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Trauma e psicotraumatologia
5
minuti di lettura

Il quadro clinico nel PTSD complesso

Il quadro clinico nel PTSD complesso
Giulia Fufaro
Psicoterapeuta ad orientamento Cognitivo-Costruittivista
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
29.1.2026
Il quadro clinico nel PTSD complesso
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Quando una persona si trova a vivere traumi che si ripetono nel tempo e all’interno di una dinamica interpersonale, in psicopatologia si utilizza la definizione di “disturbo da stress post-traumatico complesso” (cPTSD). Tale sindrome si verifica nel caso di esperienze traumatiche non isolate e ripetute nel tempo, soprattutto quando avvengono all’interno di relazioni significative.

Subire gli effetti di un trauma relazionale complesso nella fase di sviluppo può portare a conseguenze significative in età adulta. Lo psichiatra Bessel van der Kolk descrive sette aree di compromissione clinica associate al trauma complesso:

  1. Disregolazione emotiva e del comportamento: difficoltà nella modulazione delle emozioni (in particolare paura e rabbia) e messa in atto di comportamenti autolesivi;
  2. Disturbi della coscienza e dell'attenzione: amnesia e stati dissociativi;
  3. Somatizzazioni;
  4. Percezione del Sé alterata: senso di impotenza, scarsa efficacia personale, senso di colpa e responsabilità eccessivi, vergogna pervasiva;
  5. Alterazioni nella percezione delle figure maltrattanti: oscillazione tra idealizzazione e svalutazione;
  6. Disturbi relazionali: difficoltà a riporre fiducia nell'altro;
  7. Alterazioni nei significati personali: visione negativa di sé, disperazione e senso di inaiutabilità, ovvero la convinzione persistente di non poter ricevere aiuto.

Un test sul disturbo post-traumatico da stress può supportare il clinico nell’inquadramento diagnostico e nell’orientamento del percorso terapeutico, senza sostituire la valutazione clinica..

È possibile guarire dal trauma?

La risposta è sì. Van Der Kolk, nel suo libro Il corpo accusa il colpo, sottolinea però che non si tratta di cancellare dalla memoria gli eventi dolorosi vissuti, come se non fossero mai accaduti. L'obiettivo è permettere alla persona di non sentirsi più sopraffatta da emozioni che sembrano incontrollabili.

Nella prima fase del trattamento, quindi, si punta a raggiungere una stabilizzazione: aiutare la persona a sviluppare un senso di padronanza di sé (agency), sia a livello corporeo sia mentale. Per arrivare a questo stato, è importante diventare consapevoli dei propri stati interni, che spesso si manifestano attraverso il corpo.

Cos'è il disturbo da stress post-traumatico complesso secondo le classificazioni internazionali

Il disturbo da stress post-traumatico complesso (cPTSD) è una condizione riconosciuta ufficialmente dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nella classificazione ICD-11, che lo distingue dal disturbo post-traumatico da stress (PTSD) tradizionale. Secondo l'ICD-11, il cPTSD può svilupparsi a seguito di esperienze traumatiche prolungate o ripetute, spesso in contesti in cui la fuga o la difesa non sono possibili, come nel caso di abusi infantili, violenza domestica o prigionia.

A differenza del PTSD, il cPTSD include non solo i sintomi nucleari del disturbo (rivivere il trauma, evitamento, iperattivazione), ma anche disturbi più profondi che riguardano:

  • Regolazione delle emozioni: difficoltà persistenti nel gestire le emozioni, con frequenti episodi di rabbia, tristezza o disperazione.
  • Percezione di sé: sentimenti di vergogna, colpa, senso di inutilità o di essere "danneggiati" in modo percepito come irreparabile.
  • Relazioni interpersonali: difficoltà a fidarsi degli altri, isolamento sociale e problemi nel mantenere relazioni stabili.

Questa definizione è stata introdotta per rispondere all'esigenza clinica di riconoscere le conseguenze specifiche dei traumi relazionali prolungati, che non trovavano piena rappresentazione nei criteri del PTSD classico (World Health Organization, ICD-11, 2018).

Sintomi del cPTSD: differenze tra bambini, adolescenti e adulti

Il disturbo da stress post-traumatico complesso può manifestarsi in modo diverso a seconda dell'età della persona. Comprendere queste differenze è fondamentale per una diagnosi accurata e per impostare un percorso terapeutico adeguato.

Nei bambini e negli adolescenti, i sintomi possono includere:

  • Regressione comportamentale: ritorno a comportamenti tipici di età precedenti, come enuresi o attaccamento eccessivo.
  • Difficoltà scolastiche: calo del rendimento, problemi di attenzione e concentrazione.
  • Disturbi del comportamento: irritabilità, scoppi d'ira, comportamenti oppositivi o autolesivi.
  • Problemi relazionali: difficoltà a fidarsi degli adulti, isolamento dai coetanei o ricerca eccessiva di approvazione.

Negli adulti, il cPTSD si manifesta spesso con:

  • Disregolazione emotiva persistente: difficoltà a gestire emozioni intense, con frequenti sbalzi d'umore.
  • Alterazione dell'immagine di sé: sentimenti cronici di vergogna, colpa o inferiorità.
  • Problemi nelle relazioni: tendenza all'isolamento, difficoltà a stabilire o mantenere legami affettivi stabili.
  • Sintomi somatici: dolori fisici ricorrenti senza causa medica apparente, come cefalee o disturbi gastrointestinali.

Queste differenze sono state evidenziate in numerosi studi clinici, tra cui una revisione pubblicata su "European Journal of Psychotraumatology" (Karatzias et al., 2017), che sottolinea l'importanza di un approccio personalizzato in base all'età e al contesto di vita della persona.

cPTSD, PTSD e altri disturbi: principali differenze diagnostiche

Distinguere il disturbo da stress post-traumatico complesso (cPTSD) da altri disturbi psicologici è essenziale per offrire un trattamento mirato ed efficace. Le principali differenze diagnostiche riguardano:

  • PTSD semplice: si sviluppa tipicamente dopo un singolo evento traumatico e si caratterizza per sintomi come rivivere il trauma, evitamento e iperattivazione. Il cPTSD, invece, nasce da traumi ripetuti e prolungati e include anche difficoltà nella regolazione emotiva, nell'autostima e nelle relazioni interpersonali (World Health Organization, ICD-11, 2018).
  • Disturbi dissociativi: questi disturbi si manifestano con sintomi come amnesie, depersonalizzazione o derealizzazione. Sebbene anche il cPTSD possa includere episodi dissociativi, la presenza di alterazioni persistenti dell'identità e della percezione della realtà è più tipica dei disturbi dissociativi veri e propri (American Psychiatric Association, DSM-5-TR, 2022).
  • Disturbo borderline di personalità: entrambi i disturbi possono presentare instabilità emotiva e relazionale, ma nel cPTSD questi sintomi sono direttamente collegati a esperienze traumatiche prolungate, mentre nel disturbo borderline la presenza di un trauma non è un criterio diagnostico necessario e si osservano pattern di comportamento impulsivo e relazioni interpersonali instabili che non sempre sono legati a traumi specifici.

Queste distinzioni possono aiutare i professionisti a individuare il percorso terapeutico più adatto e a evitare diagnosi errate che potrebbero ostacolare la guarigione.

Epidemiologia e comorbidità del disturbo da stress post-traumatico complesso

Il disturbo da stress post-traumatico complesso è una condizione che, secondo le stime internazionali, può colpire una percentuale significativa della popolazione esposta a traumi prolungati. Secondo uno studio pubblicato su "The Lancet Psychiatry" (2019), la prevalenza del cPTSD tra le persone che hanno subito traumi ripetuti può raggiungere percentuali fino a circa il 7% nella popolazione generale, con percentuali più elevate tra chi ha vissuto abusi infantili o violenza domestica.

La comorbidità con altri disturbi psicologici è molto frequente. Le condizioni più spesso associate al cPTSD sono:

  • Disturbi d'ansia: come il disturbo d'ansia generalizzata o il disturbo di panico.
  • Depressione maggiore: sintomi depressivi persistenti che possono complicare il quadro clinico.
  • Disturbi da uso di sostanze: l'abuso di alcol o droghe può rappresentare un tentativo di autogestione dei sintomi.
  • Disturbi somatici: dolori cronici, disturbi gastrointestinali o cefalee ricorrenti senza causa organica identificabile.

Questi dati sottolineano l'importanza di un inquadramento diagnostico completo e di un approccio terapeutico integrato, che tenga conto delle diverse sfaccettature del disturbo.

Linee guida internazionali e trattamenti raccomandati per il cPTSD

Le principali linee guida internazionali (come quelle del National Institute for Health and Care Excellence e delle principali società scientifiche internazionali) raccomandano un approccio multimodale per il trattamento del disturbo da stress post-traumatico complesso.

Gli interventi che, secondo le evidenze scientifiche, risultano spesso efficaci includono:

  • Terapie basate sulla trauma-focused cognitive behavioral therapy (TF-CBT): possono aiutare la persona a rielaborare i ricordi traumatici e a modificare i pensieri negativi su di sé.
  • EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing): come già descritto, può essere particolarmente indicato per la desensibilizzazione dei ricordi traumatici e il recupero della padronanza emotiva.
  • Interventi di stabilizzazione: nelle fasi iniziali, può essere fondamentale lavorare sulla sicurezza, sulla regolazione emotiva e sulla costruzione di risorse personali prima di affrontare direttamente i ricordi traumatici.
  • Terapie di gruppo e interventi relazionali: possono favorire la ricostruzione della fiducia negli altri e il superamento dell'isolamento sociale.

Secondo una revisione sistematica pubblicata su "World Psychiatry" (Cloitre et al., 2020), la combinazione di questi approcci può aumentare le probabilità di remissione dei sintomi e di miglioramento della qualità della vita.

Come intervenire nel trattamento del cPTSD

L'obiettivo è aiutare la persona a familiarizzare con i propri vissuti corporei, piuttosto che reprimerli o evitarli. In linea con l’approccio body-oriented al trauma, Van der Kolk suggerisce di iniziare con un lavoro di individuazione delle sensazioni corporee, per poi descriverle, ad esempio, in termini di:

  • calore
  • tensione muscolare
  • senso di collasso
  • vuoto.

Imparare a riconoscere e tollerare le proprie reazioni fisiche rappresenta un prerequisito importante per poter successivamente affrontare gli aspetti dolorosi del passato in modo sicuro.

La tecnica dell’EMDR

L'Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR) è uno degli interventi indicati nel trattamento del trauma.

L'obiettivo di questa tecnica è desensibilizzare il ricordo traumatico, consentendo alla persona di rielaborarlo con una riduzione dell’attivazione emotiva associata. Attraverso una stimolazione bilaterale (visiva, tattile o uditiva) da parte del terapeuta:

  • le emozioni vengono sentite meno intensamente;
  • le sensazioni corporee risultano meno disturbanti, permettendo anche una ristrutturazione delle credenze negative su di sé.

Guarire dal trauma: (ri)connettersi con le altre persone

Un bambino che ha sperimentato rifiuto e terrore nella relazione con il proprio genitore, che avrebbe dovuto dargli cura e protezione, può diventare un adulto con un timore persistente di essere nuovamente maltrattato, rifiutato o ferito, e può trovare difficile relazionarsi e fidarsi degli altri.

Quando l'adulto ha rafforzato la padronanza di sé e ha elaborato le sue memorie traumatiche, può finalmente lavorare sugli aspetti relazionali, integrando progressivamente parti di sé frammentate e vivendo una vita meno condizionata dalle conseguenze del trauma.

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