Nel gergo comune, la parola “ossessione” viene spesso utilizzata per indicare "fissazioni" mentali su certi contenuti, persone, fatti o preoccupazioni eccessive che si insinuano nella mente di una persona. I motivi di preoccupazione possono essere vari: dal mantenere un’alimentazione estremamente salutare tipica dell’ortoressia, a quelli di contaminazione o di ordine e simmetria.Ma come possiamo riconoscere se stiamo sviluppando una vera ossessione attorno a questi e altri pensieri? Che cosa distingue una normale preoccupazione da un pensiero ossessivo? Di seguito, la testimonianza di una persona seguita qualche anno fa in seduta, che descrive il meccanismo tipico di un circuito ossessivo e le caratteristiche principali di una preoccupazione ossessiva:
“È iniziato tutto in modo inaspettato. Ero in soggiorno con mio figlio quando mi è partito il pensiero: ‘e se facessi del male al mio bambino?’. Questo pensiero assurdo, in una frazione di secondo ha trasformato la mia vita in un incubo. L’angoscia e il terrore di perdere il controllo e la paura di fare del male alla mia famiglia sono diventati i miei demoni mentali.”
Le ossessioni sono pensieri, impulsi o immagini mentali percepiti come sgradevoli o intrusivi dalla persona che li sperimenta, con tematiche tra le più varie: dalla relazione col proprio partner (DOC da relazione), alla paura di contaminazione, al dubbio di poter essere omosessuale e così via. Spesso sono seguite da compulsioni, ovvero comportamenti ritualizzati o azioni mentali che permettono di alleviare momentaneamente il disagio provocato dalle ossessioni.
Un primo campanello d’allarme è quindi la reazione emotiva conseguente al pensiero ossessivo: una forte ansia o angoscia associata a una preoccupazione che diventa improvvisa, frequente e difficile da controllare, fino ad avere un impatto significativo sulla qualità di vita, coinvolgendo lavoro, relazioni e altre aree importanti.
Quando il pensiero diventa ossessione
Il circolo vizioso che deriva dal meccanismo emotivo preda dell’ossessione, insieme al forte impatto negativo sulla vita della persona, rappresentano gli elementi del disturbo ossessivo-compulsivo. Un pensiero sfocia in ossessione quando si presentano e si perpetuano queste caratteristiche:
- è ricorrente e pervasivo
- è intrusivo
- è vissuto come sgradevole nel contenuto e nel modo con cui si manifesta
- causa ansia e disagio significativi
- appare in modo improvviso e non premeditato.

Come distinguere le ossessioni dalle preoccupazioni sane?
Preoccuparsi è una condizione estremamente comune per gli esseri umani: oltre l'80% delle persone considerate "normali" sperimenta pensieri ossessivi con contenuti simili a quelli riscontrati nei pazienti con disturbo ossessivo-compulsivo (Bouvard & Cottraux, 1997). La preoccupazione e la paura, infatti, svolgono un ruolo evolutivo fondamentale, aiutando la persona a concentrarsi su possibili fonti di minaccia e mettendola in uno stato di allerta che può essere utile sia per fuggire che per intervenire quando si presenta un problema.
In alcune circostanze particolarmente stressanti, tuttavia, una normale e utile preoccupazione può andare oltre un certo limite, innescando un vortice di pensieri ossessivi che blocca letteralmente l’azione dell’individuo.
Alcune domande possono aiutarci a capire se ci troviamo o meno di fronte a una preoccupazione sana:
- gran parte della giornata è dedicata a un pensiero fisso?
- l’emozione suscitata dai pensieri porta a un generale senso di angoscia e disagio?
- i tentativi di interrompere il flusso di pensieri e distrarsi sono vani e controproducenti?
- la preoccupazione che stiamo avendo è realistica?
- questi pensieri ci spingono a realizzare qualcosa che sappiamo essere assurdo, o che non risolverà il problema, e continuiamo a farlo?
- la preoccupazione è avvertita come eccessiva? Causa vergogna?
- questi pensieri e comportamenti incidono sul lavoro e sulle relazioni affettive?
Se per la maggior parte delle domande la risposta è affermativa, è possibile che siamo in presenza di un pensiero e di un circuito ossessivo. È importante notare che i pensieri intrusivi considerati "normali" e quelli "anormali" non si distinguono per il loro contenuto, ma piuttosto per la durata, la frequenza e la facilità con cui possono essere respinti (Bouvard & Cottraux, 1997). Tuttavia, se ci troviamo in questa situazione è importante evitare autodiagnosi, ma pensare di rivolgersi ad un professionista. .
Le soluzioni della mente ossessiva
L’aumento nella propria mente di pensieri ossessivi minacciosi porta a una sensazione crescente di insicurezza e inadeguatezza. Nel tentativo di alleviare l’ansia, possono sembrare inizialmente utili alcuni gesti ripetuti o azioni mentali che si trasformano nel tempo in veri e propri rituali “scaccia paure”, ossia le compulsioni. Tra quelle che possono seguire alla paura dello sporco rientrano ad esempio:
- il pulire costantemente le superfici di casa
- il lavarsi ripetutamente le mani
- igienizzare costantemente oggetti o altro.
Esistono tuttavia anche le compulsioni cognitive. Tra queste le più ricorrenti sono, per esempio:
- i tentativi di controllare i propri pensieri
- le richieste di rassicurazione
- l’evitamento di situazioni che possano favorire l’innescarsi di certi pensieri.
L’aiuto della terapia
Tutti i tentativi messi in atto portano a false soluzioni: un sollievo momentaneo che dura sempre meno nel tempo e alimenta il circolo vizioso. Un primo tentativo valido di soluzione è riconoscere tutte le compulsioni messe in atto e iniziare a intervenire su quelle meno automatizzate, sforzandosi di non cedere alla tentazione di trovare una soluzione che dia un immediato ma breve senso di benessere.
Non è affatto semplice e può essere spesso doloroso, ma tramite un aiuto mirato e la ricostruzione dei propri circoli viziosi con un esperto nel loro funzionamento, si può ridurre e contenere l’impatto che certi pensieri e azioni hanno sulla propria vita.
La terapia psicologica può rappresentare un valido aiuto per superare i disturbi dello spettro ossessivo-compulsivo, tra cui rientrano anche la tricotillomania, il dimorfismo corporeo, la sindrome di Noè e il disturbo da accumulo. In particolare, la terapia cognitivo-comportamentale ha dimostrato di portare a un miglioramento significativo nella gravità dei pensieri ossessivi, nel funzionamento attuale, nei sintomi ossessivo-compulsivi auto-riferiti e nell’ansia rispetto al gruppo in lista d’attesa (Freeston et al., 1997).

Meccanismi cognitivi che possono mantenere i pensieri ossessivi
I pensieri ossessivi possono persistere nel tempo a causa di alcuni meccanismi cognitivi che li alimentano e li rendono difficili da superare. Tra i più comuni troviamo:
- Tentativi di soppressione: cercare di "scacciare" attivamente i pensieri ossessivi spesso li rende ancora più presenti e insistenti.
- Senso di responsabilità eccessivo: la persona attribuisce a sé stessa una responsabilità sproporzionata rispetto alle conseguenze dei propri pensieri, temendo che possano trasformarsi in azioni reali.
- Ricerca di certezza assoluta: il bisogno di essere completamente sicuri che un evento temuto non accadrà mai porta a continui controlli mentali o comportamentali.
- Rassicurazione e rituali: mettere in atto comportamenti ripetitivi o chiedere conferme agli altri può dare un sollievo momentaneo, ma nel lungo periodo rafforza il ciclo ossessivo.
Comprendere questi meccanismi può essere un passo importante per iniziare a riconoscere e gestire i pensieri ossessivi in modo più efficace.
L’intrusività dei pensieri ossessivi: cosa significa davvero?
Uno degli aspetti più caratteristici dei pensieri ossessivi è la loro intrusività, ovvero la tendenza di questi pensieri a irrompere improvvisamente nella mente, senza che la persona li desideri o li scelga consapevolmente. Studi hanno evidenziato che il pensiero intrusivo rappresenta un predittore significativo e specifico dei sintomi ossessivi, ma non dei sintomi ansiosi o depressivi (Purdon & Clark, 1993).
L’intrusività può manifestarsi su diversi livelli: possono emergere in qualsiasi momento, indipendentemente dal contesto, anche in situazioni prive di logica o collegamento con ciò che si sta facendo. La persona riconosce l’irrazionalità o l’improbabilità del contenuto del pensiero, ma non riesce comunque a liberarsene. Questa intrusività contribuisce a rendere i pensieri ossessivi particolarmente disturbanti e difficili da gestire, alimentando il circolo vizioso dell’ansia e delle compulsioni.
Tipologie di pensieri ossessivi: esempi concreti
I pensieri ossessivi possono assumere forme molto diverse tra loro, ma alcune tipologie sono particolarmente frequenti. Ecco le principali, con esempi concreti per ciascuna:
- Ossessioni da contaminazione: pensieri ricorrenti legati alla paura di germi, sporco o sostanze pericolose. Ad esempio, "E se toccando la maniglia mi fossi contaminato?".
- Ossessioni di danno: timore di poter causare involontariamente danni a sé stessi o agli altri. Un esempio tipico è "E se dimenticassi il gas acceso e succedesse un incidente?".
- Ossessioni di simmetria o ordine: bisogno che oggetti o azioni siano perfettamente allineati o ordinati. Ad esempio, "Non posso smettere di pensare che i libri siano fuori posto".
- Ossessioni religiose o morali: pensieri intrusivi su temi religiosi, blasfemi o contrari ai propri valori morali. Un esempio: "E se avessi bestemmiato senza accorgermene?".
- Ossessioni sessuali: pensieri indesiderati di natura sessuale, spesso vissuti con vergogna o senso di colpa. Ad esempio, "E se avessi pensieri inappropriati su qualcuno?".
- Ossessioni di relazione: dubbi costanti e irrazionali sulla sincerità dei propri sentimenti o su quelli del partner. Un esempio: "E se in realtà non amassi davvero la mia compagna?".
Questi pensieri, pur essendo molto diversi tra loro, hanno in comune la caratteristica di essere percepiti come estranei e disturbanti dalla persona che li sperimenta. Nelle persone con disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), tuttavia, i pensieri intrusivi risultano essere più frequenti, interferiscono in misura maggiore con la vita quotidiana, vengono vissuti come particolarmente importanti da eliminare dalla mente e sono percepiti come più difficili da controllare rispetto a quanto accade nelle persone non cliniche (Bouvard et al., 2017).
Criteri diagnostici dei pensieri ossessivi secondo il DSM-5
Per distinguere i pensieri ossessivi clinici dalle comuni preoccupazioni, è utile fare riferimento ai criteri diagnostici ufficiali riportati nel DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali). Secondo il DSM-5, i pensieri ossessivi sono caratterizzati da alcune specifiche proprietà:
- Ricorrenza e persistenza: i pensieri si presentano ripetutamente e in modo continuo, risultando difficili da controllare o ignorare.
- Intrusività: si manifestano in modo improvviso e non desiderato, spesso in contrasto con i valori o i desideri della persona.
- Contenuto sgradevole: sono vissuti come disturbanti, inappropriati o addirittura inaccettabili.
- Ansia e disagio: la presenza di questi pensieri genera un marcato stato di ansia, paura o disagio emotivo.
- Tentativi di neutralizzazione: la persona cerca di ignorare, sopprimere o neutralizzare i pensieri attraverso altri pensieri o azioni (le cosiddette compulsioni).
Questi criteri possono aiutare a differenziare i pensieri ossessivi clinici dalle preoccupazioni comuni, che di solito sono legate a situazioni reali, sono proporzionate e non generano un disagio così intenso o persistente.
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