Alimentazione

Bulimia nervosa: cos’è e come riconoscerla

Bulimia nervosa: cos’è e come riconoscerla
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Giovanna Galasso
Unobravo
Psicologa Sistemico-Relazionale Familiare
Servizio di psicologia online
Pubblicato il

La bulimia nervosa, insieme all’anoressia nervosa, fa parte dei Disturbi Alimentari Psicogeni (DAP). In questo articolo scopriremo di più sulle caratteristiche della bulimia nervosa e sulle possibili soluzioni per affrontarla.

Nel 2013 la bulimia, a livello globale, ha interessato quasi 6,5 milioni di persone. Circa l'1% delle giovani donne soffre di bulimia per un certo periodo di tempo e circa il 2-3%  ha sperimentato questa condizione in un momento della propria vita. C'è un rischio di circa nove volte superiore che la bulimia si presenti nelle donne rispetto agli uomini e la maggior parte dei casi si riscontra nelle adolescenti.

 

Bulimia nervosa e DSM-5

La maggior parte delle persone che soffrono di bulimia presenta un peso corporeo normale. Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM-5), la bulimia si manifesta con i seguenti comportamenti:

  • abbuffate ricorrenti: il cibo viene rapidamente ingerito in maniera incoerente ed eccessiva e si ha la sensazione di perdere il controllo durante il pasto;
  • condotte compensatorie ricorrenti, come il vomito autoindotto, l’assunzione di lassativi e diuretici, la pratica eccessiva di esercizio fisico;
  • continua ed estrema preoccupazione per il peso e le forme corporee;
  • senso di vergogna e disagio che accompagna soprattutto i momenti di abbuffata, spesso associati a momenti di solitudine, stress, sensazioni di vuoto o di noia;
  • misurare i livelli di autostima in relazione alla forma fisica e al peso.

Quando l'eccessiva ingestione di cibo non viene seguita da condotte di compensazione di parla invece di binge eating o dipendenza da cibo.

Andres Ayrton - Pexels

I disturbi del comportamento alimentare e la terapia familiare

I disturbi alimentari hanno un impatto profondo anche sulle persone che vivono con chi ne soffre, come per esempio i familiari, nei quali sono inevitabili sentimenti contrastanti, di tensione e frustrazione.

 

Lo psichiatra Gerald Russel, che per primo analizzò e descrisse la bulimia nervosa, mise a confronto due tipi di terapia: quella individuale e quella familiare. Russel ha visto che la terapia familiare riduceva il tasso di ricaduta nei pazienti che soffrivano di bulimia nervosa da meno di tre anni e che avevano un’età inferiore a 18 anni.

 

Oggi sappiamo che la famiglia non causa il disturbo alimentare. Alcune modalità delle interazioni familiari, però, possono influenzarne l’andamento e quindi avere un ruolo nel mantenere o aggravare il disturbo o, al contrario, favorirne il miglioramento. In particolare, sembrano avere un impatto negativo sul trattamento:

  • i commenti critici;
  • l’ostilità;
  • le famiglie con confini labili che non promuovono l’autonomia al loro interno.
Anthony Shkraba - Pexels

Consigli utili per rapportarsi a chi soffre di bulimia nervosa

Come entrare in relazione con la persona che soffre di bulimia nervosa? Possiamo seguire qualche consiglio:

  • incoraggiare a chiedere un aiuto professionale. La persona bulimica, nella maggior parte dei casi, può presentare difficoltà nel voler iniziare un processo di cura, perché alcuni pazienti non identificano il DCA come un vero e proprio problema e sono restii a un possibile cambiamento;
  • evitare commenti critici negativi: bisogna tenere bene in mente che alcuni comportamenti, come le abbuffate o l’intenso esercizio fisico, sono forma del disturbo stesso e non dipendono da scelte meramente personali o da “capricci”;
  • focalizzarsi sugli aspetti positivi della persona come per esempio le relazioni sociali e le sue risorse, senza fare commenti sul peso e sulla forma del corpo;
  • evitare giudizi, minacce, reazioni ostili e aggressività.

Alcuni comportamenti della famiglia sono spesso dovuti ad una interpretazione sbagliata dei sintomi della persona bulimica, non facendo altro che intensificarne le emozioni negative. Generano colpa e vergogna, che spesso accentuano l’uso dei comportamenti disfunzionali proprio per gestire emozioni. Può essere importante quindi, capire prima di tutto come essere presente emotivamente per la persona che si trova in un momento così delicato della sua vita.


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