Non si è ancora assopito l’entusiasmo generato dalla fiamma olimpica che Febbraio ci offre un nuovo, imperdibile appuntamento. Amato o criticato, celebrato o boicottato, il palco dell’Ariston offre comunque uno spaccato importante per analizzare fenomeni sociali, di costume, polemiche politiche, temi di attualità.
Sebbene l’arcigno sopracciglio del Dottor Freud avrebbe potuto inarcarsi rispetto a un fenomeno di questo tipo, siamo convinti che la curiosità rispetto all’umano in tutte le sue espressioni sia una prerogativa indispensabile per chi è appassionato di psicologia.
Il lettino dello psicoanalista diviene quindi uno spazio privilegiato per analizzare, anche, i testi delle canzoni che si contenderanno il Festival. Perché in fondo, come ci ricordava in modo insistente il jingle degli anni ‘90, San Remo è San Remo, anche visto da qui.
Cercheremo di cogliere spunti e temi emergenti dai testi, utili a favorire riflessioni di rilevanza psicologica e a fotografare cosa si muove nel nostro “inconscio collettivo”.
Proviamo a partire da qui. Freud e Jung davanti alla scatola magica che anni dopo avrebbe stravolto la vita delle persone, come molti di noi impegnati a godersi lo spettacolo in una sorta di gruppo di ascolto analitico con critiche feroci e passioni viscerali (situazione a cui i due studiosi erano avvezzi). Si ricompone una delle migliori tradizioni sanremesi.
La parola, il simbolo: l’analisi dei testi delle canzoni
Non possiamo tradire del tutto le abitudini dei due maestri. Sebbene dotati di grande intelligenza fatichiamo a immaginarli impegnati nel criticare look e scelte di stile. Li vogliamo quindi pensare impegnati nel loro campo di azione privilegiata: riflettere su parole, simboli, emozioni e affetti che emergono dalla narrazione. Del resto cosa sono i testi se non racconti? Proveremo a mettere in evidenza tematiche che incontrano il comune sentire diffuso nella nostra società fornendo suggestioni per ciascuno dei 30 brani in gara.
“Magica Favola” di Arisa
Ballata romantica in perfetto stile sanremese, condita però dall’intimità tipica dell’autobiografia. Un viaggio tra passato e presente capace di analizzare l’amore nelle sue diverse forme e nei suoi diversi significati. Arisa si racconta mettendo in dialogo la bambina e la donna tra ricordi ed eventi esistenziali, impastati di sentimento.
“Resta con me” di Bambole di Pezza
Un gruppo di sole donne per la prima volta a Sanremo cerca l’affermazione sul palco dell’Ariston con un brano che mescola pop, punk e rock. Miscela energica per un testo che diviene quasi un invito e una preghiera alla connessione e alla vicinanza soprattutto nei momenti di crisi, di difficoltà, nei tempi segnati da odio e fatica. Promessa di un balsamo per le nostre ferite relazionali in tempi di lontananza e disgregazione?
“Ti penso sempre” di Chiello
Altro esordio nella Kermesse sanremese, Chiello si presenta con un testo a cui contribuisce uno dei collaboratori fidati di Lucio Corsi (Tommaso Ottomano). Ritmo sostenuto per raccontare una delle esperienze che ci accomuna come esseri umani: la fine di un amore. Letti rimasti vuoti, menti affollate di ricordi e pensieri disperati, melanconici, rabbiosi o agrodolci. Curioso che questa tematica continui ad aggregare un sentire comune in un’epoca in cui anche - e soprattutto - in ambito relazionale c’è la tentazione a definirsi autonomi, indipendenti, quasi autarchici.
“Ai ai” di Dargen D’Amico
Cosa si nasconde dietro agli occhiali a specchio dell’artista alla sua terza partecipazione? Meno criptico il suo testo, fedele ad uno stile ironico che porta in scena un tema di stretta attualità. Un gioco di parole che è già grido di dolore per mettere in guardia dalle storture dell’intelligenza artificiale. Davvero può sostituire in tutto l’umano? La creatività, le relazioni, i valori non sono forse uno spazio che nessun algoritmo può davvero penetrare? Anche questa volta si ballerà riflettendo sul palco dell’Ariston?

“Che fastidio” di Dito nella piaga
Energia elettropop per la prima partecipazione in solitaria di Dito nella piaga al Festival. Un testo che a partire da un momento di crisi personale si chiede se la percezione di fastidio sia “normale” o sinonimo di follia. Dai call center agli imbucati, dai ritmi ripetitivi e sempre uguali delle canzoni, da Milano a Roma, fino ai politici… un vortice di sensazioni faticose e contrastanti che ben descrive la centrifuga in cui siamo quotidianamente catapultati. Sempre più spesso la domanda rispetto a tutto questo non può che essere “ma è normale?”. Forse non è solo il fastidio la sensazione che ci arriva.
“Avvoltoi” di Eddie Brock
Altro esordio sul palco dell’Ariston con una ballata interrotta a sorpresa da un assolo di chitarra elettrica. L’amore per un’amica da cui si vorrebbe di più e che invece si vede intrattenere rapporti con uomini sbagliati, veri e propri avvoltoi che si nutrono di carcasse di sentimenti. Anche in questo testo emerge insomma uno spaccato delle relazioni odierne con trame che si sviluppano in una giungla popolata di prede e predatori.
“Voilà” di Elettra Lamborghini
Aria di tormentone pop da ballare sulla spiaggia nell’omaggio di Elettra Lamborghini alla Carrà di “A Far l’amore comincia tu”. Seduzione, leggerezza, sesso, passione e cocktail. La versione più spensierata del sentimento. Una lettura particolarmente presente e ricercata nel modo in cui si vivono oggi le relazioni.
“Ogni volta che non so volare” di Enrico Nigiotti
Insonnia e… partono i pensieri. Nel testo, scritto con Pacifico, Enrico Nigiotti ci accompagna tra i ricordi innescati da una notte insonne. La prima volta in cui si fa l’amore, ma anche e soprattutto di cadute, frustrazione, fallimenti e tentativi di risalita anche grazie alla possibilità di avere qualcuno accanto. Nata nel periodo Covid da un’esperienza che accomuna a tutte le altre persone secondo l’artista. Autostima, limiti personali, ma anche resilienza per un testo che si candida a incarnare da vicino tematiche davvero molto presenti nella nostra quotidianità. In un periodo in cui qualsiasi dubbio pare sinonimo di debolezza, possiamo permetterci il lusso di non saper volare?
“Stella stellina” di Ermal Meta
Un uomo trova una bambola. Il ritrovamento diviene l’occasione per narrare la storia di una bambina palestinese la cui vita è stata troncata dalla guerra. Ritmo latino e musicalità balcaniche si mescolano per dare corpo al consueto arazzo di parole ordito dall’artista di origine albanese. La musa ispiratrice del testo, che porta sul palco dell’Ariston il dramma della guerra a Gaza, è stata la figlia del cantautore che da poco ha iniziato a parlare. La ninna nanna, nota a tutti tra le prime sillabe pronunciate, diviene l’occasione per immaginare una giovane vita spezzata dall’orrore di un umano che sembra perdere i suoi connotati. Da una collina si attende una nuova primavera, una rinascita e una speranza. Ancora una volta Ermal Meta con coraggio prova a portare sul palco temi non scontati. “Una terra che non ci vuole”, un verso che interroga nei giorni in cui si insedia il Board of Peace.
“Male necessario” di Fedez e Marco Masini
Il sodalizio nato nella serata cover del precedente Festival partorisce un testo in cui si parla di fragilità, cadute e ripartenze con un monito paterno rispetto ai “mostri” che non si trovano solo sotto al letto. Dolore, anestesia, cicatrici, riscatti personali con Fedez che si accosta a Giuda in un brano che mescola sonorità melodiche tradizionali e rap. Relazioni tossiche e dipendenza come accenni allo scenario relazionale di stretta attualità. Ci sono dolori che sembrano mali necessari da attraversare.
“Il meglio di me” di Francesco Renga
Una ballata, quella di Renga, che porta al centro dell’attenzione il viaggio alla ricerca del meglio di noi a partire dalle insicurezze più profonde. Quanta vulnerabilità e insicurezza albergano in una società che fa dell’apparenza, del risultato e dell’immagine il punto focale? La relazione nell’interpretazione di Renga diviene lo spazio a cui rivolgersi trovando il meglio di sé dopo aver affrontato nodi e criticità.
“Stupida sfortuna” di Fulminacci
Brano d’autore in stile anni ‘80 per l’artista romano che immagina di ritrovare il volto di una persona amata tra tante. Malinconia, solitudine, il tempo che passa, cambiamenti e aspetti che rimangono immutati, emozioni, ricordi. Rimpianto o sfortuna? Immaginate di trovarvi davanti a una foto e di pensare a come sarebbe andata se…

“Italia starter pack” di J-Ax
Ritmo country-pop e un po’ di ironia sulle “abitudini” made in italy cuciono l’abito di un brano che si candida a diventare tormentone radiofonico. Le furberie del nostro paese (dai cantieri infiniti, ai mezzucci usati per “fregare” sempre e comunque qualcuno, dalla tendenza a prevaricare arrogandosi diritti sugli altri, alla scappatoia del concentrarsi su falsi problemi per evitare la realtà) elencate a partire da una domanda derivante da molti contenuti social: “quale sarebbe lo starter pack” il pacchetto base, in questo caso dell’italiano? Ci riconosciamo in questo affresco? Quali emozioni genera in noi? Fastidio oppure, in fondo, una certa simpatia perché l’idea di fondo è che comunque l’importante è sfangarla in qualche modo? Siamo pronti a un cambiamento oppure sarà la solita canzone che dal ritmo scontato a catturare la nostra attenzione, ci interroga J-AX.
“Poesie Clandestine” di LDA e AKA 7even
Duetto fresco, ritmato e ballabile quello portato sul palco dell’Ariston dai 2 artisti. Il brano parla di un amore intenso, passionale, totalizzante. Per una donna, un uomo, un amico o perchè no? Per una città! E in questo caso l’omaggio a Napoli si fa vibrante. Anche in questo testo emerge un desiderio di leggerezza tra sonorità pertenopee e latin pop. Sembra davvero che le relazioni, tutte nessuna esclusa, siano sempre più fonte di stress e sia necessario correre ai ripari alleggerendo magari con una… poesia clandestina.
“Naturale” di Leo Gassmann
Ballata classica in stile sanremese con protagonista un amore finito. La speranza di un incontro a distanza di vent’anni diviene l’occasione per trasformare il dolore di una relazione interrotta. Le differenze che distanziano, i desideri opposti, forse qualche rimpianto? Addio o arrivederci? Quasi una citazione catulliano nel verso che fa riferimento al riempirsi di baci. Ci sono anche momenti belli come pietre preziose nello scrigno della memoria. Ancora un brano che ci parla della fatica delle relazioni che finiscono, ma che ci invita anche a immaginare una possibilità nuova e più matura nell’incontro futuro.
“Sei tu” di Levante
Freud definiva l’innamoramento uno stato psicotico nel senso di qualcosa che fa perdere il contatto con la realtà. Il brano di Levante, ancora una volta dedicato all’amore, ci parla di un sentimento che prende letteralmente il controllo del nostro corpo. Riuscite a ricordare la sensazione fisica di quando incontrate l’Amore, di quando dite “Se l’amore sei tu?”.
“Labirinto” di Luchè
Rap e melodia in un testo in italiano per il rapper napoletano al debutto sul palco dell’Ariston. Nuovo brano dedicato a un amore finito di cui si cerca di salvare almeno il ricordo (altrimenti dell’esperienza relazionale rimane poco, polvere sui mobili). La memoria diviene un’alternativa al rancore e al rischio di perdersi nel labirinto dei sentimenti. Il tema del dolore al termine di una relazione è in fondo uno dei temi lirici per eccellenza. Malinconia, struggimento, sensazione di disperazione… cosa fare per trovare la via d’uscita?
“Animali notturni” di Malika Ayane
Citazione cinematografica per la cantante al suo quinto Sanremo. Un brano che si annuncia ritmato e coinvolgente. Il desiderio di puntare a qualcosa di più (la luna) per fuggire dalla fatica quotidiana (la strada come un giungla) trovando nell’amore passionale evasione e rifugio in una dimensione altra in cui nascondersi e viversi. Cosa significa vivere un amore maturo? Pronti a scoprirlo muovendosi a tempo?
“Le cose che non sai di me” di Mara Sattei
Atmosfere romane con il cielo rosa sopra Trastevere a incorniciare questa ballata che ha per tema, ancora una volta, l’amore. Un sentimento che “guarisce” il nostro disordine. La vita spariglia le carte e le notte passati a raccontarsi le cose che si ignorano l’uno dell’altro sembrano balsamo sulle ferite. Amore non come sofferenza, ma come medicina. Esiste una relazione capace di lenire la sofferenza invece di amplificarla? La cantante sembra averla trovata in Alessandro, coautore del brano, con cui si sposerà in questo 2026.
“La felicità e basta” di Antonietta & Colombre
Dietro al ritmo veloce e fresco del brano portato dalla coppia (anche nella vita) di artisti alla prima apparizione sanremese, si nasconde una riflessione sul tema della felicità. Promesse illusorie, ricchezze apparentemente facili da raggiungere, possono ingannare. Appare più facile essere sè stessi nel mondo filtrato dei social dal bordo di una piscina o dalle spiagge caraibiche. Cosa succede nella nostra realtà fatta di fatiche? Si accende un desiderio di rivalsa quasi invidiosa verso chi sembra quasi non meritare ciò che ostenta? La pressione a fare meglio, a essere sempre la nostra migliore versione, crea ansia. Vivere il mondo reale ci trasforma in “coglioni”? Siamo noi che non funzioniamo se dobbiamo lottare e conquistarci con la fatica il pane? Si tratta di una riflessione molto importante nella società di oggi dove sembrano i viaggi che mostri a stabilire cosa vali, sembrano le storie di instagram a misurare il valore. La felicità come un diritto di tutti e non come il premio di una gara contro gli altri. Se rimaniamo nei binari impostati dalla società possiamo essere portati a pesare che se questo diritto non viene riconosciuto ce lo si debba prendere in modo violento con una rapina.
“Prima o poi” di Michele Bravi
Ballata carica di emozione e imprevedibilità quella portata da Michele Bravi al suo quinto Sanremo. Malinconia e ironia insita nella goffaggine quotidiana si mescolano per affrontare la fine di una relazione. Una riflessione sulla necessità di non essere sempre e comunque performanti. Un brano parte di un progetto più ampio che esplora il tema dell’ironia. Questa è, in fondo, una forma creativa di resilienza (Rozenfeld, 2014).
“Prima che” di Nayt
A partire da un base essenziale capace di aprirsi ad armonie orchestrali, Nayt confeziona un rap diretto, quasi un pugno di parole in rima che invita a riscoprire il senso profondo dei sentimenti minacciato dalle convenzioni. Domande e riflessioni su identità, fallimento, rapporti sfiduciati e disillusi in contrasto a oasi relazionali di autenticità, si alternano in un testo che porta temi di grande attualità soprattutto per le nuove generazioni.
“Opera” di Patty Pravo
Da quando Sanremo cerca di allargare a dismisura la platea di ascoltatori (consumatori?) di musica, streaming e ascolti, non è raro trovare sul palco artisti che rappresentano un classico della musica italiana e debuttanti provenienti da social, talent, reality. Patty Pravo rientra nella categoria di artisti che hanno fatto la storia della canzone italiana. Protagoniste assolute del suo brano, accompagnato e impreziosito da un ricamo musicale e vocale in linea con il tema, sono le emozioni. Nata da un sogno dell’assistente della cantante affidato a Caccamo per la mise en place testuale, la canzone diviene inno alla meraviglia insita nell’unicità e singolarità di ognuno di noi. Citazioni omeriche con la richiesta alla musa di cantare un presente fatto di sapore pieno delle esperienze con le emozioni ad alterare la ragione e a promuovere l’abbandono verso la follia e la piena libertà.
“Ora e per sempre” di Raf
Ritorno a Sanremo dopo 11 anni di assenza per Raf con un brano scritto insieme al figlio. Ballata sentimentale impreziosita da ritmo elettronico di stampo vintage per celebrare l’amore. “Ora e per sempre” è la rivisitazione del "Finché morte non vi separi” scelta dall’artista durante il matrimonio con la moglie celebrato nel 1996 a Cuba. Ricordi del primo incontro si mescolano al presente ancora condiviso come in una scommessa vinta, come in una promessa granitica. Sentimenti di altri tempi? In 30 anni forse lo spazio delle relazioni è cambiato? L’impegno di una promessa “Ora e per sempre” è ancora attuale? Il testo della canzone non sembra esprimere dubbi a riguardo.
“Per sempre sì” di Sal Da Vinci
Anche in questo brano di Sal Da Vinci trova spazio il tema della promessa. Un incontro tra due persone che abbagliate dal sentimento scelgono di promettersi amore sperando che sia per sempre. Romanticismo in linea con lo stile del cantante proveniente dalla scena neomelodica. Il matrimonio con evento spettacolare da festeggiare e cantare, ma anche come promessa in uno stile di musica popolare che diviene emozione carnale secondo l’artista. Nuovamente sembra emergere un contrasto con numerosi altri testi in gara dove la precarietà delle relazioni entra in evidente tensione con la dimensione del per sempre.
“Ossessione” di Samurai Jay
Reggaeton e ritmi latino cubani nel brano di un artista esordiente sul palco dell’Ariston. Samurai Jay, citando anche De Piscopo, parla del sentimento potente e viscerale, capace di entrare dentro con la potenza dell’ossessione, per la musica. Come spesso capita, “Vivo per lei” è un chiaro esempio, amore per l’arte e per una persona entrano in dialogo. Una passione travolgente e totalizzante che cambia la vita, genera ambizioni e desiderio di crescita.
“Tu mi piaci tanto” di Sayf
Testo interessante quello di Sayf. Rap e cantautorato si mescolano confezionando una serie di immagini che noi tutti ricordiamo (da Cannavaro ai mondiali, alle botte nelle piazze in occasione delle proteste, alle citazioni di Berlusconi su l’Italia è il paese che amo, la morte di Tenco al Festival, le alluvioni), come galleria fotografica che racconta la nostra società. La tensione e la lotta di chi deve fare sacrificio per vivere ed emergere, una dichiarazione di amore per il paese in cui si nasce e in cui, forse, nonostante si conosca la storia, come testimoniato dagli eventi impressi nella mente, non si viene mai considerati uguali viste le origini nordafricane. A volte non basta dire “Tu mi piaci tanto” per essere ricambiati nell’affetto. Proposta interessante e diversa con un abito musicale cucito per diventare un potenziale tormentone.
“Qui con me” di Serena Brancale
Dopo l’esordio sanremese all’insegna del ritmo, Serena Brancale sceglie di virare sul romanticismo in un brano che le permette di sfoderare al meglio la propria estensione vocale. Si tratta di una lettera alla madre che non c’è più. Maria De Filippis, insegnante e musicista italo-venezuelana, si è spenta nel 2020 a causa di una malattia. Alcuni anni di blocco emotivo nel racconto della figlia che sente l’urgenza, attraverso la musica, di ritrovare la dinamica fondamentale nel processo di elaborazione del lutto. Non mancano i riferimenti alle emozioni centrali in questo percorso (diretta la citazione della rabbia). La consapevolezza di ritrovarsi simili come gocce d’acqua a chi non c’è più, lo sforzo di sentire la persona ancora vicina nel ricordo, nell’eredità di ciò che ci ha lasciato. “Dottore cosa significa elaborare un lutto?”, si tratta di una domanda comune per un terapeuta. Il testo di Serena Brancale offre una risposta concreta con l’arricchimento della possibilità trasformativa offerta dalla creatività artistica.
“I romantici” di Tommaso Paradiso
Tommaso Paradiso, alla prima partecipazione al Festival, riprende un tema che lo scorso anno, con il brano di Brunori Sas, ha riscosso molto successo: la dedica alla figlia. Il testo è delicato, intimo e poetico. Una carezza musicale, un ricamo di parole da cucire sul cuore per chiunque viva l’esperienza della genitorialità. Desiderio di protezione, spinta al prendersi cura, paura di rovinare tutto, tentativo di donare e lasciare qualcosa si alternano nelle strofe. Interessante la riflessione sulla necessità di cambiare gli atteggiamenti vissuti, forse subiti, dai propri genitori spezzando una catena di schemi pericolosi nel loro ripetersi coattivo. Un inno a chi, in modo caparbiamente e rivoluzionariamente romantico, cerca di cogliere quel barlume di poesia che rimane in un’umanità sempre più affaticata e imbruttita.
“Uomo che cade” di Tredici Pietro
Dietro al nome d’arte si nasconde il figlio di Gianni Morandi alla sua prima partecipazione a San Remo. Rap e pop si alternano nella confezione di un vestito musicale attorno a un testo che parla di cadute, errori, ma anche dell’ostinazione nell’andare avanti. In fondo anche i modelli a cui ci si ispira sono caduti, hanno sbagliato, ma la loro grandezza risiede nel modo in cui hanno saputo gestire questi momenti senza credere che il proprio valore venisse intaccato irrimediabilmente. Sullo sfondo anche in questo caso la cornice di una relazione che apre alla riflessione sull’uomo che cade.
Il responso dal lettino
Cosa direbbero gli esimi dottori di questi testi?
- “Sicuramente c’è molto spazio per l’amore passionale, per l’istinto. Non posso fare a meno di notare che quasi a livello di inconscio collettivo si respira una comune visione di questo sentimento mio caro Dottor Freud”.
- “Stimatissimo Dottor Jung, mi permetto di aggiungere che pulsione di vita e pulsione di morte si mescolano. Espressione di un tempo che vede un’umanità affaticata da tutto il dolore esterno. Sembra che le relazioni creino paure, fatiche, più che sicurezze. Si sceglie la precarietà e la leggerezza per una sorta di angoscia emergente dal conflitto. Se mi impegno e poi le cose vanno male? Meglio evitare la sofferenza!”.
- “Gentile Dottor Freud condivido. Anche i temi legati all’identità sembrano reclamare uno spazio. L’umanità è sicuramente affaticata ma non può rinunciare alla tensione derivante da un’aspirazione al cambiamento, dalla speranza di crescere”.
- “Lei è un inguaribile ottimista Dottor Jung. Dal mio punto di vista emerge chiaramente il disagio di una civiltà che fatica a osservare limiti e regole di qualsiasi tipo finendo per risultare confusa. Il desiderio di leggerezza non è forse il tentativo di scappare dai drammi? Non le sembra particolare che su 30 testi uno solo parli delle guerre in corso mentre spopoli il desiderio di amori leggeri e freschi?”
- “Ci sono anche riflessioni sul tema del lutto, del rapporto con i figli. Archetipi che ritornano…”
- “Sa cosa penso stimato dottor Jung? Anche in periodi in cui si percepisce la fatica dell’essere umani, le relazioni rimangono uno snodo centrale delle nostre esistenze?”
- “Il Dottor Freud è finalmente disposto ad abbandonare la teoria delle pulsioni per approdare alla relazione?”
- “Dottor Jung, ognuno di noi ha riti, rituali che rassicurano e confortano. Anche le teorie non si allontanano da questo significato. Esattamente come sedersi su un divano con gli amici per commentare le esibizioni dei cantanti. Criticare, commentare, discutere, condividere ci fa sentire meno soli. Inoltre nelle canzoni troviamo l’espressione di emozioni e sentimenti comuni a tutti gli esseri. Com’era Dottor Jung, paparapappaparà Perchè San Remo è San Remo”.





