Il pensiero superstizioso, o pensiero magico, si basa sull’idea irrazionale che determinati gesti, oggetti o rituali possano influenzare il futuro, anche in assenza di un reale nesso causale. È una modalità di pensiero molto più comune di quanto si creda: interessa, in forme più o meno intense, la maggior parte delle persone. Ma come mai è così diffuso?
Non si tratta solo di ignoranza o ingenuità: vi è un bisogno psicologico profondo alla base. L’essere umano è biologicamente programmato per cercare coerenza, prevedibilità e significato in ciò che accade. Viviamo in un mondo complesso e pieno di variabili fuori dal nostro controllo; la nostra mente, per sua natura, rifugge il caos e tende a costruire collegamenti anche dove non esistono. Il pensiero magico diventa allora un modo per sentirsi più sicuri, dare ordine all’incertezza e placare l’ansia generata dall’imprevedibilità della vita.
A cosa serve il pensiero superstizioso?
Poiché la mente è programmata per interpretare il mondo come qualcosa di organizzato, spesso individuiamo forme e strutture che in realtà non esistono. Un esempio è la figura del Triangolo di Kanizsa: quasi tutti notano un triangolo bianco posto davanti a tre cerchi neri, quando in realtà il triangolo non esiste. La mente compensa i lati mancanti del triangolo autonomamente: in assenza di informazioni, operiamo delle aggiunte per trovare un senso in ciò che abbiamo di fronte.
In altri casi vediamo forme e volti nella conformazione delle nuvole o nella disposizione casuale di una serie di oggetti. Di conseguenza, se una persona è incline al pensiero superstizioso, tenderà a cercare nel mondo prove di tutto ciò che non riesce a spiegare, ricorrendo ad eventi e forze soprannaturali.
Di fronte a un evento insolito, può essere difficile accettare che sia avvenuto casualmente. La stessa cosa accade quando due eventi si presentano in successione: pensiamo che il primo debba aver causato il secondo. Collegando in tal modo gli avvenimenti, interpretiamo le sequenze in termini di causa ed effetto, supponendo che a generarli sia stata una forza sconosciuta. In questo modo incappiamo in errori o bias cognitivi, che ci portano a credere all'esistenza di un legame tra eventi che non hanno alcun collegamento logico.
4 motivi per cui la superstizione "ci rassicura"
Il pensiero superstizioso è psicologicamente rassicurante, per almeno 4 motivi:
- Il pensiero di aver fatto qualcosa per ottenere il risultato sperato fornisce maggiore sicurezza prima di esporsi a una situazione stressante, come una prestazione scolastica o sportiva.
- Compiere un gesto scaramantico offre un’illusione di controllo che può placare in parte l’ansia. L’illusione può riguardare la possibilità di fare qualcosa per evitare che si verifichi un evento spiacevole o dannoso.
- Vedere gli eventi del mondo come legati da relazioni causa-effetto sembra meno spaventoso di un universo in cui eventi spiacevoli capitano per caso. La superstizione consola l’angoscia dell’imprevedibilità della vita.
- Se tutto avviene per un motivo, allora appare più controllabile. Se tutto è controllabile, allora anche io posso aumentare il mio livello di controllo, o di potere, su ciò che accadrà.
Il pensiero superstizioso nelle altre specie
L’essere umano dispone di un cervello estremamente sofisticato, ma tracce di pensiero superstizioso possono essere rintracciate anche in altre specie. Un classico esempio proviene dal celebre esperimento condotto da Burrhus Frederic Skinner (1947), pubblicato sul Journal of Experimental Psychology, volto a indagare la presenza di comportamenti superstiziosi nei piccioni. Skinner inserì i piccioni in una gabbia dotata di un distributore di cibo, programmato per rilasciare piccole quantità di mangime a intervalli casuali, indipendentemente dalle azioni dell’animale. Non potendo identificare una relazione chiara tra comportamento e ricompensa, i piccioni cominciarono a ripetere il gesto eseguito per caso nell’attimo precedente alla comparsa del cibo: alcuni giravano su se stessi, altri estendevano il collo, altri ancora eseguivano piccoli scatti con la testa o movimenti di beccata sul fondo della gabbia. Questi rituali non avevano alcuna efficacia causale, eppure venivano reiterati con insistenza: il cibo arrivava comunque, e ciò rinforzava l’illusione che quel comportamento fosse decisivo. Lo stesso principio è alla base di molti nostri gesti scaramantici: un esame andato bene dopo aver indossato “la maglietta fortunata” può diventare, nella nostra mente, la prova che quell’indumento abbia avuto un ruolo nel risultato.
I comportamenti superstiziosi e l’illusione del controllo
Il pensiero superstizioso si traduce spesso in comportamenti ritualizzati, messi in atto con l’obiettivo — illusorio — di esercitare un controllo su eventi che, di fatto, sfuggono al nostro potere. Indossare la “maglietta fortunata” il giorno dell’esame, portare un amuleto, evitare di incrociare un gatto nero o cambiare strada: ciò che accomuna questi gesti è la ricerca di sicurezza di fronte all’incertezza.
Lo stesso accade in contesti altamente competitivi o imprevedibili, come lo sport. Un esempio celebre è Rafael Nadal, che prima del servizio ripete una precisa sequenza di gesti: tocca la spalla sinistra, poi la destra, il naso; sistema i capelli dietro l’orecchio sinistro, di nuovo il naso e infine i capelli dietro l’orecchio destro. Pur non avendo alcun ruolo sull’esito del colpo, questi rituali gli permettono di ridurre l’ansia e ritrovare un senso di padronanza.
L’illusione del controllo diventa ancora più evidente nelle situazioni governate dal caso, come nel gioco d’azzardo: proprio perché il risultato è imprevedibile, i giocatori tendono a ripetere strategie personali o veri e propri rituali, convinti che possano “influenzare la fortuna”.
Quando i rituali assumono il controllo
In alcuni casi, il pensiero superstizioso e i rituali possono compromettere in modo significativo la qualità di vita della persona, incidendo profondamente sul benessere quotidiano. Nel Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC), infatti, i rituali magici assorbono una notevole quantità di risorse, sia in termini di tempo che di energie, e se vengono bloccati o rimandati, la persona sperimenta intensi stati di angoscia e senso di colpa. È stato inoltre evidenziato che le credenze e i comportamenti superstiziosi sono correlati con misure di compulsività e ossessività (Frost et al., 1993), suggerendo che questi aspetti possono rafforzarsi reciprocamente e aggravare l’impatto del disturbo sulla vita quotidiana.
Non a caso, nel trattamento del DOC, gran parte del lavoro consiste nel coltivare abilità quali la defusione cognitiva dai pensieri ossessivi e l’accettazione: interrompere i rituali significa accettare il rischio che l’evento temuto accada, accettare di sentirsi in colpa, accettare di non avere il controllo. Proprio il concetto di controllo è quello che meglio spiega perché il nostro percorso evolutivo ha mantenuto intatta la tendenza umana al pensiero superstizioso: l’esigenza di rendere prevedibile un mondo di spaventosa incertezza.

Le principali forme di pensiero superstizioso
Il pensiero superstizioso può manifestarsi in molte forme, alcune delle quali sono considerate comuni e socialmente accettate, mentre altre possono diventare più rigide e problematiche.
- Superstizioni quotidiane: Comprendono gesti o rituali che molte persone compiono senza pensarci troppo, come incrociare le dita, evitare di passare sotto una scala o portare con sé un oggetto "portafortuna". Questi comportamenti sono spesso condivisi culturalmente e vissuti come piccoli riti di buon auspicio.
- Pensiero magico: Si tratta della convinzione che i propri pensieri, parole o azioni possano influenzare direttamente il corso degli eventi, anche in assenza di un legame logico. Ad esempio, credere che pensare intensamente a un esito positivo possa farlo accadere.
- Rituali scaramantici: Sono sequenze di azioni ripetute in modo preciso, spesso prima di eventi importanti o stressanti, come esami, colloqui o competizioni sportive. Questi rituali possono diventare sempre più complessi e rigidi nel tempo.
- Superstizione patologica: Quando il pensiero superstizioso diventa pervasivo, interferisce con la vita quotidiana e genera disagio significativo, può assumere una forma patologica. In questi casi, la persona può sentirsi obbligata a compiere rituali anche contro la propria volontà, sperimentando ansia intensa se non riesce a farlo.
Queste tipologie si collocano su un continuum che va da comportamenti innocui e condivisi a manifestazioni che possono compromettere il benessere psicologico.
Diffusione del pensiero superstizioso: dati e curiosità
Il pensiero superstizioso appare sorprendentemente diffuso nella popolazione generale — e non solo in gruppi con basso livello di istruzione o fragilità emotiva. Già lo studio di Justin L. Risen (2016) mostra che anche adulti istruiti e psicologicamente stabili possono mantenere credenze irrazionali o comportamenti superstiziosi, nonostante riconoscano razionalmente che non abbiano una base logica reale. Una ricerca condotta dall’Università di Padova su giovani studenti suggerisce che la superstizione non sia affatto un residuo di epoche passate, ma si configuri ancora come un modo di pensare radicato nella psicologia umana: superstizione e scaramanzia vengono riconosciute da molti come modalità di risposta alle incertezze e allo stress. Secondo le più recenti rilevazioni internazionali — con strumenti che considerano sia la credenza sia il comportamento superstizioso — la diffusione può risultare ancora più ampia. Uno studio del 2024 ha rilevato che in un campione rappresentativo la quasi totalità delle persone (≈ 97%) mostrava almeno qualche forma di superstizione (credenza o rituale).
Le cause del pensiero superstizioso: tra biologia, ambiente e psicologia
Le origini del pensiero superstizioso sono complesse e coinvolgono diversi fattori che interagiscono tra loro.
- Predisposizione biologica: Studi di neuropsicologia suggeriscono che il cervello umano è naturalmente portato a cercare schemi e connessioni, anche dove non esistono. Questa tendenza, chiamata "patternicity", aiuta a dare senso al mondo ma può favorire la nascita di credenze superstiziose (Shermer, 2008).
- Fattori ambientali e culturali: L’ambiente in cui cresciamo gioca un ruolo fondamentale. Se in famiglia o nella comunità sono presenti rituali scaramantici, è più probabile che vengano interiorizzati e ripetuti.
- Esperienze personali: Eventi vissuti come "coincidenze fortunate" dopo un gesto scaramantico possono rafforzare la convinzione che esista un legame tra il comportamento e l’esito positivo, anche se si tratta di una semplice casualità.
- Bisogno di controllo e riduzione dell’ansia: In situazioni di incertezza o stress, il pensiero superstizioso può offrire una sensazione di controllo e sicurezza, anche se illusoria. Questo meccanismo psicologico è stato osservato in numerosi studi clinici (Vyse, 2014).
Questi fattori, combinati tra loro, spiegano perché il pensiero superstizioso sia così diffuso e resistente al cambiamento.
Strategie per riconoscere e gestire il pensiero superstizioso
Riconoscere il pensiero superstizioso può essere il primo passo per gestirlo in modo consapevole, soprattutto quando rischia di limitare la libertà personale o generare disagio. È importante notare che, anche se le persone possono rendersi conto che una credenza superstiziosa è irrazionale, possono comunque scegliere di agire secondo essa, un fenomeno noto come acquiescenza (Risen, 2016). Ecco alcune strategie psicologiche validate che possono essere d'aiuto: consapevolezza dei propri pensieri, ovvero imparare a osservare i propri pensieri superstiziosi senza giudicarli, riconoscendo quando emergono e in quali situazioni si attivano; sperimentazione attiva, cioè provare in modo graduale e sicuro a non mettere in atto il rituale superstizioso e osservare cosa accade realmente, scoprendo spesso che l’evento temuto non si verifica; ristrutturazione cognitiva, che consiste nel lavorare sulla propria interpretazione degli eventi e chiedersi se esista davvero una relazione di causa-effetto tra il gesto superstizioso e l’esito desiderato; infine, tecniche di gestione dell’ansia come la respirazione consapevole o la mindfulness, che possono aiutare a tollerare l’incertezza e a ridurre il bisogno di controllo attraverso rituali. Queste strategie, se praticate con costanza, possono favorire un rapporto più equilibrato con il pensiero superstizioso, senza rinunciare alla serenità nelle situazioni di incertezza.
Ritrova il tuo equilibrio: affronta le superstizioni con il supporto giusto
Il pensiero superstizioso fa parte della nostra natura e, in molti casi, può aiutare a gestire l’incertezza della vita. Tuttavia, quando rituali e credenze iniziano a limitare la tua libertà o a generare disagio, è importante ricordare che non sei solo. Un percorso psicologico può contribuire a riconoscere questi meccanismi, rafforzare la tua consapevolezza e favorire un senso di controllo più autentico e sereno. Se senti che le superstizioni stanno influenzando il tuo benessere, il team di Unobravo è qui per ascoltarti e accompagnarti, passo dopo passo. Fai il primo passo verso una maggiore serenità: inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online.





