Digito una parola chiave e… in pochi centesimi di secondo ho accesso a una miriade di contenuti. Il tempo è una variabile chiave. In passato ci si recava in edicola o in biblioteca per avere accesso all'informazione, oppure si accendevano radio e televisione. Oggi internet ha cambiato il modo di ricercare e trovare le informazioni.
Sui social i contenuti circolano alla velocità della luce. Certezze, fake news, ci possiamo fidare degli algoritmi? Quale impatto ha l'infodemia sulla salute mentale?
Infodemia: una definizione
Il termine infodemia ha iniziato a farsi conoscere durante la pandemia da Covid-19. Nella gestione di un evento pandemico, abbiamo scoperto che la comunicazione ha un ruolo fondamentale nell'orientare e cambiare i comportamenti (vi ricordate le stazioni prese d'assalto dopo le conferenze in televisione che annunciavano il lockdown?). Ma cosa significa il termine infodemia?
Il termine si riferisce a una situazione in cui prolifera un numero eccessivo di informazioni non verificate, contraddittorie o fuorvianti (Lovari & Righetti, 2020). Una condizione di "sovrabbondanza di informazioni – alcune accurate e altre no – che rende difficile per le persone trovare fonti e indicazioni affidabili quando ne hanno bisogno" (PAHO, 2020).
L'origine è legata ai termini inglesi information (informazione) ed (epi)demic (epidemia). Questo termine sarebbe stato coniato da David Rothkopf in un articolo del 2003 pubblicato sul Washington Post.
Internet e informazioni: rischio o risorsa?
Rapidità e facilità di accesso alle informazioni fanno di internet uno strumento prezioso. Tutti gli strumenti sono neutri. Questo significa che non sono di per sé positivi o negativi, dipende l'uso che se ne fa.
Internet può dunque essere usato per scambiare informazioni, creare reti, conoscenza e promuovere la ricerca, oppure trasformarsi in una giungla in cui diviene difficile orientarsi. Del resto il miglior modo per nascondere la verità e le informazioni è creare un groviglio di dati irrilevanti, ma costruiti per essere verosimili, una cortina fumogena utile a distrarre.
L'infodemia che è divenuta un fenomeno noto con la pandemia Covid-19 e il richiamo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità alla cura degli aspetti di informazione, successivamente è stata utilizzata come vera e propria arma nelle guerre in Ucraina, ma anche nel territorio di Gaza e in altri scenari bellici.
Creare confusione, destabilizzare l'opinione pubblica, non fornire punti di riferimento, alimentare sfiducia divengono preziose “munizioni” da utilizzare nel combattimento che si consuma anche attraverso la rete. Costano poco, possono colpire un gran numero di persone, possono mietere molte vittime e condizionare scenari politici e sociali.
Fake news: cosa sono e perché ci crediamo?
Le Fake News sono notizie false, inventate, costruite o manipolate ad hoc per ingannare, influenzare le opinioni, generare confusione, creare traffico dati e clic.
Nel periodo della Pandemia, paura, ansie e confusione hanno favorito la proliferazione di questo tipo di notizie mettendo in evidenza un fenomeno sempre più emergente e diffuso sui social. Finché le così dette bufale hanno riguardato gossip e spettacolo i danni sono stati più o meno limitati (resta comunque il peso che un'informazione falsa può avere sulla vita di una persona). Quando hanno iniziato a coinvolgere comportamenti pericolosi durante lo scenario pandemico abbiamo iniziato a comprendere che comunicazione, social e informazione hanno un'importanza strategica.
Le notizie false possono essere legate a satira e ironia scambiate per realtà, titoli creati ad hoc per acchiappare click e like, contenuti creati per manipolare o ancora alla misinformation (informazioni false diffuse in buona fede). In ogni caso il loro impatto orienta comportamenti e scelte.
Perché crediamo alle fake news?
- Confermano ciò che pensiamo (bias di conferma): gli algoritmi in questo senso giocano un ruolo fondamentale. Tendenzialmente sui social i contenuti sono polarizzati e ci vengono proposti articoli o notizie che confermano le nostre idee oppure che, al contrario, le contrastano in maniera netta. Tutto questo ha l'effetto di farci sentire più sicuri in quello che pensiamo.
- Attivano emozioni potenti: paura, indignazione, rabbia, il sistema di allarme si attiva prima dei nostri apparati critici e riflessivi e così il gioco è fatto. Inoltre le informazioni negative attirano più facilmente l'attenzione (bias di negatività).
- Sono semplici e immediate: ci forniscono spiegazioni chiare, brevi e rassicuranti di fatti complessi. Pensare è faticoso e fonte di turbamento, figuriamoci confrontarci con contenuti che ci spingono a uscire da zone di comfort per considerare punti di vista diversi (bias di semplificazione).
- Spesso vengono diffuse e condivise in ambienti familiari e di fiducia: se un amico o un collega mi passa questa informazione sarà sicuramente vera (bias di gruppo).
- Nel marasma di informazioni ciò che attiva la nostra attenzione selettiva ha caratteristiche di salienza che colpiscono e hanno un valore ben più rilevante della verità o fondatezza.
- Possono darci la sensazione di sapere qualcosa che altri ignorano facendoci sentire competenti, preparati e speciali con una finestra aperta sulle scorciatoie cognitive tipiche dell'effetto Dunning Kruger.
- Il contenuto è privilegiato a livello cognitivo rispetto alla fonte: tendiamo quindi a disinteressarci della veridicità di quanto viene affermato rapiti da ciò che ci colpisce. Inoltre il bias di ancoraggio ci lega alla prima informazione ricevuta, anche se poi viene smentita.
- La diffusione sui social e la ripetizione portano il nostro cervello a confondere familiarità per accuratezza a causa del bias di verità illusoria.

Come riconoscere una Fake News?
Riconoscere le fake news è possibile con alcuni accorgimenti:
- Diffidare di titoli eccessivamente emotivi o scandalistici;
- Diffidare di contenuti che non presentano fonti verificabili;
- Diffidare di siti anonimi e poco conosciuti;
- Diffidare di condivisioni virali non confermate dalle fonti ufficiali;
- Diffidare di contenuti che creano un dibattito eccessivamente polarizzato tra sostenitori e haters;
- Consultare i siti di Fact Checking (Open, Fanpage, Facta.news, Bufale.net, il servizio Anti-bufala curato dai giornalisti RAI).
Qual è il rapporto tra Infodemia e Salute Mentale?
Allora, l'infodemia può avere un impatto sulla salute mentale? La pratica clinica sembrerebbe suggerire una risposta affermativa. Negli studi di psicoterapeuti e psicologi sempre più spesso le persone riportano la fatica legata a quanto accade nella società e nel mondo. Il continuo bombardamento di informazioni, immagini, contenuti di cui è difficile comprendere la veridicità, impattano sulla salute mentale a diversi livelli.
- Aumento di ansia e stress: l'attivazione continua del sistema di allerta crea ipervigilanza circa una minaccia che è vissuta come costante (dalle pandemie alle guerre, sempre più spesso le persone sentono vicine minacce che un tempo avrebbero avuto un diverso impatto sul percepito).
- Nel proliferare di informazioni la mente fatica a creare un quadro stabile producendo disorientamento, difficoltà nelle decisioni, senso di impotenza, perdita di controllo con conseguente disagio psicologico.
- Vengono favorite interpretazioni distorte, pensieri catastrofici e sovrastima dei rischi in una generalizzazione delle minacce prodotta dal cervello.
- La fruizione di contenuti informativi in eccesso può alterare il sonno soprattutto se smartphone e device vengono consultati prima di andare a letto.
- La polarizzazione delle posizioni sulle notizie ha un impatto sociale che si traduce in contrasti relazionali e tensioni tra gruppi.
- Il sovraccarico mentale riduce la lucidità e la capacità di pensare criticamente.
- La proliferazione incontrollata di informazioni può generare apatia, evitamento, distacco emotivo, sintomi di esaurimento emotivo (information fatigue), simile al burnout.
Epstein files e infodemia
L'attualità ci propone un nuovo caso di infodemia legato al caso Epstein (finanziere statunitense accusato di traffico sessuale di minori, che secondo i documenti che continuano ad emergere coinvolgerebbe figure di spicco della società e della politica, morto in carcere nel 2019 ufficialmente in circostanze riconducibili a suicidio).
Il caso è reale e di enorme complessità. I processi sono incompleti, i documenti parziali. Inoltre sono coinvolti personaggi famosi e la morte del protagonista è controversa. Ci sono tutti gli ingredienti per una proliferazione incontrollata di informazioni difficilmente verificabili e attendibili su ciò che è veramente accaduto.
Come promuovere benessere mentale in epoca infodemica?
La migliore arma contro un'epidemia è il vaccino. Di seguito gli ingredienti del siero contro l'infodemia:
- Uso consapevole della rete: le informazioni vanno verificate sulle pagine di organismi ufficiali e affidabili. Se una notizia viene ribattuta dai siti di giornali o agenzie è molto più probabile che sia vera.
- Conoscenza dei principali bias e delle dinamiche del funzionamento della diffusione di notizie in rete.
- Voglia di mettersi in gioco confrontando più fonti e più punti di vista.
- Verificare le fonti: sempre.
- Nel caso di sintomi ansiosi, sensazione di confusione, accentuazione di impulsività può essere utile valutare la consultazione di un professionista. Un percorso di sostegno psicologico o psicoterapia può aiutare a ricreare ordine all'interno di un setting sicuro, accogliente.
Non possiamo che sostenere la campagna vaccinale per contrastare l'Infodemia.





