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Salute mentale
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Prima seduta dallo psicologo: cosa aspettarsi?

Prima seduta dallo psicologo: cosa aspettarsi?
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
21.1.2026
Prima seduta dallo psicologo: cosa aspettarsi?
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La prima seduta di terapia può essere un momento carico di ansia e preoccupazione. Potresti temere di essere giudicato, di sentirti “sbagliato” o di non sapere cosa dire.

Questo articolo è pensato per aiutarti a capire che non esiste un copione da seguire: la tua autenticità è il punto di partenza più prezioso. Anche poche frasi, il silenzio o il pianto possono essere un inizio valido durante il primo colloquio psicologico.

Affronteremo insieme i dubbi più comuni su cosa dire nella prima seduta, con l’obiettivo di orientarti e rassicurarti in questo primo passo verso il tuo benessere.

La prima seduta dallo psicologo: cosa succede davvero

La prima seduta può portare con sé molte emozioni e domande. È normale chiedersi: “Cosa succederà? Sarò giudicato? Saprò cosa dire?”.

In realtà, la seduta psicologica è uno spazio di ascolto attento e non giudicante, guidato da un professionista che ti accoglierà con empatia e rispetto. Dopo una breve accoglienza, lo psicologo o lo psicoterapeuta ti inviterà a raccontare, con i tuoi tempi, cosa ti ha portato a chiedere aiuto.

Potrà farti alcune domande per comprendere meglio il tuo vissuto, ma senza pressioni o aspettative. Non si tratta di un interrogatorio né di un esame: non esistono risposte giuste o sbagliate.

Non dovrai raccontare tutto subito, né sarai “sottoposto” a tecniche “da film”: se mai venissero proposte tecniche specifiche (per esempio l’ipnosi), sarebbe sempre qualcosa di concordato e spiegato con chiarezza.

La differenza tra seduta in presenza e online riguarda soprattutto l’aspetto pratico: nel primo caso vi incontrerete nello studio del professionista, nel secondo vi collegherete tramite una piattaforma sicura. In entrambi i casi, lo scopo è creare un ambiente protetto in cui sentirti libero di esplorare i tuoi pensieri e le tue emozioni.

Shvets - Pexels

Accoglienza, privacy e setting della seduta

Il consenso informato è un documento che tutela la tua privacy e ti garantisce il rispetto della riservatezza: tutto ciò che dirai in seduta rimarrà confidenziale, salvo rare eccezioni legate a situazioni di pericolo per te o per altri.

La durata tipica della seduta è di 45-50 minuti, ma può variare in base alle tue esigenze. La frequenza degli incontri e le modalità di prenotazione verranno concordate insieme, in modo flessibile e rispettoso dei tuoi tempi.

Se portare in seduta temi sensibili ti sembra difficile, ricorda che puoi farlo “a piccoli passi”, con gradualità e senza forzature.

Per sentirti al sicuro durante la terapia online, può aiutare:

  • Trovare uno spazio privato e tranquillo
  • Utilizzare cuffie o auricolari per proteggere la tua privacy
  • Assicurarti di avere una connessione stabile e sicura

Le domande tipiche e l’analisi della domanda

Nella prima seduta di terapia, potresti ricevere alcune domande che mirano a comprendere meglio il tuo vissuto e il motivo che ti ha portato a chiedere aiuto. Tra queste, alcune delle più comuni sono:

  • “Cosa ti ha portato qui?”
  • “Da quanto tempo stai vivendo questa situazione?”
  • “Perché proprio adesso hai deciso di iniziare un percorso?”

Queste domande non sono un interrogatorio, ma servono a svolgere quella che, in gergo tecnico, si chiama analisi della domanda: capire insieme a te quali sono i tuoi bisogni, il contesto in cui vivi, l’urgenza del tuo disagio e le risorse che hai a disposizione.

Non sentirti obbligato a rispondere a tutto. Se una domanda ti mette a disagio, puoi dirlo apertamente con frasi come “Preferisco non entrarci ancora” o “Mi serve tempo per parlarne”.

Il terapeuta rispetterà i tuoi tempi e i tuoi confini. Ricorda che non esistono risposte giuste o sbagliate: il tuo vissuto è unico e merita rispetto.

Cosa dire se non sai da dove iniziare

Se ti senti bloccato, ricorda che è normale. Puoi iniziare la tua prima sessione di terapia con frasi semplici come:

  • “Non so da dove partire.”
  • “Mi sento confuso.”
  • “Ho paura di parlare.”
  • “Non so se il mio problema è abbastanza serio.”

Ogni motivo è valido se ti fa soffrire. La terapia è uno spazio sicuro dove esplorare il tuo mondo interiore senza giudizio. Non serve arrivare preparati: il ruolo del  terapeuta è proprio quello di aiutarti a mettere ordine nei tuoi pensieri. E’ naturale anche avere  il dubbio che il proprio  problema sia “troppo piccolo” o “troppo grande”. . Qualsiasi motivo che ti causi sofferenza è un motivo valido. La terapia rappresenta  uno spazio sicuro dove esplorare il tuo mondo interiore senza temere giudizio.

Un modo semplice per raccontare il tuo momento

Quando si inizia un percorso di psicoterapia, può essere utile avere una traccia per raccontare il proprio momento di vita. Un modo semplice per farlo può essere  seguire questi quattro punti:

  1. Cosa sta succedendo: descrivi il problema o la difficoltà che ti ha portato a cercare aiuto;
  2. Da quando: indica da quanto tempo stai vivendo questa situazione;
  3. Cosa è cambiato: spiega in che modo questa difficoltà ha impattato sulla tua vita;
  4. Cosa hai già provato a fare: racconta quali strategie hai messo in atto per affrontare il problema e che effetto hanno avuto.

Ricorda che non è necessario aver “toccato il fondo” o aver sofferto per anni per portare un tema in terapia. Anche difficoltà recenti o apparentemente “piccole” sono valide.

Ecco alcuni esempi di segnali o aree che possono indicare la necessità di un supporto psicologico:

  • Cambiamenti nel sonno o nell’appetito;
  • Difficoltà a scuola o al lavoro;
  • Problemi nelle relazioni;
  • Pensieri ricorrenti o ossessivi.

Anche episodi specifici, come un attacco di panico, un litigio importante, una perdita o un periodo di burnout, possono essere validi motivi per chiedere aiuto.

Emozioni normali: imbarazzo, paura, sollievo

Entrare in terapia può evocare una tempesta di emozioni come:

  • Imbarazzo: “Non so se sto facendo la cosa giusta, forse il mio problema non è così grave”;
  • Paura: “E se mi giudica? E se non riesco a spiegarmi?”;
  • Sollievo: “Finalmente qualcuno mi ascolterà senza pregiudizi”.

Queste emozioni sono normali. La vergogna e il timore del giudizio possono essere così intensi da bloccare le parole.

Potresti sentirti tentato di dire: “Ho paura di essere giudicato, anche qui”. Puoi farlo. Il terapeuta è lì per accogliere anche queste emozioni.

Piangere in seduta non è un segno di debolezza o di patologia. Può essere un modo naturale con cui il corpo e la mente scaricano una parte della tensione accumulata.

Dopo la seduta, potresti sentirti più leggero o più stanco. Entrambe le reazioni sono comuni e indicano che hai iniziato un lavoro importante su te stesso.

La sfida di spiegare cosa stai provando

Parlare di ansia e depressione può essere difficile, soprattutto se stai vivendo un momento di crisi. Il primo passo è descrivere cosa stai provando, anche se ti sembra di non avere le parole giuste.Immagina di dover spiegare l’ansia a qualcuno che non l’ha  mai provata: quali parole useresti? Non esistono risposte giuste o sbagliate. Puoi partire da tre semplici categorie:

  • Corpo: cosa senti a livello fisico quando l’ansia si attiva? (es. battito accelerato, tensione muscolare, respiro corto)
  • Pensieri: quali sono i pensieri ricorrenti o le preoccupazioni principali? (es. “non ce la farò”, “sto per impazzire”)
  • Comportamenti: cosa fai per cercare di gestire l’ansia? (es. evitare situazioni, cercare rassicurazioni, controllare ripetutamente)

Non serve essere precisi: questi numeri servono a fotografare il punto di partenza e a monitorare i cambiamenti nel tempo.

Può essere utile organizzare ciò che vivi secondo quattro dimensioni:

  • Frequenza: quante volte succede? (es. tutti i giorni, alcune volte a settimana)
  • Durata: quanto dura? (es. minuti, ore, giorni)
  • Intensità: quanto è intenso, da 0 a 10?
  • Fattori che influenzano: cosa peggiora o calma la situazione?

Se sei in crisi, la priorità è la tua sicurezza. Comunica al terapeuta questi elementi:

  • Urgenza: da quanto tempo stai male? C’è stato un peggioramento improvviso?
  • Sicurezza: hai pensieri autolesivi o suicidari? Hai un piano o un intento concreto?
  • Supporti: hai qualcuno vicino a cui puoi rivolgerti in caso di emergenza? Hai già contattato il medico o il pronto soccorso?

In questi casi, l’obiettivo della terapia sarà stabilizzare la situazione e costruire un piano a breve termine per proteggerti. Non aver paura di chiedere di andare con calma: “Possiamo fare un passo alla volta? Ho paura di crollare se affronto tutto insieme”.

Ricorda che, in alcune situazioni, può essere utile valutare anche il supporto di un medico, di uno psichiatra o del pronto soccorso per prenderti cura di te in modo completo.

Alex Green - Pexels

Costruire fiducia con lo psicologo fin da subito

La fiducia con lo psicologo si costruisce fin dalla prima seduta, ed è anche normale “sentire” qualcosa di preciso verso la persona che hai davanti: a tuo agio, in ansia, più vicino o più distante. E ricordati che puoi fare domande quando vuoi: chiarire dubbi su come funziona il percorso è parte del lavoro, non un “disturbo”. Ad esempio:

  • Qual è il suo approccio terapeutico?
  • Come monitoreremo i miei progressi?
  • Quali sono le regole sulla privacy e sui contatti fuori dalle sedute?
  • Come funziona la gestione dei miei dati personali?

Portare in seduta dubbi, perplessità o anche insoddisfazioni non è “sbagliato”: è un feedback prezioso che può aiutare a chiarire cosa ti serve davvero e a far funzionare meglio il percorso. In terapia, infatti, conta molto l’alleanza terapeutica, cioè sentirsi in squadra con il terapeuta: avere obiettivi chiari, capire come lavorare insieme e potersi parlare con sincerità.

Un recente protocollo di ricerca ha proprio studia  in modo sistematico, come diversi aspetti  della relazione influenzino l’andamento delle sedute: le reazioni del paziente verso il terapeuta, l’accordo su obiettivi e modalità, eventuali  rotture dell’alleanza e le successive riparazioni, fino alla dimensione più autentica della relazione “da persona a persona” (Stefana et al., 2024)

Dire come ti senti nella relazione terapeutica non è una distrazione dal lavoro clinico, ma può diventare uno degli strumenti più utili per farlo progredire

Dal primo colloquio al percorso psicologico: obiettivi e prossimi passi

Dopo il primo colloquio, il percorso psicologico può proseguire con alcuni incontri di inquadramento e assessment, utili per approfondire la tua storia e definire insieme gli obiettivi del lavoro.

Il primo incontro, infatti, non coincide sempre con l’inizio della terapia vera e propria: è spesso un momento di orientamento reciproco, in cui tu e il terapeuta valutate se iniziare un percorso insieme e con quali modalità.

Anche quando vengono raccolti fin da subito dati strutturati (come questionari su ansia e umore), una sola seduta non basta a prevedere l’andamento della terapia. Uno studio condotto nel Regno Unito su oltre 2.000 pazienti dei servizi psicologici del NHS ha mostrato che i modelli predittivi basati solo sulla prima seduta hanno un’accuratezza limitata (Bone et al., 2021, The Lancet Digital Health). Al contrario, il monitoraggio dei progressi nel tempo consente valutazioni più affidabili già dopo alcune sedute.

La prima fase di un percorso di psicoterapia serve a chiarire bisogni, obiettivi e feeling, senza la pressione di dover “dire tutto” o decidere subito. La durata del percorso non è fissa: a volte bastano pochi incontri mirati, altre volte è utile un lavoro più approfondito. Il numero di sedute si concorda insieme e può essere rivisto lungo la strada.

È normale non avere subito obiettivi chiari: si costruiscono gradualmente. Il miglioramento spesso è progressivo e può manifestarsi in segnali piccoli ma significativi, come:

  • sentirsi più leggeri dopo le sedute
  • riuscire a parlare di emozioni difficili
  • affrontare lo stress in modo diverso

Infine, la visita psicologica è un incontro di valutazione utile per orientarti sul tipo di supporto più adatto.

Un nuovo inizio, un passo alla volta

Iniziare un percorso di psicoterapia può sembrare un salto nel vuoto. Non esistono parole giuste o sbagliate: l’importante è cominciare.In seduta possono trovare spazio dubbi, silenzi, vergogna e lacrime. Sono tutti elementi che fanno parte del processo di crescita e di autoscoperta.L’autocompassione è la chiave per affrontare il viaggio terapeutico con gentilezza verso te stesso.

Se senti il bisogno di un supporto, non esitare a cercare un terapeuta e a prenderti uno spazio di ascolto e cura.

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