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Salute mentale
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Il gruppo psicoanalitico esperienziale e l’invisibile

Il gruppo psicoanalitico esperienziale e l’invisibile
Emanuela Patrisso
Psicoterapeuta ad orientamento Psicoanalitico
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
7.5.2026
Il gruppo psicoanalitico esperienziale e l’invisibile
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In questo articolo racconterò la mia esperienza di conduzione di gruppo psicoanalitico (svolta all’interno di un’organizzazione di volontariato), in cui ho notato alcune difficoltà nel far emergere questioni con uno spessore psicoanalitico. Mi sono quindi chiesta quale potesse esserne la causa: forse le caratteristiche del gruppo? O forse la mia esperienza pregressa, all’inizio ancora limitata? Cominciamo per capire cos’è un gruppo psicoanalitico esperienziale.

Cos’è un gruppo esperienziale psicoanalitico

Un gruppo psicoanalitico esperienziale è un dispositivo clinico in cui l’oggetto principale di lavoro non è un “tema” esterno, ma ciò che accade tra i partecipanti nel qui-e-ora: emozioni, silenzi, alleanze, esclusioni, attese, fraintendimenti. È “esperienziale” perché la comprensione nasce dall’esperienza condivisa e dalla sua elaborazione, non dall’insegnamento di contenuti; in alcune declinazioni a tempo limitato, come il modello di Brief Psychoanalytic Groups (BPG), l’intervento è strutturato in 12 sedute settimanali della durata di 1 ora ciascuna (Franzoi, 2024)

Operativamente, il gruppo psicoanalitico esperienziale si differenzia da altri dispositivi gruppali perché il suo oggetto di lavoro non è un contenuto tematico, ma il processo che si sviluppa nel campo relazionale. Ciò che emerge in seduta viene considerato espressione di una dinamica condivisa, non semplice somma di narrazioni individuali.

La comunicazione non si esaurisce nella parola esplicita: silenzi, oscillazioni del clima emotivo, ripetizioni, assenze e cambi di tono costituiscono materiale clinico a tutti gli effetti. L’intervento del conduttore non mira a spiegare il singolo partecipante, ma a formulare ipotesi che restituiscano un senso comune all’esperienza gruppale, favorendo la costruzione di significati condivisi.

In questa prospettiva, la finalità principale diventa ampliare la pensabilità dell’esperienza: trasformare vissuti grezzi, affetti non mentalizzati o “idee senza nome” in contenuti che il gruppo possa riconoscere, tollerare e simbolizzare.

Nel gruppo psicoanalitico esperienziale la domanda implicita non è “di cosa parliamo oggi?”, ma che cosa ci sta succedendo mentre siamo qui insieme? È un’attenzione al processo in atto che lo rende utile su tre piani, spesso intrecciati—clinico, di apprendimento e di ricerca—perché permette di osservare e trasformare, in tempo reale, i modi in cui ci si incontra, ci si include o ci si esclude.

Il lavoro gruppale si inserisce nella tradizione della psicoanalisi dei gruppi come dispositivo capace di trasformare affetti individuali in processi condivisi, favorendo una funzione di contenimento e simbolizzazione che si costruisce nel campo relazionale.

  • Clinico: il gruppo può diventare un luogo in cui si sperimentano legami, dipendenze, rivalità e riparazioni; il cambiamento può passare dal poter “stare” in emozioni prima evitabili.
  • Formativo: i partecipanti possono apprendere a riconoscere segnali sottili (tensione, ritiro, urgenza di riempire) e a dare parole a stati interni che, da soli, potrebbero restare confusi.
  • Di osservazione del processo: il gruppo può permettere di osservare come nasce un significato condiviso: quando si blocca, quando si difende, quando si apre.

In questa prospettiva, anche il “non trovare ciò che mi aspettavo” diventa un dato prezioso: segnala che il gruppo sta comunicando con il limite, e che l’osservatore (conduttore incluso) è parte del campo.

Cosa possiamo vedere o non vedere?

Durante la mia esperienza di conduzione di gruppo, guidata dalle teorie apprese all’università, ho trovato e, posso dire, anche non trovato ciò che mi aspettavo. Questo mi ha portato a riflettere su come l’inesperienza (o l’“iperesperienza”) scolastica delle teorie psicoanalitiche possa rendere ciechi i terapeuti e portarli a non vedere ciò che davvero hanno di fronte.

Il lavoro psicoanalitico è un'arte di cui ci si potrà impadronire in modo intuitivo, e la crescita di conoscenza e l'intuizione da parte dell’analista dipendono in buona parte dal progredire nelle analisi personali e nelle supervisioni.

Credo sia importante costruire buone basi sia teoriche sia esperienziali, che conducano il terapeuta ad avere fiducia nel proprio metodo, poiché è adatto a far sì che le persone arrivino il più possibile vicino alla verità, intesa come:

  • senso del limite
  • sobrietà della ricerca mai conclusa
  • tolleranza del dubbio.

Nel gruppo non si deve pensare al progresso, ma all'avanzamento dopo l'esperienza, il cui senso è dato anche dall’entrare in contatto con l'assente, il negativo, l'invisibile e il silenzio.

L’importanza dell’invisibile

La mia esperienza mi porta a sottolineare l'importanza dell'invisibile e del silenzio, poiché questi elementi sono sempre stati presenti nel gruppo, in cui appare una certa difficoltà a far emergere vissuti personali, soprattutto di dolore.

Il gruppo trova difficoltà a dare voce alle “idee senza nome”. Il dolore si vede, si sente, si percepisce ma non i traumi che rimangono celati dietro il visibile che, invece, viene portato come tema da discutere. Nel gruppo si sente che ci sono queste difficoltà ma, essendo il gruppo poco propenso ad occuparsi dell’invisibile, allora esso ha poca possibilità di manifestarsi. Così i traumi non emergono e quindi il dolore rimane.

SHVETS production - Pexels

‍Perdere la memoria per rendere invisibile il dolore

Vorrei portare un esempio clinico di quanto detto finora: i membri del gruppo, trovando difficoltà a rendere visibile il dolore, hanno cercato di allontanarsi da esso, chiedendomi di non fare un incontro poiché presenti solo in due.

Analizzando quanto avvenuto, ho ipotizzato che saltare la seduta fosse stato un modo per evitare il contatto con il dolore, molto forte e angoscioso. Il forte dolore riguardava A. (uno dei membri del gruppo) che ha perso la memoria e nella sua vita aveva dovuto attraversare molti eventi dolorosi difficili da elaborare.

La perdita della memoria è stato un modo per dimenticare il dolore presente nella sua vita, per allontanarsi da esso, proprio come hanno fatto i membri del gruppo saltando l’incontro.

Il visibile è tutto ciò che è dicibile o descrivibile di una persona, di un gruppo. L'invisibile è l'esperienza dell'inespresso, lo sforzo di dare voce proprio a quelle idee senza nome attraverso strade a fondo cieco, prima di poter incontrare una forma per accoglierle e raccontarle.

L'invisibile è anche un passato, un fatto inconfessabile, un oggetto sepolto in ogni membro del gruppo. C'è sempre una censura collettiva per le storie invisibili, incomprensibili.

Il setting nel gruppo psicoanalitico esperienziale

Nel gruppo psicoanalitico esperienziale il setting non è solo un dettaglio organizzativo: è ciò che può rendere praticabile l’incontro con l’invisibile. Una cornice stabile (stesso luogo o piattaforma, orari chiari, continuità) può creare un “contenitore” in cui il non detto può affacciarsi con maggiore sicurezza.

In questa stessa direzione, nei gruppi BPG la conduzione in co-terapia (con due psicoterapeuti a orientamento psicoanalitico, formati sia nel lavoro con pazienti oncologici e famiglie sia nelle specificità del setting BPG) rafforza la tenuta della cornice e sostiene l’emergere di ciò che fatica a trovare parole (Franzoi, 2024).

Alcuni elementi essenziali della cornice sostengono in modo diretto il lavoro su silenzio e assenza. La continuità di frequenza e durata degli incontri crea una trama ripetitiva entro cui diventano più leggibili le ricorrenze del campo, ad esempio quando il gruppo tende a ritirarsi in prossimità di contenuti dolorosi. La stabilità non è solo organizzativa: è ciò che permette al processo di sedimentarsi.

Anche poche regole chiare – riservatezza, rispetto dei turni di parola, presenza – non hanno una funzione normativa, ma protettiva. Offrono una struttura che rende possibile l’esposizione emotiva senza eccessiva frammentazione.

Il conduttore, in questa prospettiva, non ha il compito di animare o dirigere il gruppo, ma di custodirne il metodo. La sua funzione consiste nel tollerare vuoti, tensioni e oscillazioni del clima emotivo, restituendoli come materiale trasformabile in pensiero.

Quando la cornice mantiene la sua tenuta, il silenzio può perdere la qualità di assenza minacciosa e diventare uno spazio potenziale di emersione e simbolizzazione.

Condividere il dolore

Il gruppo che ho condotto è stato attraversato da molte sofferenze rimaste soprattutto nello scenario dell'invisibile. È comunque stato possibile parlare di questi vissuti angosciosi, di impotenza rispetto a quanto era avvenuto ad A., anche in sua presenza.

Questo ha portato il gruppo a condividere un dolore e a toccare un po’ di quell’invisibile che attraversa tutti noi per poi tornare però a ciò che è più tangibile, forse anche più rassicurante, piuttosto che perdersi nei meandri della memoria e della invisibilità. Nel gruppo si deve tentare di cogliere le connessioni non visibili, come afferma Freud:

“la verità scientifica dei fatti vissuti viene sempre a galla dall'universo dell'errore, della finzione, dai lapsus”

Nel momento in cui, in seduta, l'occhio non vede, l'orecchio non sente, il tatto non percepisce pressione, dobbiamo volgere la nostra attenzione a quella barcollante oscurità su cui dobbiamo rimanere sospesi e oscillanti tra un eccesso di dolore, parole, silenzio e un difetto degli stessi per intuire, con una parte dei pazienti, ciò che non si vede: le emozioni, i legami, gli affetti, il non detto.

Dare parole all’invisibile

Se ti riconosci in quei silenzi che pesano, in emozioni difficili da nominare o in un dolore che resta sullo sfondo, sappi che non devi affrontarlo da solo/a: un percorso psicologico potrebbe aiutarti a rendere più pensabile ciò che oggi sembra confuso o troppo intenso, passo dopo passo e con i tuoi tempi. Con Unobravo puoi iniziare un percorso di terapia online con un professionista selezionato in base alle tue esigenze.

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