Ti è mai capitato di provare fastidio o disagio verso qualcuno che sembra avere più di te? Forse si tratta di invidia, un’emozione complessa e spesso stigmatizzata, ma profondamente umana.
In questo articolo affronteremo il tema dell’invidia in psicologia con un approccio non giudicante, volto a normalizzare questa emozione e a offrirti strumenti pratici per comprenderla e gestirla.
Analizzeremo il significato, le differenze con la gelosia, le possibili cause e le strategie per trasformare il confronto doloroso in un percorso di crescita personale basato sui tuoi valori e desideri.
Invidia: che cos’è e perché compare
L’invidia è un’emozione che può attivarsi quando percepiamo una distanza tra ciò che abbiamo e ciò che desideriamo, soprattutto osservando qualcuno che sembra aver raggiunto proprio quel traguardo.
Non è solo “volere quello che ha l’altro”: spesso è un confronto che fa emergere una mancanza percepita e può portare frustrazione, insoddisfazione o risentimento. A volte può segnalare che c’è un bisogno, un desiderio o un’area della tua vita che chiede attenzione.
Può non essere una spinta automaticamente “positiva”: alcune ricerche mostrano che livelli più alti di invidia sono legati a un miglioramento più lento del benessere psicologico nel tempo e non predicono un successo economico (Mujcic & Oswald, 2018).
Questa emozione tende a essere più intensa nelle persone più giovani e a diminuire con l’età (Mujcic & Oswald, 2018). È anche più facile provarla verso persone a noi vicine o simili, come colleghi o amici, perché il confronto è più diretto e “tocca” aspetti importanti per la nostra autostima.
Per esempio, può succedere con un collega che ottiene la promozione che volevi o con un amico che sembra vivere una vita più appagante. In questi casi, provare invidia non significa essere cattivi o “sbagliati”: spesso indica che il tuo senso di valore si sta misurando con quello degli altri e che forse c’è qualcosa da comprendere dentro di te.
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Invidia: perché è difficile ammetterla
L’invidia può essere un’emozione difficile da riconoscere e da ammettere, perché spesso si accompagna a un senso di vergogna e di inadeguatezza. In molte culture può essere un tabù, quindi tendiamo a negarla o ad attribuirla agli altri.
È importante ricordare che provare un’emozione non equivale ad agire contro qualcuno e non definisce chi siamo. Coltivare un dialogo interno più gentile può aiutarci a gestire l’invidia con maggiore autocompassione.
Ecco alcune frasi che puoi utilizzare:
- “È normale provare invidia: tutti la sentiamo, a volte.”
- “Questa emozione non mi rende una persona cattiva.”
- “Posso imparare qualcosa su di me da ciò che sto provando.”
Invidia e gelosia: la differenza che cambia tutto
Invidia e gelosia sono emozioni diverse, anche se spesso si presentano insieme e vengono confuse. L’invidia nasce dal desiderio di possedere qualcosa che non abbiamo, mentre la gelosia è la paura di perdere qualcosa di prezioso che già possediamo. Entrambe possono scaturire da insicurezza e confronto sociale, ma il focus è diverso: l’invidia ci fa guardare a ciò che ci manca, la gelosia ci fa temere una perdita.
Nella vita quotidiana, queste emozioni possono emergere in diversi contesti. In una relazione di coppia, la paura che il partner si avvicini troppo a un’altra persona è gelosia. Sul lavoro, il risentimento verso un collega che ha ottenuto una promozione è invidia. Tra amici, il timore di essere esclusi da un gruppo è gelosia, mentre il desiderio di avere la stessa popolarità è invidia. Riconoscere queste differenze ci aiuta a comprendere meglio noi stessi e le nostre relazioni.
Come si manifesta l’invidia nella vita quotidiana
L’invidia può presentarsi in modo sottile o dirompente, ma spesso lascia tracce riconoscibili a livello:
- emotivo: tristezza, rabbia, senso di ingiustizia, vergogna, ansia,
- cognitivo: confronto continuo, svalutazione di sé o dell’altro,
- comportamentale: critica, pettegolezzo, freddezza, competitività, aggressività indiretta o passività.
I social media possono amplificare l’invidia perché ci espongono a paragoni spesso “truccati” e idealizzati: foto selezionate, successi messi in vetrina e momenti difficili tenuti fuori dall’inquadratura. Quando li usiamo in modo passivo, per esempio scorrendo il feed senza interagire davvero, può essere facile finire in un confronto continuo e sentirsi “meno” degli altri.
Una revisione del 2022, che ha messo insieme e discusso i risultati di numerose ricerche su questo tipo di utilizzo dei social, riporta che il confronto sociale e l’invidia sono esperienze comuni online e tendono ad andare insieme a un benessere psicologico più basso (Meier & Johnson, 2022). Questo tipo di invidia sociale può alimentare stress, senso di inadeguatezza e, nel tempo, una sorta di stanchezza emotiva.
Allo stesso tempo, la stessa revisione sottolinea che il legame può essere anche reciproco: non sempre sono solo i social a farci stare peggio, ma anche periodi di benessere più basso, o più alto, possono influenzare come usiamo i social e quanto siamo portati a confrontarci e a provare invidia (Meier & Johnson, 2022).
Quali le conseguenze?
Nel tempo, l’invidia può trasformarsi in una fonte costante di stress, alimentare ansia, umore depresso o irritabilità e farci sentire “meno” degli altri. Questo può tradursi in autosvalutazione, perfezionismo e blocco degli obiettivi.
Non è solo una sensazione passeggera: in uno studio che ha seguito circa 18.000 persone in più momenti nel corso di diversi anni, livelli più alti di invidia “oggi” hanno predetto un peggioramento futuro del benessere e della salute mentale. In particolare, passare dal livello più basso al più alto di invidia è stato associato a un sensibile peggioramento (Mujcic & Oswald, 2018).
L’invidia può creare distanza, sfiducia e conflitti, fino a rendere più “pesante” il clima in un gruppo di amici o in un team di lavoro. L’invidia può diventare problematica quando interferisce con il lavoro o le relazioni, oppure porta a comportamenti dannosi come sabotaggio, fissazione e pensieri ricorrenti sull’altro, isolamento, pensieri di vendetta. Riconoscere questi segnali è il primo passo per intervenire e trasformare l’invidia in una risorsa di crescita.
Quando porta a ruminazione e confronto senza fine
L’invidia può diventare un pensiero intrusivo e ricorrente , portandoci a rimuginare sui successi degli altri e sui nostri presunti fallimenti. Fermarsi è difficile, ma puoi provare una mini-routine in tre passi:
1) interrompi il doomscrolling,
2) dedica un "tempo del rimuginio" programmato,
3) scrivi i pensieri,
4) pratica la mindfulness e la defusione.
Invidia benigna, maligna e depressiva: capirsi meglio
L’invidia non è sempre uguale. Spesso si può distinguere con diverse sfumature:
- Invidia benigna: nasce dall’ammirazione e ci spinge a crescere. Esempio: “Vorrei essere bravo come lui, mi impegnerò di più”.
- Invidia maligna: è carica di ostilità e porta a svalutare l’altro. Esempio: “Non se lo merita, spero che fallisca”.
- Invidia “depressiva” : ci fa sentire impotenti e porta al ritiro. Esempio: “Non ce la farò mai, tanto vale arrendersi”.
La domanda chiave è: questa emozione mi motiva o mi blocca? Tre fattori influenzano la forma che può assumere l’invidia: senso di controllo, merito percepito, autostima.
Da dove nasce l’invidia: autostima e ferite antiche
L’invidia spesso affonda le sue radici in un senso di insicurezza e bassa autostima. Non nasce dal nulla: può essere il risultato di esperienze passate di umiliazione, critiche o confronti continui in famiglia.
Queste situazioni possono aver alimentato schemi profondi, come la sensazione di essere difettosi o di provare vergogna per come si è, la paura di fallire, la pressione di dover rispettare standard severi o la sensazione di essere privati di un nutrimento emotivo fondamentale. In una società che enfatizza la performance e la competizione, questi schemi possono essere amplificati, facendo sentire la persona costantemente inadeguata rispetto agli altri.
Sotto l’invidia, spesso, si nascondono bisogni profondi come:
- il desiderio di riconoscimento,
- la ricerca di sicurezza,
- il bisogno di appartenenza,
- la volontà di sentirsi efficaci.
Riconoscere questi bisogni è il primo passo per trasformare l’invidia in una bussola che ci orienta verso ciò di cui abbiamo davvero bisogno.
Come gestire l'invidia: strategie pratiche
L’invidia non è un difetto da eliminare, ma un segnale che ci invita a guardare dentro di noi. Ecco un percorso pratico per trasformarla in una risorsa:
- Riconosci e dai un nome all’emozione: non c’è nulla di cui vergognarsi. È un’emozione comune, e ammetterlo è il primo passo per capirsi e crescere.
- Sposta il focus dai confronti ai tuoi valori: cosa desideri davvero? Cosa ti appassiona a prescindere dagli altri? Prova a rispondere a queste domande per ritrovare la tua bussola interiore.
- Allena l’autoefficacia con obiettivi realistici: piccoli traguardi, misurabili e raggiungibili, ti aiuteranno a costruire fiducia in te stesso, passo dopo passo.
- Riduci i confronti inutili: cura la tua igiene digitale e stabilisci confini con persone o situazioni troppo competitive. Proteggi il tuo spazio emotivo.
- Gestisci rabbia e impulso: quando l’invidia si fa intensa, fermati. Fai un respiro profondo e prova a comunicare i tuoi sentimenti in modo assertivo, senza attaccare né reprimere.
- Ristruttura le credenze disfunzionali: “Valgo solo se primeggio” è una trappola. Prova a sostituirla con: “Il mio valore non dipende dal confronto con gli altri, ma dalla mia autenticità e dal mio percorso unico.”
Se l’invidia riguarda un amico o un familiare
L’invidia può essere particolarmente dolorosa quando riguarda amici o familiari. Le persone che ci sono più vicine sono infatti quelle con cui ci confrontiamo di più e con cui condividiamo somiglianze e aspettative.
Se ti accorgi che l’invidia sta minando il legame, puoi provare a parlarne in modo aperto e onesto, con frasi come: “Mi accorgo che sto facendo paragoni tra noi e questo mi fa sentire a disagio” oppure “Ho bisogno di mettere a fuoco i miei obiettivi senza sentirmi in competizione”.
Nella comunicazione è importante evitare accuse, sarcasmo o svalutazioni che potrebbero ferire l’altro. Se la relazione diventa umiliante o manipolatoria, è importante proteggersi e valutare la possibilità di prendere le distanze.
Quando ti senti vittima dell’invidia degli altri
Sentirsi vittima dell’invidia degli altri può essere un’esperienza destabilizzante. A volte, possiamo percepire segnali di invidia negli altri attraverso comportamenti come:
- Svalutazione dei nostri successi.
- Frecciatine o commenti sarcastici.
- Esclusione da gruppi o conversazioni.
- Sabotaggi o ostacoli non dichiarati.
Per proteggerti, puoi stabilire confini chiari, scegliere con attenzione le persone con cui condividere i tuoi successi e mantenere una distanza selettiva da chi ti fa sentire a disagio. È importante anche proteggere il tuo spazio emotivo, evitando di entrare in dinamiche di competizione o di giustificarti continuamente.
Tuttavia, è fondamentale distinguere tra una reale intuizione e una lettura ostile automatica della realtà. Verifica i fatti e scegli con cura quando e con chi parlare, privilegiando contesti sicuri e persone di cui ti fidi davvero.
Un nuovo inizio: farsi aiutare senza vergogna
L’invidia è un’emozione complessa, che può causare sofferenza e disagio. Se ti accorgi che questa emozione è presente in modo intenso, o se ha un impatto significativo sulle tue relazioni e sul tuo benessere, potrebbe essere utile chiedere aiuto a un professionista.
La terapia può aiutarti a esplorare le radici dell’invidia, a lavorare sull’autostima e sulla vergogna e a sviluppare strategie per gestire pensieri rigidi o vendicativi. Approcci come la Schema Therapy o la terapia cognitivo-comportamentale possono essere utili per modificare schemi di confronto disfunzionali e imparare a regolare le emozioni in modo più efficace.
L’obiettivo non è eliminare l’invidia, ma trasformarla in una risorsa per conoscerti meglio, prenderti cura di te e fare scelte più autentiche. Se senti che è arrivato il momento di affrontare questi temi, con Unobravo puoi trovare supporto anche online, in un ambiente sicuro e non giudicante.



