Alimentazione
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L’ortoressia: quando mangiare bene ci fa stare male

L’ortoressia: quando mangiare bene ci fa stare male
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Annapiera Pettinati
Redazione
Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Pubblicato il
19.2.2024


Oggi, adottare un’alimentazione sana non è solo una tendenza, ma uno stile di vita scelto da molti per migliorare il proprio benessere. Questo approccio, incentrato sul consumo di cibi naturali, ricchi di nutrienti e poco processati, promuove un equilibrio vitale tra mente e corpo. 

Adottare un regime alimentare sano, significa infatti fare scelte consapevoli sugli alimenti da consumare, nell’ottica del rispetto per il nostro organismo e per l'ambiente. Ma cosa succede quando la selezione di alimenti considerati sani diventa rigida e ossessiva?

In questi casi, è possibile parlare di ortoressia. Quali sono le principali caratteristiche dell'ortoressia nervosa? Vediamolo in dettaglio in questo articolo.

ortoressia alimentare
Jane Doan - Pexels

Ortoressia: significato, etimologia e origine

Il termine ortoressia, dal greco orthos che significa “corretto”, “sano” e orexis che vuol dire “appetito”, è stato coniato negli anni '90 dal medico statunitense Steven Bratman, e si riferisce all’ossessione per un’alimentazione ritenuta salutare, che si traduce in un rigido complesso di regole e restrizioni alimentari. 

Uno degli scritti più noti di Bratman (che attraverso questo testo condivide una tra le testimonianze più significative sull’ortoressia) è il libro Health Food Junkies: Overcoming the Obsession with Healthful Eating

In questo testo, Bratman esplora la sua esperienza personale con l'ortoressia e discute come un'estrema ossessione per il cibo sano possa diventare dannosa per la salute fisica e mentale. 

Con questo libro, l’autore ha voluto offrire uno sguardo approfondito su questo disturbo e sensibilizzare sull'importanza di mantenere un equilibrio tra la ricerca di un'alimentazione sana e la qualità della vita. 

L’ortoressia nervosa, infatti, benché nasca dall'intento di nutrirsi in modo sano, può paradossalmente condurre a carenze nutrizionali, stress e isolamento sociale. 

Le caratteristiche e i sintomi dell’ortoressia

L'ortoressia è caratterizzata dal fatto che la ricerca di una salute ottimale attraverso una dieta estremamente controllata e “pura” si trasforma in un'ossessione che può compromettere significativamente la salute mentale e il benessere psicofisico. 

Quali sono i principali sintomi dell ortoressia?

A oggi, anche se l’ortoressia nervosa non è ancora riconosciuta né menzionata come una diagnosi ufficiale nel DSM-5, il tema è di grande interesse scientifico e possiamo individuare diversi criteri per identificare il disturbo ortoressico:

  • preoccupazione intensa e persistente per l’alimentazione sana
  • ansia ed evitamento di cibi non considerati sani
  • idealizzazione degli effetti benefici dei cibi sani sulla propria salute
  • presenza di rituali nella preparazione del pasto
  • compromissione della vita sociale e nelle relazioni interpersonali
  • malnutrizione
  • perdita di peso (anche se le preoccupazioni del peso non sono un tratto dominante dell’ortoressia)
  • eccessivo focus sul cibo sano, dato dal seguire una specifica dieta o teoria alimentare
  • paure esagerate di ammalarsi in caso di trasgressioni
  • sensazione di “non purezza” al pensiero di mangiare cibi considerati non sani 
  • restrizioni dietetiche che aumentano fino a escludere interi gruppi di alimenti.

Ortoressia e disturbi del comportamento alimentare

L’ortoressia ha molte caratteristiche dei disturbi alimentari (DCA) e dei punti in comune con il disturbo ossessivo compulsivo (DOC): possiamo dire infatti che rappresenta un incrocio tra queste condizioni patologiche. 

I disturbi del comportamento alimentare comprendono varie condizioni psicologiche legate all'alimentazione, tra cui anoressia e bulimia e il binge eating disorder, e altre non inserite nei manuali ufficiali come la pregoressia e la dipendenza da cibo,  che si caratterizzano per un'ossessione riguardo il peso, l'immagine corporea e il controllo del cibo. 

Sebbene, come abbiamo visto, l’ortoressia non sia classificata ufficialmente come DCA nei manuali diagnostici, nel panorama scientifico ci sono diverse ricerche che indagano se l’ortoressia debba essere annoverata o meno tra questi disturbi (l’ortoressia può anche configurarsi come disturbo ossessivo e desiderio di controllo ancorato al cibo e alla purezza degli alimenti).

‍Il soggetto con l’ossessione per il cibo sano, come nell’anoressia e nella bulimia, attribuisce al cibo un valore elevato utile per il mantenimento della propria autostima e del benessere psicofisico, ma tra questi disturbi possiamo anche riscontrare delle differenze sostanziali:

  • mentre i DCA si concentrano soprattutto sulle quantità di cibo ingerite e sull'effetto che queste hanno sul corpo, l'ortoressia si focalizza sulla qualità del cibo e sulla sua provenienza
  • gli individui ortoressici sono generalmente meno preoccupati del peso corporeo e dell’immagine corporea, ma più di essere in salute.

Sarebbe auspicabile differenziare l’ortoressia da altri disturbi del comportamento alimentare per quanto riguarda la presenza o meno di pensieri legati al peso, oltre a non confonderla con una teoria alimentare in voga.

ortoressia disturbi alimentari
Karolina Grabowska - Pexels

Anoressia, bulimia e ortoressia

Le persone che soffrono di anoressia nervosa o bulimia nervosa condividono la preoccupazione per il peso e l'immagine corporea, e manifestano comportamenti di controllo del peso (come la progressiva riduzione del cibo o le condotte di eliminazione) che possono avere gravi conseguenze sulla salute. 

L'ortoressia, d'altra parte, si concentra sulla qualità del cibo con l'intento di raggiungere o mantenere la salute ottimale, ma può ugualmente portare a effetti negativi sulla salute fisica e mentale a causa di restrizioni alimentari eccessive.

Binge eating e ortoressia

Il disturbo da alimentazione incontrollata (o binge eating disorder) e l’ortoressia differiscono significativamente nelle motivazioni e nei comportamenti adottati da chi soffre di questi disturbi.

Mentre il binge eating è caratterizzato da abbuffate ricorrenti e incontrollate, senza comportamenti compensatori come il vomito, l'ortoressia porta a restrizioni alimentari severe, con l'esclusione di cibi ritenuti non salutari o “impuri”, il che può causare carenze nutrizionali.

Vigoressia e ortoressia

La vigoressia (o bigoressia) è caratterizzata da un'ossessione per la muscolatura: l’individuo ha di sé e un'immagine corporea distorta e si percepisce sempre troppo magro o insufficientemente muscoloso (dismorfofobia muscolare), anche se ciò non corrisponde alla realtà.

Questo disturbo si focalizza principalmente sul culto del corpo, sull'aspetto fisico e sulla forza, piuttosto che sull'alimentazione, sebbene possa includere diete ad alto contenuto proteico per favorire la crescita muscolare.

L'ortoressia si focalizza invece sulla qualità e sulla purezza del cibo, ed è guidata da un desiderio di salute ottimale.

Ortoressia: le cause psicologiche

Le cause psicologiche dell'ortoressia sono complesse e possono variare significativamente da individuo a individuo. Tuttavia, esistono diversi fattori psicologici comunemente associati allo sviluppo di questo disturbo, come:

  • mania di controllo: molti individui con ortoressia possono cercare di esercitare un controllo estremo sulla propria alimentazione come mezzo per gestire ansia, stress o incertezza in altre aree della vita. La scelta rigorosa di cibi percepiti come salutari può fornire un senso di ordine e sicurezza
  • perfezionismo: l'individuo che si impegna a seguire una dieta "perfetta" per raggiungere o mantenere un ideale di salute e purezza. Questo può riflettere una tendenza generale a stabilire standard irrealisticamente alti per sé stessi
  • problemi di autostima: la scelta di seguire una dieta estremamente salutare può essere influenzata da una bassa autostima, tanto che la persona può cercare di migliorare la propria immagine e valutazione di sé attraverso l'alimentazione
  • influenze culturali e sociali: quando l'ossessione per il mangiare sano si diffonde online, la persona è esposta a ideali di salute e benessere che possono aumentare la pressione a conformarsi a determinati standard alimentari, spingendo alcuni verso comportamenti ortoressici in cerca di accettazione o ammirazione
  • influenze religiose: è possibile che alcuni credo religiosi vietino l‘assunzione di specifici alimenti, nonostante questi siano salutari per fornire un corretto apporto nutrizionale
  • precedenti esperienze di vita: esperienze passate, come l’aver ricevuto critiche sull'aspetto fisico o sull'alimentazione, possono influenzare lo sviluppo dell'ortoressia. 

È importante notare che l'ortoressia, come altri disturbi psichici, è multidimensionale e può essere influenzata da una combinazione di fattori genetici, psicologici, ambientali e sociali. La comprensione e il trattamento richiedono un approccio che consideri tutte queste dimensioni.

ortoressia conseguenze
Fauxels - Pexels

Conseguenze fisiche e psicologiche dell’ortoressia

Sebbene l’ortoressia nasca dall'intenzione di migliorare la salute attraverso un'alimentazione estremamente controllata e salutare, può avere conseguenze sia fisiche che psicologiche significative.

Tra le conseguenze fisiche dell’ortoressia possono esserci: carenze nutrizionali, problemi gastrointestinali, amenorrea, perdita di peso, squilibri elettrolitici che possono provocare problemi al cuore e al sistema nervoso, astenia.

Tra le conseguenze psicologiche, invece si riscontrano: disturbi d’ansia, disturbi depressivi, vergogna, isolamento sociale e problemi nelle relazioni. I rapporti interpersonali e di coppia vengono spesso incrinati se la persona è convinta che non sono più adatti al proprio stile alimentare. Questa condizione porta l’ortoressico a:

  • non riuscire a provare un reale appagamento personale
  • percepire uno stato d’insofferenza e delusione
  • sentirsi più insicuro.

Si tende, in questo modo, a isolarsi e a fidarsi tendenzialmente solo delle proprie forze e delle proprie regole. L’ossessione del cibo sano può portare poi la persona ortoressica a cadere in una sorta di circolo vizioso nel quale cerca di ristabilire il proprio ordine e la propria autostima attuando regole eccessivamente rigide.

Queste regole, se trasgredite, creano un senso di colpa molto forte che porta a:

  • irrigidire ulteriormente le regole stesse
  • trovare un’apparente realizzazione proprio in quegli aspetti della vita dove le regole vedono il loro maggiore sviluppo (regime alimentare, lavoro)
  • tralasciare quasi totalmente la propria sfera privata, personale e affettiva.

L’ortoressia, quindi, pur manifestandosi con evidenza nelle abitudini alimentari, riguarda in realtà l’insieme della sfera personale

ossessione per il cibo sano
Martin - Pexels

Ortoressia: come uscirne?

Uscire dall'ortoressia può essere una sfida, ma con il supporto giusto e un approccio graduale è possibile vincerla. Ecco alcuni passi che possono aiutare:

  • riconoscere il problema: non è facile, ma riconoscere di avere un comportamento ossessivo nei confronti del cibo è il primo passo verso il recupero
  • rivolgersi a un esperto: un professionista della salute mentale può fare la differenza. Insieme a uno psicologo online (o con incontri in presenza), la persona potrà comprendere le radici del disturbo e a lavorare su strategie per superarlo
  • focalizzarsi su obiettivi di salute globale: invece di concentrarsi esclusivamente sull'alimentazione, cercare di avere una visione olistica della salute, includendo il benessere mentale, l'attività fisica e le relazioni sociali, può essere di enorme aiuto per  vivere con più serenità il proprio rapporto con il cibo
  • unirsi a gruppi di supporto: parlare con altre persone che stanno affrontando lo stesso problema può fornire conforto e nuove soluzioni condivise per affrontare il disturbo.

Il supporto psicologico per trattamento dell’ortoressia

Il supporto psicologico per il trattamento dell'ortoressia mira a individuare le radici psicologiche del disturbo e ad aiutare l'individuo a sviluppare un rapporto più sano con il cibo e con il proprio corpo. 

Tra i tipi di psicoterapia considerati più efficaci citiamo:

  • la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) utile, per esempio, a identificare e modificare pensieri distorti legati al cibo, al peso e all'immagine corporea, ridurre l'ansia attraverso un’esposizione graduale alle situazioni ritenute problematiche, apprendere metodi sani per gestire lo stress e le emozioni che possono portare a comportamenti ortoressici
  • la psicoterapia psicodinamica, che può aiutare il paziente a identificare le radici inconsce che possono aver contribuito allo sviluppo dell'ortoressia e a lavorare sul rapporto tra cibo ed emozioni.

Uno psicologo esperto potrà inoltre guidare il paziente:

  • ad apprendere le tecniche della mindfulness, utili a coltivare una maggiore consapevolezza del momento presente, ridurre l'ansia e migliorare il rapporto con il cibo
  • a seguire un programma di rieducazione alimentare in collaborazione con medici ed esperti della nutrizione, così da aiutare il paziente ad avere un approccio equilibrato con il cibo e a riscoprire il piacere associato a esso, incoraggiando un approccio meno rigido e più flessibile all'alimentazione.

Strumenti complementari alla terapia psicologica

Un professionista esperto può utilizzare diversi strumenti, anche insieme al paziente, utili al trattamento dell’ortoressia. Tra i test psicologici che possono essere utilizzati per la  valutazione dell’ortoressia ricordiamo il test ORTO-15.

Questo strumento valuta diversi aspetti come il livello di preoccupazione per il cibo sano, l'impatto delle scelte alimentari sulla qualità della vita, e la tendenza a evitare cibi considerati non sani. 

Sebbene l'ORTO-15 sia tra gli strumenti più noti, la ricerca sull'ortoressia è ancora in fase di sviluppo, e altri questionari possono essere utilizzati in contesti clinici o di ricerca per valutare i disturbi alimentari o le preoccupazioni correlate, come per esempio:

  • questionari che valutano la qualità della vita e il benessere psicologico, per identificare l'impatto dell'alimentazione sulla vita quotidiana
  • le scale di valutazione per disturbi alimentari più generali, che possono aiutare a identificare comportamenti ortoressici come parte di un quadro più ampio di preoccupazioni relative al cibo.

Tra gli altri strumenti che possono essere utilizzati in un percorso psicologico ricordiamo poi: 

diario alimentare ortoressia
Karolina Grabowska - Pexels

Qualche considerazione finale

Bisogna cogliere con molta attenzione la differenza tra uno stile di vita sano e l’ossessione patologica per un’alimentazione pura, caratterizzata dal pensiero ossessivo e dal comportamento compulsivo. 

Lo spostamento del valore della vita al cibo, a cui è attribuito un ruolo eccessivo nell’organizzazione dell’esistenza, rende l’ortoressia un vero e proprio disturbo, anche se non ancora riconosciuto ufficialmente nei manuali diagnostici.

L’interesse per il cibo sano certamente non è patologico, ma lo diventa quando trascende in:

  • pensieri ossessivi
  • comportamenti compulsivi
  • progressive restrizioni e altre dinamiche tipiche dei disturbi alimentari.

Le mode alimentari cambiano continuamente nel corso degli anni. L’interesse per il cibo sano resta comunque un prerequisito necessario per lo sviluppo dell’ortoressia, a partire dal quale si concepisce una vera e propria ideologia, non soltanto alimentare, che finisce per esercitare un potere estremo e guidare completamente il comportamento.

Occorre inoltre tenere presente che l’adozione di regimi dietetici assoluti o privi di fondamento scientifico non indica necessariamente lo sviluppo del disturbo, mentre è maggiormente indicativo il passare facilmente da una “teoria dietetica” all’altra, anche se caratterizzata da princìpi contrastanti rispetto al regime adottato in precedenza.

Libri sull’ortoressia

Concludiamo questo articolo con alcuni consigli di lettura sul tema dell’ortoressia:

Questo è un contenuto divulgativo e non sostituisce la diagnosi di un professionista.

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