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Alimentazione
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Ortoressia: quando mangiare bene ci fa stare male

Ortoressia: quando mangiare bene ci fa stare male
Annapiera Pettinati
Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
25.1.2026
Ortoressia: quando mangiare bene ci fa stare male
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Oggi, adottare un’alimentazione sana non è solo una tendenza, ma uno stile di vita scelto da molte persone per migliorare il proprio benessere. Questo approccio, incentrato sul consumo di cibi naturali, ricchi di nutrienti e poco processati, promuove un equilibrio vitale tra mente e corpo.

Adottare un regime alimentare sano significa fare scelte consapevoli sugli alimenti da consumare, rispettando il proprio organismo e l'ambiente. Tuttavia, cosa accade quando la selezione di alimenti considerati sani diventa rigida e ossessiva?

In questi casi, si può parlare di ortoressia. Quali sono le principali caratteristiche dell'ortoressia nervosa? Vediamolo insieme in questo articolo.

ortoressia alimentare
Jane Doan - Pexels

Ortoressia: significato, etimologia e origine

Il termine ortoressia, dal greco orthos (“corretto”, “sano”) e orexis (“appetito”), è stato coniato negli anni '90 dal medico statunitense Steven Bratman e si riferisce all’ossessione per un’alimentazione ritenuta salutare, che si traduce in un rigido complesso di regole e restrizioni alimentari.

Uno degli scritti più noti di Bratman, che offre una delle testimonianze più significative sull’ortoressia, è il libro Health Food Junkies: Overcoming the Obsession with Healthful Eating.

In questo testo, Bratman esplora la sua esperienza personale con l'ortoressia e discute come un'estrema ossessione per il cibo sano possa diventare dannosa per la salute fisica e mentale.

Con questo libro, l’autore ha voluto offrire uno sguardo approfondito su questo disturbo e sensibilizzare sull'importanza di mantenere un equilibrio tra la ricerca di un'alimentazione sana e la qualità della vita.

L’ortoressia nervosa, infatti, anche se nasce dall'intento di nutrirsi in modo sano, può paradossalmente condurre a carenze nutrizionali, stress e isolamento sociale.

Epidemiologia e diffusione dell’ortoressia nervosa

Negli ultimi anni, l’ortoressia nervosa ha attirato l’attenzione della comunità scientifica internazionale, che ha cercato di stimare la sua diffusione nella popolazione generale e in gruppi specifici. Tuttavia, la mancanza di criteri diagnostici universalmente accettati rende difficile ottenere dati precisi e confrontabili tra i diversi studi.

Secondo una revisione sistematica pubblicata su "Eating and Weight Disorders" nel 2022, la prevalenza dell’ortoressia nervosa nella popolazione generale varia ampiamente, oscillando tra l’1% e il 7%, mentre tra studenti universitari e professionisti della salute può raggiungere valori superiori al 10% (Cena et al., 2022). Queste differenze sono dovute anche all’utilizzo di strumenti di valutazione differenti e alla variabilità dei campioni analizzati.

Per quanto riguarda la distribuzione per genere, alcuni studi suggeriscono una leggera prevalenza tra le donne, ma la differenza non è sempre significativa. L’età più a rischio sembra essere quella compresa tra i 18 e i 35 anni, probabilmente per l’influenza dei social media e delle tendenze legate al benessere e all’alimentazione sana (Cena et al., 2022).

È importante sottolineare che la ricerca sull’epidemiologia dell’ortoressia è ancora in evoluzione e che i dati disponibili devono essere interpretati con cautela.

Le caratteristiche e i sintomi dell’ortoressia

L'ortoressia si manifesta quando la ricerca di una salute ottimale attraverso una dieta estremamente controllata e “pura” si trasforma in un'ossessione che può compromettere significativamente la salute mentale e il benessere psicofisico.

Quali sono i principali sintomi dell’ortoressia?

Anche se l’ortoressia nervosa non è ancora riconosciuta né menzionata come una diagnosi ufficiale nel DSM-5, il tema è di grande interesse scientifico e possiamo individuare diversi criteri per identificare il disturbo ortoressico:

  • preoccupazione intensa e persistente per l’alimentazione sana
  • ansia ed evitamento di cibi non considerati sani
  • idealizzazione degli effetti benefici dei cibi sani sulla propria salute
  • presenza di rituali nella preparazione del pasto
  • compromissione della vita sociale e delle relazioni interpersonali
  • malnutrizione
  • perdita di peso (anche se le preoccupazioni per il peso non sono un tratto dominante dell’ortoressia)
  • eccessivo focus sul cibo sano, dato dal seguire una specifica dieta o teoria alimentare
  • paure esagerate di ammalarsi in caso di trasgressioni
  • sensazione di “non purezza” al pensiero di mangiare cibi considerati non sani
  • restrizioni dietetiche che aumentano fino a escludere interi gruppi di alimenti.

Strumenti di valutazione e criteri diagnostici proposti

Nonostante l’ortoressia nervosa non sia ancora riconosciuta come diagnosi ufficiale nei principali manuali diagnostici, la letteratura scientifica ha proposto diversi strumenti e criteri per identificarla e valutarne la gravità. Tra gli strumenti più utilizzati troviamo:

  • ORTO-15: si tratta di un questionario autosomministrato composto da 15 domande che indagano il rapporto con il cibo sano, la presenza di pensieri ossessivi e le conseguenze sulla vita quotidiana. È stato uno dei primi strumenti sviluppati per valutare l’ortoressia, ma negli anni sono emerse alcune criticità riguardo la sua affidabilità e validità (Donini et al., 2005).
  • Criteri diagnostici di Bratman & Dunn: Steven Bratman, medico statunitense che ha coniato il termine ortoressia, insieme a Thomas Dunn, psicologo clinico, ha proposto una serie di criteri per distinguere l’ortoressia da una semplice attenzione all’alimentazione sana. Questi criteri includono la presenza di un’ossessione per la purezza del cibo, l’adozione di regole alimentari rigide e l’impatto negativo sulla qualità della vita (Bratman & Dunn, 2016).
  • Altri questionari: negli ultimi anni sono stati sviluppati ulteriori strumenti, come l’Eating Habits Questionnaire (EHQ) e l’Orthorexia Nervosa Inventory (ONI), che cercano di superare i limiti degli strumenti precedenti e di valutare in modo più accurato i comportamenti ortoressici.
    L’assenza di criteri diagnostici condivisi rappresenta ancora oggi una sfida per la ricerca e la pratica clinica, rendendo fondamentale l’utilizzo di un approccio multidimensionale nella valutazione dei casi sospetti.

Ortoressia e disturbi del comportamento alimentare

L’ortoressia ha molte caratteristiche dei disturbi alimentari (DCA) e dei punti in comune con il disturbo ossessivo compulsivo (DOC): possiamo dire infatti che rappresenta un incrocio tra queste condizioni.

I disturbi del comportamento alimentare comprendono varie condizioni psicologiche legate all'alimentazione, tra cui anoressia e bulimia e il binge eating disorder, e altre non inserite nei manuali ufficiali come la pregoressia e la dipendenza da cibo, che si caratterizzano per un'ossessione riguardo il peso, l'immagine corporea e il controllo del cibo.

Sebbene, come abbiamo visto, l’ortoressia non sia classificata ufficialmente come DCA nei manuali diagnostici, nel panorama scientifico ci sono diverse ricerche che indagano se l’ortoressia debba essere annoverata o meno tra questi disturbi. L’ortoressia può anche configurarsi come disturbo ossessivo e desiderio di controllo ancorato al cibo e alla purezza degli alimenti.

La persona con l’ossessione per il cibo sano, come nell’anoressia e nella bulimia, attribuisce al cibo un valore elevato utile per il mantenimento della propria autostima e del benessere psicofisico, ma tra questi disturbi possiamo anche riscontrare delle differenze sostanziali:

  • mentre i DCA si concentrano soprattutto sulle quantità di cibo ingerite e sull'effetto che queste hanno sul corpo, l'ortoressia si focalizza sulla qualità del cibo e sulla sua provenienza
  • le persone con ortoressia sono generalmente meno preoccupate del peso corporeo e dell’immagine corporea, ma più di essere in salute.

Sarebbe auspicabile differenziare l’ortoressia da altri disturbi del comportamento alimentare per quanto riguarda la presenza o meno di pensieri legati al peso, oltre a non confonderla con una teoria alimentare in voga.

ortoressia disturbi alimentari
Karolina Grabowska - Pexels

Anoressia, bulimia e ortoressia

Le persone che soffrono di anoressia nervosa o bulimia nervosa condividono la preoccupazione per il peso e l'immagine corporea, e manifestano comportamenti di controllo del peso (come la progressiva riduzione del cibo o le condotte di eliminazione) che possono avere gravi conseguenze sulla salute.

L'ortoressia, invece, si concentra sulla qualità del cibo con l'intento di raggiungere o mantenere la salute ottimale, ma può ugualmente portare a effetti negativi sulla salute fisica e mentale a causa di restrizioni alimentari eccessive.

Binge eating e ortoressia

Il disturbo da alimentazione incontrollata (o binge eating disorder) e l’ortoressia differiscono significativamente nelle motivazioni e nei comportamenti adottati da chi soffre di questi disturbi.

Mentre il binge eating è caratterizzato da abbuffate ricorrenti e incontrollate, senza comportamenti compensatori come il vomito, l'ortoressia porta a restrizioni alimentari severe, con l'esclusione di cibi ritenuti non salutari o “impuri”, il che può causare carenze nutrizionali.

Vigoressia e ortoressia

La vigoressia (o bigoressia) è caratterizzata da un'ossessione per la muscolatura: la persona ha di sé un'immagine corporea distorta e si percepisce sempre troppo magra o insufficientemente muscolosa (dismorfofobia muscolare), anche se ciò non corrisponde alla realtà.

Questo disturbo si focalizza principalmente sul culto del corpo, sull'aspetto fisico e sulla forza, piuttosto che sull'alimentazione, sebbene possa includere diete ad alto contenuto proteico per favorire la crescita muscolare.

L'ortoressia si focalizza invece sulla qualità e sulla purezza del cibo, ed è guidata da un desiderio di salute ottimale.

Ortoressia: le cause psicologiche

Le cause psicologiche dell'ortoressia sono complesse e possono variare da persona a persona. Diversi fattori psicologici sono comunemente associati allo sviluppo di questo disturbo, tra cui la mania di controllo: molte persone con ortoressia cercano di esercitare un controllo estremo sulla propria alimentazione come mezzo per gestire ansia, stress o incertezza in altre aree della vita. La scelta rigorosa di cibi percepiti come salutari può fornire un senso di ordine e sicurezza.

Il perfezionismo, insieme all’ansia per la salute, è stato identificato come un fattore di rischio sia per l’ortoressia nervosa che per l’ortoressia sana (Barlow et al., 2024). La persona può quindi impegnarsi a seguire una dieta “perfetta” per raggiungere o mantenere un ideale di salute e purezza, riflettendo una tendenza generale a stabilire standard irrealisticamente alti per sé stessa.

Anche problemi di autostima giocano un ruolo importante: la scelta di seguire una dieta estremamente salutare può essere influenzata da una bassa autostima, tanto che la persona può cercare di migliorare la propria immagine e valutazione di sé attraverso l’alimentazione.

Le influenze culturali e sociali sono altrettanto rilevanti: quando l’ossessione per il mangiare sano si diffonde online, la persona è esposta a ideali di salute e benessere che possono aumentare la pressione a conformarsi a determinati standard alimentari, spingendo alcuni verso comportamenti ortoressici in cerca di accettazione o ammirazione.

Anche le influenze religiose possono incidere, poiché alcuni credo vietano l’assunzione di specifici alimenti, nonostante questi siano salutari per un corretto apporto nutrizionale.

Infine, precedenti esperienze di vita, come l’aver ricevuto critiche sull’aspetto fisico o sull’alimentazione, possono contribuire allo sviluppo dell’ortoressia.

È importante sottolineare che l’ortoressia, come altri disturbi psichici, è multidimensionale e può essere influenzata da una combinazione di fattori genetici, psicologici, ambientali e sociali. La comprensione e il trattamento richiedono un approccio che consideri tutte queste dimensioni.

ortoressia conseguenze
Fauxels - Pexels

Conseguenze fisiche e psicologiche dell’ortoressia

Sebbene l’ortoressia nasca dall'intenzione di migliorare la salute attraverso un'alimentazione estremamente controllata e salutare, può avere conseguenze sia fisiche che psicologiche significative. Tra le conseguenze fisiche dell’ortoressia possono manifestarsi carenze nutrizionali, problemi gastrointestinali, amenorrea, perdita di peso, squilibri elettrolitici che possono provocare problemi al cuore e al sistema nervoso, oltre all’astenia.

Per quanto riguarda le conseguenze psicologiche, si osservano frequentemente disturbi d’ansia, disturbi depressivi, vergogna, isolamento sociale e difficoltà nelle relazioni.

In particolare, studi recenti hanno evidenziato che, contrariamente alle aspettative, sia l'ortoressia nervosa che quella sana, valutate con la maggior parte delle misure, sono significativamente associate a disagio psicologico, evidenziato da livelli elevati di stress, ansia e depressione (Barlow et al., 2024).

I rapporti interpersonali e di coppia vengono spesso incrinati se la persona è convinta che non siano più adatti al proprio stile alimentare. Questa condizione porta chi soffre di ortoressia a non riuscire a provare un reale appagamento personale, a percepire uno stato d’insofferenza e delusione, e a sentirsi più insicuro. Si tende così a isolarsi e a fidarsi principalmente delle proprie forze e delle proprie regole.

L’ossessione per il cibo sano può indurre la persona ortoressica a cadere in un circolo vizioso in cui cerca di ristabilire ordine e autostima attraverso l’attuazione di regole eccessivamente rigide (Dalle Grave et al., 2010). Se queste regole vengono trasgredite, si genera un senso di colpa molto intenso che porta a irrigidire ulteriormente le regole stesse, a trovare un’apparente realizzazione proprio in quegli aspetti della vita dove le regole vedono il loro maggiore sviluppo (come il regime alimentare o il lavoro), e a trascurare quasi totalmente la propria sfera privata, personale e affettiva.

L’ortoressia, quindi, pur manifestandosi in modo evidente nelle abitudini alimentari, coinvolge in realtà l’insieme della sfera personale.

ossessione per il cibo sano
Martin - Pexels

Comorbilità e impatto sulla qualità della vita

L’ortoressia nervosa non si manifesta quasi mai in modo isolato: spesso si accompagna ad altri disturbi psicologici o condizioni cliniche, che possono complicare il quadro e rendere più difficile il percorso di recupero.

Le principali comorbilità osservate in letteratura includono:

  • Disturbi d’ansia: molte persone con ortoressia presentano sintomi ansiosi, come preoccupazione costante per la salute o paura di contaminazione alimentare.
  • Disturbi ossessivo-compulsivi: la presenza di rituali rigidi e pensieri intrusivi legati al cibo sano può sovrapporsi ai sintomi tipici del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).
  • Disturbi depressivi: l’isolamento sociale, la frustrazione e il senso di colpa associati all’ortoressia possono favorire lo sviluppo di sintomi depressivi.
  • Altri disturbi alimentari: in alcuni casi, l’ortoressia può coesistere o evolvere in altri disturbi del comportamento alimentare, come l’anoressia nervosa o la bulimia.

L’impatto sulla qualità della vita è spesso significativo. Secondo una ricerca pubblicata su "Appetite" nel 2021, le persone con ortoressia riportano una riduzione della soddisfazione nelle relazioni sociali, difficoltà nella gestione delle emozioni e una compromissione delle attività quotidiane (Brytek-Matera et al., 2021).

Riconoscere la presenza di comorbilità è fondamentale per impostare un percorso terapeutico efficace e personalizzato, che tenga conto di tutte le dimensioni del benessere psicofisico.

Ortoressia: come uscirne?

Uscire dall'ortoressia può essere una sfida, ma con il supporto giusto e un approccio graduale è possibile affrontarla. Ecco alcuni passi che possono aiutare:

  • Riconoscere il problema: non è semplice, ma ammettere di avere un comportamento ossessivo nei confronti del cibo è il primo passo verso il recupero
  • Rivolgersi a un esperto: un professionista della salute mentale può fare la differenza. Insieme a uno psicologo online (o con incontri in presenza), la persona potrà comprendere le radici del disturbo e lavorare su strategie per superarlo
  • Focalizzarsi su obiettivi di salute globale: invece di concentrarsi esclusivamente sull'alimentazione, cercare di avere una visione olistica della salute, includendo il benessere mentale, l'attività fisica e le relazioni sociali, può essere di grande aiuto per vivere con più serenità il proprio rapporto con il cibo
  • Unirsi a gruppi di supporto: parlare con altre persone che stanno affrontando lo stesso problema può fornire conforto e nuove soluzioni condivise per affrontare il disturbo.

Il supporto psicologico per trattamento dell’ortoressia

Il supporto psicologico per il trattamento dell'ortoressia mira a individuare le radici psicologiche del disturbo e ad aiutare la persona a sviluppare un rapporto più sano con il cibo e con il proprio corpo.

Tra i tipi di psicoterapia considerati più efficaci citiamo:

  • la terapia cognitivo-comportamentale (CBT), utile per identificare e modificare pensieri distorti legati al cibo, al peso e all'immagine corporea, ridurre l'ansia attraverso un’esposizione graduale alle situazioni ritenute problematiche, e apprendere metodi sani per gestire lo stress e le emozioni che possono portare a comportamenti ortoressici
  • la psicoterapia psicodinamica, che può aiutare la persona a identificare le radici inconsce che possono aver contribuito allo sviluppo dell'ortoressia e a lavorare sul rapporto tra cibo ed emozioni.

Uno psicologo esperto potrà inoltre guidare la persona:

  • ad apprendere le tecniche della mindfulness, utili a coltivare una maggiore consapevolezza del momento presente, ridurre l'ansia e migliorare il rapporto con il cibo
  • a seguire un programma di rieducazione alimentare in collaborazione con medici ed esperti della nutrizione, così da aiutare a sviluppare un approccio equilibrato con il cibo e a riscoprire il piacere associato a esso, incoraggiando un atteggiamento meno rigido e più flessibile verso l'alimentazione.

Strumenti complementari alla terapia psicologica

Un professionista esperto può utilizzare diversi strumenti, anche insieme alla persona, utili al trattamento dell’ortoressia.

diario alimentare ortoressia
Karolina Grabowska - Pexels

Come riconoscere i segnali dell'ortoressia nervosa

Riconoscere l’ortoressia nervosa può essere difficile, soprattutto perché la ricerca di un’alimentazione sana è spesso socialmente approvata e incoraggiata. Tuttavia, esistono alcuni segnali che possono aiutare a distinguere un comportamento salutare da una vera e propria ossessione.

Ecco alcuni campanelli d’allarme a cui prestare attenzione:

  • Preoccupazione eccessiva per la qualità degli alimenti: la persona dedica molto tempo a informarsi, selezionare e preparare cibi considerati "puri" o "sani", trascurando altri aspetti della vita.
  • Rigidità e regole alimentari inflessibili: vengono adottate regole molto severe, con esclusione di interi gruppi alimentari anche in assenza di motivazioni mediche.
  • Ansia o senso di colpa in caso di trasgressione: mangiare un alimento ritenuto "non sano" provoca disagio intenso, senso di colpa o paura di conseguenze negative per la salute.
  • Isolamento sociale: si evitano situazioni conviviali, cene fuori casa o eventi sociali per paura di non poter controllare la qualità del cibo.
  • Soddisfazione e autostima legate al rispetto delle regole alimentari: il benessere personale dipende in modo sproporzionato dalla capacità di seguire la dieta autoimposta.

Se ti riconosci in questi segnali, o se noti questi comportamenti in una persona cara, può essere utile parlarne con un professionista della salute mentale. Un intervento tempestivo può contribuire a prevenire complicazioni e favorire un ritorno a un rapporto più sereno con il cibo e con sé stessi.

Qualche considerazione finale

È importante distinguere tra uno stile di vita sano e l’ossessione patologica per un’alimentazione pura, caratterizzata da pensieri ossessivi e comportamenti compulsivi.

Lo spostamento del valore della vita sul cibo, a cui viene attribuito un ruolo eccessivo nell’organizzazione dell’esistenza, rende l’ortoressia un vero e proprio disturbo, anche se non ancora riconosciuto ufficialmente nei manuali diagnostici.

L’interesse per il cibo sano non è di per sé patologico, ma può diventarlo quando si trasforma in:

  • pensieri ossessivi
  • comportamenti compulsivi
  • progressive restrizioni e altre dinamiche tipiche dei disturbi alimentari.

Le mode alimentari cambiano continuamente nel corso degli anni. L’interesse per il cibo sano resta comunque un prerequisito necessario per lo sviluppo dell’ortoressia, a partire dal quale si può sviluppare una vera e propria ideologia che finisce per esercitare un potere estremo e guidare completamente il comportamento.

Occorre inoltre tenere presente che l’adozione di regimi dietetici assoluti o privi di fondamento scientifico non indica necessariamente lo sviluppo del disturbo, mentre è più indicativo il passare facilmente da una “teoria dietetica” all’altra, anche se caratterizzata da princìpi contrastanti rispetto al regime adottato in precedenza.

Libri sull’ortoressia

Concludiamo questo articolo con alcuni consigli di lettura sul tema dell’ortoressia:

Consigli pratici per supportare chi potrebbe soffrire di ortoressia nervosa

Se una persona a te vicina mostra segnali di ortoressia nervosa, il tuo supporto può fare la differenza. È importante avvicinarsi con empatia e senza giudizio, evitando di minimizzare o banalizzare il problema.

Ecco alcuni suggerimenti pratici:

  • Ascolta senza giudicare: offri uno spazio di ascolto in cui la persona possa esprimere le proprie preoccupazioni senza sentirsi criticata.
  • Evita pressioni o forzature: spingere la persona a cambiare comportamento in modo brusco può aumentare la resistenza e il senso di colpa.
  • Incoraggia la ricerca di aiuto professionale: sottolinea l’importanza di rivolgersi a uno psicologo o a un nutrizionista esperto in disturbi alimentari, che possa offrire un supporto adeguato e personalizzato.
  • Sii un esempio di equilibrio: mostra, attraverso il tuo comportamento, che è possibile vivere un rapporto sereno con il cibo, senza eccessi né restrizioni rigide.
  • Sostieni la persona nelle attività sociali: invita la persona a partecipare a momenti conviviali, rispettando i suoi tempi e le sue difficoltà, ma senza isolarla.

Il percorso di recupero dall’ortoressia può essere lungo e complesso. La presenza di una rete di supporto comprensiva e informata rappresenta un elemento fondamentale per favorire il benessere e la qualità della vita.

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Se senti che il rapporto con il cibo sta diventando fonte di ansia, rigidità o isolamento, sappi che non sei solo: chiedere aiuto può essere il primo passo per ritrovare serenità e benessere. Un percorso psicologico può contribuire a comprendere le radici dell’ortoressia e a costruire un rapporto più sano con te stesso e con l’alimentazione. Con Unobravo puoi trovare uno psicologo esperto che ti accompagnerà con empatia e senza giudizio, aiutandoti a riscoprire il piacere di vivere in equilibrio. inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online

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