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Iowa Gambling Task: cos'è e come si usa in psicologia

Iowa Gambling Task: cos'è e come si usa in psicologia
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Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
3.10.2026
Iowa Gambling Task: cos'è e come si usa in psicologia
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  • L'Iowa Gambling Task è un test neuropsicologico che misura le funzioni esecutive 'calde', cioè la capacità di prendere decisioni adattive in condizioni di incertezza e sotto l'influenza delle emozioni.
  • Secondo l'ipotesi del marcatore somatico, il corpo produce segnali di allerta davanti alle scelte rischiose, misurabili con la risposta galvanica della pelle, prima ancora che la mente li elabori consciamente.
  • Il test è impiegato clinicamente per valutare impulsività e stile decisionale in condizioni come ADHD, disturbo borderline, depressione, dipendenze da gioco e da sostanze, e lesioni frontali.
  • Il risultato dell'Iowa Gambling Task non è una diagnosi: è una mappa dello stile decisionale che, interpretata da un professionista, aiuta a costruire percorsi terapeutici mirati.
  • Grazie alla neuroplasticità, le capacità decisionali misurate dal test possono migliorare attraverso psicoterapia cognitivo-comportamentale, mindfulness e strategie pratiche per la gestione dell'impulsività.

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Quante decisioni prendi ogni giorno? Alcune sono semplici, quasi automatiche, come scegliere cosa mangiare a colazione o quale strada fare per andare al lavoro. Altre sono più complesse, cariche di incertezza e ti lasciano con quella sensazione strana di non sapere davvero perché hai scelto in un certo modo.

La verità è che buona parte delle nostre scelte avviene al di sotto della soglia della consapevolezza, guidata da meccanismi emotivi e cognitivi che raramente riusciamo a osservare direttamente.

Eppure, esiste uno strumento scientifico capace di portare alla luce proprio questi meccanismi nascosti: si chiama Iowa Gambling Task ed è uno dei test più utilizzati in psicologia per studiare il modo in cui le persone prendono decisioni, soprattutto quando sono in gioco l'incertezza e le emozioni.

Nelle prossime sezioni scoprirai cos'è questo test, come funziona concretamente, cosa riesce a misurare e perché è diventato uno strumento prezioso nella pratica clinica.

Cos'è l'Iowa Gambling Task, spiegato in modo semplice

Immagina di trovarti davanti a quattro mazzi di carte, senza sapere nulla di quello che contengono e di dover scegliere, una carta alla volta, cercando di guadagnare il più possibile. Sembra un gioco, eppure è molto di più.

L'Iowa Gambling Task è un test neuropsicologico sviluppato negli anni '90 nell'ambito delle neuroscienze e il suo funzionamento è esattamente questo: quattro mazzi di carte, premi in denaro virtuale e nessuna regola spiegata in anticipo.

Non tutti i mazzi sono uguali: due di essi offrono vincite alte nell'immediato, ma nascondono perdite ancora più grandi nel lungo periodo, mentre gli altri due danno guadagni più contenuti, ma risultano vantaggiosi nel tempo. La persona che esegue il test non lo sa, ma deve scoprirlo da sola, carta dopo carta.

In questo senso, il test è una simulazione fedele di tante scelte reali: quelle in cui devi decidere senza avere tutte le informazioni, un po' come quando scegli tra una gratificazione immediata e qualcosa che richiede pazienza ma ti porta lontano. L'obiettivo è capire come le persone decidono in condizioni di incertezza e cosa guida davvero le loro scelte.

Fotografia in primo piano che mostra l'intricata trama e il motivo delle linee della pelle della palma umana.
https://kaboompics.com/ – Pexels

Come funziona il test: le regole del gioco

Ogni mazzo, in questo test, ha una sua “personalità” nascosta e il tuo compito è scoprirla senza che nessuno te la spieghi in anticipo.

In pratica, ecco come si presentano le quattro opzioni:

  • Mazzo A: guadagni alti a ogni scelta, ma perdite ancora più elevate che si accumulano nel tempo, rendendolo svantaggioso nel lungo periodo.
  • Mazzo B: stesso profilo del mazzo A, con vincite importanti ma penalità che superano i guadagni complessivi.
  • Mazzo C: guadagni più modesti, ma perdite contenute e prevedibili, vantaggioso nel lungo periodo.
  • Mazzo D: simile al mazzo C, con un equilibrio tra premi e perdite che premia chi sceglie con costanza.

In totale, hai 100 carte da pescare, una alla volta, e ogni scelta ti restituisce un feedback immediato: hai guadagnato, hai perso, di quanto.

È proprio questo feedback continuo che alimenta un processo di apprendimento implicito: non stai ragionando in modo consapevole su probabilità e statistiche, ma il tuo sistema decisionale sta raccogliendo segnali, carta dopo carta.

Dopo circa 40-50 scelte, le persone con un buon funzionamento decisionale tendono spontaneamente a orientarsi verso i mazzi C e D, anche senza saper spiegare esattamente perché. Qualcosa, a un livello più profondo, ha già capito dove conviene andare.

Cosa misura davvero questo test

Ma cosa sta misurando davvero questo test, al di là delle carte e dei soldi virtuali?

In apparenza sembra un gioco. In realtà, fotografa alcune delle capacità cognitive ed emotive più complesse che abbiamo, cioè quelle che usiamo ogni volta che dobbiamo prendere una decisione importante nella vita reale.

Questo strumento, nato inizialmente per studiare persone con lesioni in una specifica area del cervello (la corteccia prefrontale ventromediale), si è poi affermato come uno dei test più utilizzati in psicologia per valutare le cosiddette “funzioni esecutive calde”, cioè quei processi mentali che entrano in gioco quando le nostre decisioni sono influenzate dalle emozioni, oltre a essere impiegato per misurare l'impulsività (Eisinger et al., 2016).

Le dimensioni che il test è in grado di rilevare sono diverse:

  • Capacità di valutare le conseguenze a lungo termine, privilegiando guadagni stabili rispetto a gratificazioni immediate ma rischiose.
  • Impulsività, ovvero la tendenza a scegliere il mazzo che offre la ricompensa più alta adesso, ignorando il costo che si accumula nel tempo.
  • Autocontrollo e funzioni esecutive, cioè quell'insieme di processi mentali che ci permettono di pianificare, inibire risposte automatiche e adattare il comportamento.
  • Capacità di imparare dagli errori passati, aggiornando le proprie scelte sulla base del feedback ricevuto.
  • Tolleranza all'incertezza, che è diversa dalla gestione del rischio: nel test non conosci le probabilità in anticipo (incertezza), mentre nel rischio le probabilità sono note, come nel lancio di un dado.

Cosa succede nel cervello mentre scegli

Mentre peschi una carta, nel tuo cervello si attiva un sistema molto più articolato di quanto si possa immaginare. La zona protagonista è la corteccia prefrontale ventromediale, un'area coinvolta nell'integrazione tra emozioni e ragionamento, fondamentale per orientarsi in situazioni ambigue.

Entra in gioco qui quella che viene chiamata ipotesi del marcatore somatico: le emozioni non sono un ostacolo alle buone decisioni, ma una bussola. Prima ancora che tu possa ragionare consapevolmente su quale mazzo scegliere, il tuo corpo ha già elaborato un segnale.

La prova più affascinante di questo meccanismo viene dalla risposta galvanica della pelle, una misura della sudorazione che riflette l'attivazione emotiva. Le persone tendono a mostrare una risposta corporea di allerta davanti ai mazzi svantaggiosi già dopo poche decine di scelte, molto prima di riuscire a spiegare razionalmente perché quei mazzi siano pericolosi. Il corpo, in un certo senso, capisce prima della mente.

Questo processo coinvolge anche l'interazione tra amigdala (che elabora le emozioni e i segnali di pericolo), striato (coinvolto nell'apprendimento basato sulla ricompensa) e corteccia prefrontale. Quando queste aree comunicano in modo fluido, le scelte tendono a essere più adattive.

A conferma di quanto queste strutture cerebrali siano centrali, un ampio lavoro di ricerca condotto da un gruppo della Sapienza Università di Roma, che ha messo insieme i risultati di 110 studi sull'Iowa Gambling Task, ha evidenziato come proprio le differenze nel funzionamento della corteccia prefrontale e dell'amigdala tra uomini e donne possano spiegare, almeno in parte, perché i due sessi ottengano risultati diversi nel test.

In particolare, uomini e donne sembrerebbero reagire in modo differente alle vincite e alle perdite, e questo influenza le strategie di scelta adottate durante il compito (Zanini et al., 2025).

Insomma, la qualità delle nostre decisioni dipende anche da quanto siamo in grado di riconoscere e regolare le nostre emozioni.

A cosa serve nella psicologia clinica

L'Iowa Gambling Task nella pratica clinica viene impiegato come parte della valutazione neuropsicologica delle funzioni esecutive, cioè quell'insieme di capacità che ci permettono di pianificare, prendere decisioni e regolare il nostro comportamento in modo efficace.

Uno studio italiano, che ha coinvolto un ampio campione di persone con l'obiettivo di fornire dei riferimenti standardizzati per l'uso di questo test nel nostro Paese, ha evidenziato come le difficoltà nel prendere decisioni complesse e nel comprendere le situazioni sociali siano molto comuni nei disturbi neurologici e neuropsichiatrici, ma che gli strumenti validati per misurarle siano ancora pochi (Maddaluno et al., 2022). Anche per questo, disporre di dati di riferimento affidabili è un passo importante per utilizzarlo al meglio nella pratica clinica.

È particolarmente prezioso con pazienti che presentano lesioni alle aree frontali del cervello, dove le difficoltà decisionali possono essere evidenti nella vita quotidiana ma difficili da quantificare con i test tradizionali. Ma il suo utilizzo si estende a molte altre condizioni:

  • ADHD: il test può evidenziare la tendenza impulsiva a scegliere la ricompensa immediata, senza considerare le conseguenze a lungo termine.
  • Disturbo borderline di personalità: le scelte impulsive riflettono spesso la difficoltà a regolare le emozioni intense, che finiscono per “guidare” le decisioni in modo disfunzionale.
  • Depressione: chi vive un episodio depressivo può mostrare difficoltà a proiettarsi nel futuro e a valutare le conseguenze delle proprie scelte.
  • Schizofrenia e disturbo ossessivo-compulsivo: entrambe le condizioni possono alterare il modo in cui la persona elabora il feedback e aggiorna le proprie strategie decisionali.

In tutti questi casi, il test aiuta i clinici a capire non solo cosa una persona sceglie, ma come le emozioni influenzano quel processo, spesso in modi che la persona stessa non riesce a riconoscere.

Il legame con le dipendenze e i comportamenti a rischio

Uno degli ambiti in cui questo strumento ha fornito contributi più significativi riguarda le dipendenze, sia comportamentali che da sostanze.

Le persone con disturbo da gioco d'azzardo mostrano spesso un pattern molto riconoscibile: continuano a scegliere i mazzi svantaggiosi, anche dopo aver accumulato perdite consistenti.

Questo non avviene per mancanza di intelligenza, ma perché il loro sistema di elaborazione della ricompensa sembra rispondere in modo amplificato ai guadagni immediati, mentre tende a sottovalutare le perdite, quasi come se il cervello non riuscisse a registrarle con il giusto peso emotivo.

Lo stesso schema, con alcune varianti, si osserva nelle dipendenze da sostanze: la ricerca compulsiva della ricompensa, tipica di queste condizioni, può prevalere sulla capacità di considerare le conseguenze negative, anche quando queste sono evidenti e concrete.

Più in generale, questo pattern, caratterizzato da ipersensibilità alla ricompensa e insensibilità alla punizione, emerge in molti comportamenti a rischio, dove la persona agisce come se le conseguenze future non avessero lo stesso peso del piacere immediato.

In questo senso, il test si rivela uno strumento di valutazione particolarmente utile per comprendere i meccanismi sottostanti alle sue scelte e costruire, a partire da quella comprensione, un percorso terapeutico più mirato.

Come si interpretano i risultati

Il modo più comune per leggere i risultati si basa sul cosiddetto net score: si calcola la differenza tra il numero di scelte effettuate dai mazzi vantaggiosi e quelle dai mazzi svantaggiosi. Un punteggio positivo indica una tendenza a orientarsi verso strategie più adattive, mentre un punteggio negativo suggerisce una preferenza per la ricompensa immediata a scapito delle conseguenze a lungo termine.

Ma il dato grezzo da solo racconta solo una parte della storia. Per questo motivo, i clinici analizzano anche l'andamento delle scelte suddividendo le 100 prove in blocchi da 20, che permettono di tracciare una vera e propria curva di apprendimento: la persona ha modificato la sua strategia nel tempo? Ha saputo correggere la rotta dopo le perdite?

È importante ricordare che esiste una notevole variabilità individuale anche tra persone sane, senza alcuna condizione clinica. Non esiste un profilo “giusto” o un punteggio ideale. Ad esempio, la ricerca ha evidenziato che uomini e donne tendono a rispondere in modo diverso al test: in media, i maschi ottengono punteggi leggermente più alti nella versione classica a 100 prove (Zanini et al., 2025). Questo non significa che un genere sia migliore dell'altro nel prendere decisioni, ma conferma quanto le differenze individuali possano influenzare i risultati.

Il risultato è una mappa dello stile decisionale della persona, uno strumento per capire meglio come elabora le esperienze e le conseguenze. Qui il ruolo dello psicologo diventa fondamentale, perché solo un professionista può contestualizzare quei numeri all'interno della storia personale, emotiva e clinica di chi ha di fronte.

Una donna alla moda posa con sicurezza su un'elegante scalinata, trasudando stile e portamento.
Wolrider YURTSEVEN – Pexels

Ansia, stress e traumi: come influenzano le nostre scelte

Hai mai notato come, nei momenti di grande stress, anche le decisioni più semplici sembrino diventare enormi?

Quando si vive con l'ansia cronica, la percezione del rischio può distorcersi in modi opposti: alcune persone diventano eccessivamente prudenti, bloccate dalla paura di sbagliare, mentre altre reagiscono in modo impulsivo, cercando di sfuggire rapidamente all'incertezza. Entrambe le risposte, al test, si traducono in scelte meno adattive.

Lo stress prolungato, poi, consuma le risorse cognitive che usiamo per ragionare con calma, valutare le conseguenze e correggere la rotta, ovvero le funzioni esecutive. È come cercare di risolvere un problema complicato quando sei esausto e la mente semplicemente non riesce a dare il meglio.

Le esperienze traumatiche aggiungono un ulteriore livello di complessità. Un trauma può rendere difficile riconoscere e regolare le proprie emozioni nel momento in cui si presentano e questo può riflettersi nei pattern decisionali, anche anni dopo. I vissuti del passato, insomma, non restano nel passato, ma continuano a influenzare, spesso in modo silenzioso, il modo in cui scegliamo oggi.

Si può migliorare il proprio modo di decidere?

La buona notizia è che il modo in cui prendiamo le decisioni non è scritto nella pietra. Grazie alla neuroplasticità, cioè la capacità del cervello di modificarsi e adattarsi nel tempo, le nostre funzioni decisionali possono essere allenate e migliorate, anche quando per anni abbiamo seguito schemi poco utili.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale, ad esempio, può aiutare a riconoscere i propri pattern abituali di scelta: capire quando si tende a evitare, a cedere all'impulso, o a ripetere gli stessi errori senza accorgersene. Questa consapevolezza, da sola, può fare una differenza enorme.

La mindfulness, invece, lavora sulla regolazione emotiva: imparare a osservare le proprie reazioni senza esserne travolti permette di prendere decisioni più ponderate, anche sotto pressione.

Sul piano pratico, alcune strategie quotidiane possono aiutare a gestire l'impulsività:

  • darsi un tempo minimo prima di rispondere o scegliere;
  • scrivere i pro e i contro di una decisione importante;
  • notare le emozioni presenti nel momento della scelta.

Per chi fatica in modo più persistente a imparare dagli errori, esistono anche interventi mirati, costruiti su misura con l'aiuto di un professionista, che lavorano proprio su questo aspetto.

I limiti del test: cosa non può dirci

Come ogni strumento scientifico, anche questo test ha i suoi limiti ed è importante conoscerli per non fraintendere cosa ci può dire davvero.

Una delle critiche più interessanti riguarda il cosiddetto fenomeno del “mazzo B”: alcuni partecipanti sani tendono a preferire questo mazzo anche se, nel lungo periodo, è svantaggioso. Il motivo è che le perdite sono rare, anche se molto pesanti quando arrivano e questo può renderlo soggettivamente attraente, quasi rassicurante. Un comportamento che il test originale non aveva previsto e che ha spinto i ricercatori a rivedere alcune assunzioni di partenza.

Inoltre, le decisioni nella vita reale sono molto più complesse di quelle simulate in laboratorio, perché coinvolgono relazioni, valori personali, pressioni sociali e contesti che nessun test può replicare davvero.

Anche i risultati possono variare in base alla personalità e alla motivazione del momento e persino all'umore con cui ci si siede davanti alle carte. Inoltre, tra i fattori che possono influenzare la prestazione, il livello di istruzione sembra giocare un ruolo particolarmente importante: è risultato essere il principale elemento demografico in grado di predire i punteggi ottenuti al test (Maddaluno et al., 2022).

Insomma, l'Iowa Gambling Task è uno strumento prezioso, ma non una sentenza. Fotografa un aspetto del tuo stile decisionale in un momento preciso, non chi sei come persona.

Capirsi meglio per scegliere meglio

Conoscere il proprio stile decisionale è già, di per sé, un atto di consapevolezza importante. Si tratta di capire come funzioni, per poter fare scelte sempre più in linea con ciò che ti fa davvero bene.

Se senti che le tue decisioni sono spesso guidate dall'impulsività, dall'ansia o da schemi che fai fatica a riconoscere, chiedere supporto a un professionista non è un segno di debolezza, ma è un atto di cura verso te stesso.

La terapia può diventare uno spazio sicuro in cui esplorare le tue difficoltà, comprendere i tuoi pattern emotivi e costruire strumenti concreti per affrontarli. Un luogo in cui non sei solo/a con le tue domande.

Se senti che è il momento di prenderti cura del tuo benessere, puoi trovare il tuo terapeuta su Unobravo e iniziare, al tuo ritmo, questo percorso.

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FAQ

L'Iowa Gambling Task è un test neuropsicologico sviluppato negli anni '90 per studiare il processo decisionale in condizioni di incertezza. Prevede quattro mazzi di carte con profili di vincita e perdita diversi: il partecipante deve scegliere carte per 100 prove senza conoscere le regole, e il test misura la capacità di orientarsi verso le opzioni vantaggiose nel lungo periodo.
Il test misura le funzioni esecutive cosiddette 'calde', cioè quelle influenzate dalle emozioni: capacità di valutare le conseguenze a lungo termine, impulsività, autocontrollo, apprendimento dagli errori e tolleranza all'incertezza. È uno degli strumenti più usati in psicologia per valutare come le emozioni influenzano le decisioni.
Il risultato principale è il net score: la differenza tra le scelte dai mazzi vantaggiosi e quelli svantaggiosi. Un punteggio positivo indica una tendenza a strategie adattive; uno negativo suggerisce preferenza per la ricompensa immediata. I clinici analizzano anche l'andamento per blocchi da 20 prove, per valutare la curva di apprendimento. Il risultato non è un'etichetta, ma una mappa dello stile decisionale.
Il test non viene usato da solo per diagnosticare, ma è parte della valutazione neuropsicologica. Nell'ADHD può evidenziare la tendenza a privilegiare la ricompensa immediata; nel disturbo borderline di personalità riflette la difficoltà a regolare emozioni intense che guidano le scelte in modo disfunzionale. Viene impiegato anche per depressione, schizofrenia, DOC e lesioni frontali.
Durante il test si attiva la corteccia prefrontale ventromediale, area chiave per integrare emozioni e ragionamento. Entrano in gioco anche amigdala e striato. Secondo l'ipotesi del marcatore somatico, il corpo produce segnali di allerta davanti ai mazzi svantaggiosi, misurabili con la risposta galvanica della pelle, prima ancora che la persona riesca a spiegare razionalmente la propria preferenza.
Sì. Le persone con disturbo da gioco d'azzardo mostrano un pattern riconoscibile: continuano a scegliere i mazzi svantaggiosi anche dopo perdite consistenti, per ipersensibilità alla ricompensa immediata e sottovalutazione delle perdite. Lo stesso schema si osserva nelle dipendenze da sostanze, dove la ricerca compulsiva della ricompensa prevale sulla valutazione delle conseguenze negative.
Sì. L'ansia cronica può distorcere la percezione del rischio, rendendo le scelte meno adattive sia in senso eccessivamente prudente sia impulsivo. Lo stress prolungato riduce le risorse cognitive legate alle funzioni esecutive. I traumi passati possono alterare la regolazione emotiva e influenzare i pattern decisionali anche anni dopo l'evento.
Hai altre domande?
Parlare con un professionista potrebbe aiutarti a risolvere ulteriori dubbi.
  • Eisinger, A., Magi, A., Gyurkovics, M., Szabo, E., Demetrovics, Z., & Kokonyei, G. (2016). Iowa Gambling Task: Illustration of a behavioral measurement. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27038870/
  • Maddaluno, O., Aiello, E. N., Roncoroni, C., Prunas, A., & Bolognini, N. (2022). The Reading the Mind in the Eyes Test, Iowa Gambling Task and Interpersonal Reactivity Index: Normative data in an Italian population sample. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35107132/
  • Zanini, L., Picano, C., & Spitoni, G. F. (2025). The Iowa Gambling Task: Men and women perform differently. A meta-analysis. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38462590/

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