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Mirtazapina: cos'è, a cosa serve, effetti collaterali e controindicazioni

Mirtazapina: cos'è, a cosa serve, effetti collaterali e controindicazioni
Redazione
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Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
23.7.2026
Mirtazapina: cos'è, a cosa serve, effetti collaterali e controindicazioni
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La mirtazapina è un antidepressivo utilizzato soprattutto nel trattamento della depressione maggiore ed è il principio attivo alla base di farmaci come Remeron, oltre a diverse formulazioni generiche. Appartiene alla classe degli antidepressivi ed è nota per il suo effetto su sonno e appetito, due aspetti spesso compromessi durante un episodio depressivo.

Che tu abbia ricevuto una prescrizione, stia accompagnando una persona cara o voglia semplicemente capirne di più, in questa pagina vediamo cos'è e come funziona la mirtazapina, per quali disturbi è indicata, quali controindicazioni ed effetti indesiderati può avere e in che modo la psicoterapia può affiancare il percorso di cura.

Di che classe fa parte la mirtazapina e con quali nomi è in commercio

La mirtazapina appartiene alla classe degli antidepressivi e, più nello specifico, al gruppo dei NaSSA, acronimo che sta per "antidepressivo noradrenergico e serotoninergico specifico". È una categoria di antidepressivi che agisce in modo selettivo su due dei principali sistemi di neurotrasmissione coinvolti, insieme ad altri fattori, nella regolazione dell'umore.

Dal punto di vista chimico si tratta di un antidepressivo di seconda generazione con una struttura tetraciclica, un dettaglio che aiuta a capire perché si comporti in modo diverso rispetto ad altri farmaci, in particolare agli SSRI.

In Italia lo stesso principio attivo è in commercio con il nome Remeron, ma sono disponibili anche diverse formulazioni generiche, chimicamente equivalenti, che il medico può prescrivere in alternativa. Cambia il nome sulla confezione, ma la molecola è la stessa. Le formulazioni comprendono compresse rivestite e compresse orodispersibili in diversi dosaggi.

Come funziona e per cosa si usa la mirtazapina

La mirtazapina agisce in modo diverso rispetto agli antidepressivi più diffusi, come gli SSRI o gli SNRI. Questi ultimi rallentano il riassorbimento dei neurotrasmettitori una volta rilasciati, trattenendoli più a lungo nello spazio tra un neurone e l'altro.

La mirtazapina, invece, agisce a monte, bloccando specifici recettori presinaptici, quelli che normalmente frenano il rilascio dei neurotrasmettitori. Il risultato è un aumento del rilascio di serotonina e noradrenalina, due sistemi la cui alterazione è associata, tra gli altri fattori, ai sintomi della depressione. Tuttavia, è importante non semplificare, perché la neurobiologia dell'umore è complessa e nessun farmaco agisce su un'unica causa.

Il farmaco agisce anche sul sistema istaminergico, coinvolto nella regolazione della veglia e del sonno. Questa azione contribuisce a spiegare l'effetto sedativo che molte persone avvertono nelle prime settimane, e in chi fatica a dormire a causa della depressione può rappresentare un sollievo.

Sempre per lo stesso meccanismo, la mirtazapina contribuisce anche ad aumentare l'appetito, un aspetto che può essere utile per chi, durante un episodio depressivo, ha perso peso o ha smesso di alimentarsi in modo adeguato.

Un tratto che distingue la mirtazapina da SSRI e SNRI riguarda la sfera sessuale. Le difficoltà in questo ambito sono un effetto collaterale comune di quei farmaci, mentre la mirtazapina sembra avere un impatto più contenuto. Una revisione sistematica ha osservato una frequenza di disfunzioni sessuali nettamente inferiore rispetto agli SSRI (Watanabe et al., 2010).

Una donna d'affari lavora da casa, sorseggiando un caffè e utilizzando il suo laptop.
Burst – Pexels

Indicazioni terapeutiche della mirtazapina

Le indicazioni terapeutiche approvate da AIFA ed EMA riguardano il trattamento degli episodi di depressione maggiore negli adulti. Nella pratica clinica la mirtazapina viene spesso considerata quando la depressione è accompagnata da insonnia o da perdita di peso, oppure quando altri antidepressivi non hanno dato benefici sufficienti.

In alcuni casi può essere prescritta anche per condizioni diverse dalla depressione maggiore, in quello che in medicina si chiama uso off-label, cioè al di fuori dell'indicazione ufficiale ma sulla base di evidenze cliniche. Tra questi usi documentati possono rientrare:

Un aspetto utile da conoscere riguarda i tempi di risposta. Nella maggior parte delle persone i benefici antidepressivi diventano evidenti dopo circa 2-4 settimane di trattamento. Questo sfasamento è normale, e sapere che il processo è in corso può aiutare a mantenere la continuità della cura.

Nei minori le indicazioni non sono consolidate come negli adulti, quindi la valutazione va affidata a un neuropsichiatra infantile.

Controindicazioni, avvertenze e precauzioni

Ci sono situazioni in cui la mirtazapina non può essere utilizzata, e conoscerle è importante per affrontare il percorso di cura in modo sicuro. Le controindicazioni assolute riguardano chi ha un'ipersensibilità accertata al principio attivo o a uno degli eccipienti, e chi sta assumendo inibitori delle monoaminossidasi (IMAO), perché la combinazione può causare reazioni gravi.

Esistono poi condizioni che richiedono maggiore cautela, senza escludere necessariamente l'uso del farmaco, come l'insufficienza epatica o renale grave, una storia di convulsioni e la presenza di condizioni cardiovascolari significative.

Alcune categorie di persone meritano un'attenzione ancora più specifica:

  • Gravidanza: i dati disponibili sono limitati, quindi la scelta va discussa con il medico in un'ottica di valutazione rischio-beneficio, senza interrompere mai il farmaco autonomamente.
  • Allattamento: il principio attivo può passare in piccole quantità nel latte materno, perciò la decisione va presa insieme allo specialista.
  • Guida e uso di macchinari: la sedazione può essere marcata nelle prime fasi, quindi è consigliabile prudenza prima di mettersi alla guida o svolgere attività che richiedono prontezza di riflessi.
  • Persone anziane: con l'età la capacità di eliminare il farmaco può ridursi e la sensibilità all'effetto sedativo tende ad aumentare, per questo il monitoraggio dovrebbe essere più frequente.
  • Funzionalità epatica e renale: poiché il farmaco viene metabolizzato dal fegato, eventuali compromissioni possono richiedere controlli periodici.
  • Alcol: durante il trattamento è generalmente raccomandato evitare il consumo di bevande alcoliche perché possono aumentare la sedazione e altri effetti indesiderati del farmaco.

Un aspetto da affrontare con chiarezza riguarda i pensieri suicidari. All'inizio del trattamento, e in particolare nelle persone sotto i 25 anni, può esserci un rischio aumentato di ideazione suicidaria.

Se noti in te stesso, o in una persona cara che assume il farmaco, pensieri di farti del male, agitazione improvvisa o cambiamenti bruschi dell'umore, è importante comunicarlo subito al medico o a una persona di fiducia, senza aspettare il prossimo appuntamento.

Vale come principio generale che qualsiasi modifica alla terapia, dal cambio di dosaggio alla sospensione fino alla sostituzione con un altro farmaco, dovrebbe avvenire sempre sotto la guida del medico, perché alcune variazioni improvvise possono avere conseguenze prevenibili con il giusto supporto.

Effetti indesiderati

Come tutti i farmaci, la mirtazapina può causare effetti indesiderati, anche se non tutte le persone li manifestano. Conoscerli in anticipo non serve ad alimentare l'ansia, ma a riconoscerli e a sapere come comportarsi. Per orientarsi, gli effetti vengono classificati in base alla frequenza con cui si presentano.

  • Molto comuni (più di 1 persona su 10): sonnolenza e sedazione, spesso marcate nelle prime settimane, aumento dell'appetito e del peso corporeo, secchezza delle fauci e cefalea.
  • Comuni (fino a 1 persona su 10): capogiri, affaticamento, tremore, edema con gonfiore da accumulo di liquidi, ipotensione ortostatica con calo della pressione quando ci si alza, stipsi e nausea.
  • Non comuni (fino a 1 persona su 100): agitazione, acatisia con irrequietezza motoria, sogni particolarmente vividi.
  • Rari (fino a 1 persona su 1.000): alterazioni della funzionalità epatica e, tra gli eventi segnalati, agranulocitosi, cioè una riduzione significativa dei globuli bianchi. Se compaiono febbre, mal di gola o altri segni di infezione, è importante contattare immediatamente il medico per una valutazione urgente.

Uno degli effetti che più spesso genera dubbi è l'aumento di peso. L'aumento di appetito è un effetto noto e atteso, non necessariamente il segnale di un dosaggio sbagliato, ed è particolarmente frequente. Secondo la revisione già citata, la probabilità di aumento di peso o di appetito risulta più elevata rispetto agli SSRI (Watanabe et al., 2010).

In chi ha perso peso a causa della depressione, questo effetto può addirittura rappresentare un segnale di recupero, ma va comunque monitorato nel tempo con il medico.

Può essere utile distinguere l'effetto farmacologico diretto sul senso di fame, che è reale, dalla cosiddetta fame emotiva, cioè il mangiare in risposta a stati d'animo come noia o tristezza, che è una componente psicologica separata.

Anche la sonnolenza diurna è un effetto frequente, soprattutto all'inizio, dovuto all'azione sul sistema istaminergico. La stessa revisione conferma che la mirtazapina causa sonnolenza più spesso degli SSRI, pur essendo associata a minori disturbi del sonno, il che per alcune persone può tradursi in un riposo notturno di qualità migliore (Watanabe et al., 2010).

In molte persone la sonnolenza diurna tende ad attenuarsi nel corso dei primi giorni o delle prime settimane di trattamento, e assumere il farmaco la sera aiuta a concentrare il picco di sedazione durante la notte. Se invece persiste oltre le prime settimane e interferisce con le attività quotidiane, è il momento di parlarne con il medico.

Un ultimo aspetto riguarda la sospensione del farmaco. Quando si interrompe la mirtazapina, soprattutto in modo brusco, possono comparire sintomi da discontinuazione come ansia, insonnia, calo dell'appetito e disturbi gastrointestinali. Si tratta di un fenomeno legato all'adattamento dell'organismo, che non va confuso con la dipendenza.

Gli antidepressivi, mirtazapina compresa, non sono associati a dipendenza nel senso tipico delle sostanze d'abuso, perché non si osservano ricerca compulsiva del farmaco né escalation del dosaggio. La sospensione, però, deve avvenire sempre in modo graduale e sotto supervisione medica, proprio per evitare questi sintomi di adattamento.

Attenzione

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono il parere del medico. Ogni persona risponde ai farmaci in modo individuale, inclusa la comparsa di eventuali effetti indesiderati. In caso di dubbi o incertezze sul trattamento, è necessario confrontarsi con il proprio medico e consultare il foglietto illustrativo del farmaco.

Interazioni con altri farmaci e sovradosaggio

Assumere la mirtazapina insieme ad altri farmaci può modificarne l'efficacia o aumentare la probabilità di effetti indesiderati. Non è un'eventualità rara, e conoscere le interazioni principali aiuta a gestire la terapia in modo più consapevole.

L'associazione più critica riguarda gli IMAO, una classe di antidepressivi più datata. L'uso contemporaneo è controindicato, perché può aumentare in modo significativo il rischio di reazioni avverse gravi, e nel passaggio dall'uno all'altro è necessario rispettare un intervallo di washout, cioè un periodo di sospensione, la cui durata va stabilita con il medico.

Un'altra possibile interazione riguarda gli antidepressivi che agiscono sul sistema serotoninergico, come SSRI, SNRI o triciclici, perché la combinazione può aumentare il rischio di sindrome serotoninergica. È una condizione che si manifesta con agitazione, tremori, confusione e alterazioni della frequenza cardiaca e richiede attenzione clinica immediata.

Anche l'alcol, le benzodiazepine e gli analgesici oppioidi vanno considerati con cura, perché assunti insieme alla mirtazapina possono potenziarne l'effetto sedativo. Alcuni farmaci, inoltre, influenzano il modo in cui il fegato metabolizza la mirtazapina agendo sugli enzimi del citocromo, rendendola meno efficace o aumentandone la concentrazione.

Antiepilettici, litio e anticoagulanti come il warfarin sono altri esempi di interazioni clinicamente rilevanti da valutare caso per caso. La regola generale è informare sempre il medico di tutti i farmaci assunti, compresi integratori e rimedi fitoterapici come la valeriana o l'iperico, che spesso vengono sottovalutati.

Sovradosaggio

In caso di assunzione di una quantità eccessiva di mirtazapina, il profilo di sicurezza è relativamente più favorevole rispetto agli antidepressivi triciclici, ma questo non significa che un sovradosaggio sia privo di rischi. I sintomi possibili includono sedazione eccessiva, tachicardia e calo della pressione arteriosa.

Se si sospetta un sovradosaggio, la cosa giusta da fare è una sola, cioè chiamare il 112 o recarsi immediatamente al pronto soccorso, senza aspettare che i sintomi peggiorino.

Due donne che conversano in lingua dei segni su un divano, evidenziando la comunicazione in un contesto informale al chiuso.
RDNE Stock project – Pexels

Mirtazapina e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura

Farmaco e psicoterapia non sono due strade alternative tra cui scegliere, perché sono strumenti che lavorano su livelli diversi e spesso si potenziano a vicenda. Un approfondimento dell'Istituto Superiore di Sanità sottolinea che, nella depressione, i risultati migliori si ottengono quando la terapia farmacologica viene affiancata alla psicoterapia (Reparto di Farmacoepidemiologia, Cnesps-ISS, 2012).

La mirtazapina può contribuire a ritrovare un sonno più regolare, a recuperare l'appetito e ad alleggerire il peso dell'umore depresso, agendo così sulle condizioni di base. Quando si torna a dormire e a mangiare, il sistema nervoso ha più risorse, e con più risorse diventa possibile un lavoro più profondo su di sé.

La psicoterapia, dal canto suo, agisce su ciò che il farmaco non raggiunge, come gli schemi di pensiero che si ripetono e le cause più radicate di ciò che si sta attraversando. In alcuni percorsi, in particolare per la depressione, la terapia cognitivo-comportamentale è tra gli approcci più studiati e raccomandati dalle principali linee guida internazionali (NICE, 2022).

Se stai già assumendo la mirtazapina ma continui a sentirti vuoto o privo di energie, può essere il momento di chiederti se un percorso psicologico potrebbe aiutarti a esplorare qualcosa che il farmaco da solo non tocca. Se invece stai già seguendo una psicoterapia, il medico può valutare insieme a te se un supporto farmacologico può rafforzare ciò che stai costruendo.

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