Emozione comune e al tempo stesso enigmatica, la nostalgia può essere descritta come uno stato d’animo malinconico generato dal desiderio di qualcosa che non è più presente o che avvertiamo come lontano. È un territorio psicologico in cui sensazioni opposte convivono: la tristezza si intreccia con la dolcezza del ricordo, la speranza convive con il dolore, la piacevolezza con il rimpianto.
Il termine “nostalgia” unisce due parole greche: nóstos, “ritorno”, e álgos, “dolore”. Un “dolore del ritorno” che non riguarda solo il luogo fisico, ma spesso un tempo, una fase della vita, una possibilità che sentiamo perduta.
Con il passare dei secoli, l’uso medico del termine si è affievolito, lasciando spazio alla dimensione poetica e filosofica dell’esperienza nostalgica. I poeti, forse più di chiunque altro, hanno colto la sua natura ambivalente.
Nostalgia di cosa?
Le forme della nostalgia sono molteplici, ma tutte condividono la stessa sensazione di fondo: il richiamo di un altrove a cui vorremmo poter tornare. Ma che cosa rappresenta, esattamente, questo altrove?
- Un luogo, come accade a chi emigra e vive sospeso tra più mondi.
- Un tempo, spesso un’epoca del passato che ricordiamo come particolarmente felice o significativa.
- Una persona cara, la cui assenza ha lasciato un vuoto difficile da colmare.
- Un animale amato, compagno silenzioso di un pezzo della nostra vita.
- Uno stato interno, un’emozione che sentiamo di aver perduto o che non riusciamo più a evocare.
- Una condizione ideale o immaginaria, qualcosa che non è mai realmente esistito se non nella nostra mente ma che, proprio per questo, continua ad attrarci.
In ciascuna di queste forme, la nostalgia non indica soltanto ciò che non c’è più: racconta il nostro desiderio di continuità, di appartenenza e di significato, rivolto a ciò che percepiamo come profondamente nostro.

Quello che provo è nostalgia?
La nostalgia si intreccia profondamente con i nostri sensi. Suoni, immagini, odori, gesti familiari e molte altre percezioni possono catapultarci in una dimensione che non appartiene più al presente, ma che risveglia ricordi custoditi nella memoria. E, nel farlo, riattivano a loro volta le emozioni che li accompagnavano.
Le ricerche mostrano che le memorie nostalgiche evocate dal gusto e dall’olfatto tendono a generare emozioni più positive rispetto a quelle richiamate da altri stimoli sensoriali, con livelli inferiori di tristezza o ambivalenza (Green et al., 2023).
Un esempio può aiutare a visualizzarlo: un ragazzo percepisce un’ondata di nostalgia appena sente l’odore dell’erba tagliata. In un istante, viene trasportato ai mesi estivi passati dalla nonna in campagna. Oggi vive in un altro Paese, ma quei ricordi restano vividi: la cagnolina che lo seguiva ovunque, la siesta all’ombra del grande olmo, i profumi della cucina che annunciavano l’ora del pranzo. La nostalgia si intensifica quando pensa alla nonna che non c’è più e a quanto vorrebbe poterle raccontare una buona notizia arrivata proprio questa settimana.
Yehuda Amichai, con una sensibilità rara, descrive così questo movimento interno:
“E le nostalgie sono racchiuse in me come bolle d’aria nel pane.”
Ci si può ammalare di nostalgia?
Nel linguaggio medico esiste un termine che viene utilizzato per riferirsi a una forma patologica di nostalgia: la nostomania. Si tratta di una forma estrema di nostalgia per cui “la persona prova un intenso bisogno di ritornare nei luoghi della sua infanzia, che gli procura un senso di penoso disagio e lo rende incapace di adattamento in un ambiente non abituale”.
L’esistenza di un termine distinto ci chiarisce come, di contro, la nostalgia sia da considerarsi uno stato d’animo naturale che, come vedremo, può diventare una grande risorsa. Questi sono alcuni indizi che possono segnalare che ciò che sentiamo merita una maggiore attenzione:
- tristezza prolungata e persistente;
- perdita di interesse per la realtà immediata e futura;
- sentimenti di autosvalutazione, colpa e incapacità di perdonare se stessi;
- senso di confusione tra ciò che è perso e ciò che non lo è;
- decisioni confuse;
- mancanza di speranza.

Le sfumature della nostalgia
La nostalgia non è un’emozione omogenea: può diventare una preziosa risorsa psicologica oppure trasformarsi in un ostacolo significativo al benessere. Gli studi di Constantine Sedikides, professore di psicologia sociale, hanno mostrato che la nostalgia funzionale contribuisce a rafforzare il senso di identità, migliorare l’umore e favorire la connessione sociale (Sedikides et al., 2008). Di seguito alcune differenze chiave:
Nostalgia funzionale
- È un ricordo dolceamaro che, pur evocando malinconia, porta conforto e continuità emotiva.
- Aiuta a superare momenti difficili, stimola la resilienza e mantiene vivi i legami affettivi.
- Favorisce la motivazione e sostiene la coerenza interna del proprio senso di sé.
Nostalgia patologica
- Il pensiero del passato diventa pervasivo, doloroso e intrusivo.
- Può interferire con la capacità di vivere pienamente il presente e di progettare il futuro.
- In alcuni casi si associa a ansia, depressione, ritiro sociale e senso di disconnessione.
Secondo la letteratura clinica, alcuni segnali indicano che la nostalgia sta diventando problematica:
- Persistenza eccessiva: la persona rimane intrappolata nei ricordi senza riuscire a trarre piacere dalle esperienze attuali.
- Senso di impotenza: il passato viene idealizzato al punto da rendere intollerabili i cambiamenti e le perdite.
- Compromissione della vita quotidiana: la nostalgia ostacola lavoro, relazioni, decisioni o cura di sé.
Riconoscere questi segnali è essenziale: permette di intervenire, chiedere supporto e trasformare la nostalgia da fonte di sofferenza a risorsa emotiva.
Cosa succede nel cervello quando proviamo nostalgia?
Studi condotti mostrano che, quando riviviamo ricordi nostalgici, si attivano aree chiave come l’ippocampo, la corteccia prefrontale e il sistema limbico. In parallelo, altri studi indicano che la nostalgia può aiutare a modulare minacce psicologiche e fisiche, attraverso l’attivazione di circuiti implicati nell’elaborazione della ricompensa e nella regolazione delle emozioni (Yang et al., 2023). In particolare:
- Ippocampo: consente il recupero dei ricordi autobiografici e contribuisce a collegarli al nostro presente, creando coerenza narrativa.
- Corteccia prefrontale: sostiene la riflessione sui ricordi, la loro valutazione e l’integrazione nella propria storia personale.
- Amigdala e sistema limbico: regolano l’intensità della risposta emotiva, conferendo alla nostalgia quel carattere insieme caldo e malinconico che la rende così ambivalente.
Anche la musica è uno dei più potenti inneschi della nostalgia. Una ricerca pubblicata su Nature Communications (Barrett et al., 2020) ha evidenziato che ascoltare brani legati al passato attiva le stesse reti cerebrali coinvolte nella memoria e nelle emozioni, generando un profondo senso di connessione, continuità e conforto. Queste evidenze spiegano perché la nostalgia sia così vivida, multisensoriale e capace di influenzare significativamente il nostro stato emotivo: non è solo un ricordo, ma un’esperienza neuropsicologica che coinvolge il corpo, la memoria e il modo in cui diamo significato alla nostra storia.
Strategie psicologiche per affrontare la nostalgia
Accogliere la nostalgia con consapevolezza può trasformarla in una risorsa per il benessere psicologico. Diverse strategie, utilizzate anche in ambito terapeutico, possono aiutare a gestire questa emozione quando diventa difficile da sostenere.
Ecco alcune tecniche utili:
- Riconoscere e accettare l’emozione: dare un nome a ciò che si prova è il primo passo per non esserne sopraffatti. La consapevolezza riduce il senso di confusione e aiuta a distinguere tra nostalgia funzionale e patologica.
- Scrivere i propri ricordi: tenere un diario o scrivere lettere (anche mai spedite) può aiutare a elaborare i sentimenti legati al passato e a trovare un nuovo significato.
- Condividere con gli altri: parlare dei propri ricordi con persone di fiducia favorisce la connessione e riduce il senso di isolamento.
- Coltivare nuove esperienze: impegnarsi in attività che danno piacere nel presente aiuta a bilanciare il legame con il passato e a costruire nuovi ricordi positivi.
In alcuni casi, il supporto di uno psicologo può essere fondamentale per esplorare la nostalgia in modo sicuro e costruttivo, soprattutto quando questa emozione diventa fonte di sofferenza o limita la qualità della vita.
Non sciupare la tua nostalgia!
La nostalgia può diventare una risorsa preziosa, se si accetta di non combatterla. Può aiutarci a capire cosa ci ha resi felici e, quindi, cosa è davvero importante per noi. Nella relazione terapeutica, la nostalgia può rivelare ciò che non si sa ancora esprimere e aiutare a far luce su bisogni e desideri del presente.
Nel contesto della migrazione, può essere una risposta a un sentimento di pericolo che incombe sulla nostra identità, divenendo così consolazione e rifugio nei confronti dello spaesamento causato dal nuovo. Ripensare al passato ci può aiutare a ricordare come siamo sopravvissuti a sfide e perdite: sarebbe dunque un indice di resilienza, non di debolezza.
La nostalgia può aiutarci a integrare parti diverse di noi e ci consente, inoltre, di andare oltre a una netta contrapposizione tra il qui e il lì, insegnandoci a tenere insieme il ricordare con il lasciar andare. Cos’è dunque la nostalgia se non una metafora dell’esperienza umana?
"Quando ti viene nostalgia non è mancanza. È presenza di persone, luoghi, emozioni che tornano a trovarti."(Erri De Luca)
Nostalgia e salute mentale: cosa dicono le ricerche
La nostalgia è considerata un’emozione universale. Una ricerca di Tim Wildschut e colleghi dell’Università di Southampton ha mostrato che circa l’80% delle persone sperimenta sentimenti nostalgici almeno una volta alla settimana (Wildschut et al., 2006).
Nonostante la sua natura agrodolce, la letteratura indica che la nostalgia contribuisce al benessere psicologico aumentando l’autostima, rafforzando il senso di continuità personale e sostenendo la resilienza nei momenti di difficoltà (Layous & Kurtz, 2023).
In ambito clinico, questa emozione può rivelarsi particolarmente preziosa. Alcune ricerche mostrano, ad esempio, che la nostalgia aiuta le persone con demenza a mobilitare le proprie risorse psicologiche e ad affrontare con maggiore efficacia le minacce percepite, favorendo un miglior adattamento emotivo (Ismail et al., 2018).
Naturalmente, la nostalgia può assumere anche una forma meno funzionale. Quando diventa eccessiva, intrusiva o si intreccia a ruminazione e rimpianto, può essere associata a sintomi depressivi o ansiosi. In questi casi, più che un ponte con il passato, diventa una trappola che ostacola la possibilità di stare nel presente.
La chiave, come suggeriscono gli studi, sta nell’equilibrio: riconoscere la nostalgia, farne un uso costruttivo e non permetterle di sostituire il contatto con il presente. Così, anziché imprigionarci nel ricordo, la nostalgia può diventare una risorsa che alimenta la continuità della nostra storia e apre a un futuro più consapevole.
Trasformare la nostalgia in una risorsa: iniziare un percorso con Unobravo
La nostalgia può essere una compagna preziosa, capace di raccontarci chi siamo e cosa conta davvero per noi. Ma quando diventa difficile da gestire o ostacola il vivere pienamente il presente, chiedere aiuto può essere un gesto di cura verso se stessi. Con Unobravo puoi trovare uno psicologo online che ti accompagni a esplorare i tuoi ricordi, aiutandoti a trasformare la nostalgia in una risorsa per il tuo benessere e la tua crescita personale. Se senti il bisogno di supporto, inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online e riscopri il valore delle tue emozioni, con il supporto giusto al tuo fianco.





