L’atteso seguito de Il diavolo veste Prada offre un terreno particolarmente fertile per un’analisi psicologica delle dinamiche identitarie e relazionali nel contesto lavorativo contemporaneo. Se il primo film rappresentava un classico percorso di iniziazione professionale, questo secondo capitolo si presta a una lettura più complessa: non più solo adattamento, ma ridefinizione del sé, gestione del potere e negoziazione dei valori personali.
I personaggi sono adulti o invecchiati e si pongono domande diverse rispetto al primo episodio. La protagonista è una giornalista affermata e pluripremiata che viene licenziata con un SMS e, con lei, i suoi colleghi. La velocità del mondo del lavoro evidenzia anche la fluidità dello stesso. Nell’ottenere un nuovo ruolo, Andy (Anne Hathaway) si ritrova a lavorare con Miranda ( Meryl Streep) e Nigel (Stanley Tucci); la prima è in età adulta, mentre gli altri due sono nel pieno della loro maturità.
“Ti serviva un lavoro, hai accettato il lavoro, adesso trova il modo di farlo” (cit. Stanley Tucci)
Nel primo film, la protagonista Andy incarnava il conflitto tra autenticità e adattamento. Nel seguito, il focus si sposta sull’identità consolidata: cosa accade quando il sé professionale è ormai strutturato ma entra in crisi? Andy ottiene il nuovo lavoro ma non riesce a comprendere come deve svolgerlo, o meglio, non riesce a capire cosa vuole veramente l’azienda. La ragazza è in continuo conflitto con quello che “dovrebbe” fare e “cosa “vorrebbe fare”.
Andy è alla continua ricerca di conferme, di validazioni. Pur avendo gli strumenti e le competenze, non riesce a sfruttare le sue vere risorse, il suo vero sé. Il potenziale inespresso diventa un ostacolo, mentre Nigel, il suo vero mentore, la incoraggia a “ spogliarsi” delle aspettative e a dare voce alle sue risorse interne.
Dal punto di vista psicologico, questo processo può essere letto attraverso il concetto di identità narrativa: gli individui costruiscono una storia coerente di sé, ma gli eventi di vita, come nuove sfide lavorative o incontri con figure del passato, possono destabilizzarla. Il ritorno di Miranda Priestly funge da “specchio identitario”, costringendo Andy a confrontarsi con ciò che è diventata.
Andy infatti fatica ad esprimere sé stessa perché ancora non si è realmente definita. Più volte infatti, Andy pronuncia la frase “l’ho fatto perché volevo aiutare, l’ho fatto per te”, ricevendo in risposta “Pensa per te” (cit. Meryl Streep). Questo pensare a sé le viene rimandato con una certa aggressività e perentorietà, disorientando Andy che tenta di creare una relazione sbilanciata, mettendosi in una posizione di sottomissione.
Potere, controllo e leadership
Miranda rappresenta una forma di leadership autoritaria ma altamente competente. In una prospettiva psicodinamica, il suo stile può essere interpretato come una difesa narcisistica strutturata: controllo, perfezionismo e distacco emotivo come strumenti per mantenere stabilità interna.
Nel secondo capitolo, è interessante osservare se e come questa struttura si incrini. Il potere, infatti, non è statico: secondo la teoria dei sistemi relazionali, esso esiste solo all’interno di dinamiche interpersonali. Un eventuale cambiamento di Miranda suggerirebbe una trasformazione nella sua capacità di mentalizzazione e nella gestione dell’empatia.
Miranda adora il suo lavoro, ma comprende che il mondo della moda l’ha divorata, facendole perdere la partecipazione alla vita delle sue figlie. Lavorare con Miranda significa essere dalla sua parte o in disparte. La sua leadership non lascia spazio a dubbi, anche se ci si trova in disparte si è dalla sua parte. Miranda è un personaggio complesso e strutturato che, seppur messa in crisi dal nuovo modo di lavorare, ha delle basi solide.
La nuova generazione pone dei limiti: alcune cose non si devono dire (ad esempio non si possono utilizzare termini che potrebbero essere associati a razzismo o body shaming), altre cose vengono nominate diversamente (invece di dire competenze si dice expertise). Miranda risponde con la sua aplomb incrollabile parlando con lo sguardo e sorridendo di sottecchi. È lei ad aver creato Runway, ad incarnare lo stile, a dettare le regole, è lei l’icona da seguire. Al tavolo di lavoro le nuove leve non sono in grado di creare, eventualmente solo di sostituire.

Tutti vogliono questa vita, tutti vogliono essere noi: Il conflitto tra valori personali e richieste esterne
Uno dei temi centrali è la tensione tra successo professionale e integrità personale. Questo conflitto può essere letto attraverso la lente della dissonanza cognitiva: quando le azioni richieste dal contesto lavorativo entrano in contrasto con i valori individuali, si genera uno stato di disagio psicologico.
Nel primo film, Andy risolveva la dissonanza attraverso una rottura netta. Nel seguito, è plausibile che il conflitto venga elaborato in modo più maturo: non più fuga, ma integrazione. Questo passaggio riflette uno sviluppo psicologico verso forme più complesse di regolazione interna. Andy ancora non ha deciso come “diventare grande” in una relazione ed in questo secondo episodio getta le basi per un rapporto più maturo.
Miranda le fa comprendere indirettamente che siamo umani e non siamo perfetti. Davanti al Cenacolo di Leonardo, Miranda si sofferma su un particolare: Gesù è privo di aureola, proprio a significare che è umano. Questa associazione permette ad Andy di comprendere che le persone possono essere imperfette e che anche lei, con i suoi difetti, è umana.
Relazioni e attaccamento nel contesto lavorativo: alleanza nel femminile
Il rapporto tra Andy e Miranda può essere interpretato anche in termini di attaccamento adulto. Miranda assume tratti di figura di attaccamento evitante: distante, esigente, poco accessibile emotivamente. Andy, inizialmente, risponde con modalità ansioso-dipendenti, cercando approvazione.
Nel secondo film, la relazione evolve verso una maggiore reciprocità o, al contrario, evidenziando la difficoltà di uscire da schemi relazionali consolidati. Questo aspetto è cruciale per comprendere come le relazioni professionali possano replicare modelli affettivi precoci.
Andy si accorge di avere le risorse, non solo le competenze, per entrare in squadra con Miranda e trova un modo più adulto per relazionarsi con lei. Il diavolo veste Prada mette in evidenza l’alleanza nel femminile. Miranda riceve aiuto da un’altra donna, Sasha Bernes, (Lucy Liu) che consolida un sodalizio economico con lei, ma in realtà è una transazione relazionale profonda di mutuo aiuto.
La relazione tra Andy ed Emily (Emily Blunt) può essere associata alla relazione tra sorelle: invidia, antagonismo. Se queste fasi di rivalità vengono superate, generano invece una relazione di profonda alleanza. Le due donne infatti, riescono ad aprirsi, a mettere confini e ad accettarsi con ironia.
Gli uomini ricoprono un ruolo apparentemente marginale, dove Nigel incarna la figura del papà buono e protettivo. Nigel sa muovere bene le pedine del gioco e accetta con umiltà di restare nell’ombra, in disparte. Nigel è la “base sicura “ di Miranda, svolge silenziosamente il suo lavoro e lascia che le donne si mettano in mostra godendo del successo. Nigel aiuta senza chiedere nulla in cambio. Verrà riconosciuto nel suo essere stato “dato per scontato” (cit. Meryl Streep) e potrà finalmente farsi vedere.
Il tema della trasformazione
Il cambiamento non è più solo estetico o comportamentale, ma esistenziale. In termini junghiani, possiamo parlare di processo di individuazione: l’integrazione delle diverse parti del sé, incluse quelle più ambivalenti o “ombra”.
Miranda, Andy e gli altri personaggi diventano archetipi di diverse modalità di stare nel mondo del lavoro.
Le donne investono vari processi del sé. Un sé adattato dove l’esteriorità è tutto e dove le richieste aziendali sono il dictat di vita. Interpretano inoltre un sé ambizioso, dove arrivare in alto è l’obiettivo principale. Nello stesso tempo però, riescono a confrontarsi con un sé più autentico, riconoscendo i loro limiti, il prezzo che hanno dovuto pagare.
La sfida psicologica è integrare queste dimensioni senza scissioni.
Una riflessione sulla maturità psicologica
Il diavolo veste Prada 2 si configura come una riflessione sulla maturità psicologica nel contesto professionale. Non si tratta più di scegliere tra successo e autenticità, ma di costruire una sintesi possibile tra le due dimensioni.
Il film, dunque, diventa una metafora del lavoro contemporaneo: un luogo in cui identità, relazioni e potere si intrecciano continuamente, richiedendo flessibilità, consapevolezza e capacità di ridefinirsi nel tempo.
“[...] in fondo questa industria miliardaria gira intorno a questo, alla bellezza interiore”.
Immagini: RTI Business Digital - RTI S.p.A.





