelle relazioni.
Con Unobravo puoi iniziare un percorso online con uno psicologo o una psicologa che può aiutarti a esplorare la tua mappa familiare (anche attraverso strumenti come il genogramma), nel rispetto dei tuoi tempi e delle tue emozioni.





