Salute mentale
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Il quadro clinico nel PTSD complesso

Il quadro clinico nel PTSD complesso
Il quadro clinico nel PTSD complessologo-unobravo
Giulia Furfaro
Giulia Fufaro
Redazione
Psicoterapeuta ad orientamento Cognitivo-Costruittivista
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Pubblicato il

Quando una persona si trova a vivere traumi che si ripetono nel tempo e all’interno di una dinamica interpersonale, in psicopatologia si utilizza la definizione di “disturbo da stress post-traumatico complesso” (cPTSD). Tale sindrome si verifica nel caso di episodi non isolati, che sono ad esempio una violenza o una catastrofe naturale.

Subire gli effetti di un trauma relazionale complesso, nella fase di sviluppo di un individuo, può portare a conseguenze critiche in età adulta. Lo psichiatra Bessel Van Der Kolk individua sette criteri diagnostici del cPTSD:

  1. disregolazione emotiva e del comportamento: difficoltà nella modulazione delle emozioni (in particolar modo della paura e della rabbia) e messa in atto di comportamenti autolesivi;
  2. disturbi della coscienza e dell'attenzione: amnesia e stati dissociativi;
  3. somatizzazioni;
  4. percezione del Sé alterata: senso di impotenza e scarsa efficacia personale, senso di colpa e di responsabilità eccessivi, vergogna pervasiva;
  5. alterazioni nella percezione delle figure maltrattanti: idealizzazione;
  6. disturbi relazionali: incapacità a riporre fiducia nell'altro;
  7. alterazioni nei significati personali: visione negativa di sé, disperazione e senso di inaiutabilità, cioè di non poter essere aiutati.


È possibile guarire dal trauma?

La risposta è sì. Van Der Kolk, nel suo libro dedicato a questo tema Il corpo accusa il colpo, sostiene tuttavia che sia necessario fare una premessa: non si tratta di cancellare dalla memoria gli eventi terribili che si sono vissuti, come se non fossero mai avvenuti. L'obiettivo è, piuttosto, quello di consentire alla persona di non sentirsi più sopraffatta da tutte le emozioni che lo dominano senza controllo.

In una prima fase di trattamento, dunque, l'obiettivo è di raggiungere una stabilizzazione: permettere alla persona di acquisire una padronanza su di sé (agency) del corpo e della mente. Per avere questo stato di padronanza di sé, è necessario essere consapevoli dei propri stati interni, provenienti dal nostro corpo.

Come fare?

L'idea è quella di aiutare il paziente a familiarizzare con i vissuti interni al corpo, invece di reprimerla. Per far ciò, Van der Kolk propone, prima di qualsiasi altra cosa, un lavoro di individuazione delle sensazioni corporee, per poi descriverle in termini di:

  • calore
  • tensione muscolare
  • senso di collasso
  • vuoto.

Senza ombra di dubbio, imparare a (ri)conoscere e tollerare le proprie reazioni fisiche è un requisito fondamentale per poter successivamente accedere agli aspetti dolorosi del passato in modo sicuro.

La tecnica dell’EMDR

L'Eye Movement and Desensitization and Reprocessing (EMDR) è un intervento di elezione in questa fase.

L'obiettivo di questa tecnica è quello di desensibilizzare il ricordo traumatico, per poter consentire alla persona di percepire il ricordo con più distacco. Attraverso una stimolazione visiva o tattile da parte del terapeuta:

  • le emozioni verranno sentite meno intensamente;
  • le sensazioni corporee saranno vissute come meno disturbanti, per poter anche riuscire a modificare le credenze negative su di sé.

Guarire dal trauma: (ri)connettersi con le altre persone

Un bambino che ha sperimentato rifiuto e terrore nella relazione con il proprio genitore, che avrebbe dovuto dargli cura e protezione, diventerà un adulto con il persistente terrore di essere nuovamente maltrattato, rifiutato o ferito e farà fatica a relazionarsi e a dare fiducia alle persone.

Quando l'adulto ha potenziato la padronanza di sé e ha elaborato le sue memorie traumatiche, può finalmente lavorare sugli aspetti relazionali, al fine di integrare parti di sé frammentate e poter vivere una vita libera dalle trappole del trauma.

Questo è un contenuto divulgativo e non sostituisce la diagnosi di un professionista.
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