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Salute mentale
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Infertilità di coppia: cause, tempi e come affrontarla insieme

Infertilità di coppia: cause, tempi e come affrontarla insieme
Roberta Mingrone
Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
24.2.2026
Infertilità di coppia: cause, tempi e come affrontarla insieme
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L’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) stima che circa il 10-12% delle coppie nei paesi occidentali abbia problemi di infertilità,fenomeno che potrebbe essere accentuato da fattori socio-economici che portano a rimandare la pianificazione familiare a un’età in cui la fertilità tende a essere fisiologicamente ridotta. 

L’infertilità può essere definita come l’incapacità di ottenere una gravidanza dopo un anno di regolari rapporti sessuali non protetti, al contrario della sterilità, che si riferisce invece a una condizione fisica permanente che non rende possibile il concepimento. Possiamo osservare due tipi di infertilità:

  • Primaria: quando la coppia non è mai riuscita a concepire.
  • Secondaria: quando la coppia ha già concepito e non riesce più a farlo.

In genere, secondo le indicazioni cliniche comunemente adottate in linee guida e percorsi di cura per l’infertilità (ESHRE, 2023), è consigliabile chiedere una valutazione specialistica:

  • Dopo 12 mesi: se la donna ha meno di 35 anni e non ci sono segnali di allarme, lasciando spazio alla probabilità naturale di concepimento.
  • Dopo 6 mesi: se la donna ha 35 anni o più, dato che con l’età la fertilità tende a ridursi e anticipare gli accertamenti può evitare di perdere tempo.
  • Subito: se sono presenti fattori noti come per esempio cicli irregolari, endometriosi già diagnosticata, interventi pelvici, infezioni importanti o un precedente spermiogramma alterato, in questi casi l’attesa “standard” può non essere utile.

Quali sono le cause dell’infertilità?

La normale capacità di concepire può ridursi a causa di diversi fattori, sia maschili che femminili ma quando si affronta l’infertilità, un passaggio fondamentale è evitare che la ricerca delle cause diventi una ricerca di responsabilità quando, in realtà, è un fenomeno multifattoriale e riguarda la coppia come unità. Per quanto riguarda i fattori maschili, ci si riferisce a questioni: 

  • Pre-testicolari: alterata funzione dell’ipofisi, deficit di FSH, ipogonadismo ipogonadotropo.
  • Testicolari: criptorchidismo, varicocele, orchiti post-parotite, malattie idiopatiche e fattori genetici, tossici e ambientali.
  • Post-testicolari: azospermia ostruttiva, dotti deferenti e dotti eiaculatori.

Vediamo invece i fattori femminili:

  • Ovulatorie: irregolarità o mancanza di ovulazione, iperprolattinemia, ridotta riserva ovarica.
  • Tubariche: chiusura delle tube, aderenze pelviche, riduzione delle funzionalità tubariche.
  • Uteriche: malformazioni congenite dell’utero, fibromi o aderenze endouterine, fattori infiammatori endometriali, endometriosi.

Anche se l’età della donna resta l’elemento più importante che influenza l’esito riproduttivo è fondamentale proteggere la relazione: il problema non è “tu” o “io”, ma noi contro un ostacolo.

Anastasia Shuraeva - Pexels

L’incidenza di stile di vita e fattori ambientali

Accanto alle cause mediche, alcuni fattori legati allo stile di vita possono influire sulla fertilità, considerandoli come leve modificabili, e non come un tribunale: spesso non “spiegano tutto”, ma possono migliorare le condizioni di partenza, anche durante un percorso di procreazione medicalmente assistita.Tra gli aspetti più rilevanti che possono influenzare la fertilità di coppia troviamo:

  • Fumo: associato a un peggioramento di diversi indicatori riproduttivi, smettere è un obiettivo concreto e utile per entrambi.
  • Peso e metabolismo: sottopeso o sovrappeso possono interferire con l’ovulazione e la qualità seminale, piccoli cambiamenti sostenibili contano più delle diete drastiche.
  • Alcol e sostanze: possono incidere su ormoni e qualità dei gameti, ridurre o sospendere l’assunzione è spesso consigliato nel periodo di ricerca.
  • Sonno e stress cronico: possono peggiorare l’aderenza alle cure, la sessualità e il benessere. In questi casi il supporto psicologico può fare la differenza.

L’obiettivo non è diventare “perfetti”, ma creare un contesto più favorevole e sentirsi parte attiva del percorso, senza trasformare ogni scelta quotidiana in un test di valore personale.

La procreazione medicalmente assistita

Davanti alla condizione di infertilità, la coppia spesso sceglie di intraprendere quella che può apparire come l’ultima possibilità: la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).Secondo il Ministero della Salute, una coppia su cinque ha difficoltà a concepire un figlio e, in questo contesto, la “fecondazione artificiale”, rappresenta un insieme di tecniche che può offrire un supporto quando il concepimento non avviene spontaneamente.

Nella Relazione del Ministro della Salute presentata al Parlamento nel 2024 (sui dati 2022), le coppie che hanno intrapreso un percorso di PMA sono passate dalle 78.366 del 2017 alle 95.148 del 2022. Il numero di bambini nati grazie a queste tecniche ha raggiunto quota 17.139 nel 2022 (rappresentando il 4,3% del totale dei nati a livello nazionale), un incremento significativo rispetto ai 13.973 nati rilevati nel 2017.

In Italia, nel 2022, sono stati effettuati complessivamente 109.755 cicli di trattamento, un dato che conferma la complessità e l'articolazione del sistema. Tali procedure includono sia le tecniche di I livello (come l'Inseminazione Intrauterina - IUI), sia quelle di II e III livello (FIVET e ICSI), oltre a un ricorso sempre più frequente al trasferimento di embrioni crioconservati (FER) e alla donazione di gameti (eterologa), che nel 2022 ha interessato circa il 14,5% dei cicli totali (Speziale & Scaravelli, 2024. Registro Nazionale PMA - ISS).

Il percorso diagnostico di base: cosa può essere valutato nella coppia

Prima di scegliere una tecnica di PMA, di solito si fa un inquadramento diagnostico per capire dove si colloca l’ostacolo e quale sia il trattamento più proporzionato. In molti percorsi, gli accertamenti iniziali possono includere:

  • Spermiogramma: spesso è il primo esame perché semplice e informativo, valuta concentrazione, motilità e morfologia degli spermatozoi.
  • Valutazione ovulatoria: anamnesi del ciclo e dosaggi ormonali mirati per capire se e come avviene l’ovulazione.
  • Ecografia ginecologica: aiuta a valutare l’utero e le ovaie per osservare l’eventuale presenza di fibromi, cisti o segni compatibili con endometriosi.
  • Valutazione delle tube: esami come isterosalpingografia/sonoisterosalpingografia possono verificare la pervietà tubarica.
  • Anamnesi e tempi: durata della ricerca, frequenza dei rapporti, precedenti gravidanze, interventi, infezioni, familiarità.

Questa fase può essere emotivamente faticosa perché “mette sotto esame” il corpo e la sessualità. Dare un nome ai passaggi e sapere cosa si sta cercando può ridurre l’ansia da incertezza e aiutare a prendere decisioni più chiare.

Tecniche di PMA: dalla meno invasiva alla più complessa

Le tecniche di PMA non sono tutte uguali: spesso si procede per gradualità, scegliendo l’opzione più adatta in base a diagnosi, età e storia clinica. In modo sintetico possiamo distinguere:

  • (IUI) (inseminazione intrauterina): gli spermatozoi vengono preparati in laboratorio e inseriti in utero in prossimità dell’ovulazione. È una tecnica meno invasiva, indicata in alcuni casi selezionati.
  • FIVET (fecondazione in vitro): dopo una stimolazione ovarica, si prelevano ovociti e si mettono a contatto con gli spermatozoi in laboratorio; l’embrione viene poi trasferito in utero.
  • ICSI (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo): è una variante della fecondazione in vitro in cui un singolo spermatozoo viene iniettato nell’ovocita; può essere indicata soprattutto in presenza di fattore maschile importante.

Capire “cosa succede” può ridurre la sensazione di perdere controllo: la coppia può prepararsi ai tempi, alle attese e alle possibili alternative, senza vivere ogni passaggio come un salto nel buio.

Crioconservazione e trasferimento

La crioconservazione (congelamento) rappresenta una delle evoluzioni più significative della medicina riproduttiva, poiché trasforma il percorso di PMA da un evento "in tempo reale" a un processo flessibile e multi-fase. Questa tecnica non si limita a preservare il materiale biologico, ma agisce come un vero e proprio strumento di ottimizzazione clinica e psicologica. La conservazione può riguardare:

  • Embrioni: se dopo un prelievo ovocitario si ottengono più embrioni idonei, quelli non trasferiti possono essere congelati per tentativi successivi, offrendo la possibilità di riprovare in un momento successivo senza ripetere necessariamente l’intera procedura.
  • Ovociti: utile quando si vuole preservare la fertilità o quando il timing clinico lo richiede.
  • Spermatozoi: può essere indicato in caso di difficoltà di raccolta nel giorno previsto o prima di terapie che possono compromettere la fertilità.

Dal punto di vista emotivo, la crioconservazione può essere vissuta in due modi opposti: come sollievo (una “riserva” per il futuro) o come sospensione (l’attesa che si prolunga). Dare spazio a queste ambivalenze in coppia può aiutare a non trasformarle in conflitto.

La PMA e la coppia

La procreazione medicalmente assistita può essere un percorso impegnativo, fonte di stress e carico di aspettative, perché la coppia si trova non solo a fare i conti con la diagnosi di infertilità, ma anche ad affrontare un iter medico in cui si svolge una funzione genitoriale senza avere la certezza che questa possa realizzarsi.

Le linee guida stilate nel 2015 e aggiornate nel 2023 sanciscono l’obbligo, per i centri specializzati, di prevedere la possibilità di un servizio psicologico per la coppia che però, nella pratica, viene ancora spesso vissuto come l’ennesimo passaggio diagnostico-medico e quindi poco utilizzato. In linea con questa criticità, in una rilevazione sui centri di PMA rispondenti è emerso che nel 69% dei casi la quota di coppie che accede al counselling psicologico si colloca tra il 10% e il 20% (Speziale & Scaravelli, 2023).

cottonbro- Pexels

Cosa può cambiare nella relazione durante la PMA

La PMA può mettere alla prova la coppia perché intreccia corpo, progetto di vita e tempi medici. Alcune difficoltà sono comuni e non indicano che la relazione “non regge”, ma che sta attraversando un carico intenso.Vediamo i cambiamenti più frequenti:

  • Sessualità “programmata”: quando i rapporti diventano funzionali al concepimento, può calare il desiderio o aumentare la pressione da prestazione e parlarne può evitare che diventi un tabù.
  • Asimmetria di vissuti: chi affronta stimolazioni e procedure può sentirsi più esposto mentre l’altro partner può sentirsi inutile o escluso. Dare un ruolo attivo a entrambi può ridurre la distanza.
  • Cicli di speranza e delusione: ogni step può riattivare aspettative e, in questi casi, i fallimenti possono generare tristezza, rabbia o senso di ingiustizia.
  • Impatto sull’identità: alcune persone vivono l’infertilità come una ferita “il mio corpo non funziona”, riconoscere questi pensieri può aiutare a non trasformarli in vergogna.

Normalizzare questi vissuti può essere il primo passo riducendo così l’isolamento e aprendo lo spazio a nuove strategie condivise.

In cosa uno psicologo può essere d’aiuto?

In questo particolare momento in cui la coppia si trova ad affrontare questo iter, il sostegno psicologico e la terapia di coppia possono essere risorse importanti, soprattutto per:

  • favorire il processo di accettazione, adattamento e reazione al “problema”,
  • facilitare la costruzione di una relazione terapeutica con l’equipe medica curante,
  • sostenere la coppia sul piano emotivo, aiutandola a confrontarsi con il senso di frustrazione provato per la difficoltà ad avere un figlio,
  • riconoscere le proprie emozioni e acquisire un atteggiamento più consapevole nei confronti del percorso di PMA,
  • affrontare le eventuali problematiche sessuali derivanti dalla programmazione dei rapporti.

Strategie pratiche per la coppia durante la PMA

Il supporto psicologico in PMA non serve solo “quando si sta male”, ma anche per proteggere la coppia nei passaggi più stressanti. Vediamo alcune strategie che possono aiutare:

  • Definire un linguaggio comune: scegliete parole condivise per parlare di esami, tentativi e risultati può aiutare a ridurre fraintendimenti e discussioni “a caldo”.
  • Gestire l’attesa tra uno step e l’altro: programmate attività brevi e realistiche nei giorni di maggiore incertezza (es. dopo transfer o test) con l’obiettivo di provare a contenere la ruminazione.
  • Stabilire confini con famiglia e amici: decidete insieme cosa dire, a chi e quando per proteggersi da domande intrusive.
  • Preparare un piano per i “trigger” sociali: concordate in anticipo come comportarvi (andare insieme, restare poco o declinare l’invito) nel caso di gravidanze altrui, feste o ricorrenze.
  • Decision-making sui tentativi: chiarite prima quali sono i criteri che userete per proseguire, fermarvi o cambiare strategia, questo può aiutare a non decidere nel pieno della delusione.

Questi strumenti non eliminano la fatica, ma possono ridurre l’impatto del percorso sulla relazione e sul senso di sé.

Come sostenere la coppia nelle decisioni

Durante la PMA, molte coppie riferiscono di sentirsi “trascinate” dagli eventi: appuntamenti, esami, decisioni rapide. In questi casi, un lavoro psicologico può aiutare a recuperare la sensazione di essere parte attiva del percorso.Durante le varie fasi della PMA può essere utile per la coppia:

  • Preparare le domande prima delle visite: scriverle insieme e portarle con sé può ridurre il rischio di uscire con dubbi non chiariti.
  • Dare un significato ai numeri: risultati di esami e probabilità possono essere vissuti come sentenze e rileggerli con calma può aiutare a distinguere tra dato clinico e valore personale.
  • Allineare aspettative e limiti: la coppia può avere soglie diverse su tempi, costi, invasività o carico emotivo, esplicitarle può prevenire rotture improvvise.
  • Gestire il “dopo” di un esito negativo: prevedere un momento di decompressione e uno di confronto (non nello stesso giorno) può aiutare a non trasformare il dolore in conflitto.

L’obiettivo non è “pensare positivo”, ma costruire un percorso sostenibile, in cui le scelte siano coerenti con i vostri valori e con le vostre risorse.

Inizia a prenderti cura di te, anche mentre aspetti

Affrontare l’infertilità e un percorso di PMA può mettere alla prova emozioni, identità e relazione: non significa che state “sbagliando”, ma che state attraversando qualcosa di impegnativo. Un supporto psicologico può aiutarvi a gestire l’attesa, la pressione, le decisioni e la comunicazione di coppia, dando spazio a ciò che provate e aiutandovi a sentirvi più sostenuti nel percorso.

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