Ansia

Ossessioni: piccola guida per individuarle

Ossessioni: piccola guida per individuarle
Ossessioni: piccola guida per individuarlelogo-unobravo
Roberta Arancio
Redazione
Psicoterapeuta ad orientamento Cognitivo-Comportamentale
Unobravo
Pubblicato il


Nel gergo comune, l’uso che si fa della parola “ossessione” si riferisce la maggior parte delle volte a fissazioni mentali su certi contenuti, persone, fatti o anche a preoccupazioni eccessive che si intrufolano nella mente di una persona. I motivi di preoccupazione più comuni possono essere i più disparati. Ma come facciamo a riconoscere se stiamo sviluppando una vera ossessione attorno a questi ed altri pensieri? Che cosa distingue una normale preoccupazione da un pensiero ossessivo?

Ecco la testimonianza di una paziente seguita qualche anno fa in seduta, che descrive il perfetto meccanismo con cui entra in azione un circuito ossessivo e quali sono le caratteristiche principali di una preoccupazione ossessiva:

“È iniziato tutto in modo inaspettato. Ero in soggiorno con mio figlio quando mi è partito il pensiero: ‘e se facessi del male al mio bambino?’. Questo pensiero assurdo, in una frazione di secondo ha trasformato la mia vita in un incubo. L’angoscia e il terrore di perdere il controllo e la paura di fare del male alla mia famiglia sono diventati i miei demoni mentali.”

Le ossessioni sono pensieri, impulsi o immagini mentali percepiti come sgradevoli o intrusivi dalla persona che li sperimenta e con tematiche tra le più disparate: dalla relazione col proprio partner (DOC da relazione) alla paura di contaminazione, al dubbio di poter essere omosessuale e così via. Sono seguite spesso da compulsioni, ovvero comportamenti ritualizzati o azioni mentali che permettono di alleviare momentaneamente il disagio provocato dalle ossessioni.

Primo campanello d’allarme è quindi la reazione emotiva conseguente al pensiero ossessivo: una forte ansia o angoscia associata ad una preoccupazione che diventa così improvvisa, frequente e incontrollabile da avere un impatto devastante nella qualità di vita, ripercuotendosi su tutte le aree importanti per la persona, vita lavoro e relazioni.

Quando il pensiero diventa ossessione

Il circolo vizioso che deriva dal meccanismo emotivo preda dell’ossessione, insieme al forte impatto negativo sulla vita della persona, rappresentano gli elementi del disturbo ossessivo-compulsivo. Un pensiero sfocia in ossessione quando si presentano e si perpetuano queste caratteristiche:

  • è ricorrente e pervasivo;
  • è intrusivo;
  • è vissuto come sgradevole nel contenuto e nel modo con cui si manifesta;
  • causa ansia e disagio significativi;
  • appare in modo improvviso e non premeditato.
Polina Zimmerman - Pexels


Come distinguere le ossessioni dalle preoccupazioni sane?

Il primo punto dal quale partire è che preoccuparsi è una condizione comune per noi essere umani. La preoccupazione e la paura hanno un importante ruolo evoluzionistico e aiutano la persona a focalizzarsi su possibili fonti di minaccia, mettendola in uno stato di allerta utile al fuggire o intervenire quando si presenta un problema.

In certe circostanze particolarmente stressanti può accadere tuttavia che una normale e utile preoccupazione vada oltre un certo limite, innescando un vortice di pensieri ossessivi che blocca letteralmente l’azione dell’individuo.

Alcune domande possono aiutarci a capire se ci troviamo o meno di fronte a una preoccupazione sana:

  • gran parte della giornata è dedicata ad un pensiero fisso?
  • l’emozione suscitata dai pensieri porta ad un generale senso di angoscia e disagio?
  • i tentativi di interrompere il flusso di pensieri e distrarsi sono vani e controproducenti?
  • la preoccupazione che stiamo avendo è realistica?
  • questi pensieri ci spingono a realizzare qualcosa che sappiamo essere assurdo, o che non risolverà il problema, e continuate a farlo?
  • la preoccupazione è avvertita come eccessiva? Causa vergogna?
  • questi pensieri e comportamenti incidono sul lavoro e sulle relazioni affettive?

Se per la maggior parte delle domande la risposta è affermativa, è molto probabile che siamo in presenza di un pensiero e un circuito ossessivo.

Le soluzioni dell’ossessivo

L’incremento nella propria mente di pensieri ossessivi minacciosi porta a una sensazione crescente di insicurezza e inadeguatezza. Nel tentativo di alleviare l’ansia, possono mostrarsi inizialmente utili alcuni gesti ripetuti o azioni mentali che si trasformano nel tempo in veri e propri rituali “scaccia paure”, ossia le compulsioni. Tra quelle più riconosciute rientrano:

  • il pulire costantemente le superfici di casa;
  • il lavarsi ripetutamente le mani;
  • l’igienizzare costantemente oggetti o altro;
  • il verificare un certo numero di volte (mai sufficienti a garantire la sicurezza dell’azione) di aver chiuso il gas o la porta di casa.

Esistono tuttavia anche le compulsioni cognitive. Tra queste le più ricorrenti sono, per esempio:

  • i tentativi di controllare i propri pensieri;
  • le richieste di rassicurazione;
  • l’evitamento di situazioni che possano favorire l’innescarsi di certi pensieri.

L’aiuto della terapia

Tutti i tentativi messi in atto portano a false soluzioni: un sollievo momentaneo che dura sempre meno nel tempo e alimenta il circolo vizioso. Un primo tentativo valido di soluzione è riconoscere tutte le compulsioni messe in atto e iniziare ad intervenire su quelle meno automatizzate, sforzandosi di non cedere alla tentazione di trovare una soluzione che dia un immediato ma breve senso di benessere.

Non è affatto cosa semplice e può essere spesso doloroso, ma tramite un aiuto mirato e la ricostruzione dei propri circoli viziosi con un esperto nel loro funzionamento, si può ridurre e contenere l’impatto che certi pensieri ed azioni hanno sulla propria vita.

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