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Disturbi psichici
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Insonnia: regole pratiche per spezzare il circolo vizioso

Insonnia: regole pratiche per spezzare il circolo vizioso
Sara Calderone
Psicoterapeuta ad orientamento Cognitivo-Comportamentale
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
24.2.2026
Insonnia: regole pratiche per spezzare il circolo vizioso
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Oggi l’insonnia è riconosciuta come uno dei disturbi psicologici più invalidanti a livello globale, perché può compromettere in modo significativo la salute e la qualità della vita di chi ne soffre. Le stime indicano che interessa circa il 10%–30% della popolazione (Maness & Khan, 2015).

Un corretto sonno è fondamentale non solo per “ricaricare le batterie” dopo una giornata faticosa, ma anche perché permette al nostro organismo di svolgere una serie di funzioni fisiologiche che avvengono durante le ore di riposo.

Passare una notte insonne è un’esperienza che può capitare a molte persone, anche più volte nella vita. A volte uno stress fisico o emotivo oppure un evento negativo, possono determinare un insonnia transitoria. Nella maggior parte delle persone, tuttavia, l’abituale pattern di sonno si ristabilisce in modo autonomo dopo qualche giorno. Non è così per chi sviluppa un disturbo di insonnia.

I benefici del sonno

È un errore comune pensare che il sonno sia uno stato in cui corpo e mente sono “spenti”. Al contrario, il sonno è uno stato “attivo” in cui si ristabiliscono molti processi importanti per la nostra vita, come ad esempio il consolidamento della memoria. Il sonno è quindi fondamentale per il benessere e la sopravvivenza dell’essere umano.

Ivan Samkov- Pexel

I benefici che la persona trae dal sonno sono molteplici: 

  • il nostro corpo si rigenera e si ristora;
  • i muscoli crescono;
  • si riparano tessuti;
  • si sintetizzano gli ormoni.

Naturalmente, con la crescita e lo sviluppo dell’essere umano, i bisogni relativi alla quantità di ore di sonno necessarie ad alcuni di questi processi cambiano.

Sonno e stile di vita

Lo stile di vita è importante per capire quante, e di che qualità, sono le ore di sonno necessarie al benessere della persona. Alcuni studi mostrano come, in relazione all’età, anche il numero di ore si diversifichi. Tuttavia, è importante tenere presente che la presenza o meno di un disturbo da insonnia non è direttamente correlata al numero effettivo di ore di sonno di una persona.

Ognuno di noi può sentirsi soddisfatto o meno dopo un determinato quantitativo di ore di sonno, che può variare da persona a persona. Il sonno risulta pertanto fondamentale per una vita sana da un punto di vista fisico, emotivo e cognitivo.

Quando possiamo parlare di insonnia?

Secondo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5),si può parlare di disturbo di insonnia quando:

  • è presente una difficoltà persistente di inizio o mantenimento del sonno,
  • risveglio precoce,  
  • insoddisfazione per quantità o qualità del riposo,
  • compromissione del funzionamento diurno come stanchezza, irritabilità, difficoltà di concentrazione o calo del rendimento,
  • si manifesta almeno tre notti a settimana per un periodo minimo di tre mesi, nonostante adeguate opportunità di dormire.

In generale, l’insonnia si caratterizza per problemi nell’addormentarsi o nel restare addormentati durante la notte e può essere individuata precocemente attraverso strumenti di screening come l’Insomnia Severity Index. Tuttavia, la diagnosi clinica e l’eventuale valutazione delle comorbidità si basano soprattutto su colloquio clinico, anamnesi del sonno e della storia medica, oltre all’uso di questionari o diari del sonno, mentre esami strumentali vengono riservati ai casi in cui siano necessari(Riemann et al., 2023).

SHVETS production - Pexels

Se l’insonnia è accompagnata da umore molto depresso, attacchi di panico notturni, uso crescente di alcol o farmaci per dormire, oppure sonnolenza diurna che può diventare pericolosa (ad es. alla guida), può essere importante chiedere un supporto professionale.

Inoltre, quando si sospettano altri disturbi del sonno (per esempio movimenti periodici degli arti o disturbi respiratori del sonno) o quando l’insonnia risulta resistente al trattamento, può essere indicato approfondire con una polisonnografia. Le linee guida ne raccomandano l’uso in questi scenari (Riemann et al., 2023).

Come si sviluppa l’insonnia?

Lo sviluppo e la persistenza dell’insonnia possono dipendere da:

  • fattori predisponenti: una serie di condizioni o caratteristiche personali che aumentano la vulnerabilità al disturbo come età, genere, familiarità, caratteristiche individuali,
  • fattori precipitanti: rappresentati da un accadimento traumatico che determina l’insorgenza del disturbo (stress, lutti, preoccupazioni),
  • fattori perpetuanti: sono quei comportamenti che causano insonnia cronica come credenze disfunzionali sui comportamenti che promuovono il sonno, ansia e tensione anticipatoria.

Igiene del sonno: regole pratiche (e perché possono funzionare)

Le strategie di igiene del sonno risultano più efficaci quando vengono applicate con regolarità e in modo concreto, perché aiutano il sistema nervoso ad associare il momento serale e l’ambiente del letto a uno stato di calma e predisposizione al riposo, riducendo al contempo gli stimoli che favoriscono l’attivazione.

  • Orari regolari: mantenere orari di addormentamento e risveglio il più possibile stabili, anche nei fine settimana, contribuisce a regolare il ritmo sonno-veglia,
  • Caffeina e nicotina: evitare caffeina nelle 6–8 ore precedenti e limitare la nicotina la sera riduce l’effetto stimolante sul sistema nervoso e la probabilità di risvegli notturni,
  • Alcol: pur facilitando talvolta l’addormentamento, tende a frammentare il sonno nelle ore successive,
  • Riposi pomeridiani: Se si sente il bisogno di riposare durante il giorno, è preferibile un sonnellino breve (15–20 minuti) e non oltre metà pomeriggio, così da non diminuire la pressione di sonno serale,
  • Luce e schermi: abbassare l’intensità luminosa e ridurre l’uso di schermi nelle 1–2 ore precedenti al sonno aiuta l’organismo a riconoscere il segnale biologico della notte,
  • Letto = riposo: riservare il letto e la camera a momenti di riposo e tranquillità, evitando attività lavorative o discussioni intense può favorire l’associazione mentale tra quell’ambiente e lo stato di rilassamento.

CBT-I 2 e insonnia

La terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia (CBT-I) è attualmente considerata il trattamento di prima scelta per l’insonnia cronica negli adulti di ogni età, anche in presenza di altre condizioni cliniche, e può essere svolta sia in presenza sia tramite programmi digitali (Riemann et al., 2023). Tra le sue componenti fondamentali vi è il controllo dello stimolo il controllo dello stimolo, un insieme di indicazioni mirate a ristabilire l’associazione naturale tra letto e sonno, che nel tempo può indebolirsi quando la persona sperimenta veglia prolungata, preoccupazioni o attività attivanti mentre è coricata.

In questi casi il letto rischia di trasformarsi in uno spazio mentalmente collegato alla frustrazione o all’iperattivazione; l’obiettivo dell’intervento è quindi ricondurlo gradualmente a essere un segnale di riposo. A tal fine si suggerisce di:

  • andare a letto solo quando compare una reale sonnolenza,
  • utilizzare il letto esclusivamente per dormire o per l’intimità,
  • alzarsi se dopo circa 15–20 minuti non ci si addormenta o ci si sente vigili dedicandosi in un altro ambiente a un’attività neutra e poco stimolante con luce soffusa e tornare a coricarsi solo quando il sonno si ripresenta
  • mantenere costante l’orario di risveglio mattutino, anche dopo notti difficili, poiché la stabilità del ritmo circadiano rappresenta uno dei pilastri per il recupero di un sonno più regolare.

Restrizione del sonno per aumentare l’efficienza

La restrizione del sonno è una tecnica della terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia (CBT-I) finalizzata ad aumentare l’efficienza del riposo attraverso una riduzione temporanea e controllata del tempo trascorso a letto, così da favorire un sonno più continuo e diminuire i risvegli notturni. L’intervento si basa sul confronto tra due parametri rilevati tramite diario del sonno: il tempo effettivo di sonno e il tempo totale passato a letto, spesso molto più lungo e caratterizzato da periodi di veglia.

La procedura consiste nell’avvicinare gradualmente il tempo a letto alla reale durata del sonno, mantenendo costante l’orario di risveglio; quando il riposo diventa più stabile e consolidato, l’intervallo a letto viene progressivamente ampliato. Questa strategia non mira a “dormire meno”, ma a rafforzare l’associazione tra letto e sonno e a ridurre le ore trascorse svegli sotto le coperte. Poiché nelle prime fasi può aumentare la sonnolenza diurna, è consigliabile applicarla in modo personalizzato e sotto supervisione professionale, soprattutto in presenza di condizioni cliniche specifiche (ad esempio epilessia o disturbo bipolare), lavori che richiedono elevata vigilanza o sospetto di altri disturbi del sonno; qualora la CBT-I non sia sufficiente, le linee guida indicano la possibilità di integrare anche un trattamento farmacologico (Riemann et al., 2023).

Risvegli notturni: strategie utili e comportamenti da evitare

I risvegli durante la notte possono diventare problematici quando vengono vissuti come segnali di allarme e attivano pensieri anticipatori negativi sul giorno successivo. L’obiettivo principale è, infatti, quello di ridurre l’iperattivazione fisiologica e cognitiva.

Evitare di controllare l’ora è spesso utile, perché guardare sveglia o telefono tende ad aumentare la pressione e i calcoli mentali sul tempo residuo di sonno, ostacolando il riaddormentamento.

Se ci si alza, è preferibile mantenere luci soffuse e stimoli bassi, poiché un’illuminazione intensa può inviare al cervello segnali di veglia. Quando la vigilanza persiste per diversi minuti, può essere indicato uscire temporaneamente dal letto e dedicarsi a un’attività neutra e rilassante come una lettura leggera, musica calma o respirazione lenta evitando invece attività attivanti quali lavoro, social, notizie o discussioni.

Il ritorno a letto andrebbe fatto solo quando ricompare una reale sonnolenza, così da preservare l’associazione mentale tra letto e sonno.

Se i risvegli si accompagnano a sintomi come sensazione di mancanza d’aria, russamento marcato o movimenti involontari frequenti, è opportuno consultare uno specialista per valutare l’eventuale presenza di altri disturbi del sonno.

Regole cognitive per gestire rimuginio e ansia legata al sonno

L’insonnia è spesso accompagnata da pensieri automatici rigidi e pressanti come l’idea di dover dormire subito o di non poter funzionare senza un certo numero di ore che aumentano l’attivazione mentale e trasformano il sonno in una prestazione da raggiungere.

Nella CBT-I si interviene anche su questo piano cognitivo, favorendo modalità di pensiero più flessibili e meno allarmanti. Quando emergono rimuginazioni, può essere utile:

  • Spostare il problema fuori dal letto: se inizi a rimuginare, non affrontare i pensieri restando a letto, alzati e dedicarti ad un’attività neutra finché la tensione non diminuisce,
  • Riformulare l’obiettivo: invece di ripeterti “devo dormire”, cerca di creare condizioni favorevoli al sonno,
  • Ridimensionare le previsioni catastrofiche: una notte difficile può pesare, ma a volte la mente può sovrastimare l’impatto. Richiamare alla mente occasioni in cui si è affrontata una giornata dopo aver dormito poco può ridurre il senso di allarme,
  • Accettare una quota di veglia: non opporti rigidamente, poiché la lotta contro l’insonnia tende paradossalmente a mantenerla.

Quando questi schemi di pensiero risultano persistenti o particolarmente intensi, un intervento psicologico mirato può sostenere l’interruzione del circolo vizioso tra preoccupazione e difficoltà di sonno.

Due tecniche pratiche da integrare nella routine serale: “worry time” e rilassamento muscolare

Alcune strategie risultano particolarmente efficaci quando vengono adottate come abitudini quotidiane, piuttosto che utilizzate solo nei momenti critici della notte.

Il worry time, o “tempo delle preoccupazioni”, consiste nel dedicare ogni giorno 15–20 minuti preferibilmente nel tardo pomeriggio a scrivere in modo concreto ciò che preoccupa e ad affiancare a ciascun pensiero un piccolo passo realistico (anche semplicemente programmare quando occuparsene). Questo rituale aiuta la mente a rimandare le ruminazioni serali ricordando che esiste già uno spazio dedicato per affrontarle.

Il rilassamento muscolare progressivo, invece, è indicato quando si percepisce tensione corporea: si contraggono per alcuni secondi diversi gruppi muscolari e poi li si rilascia più a lungo, osservando il contrasto tra tensione e distensione, procedendo gradualmente lungo il corpo e mantenendo una respirazione lenta. In persone particolarmente ipervigili queste tecniche possono inizialmente aumentare l’attivazione. In questo caso è preferibile ridurne la durata e praticarle in momenti tranquilli e fuori dal letto, così da favorire un apprendimento più graduale e sicuro.

Dormire meglio è possibile

Adottare abitudini sane e costanti può rappresentare un primo passo concreto verso un sonno più regolare e ristoratore: spesso sono proprio i piccoli cambiamenti quotidiani, apparentemente semplici, a favorire un riequilibrio efficace del ritmo sonno-veglia. Se desideri un supporto strutturato e personalizzato, puoi iniziare oggi il tuo percorso di cambiamento con Unobravo.

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*Non ha valore diagnostico e non sostituisce una diagnosi professionale

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