Durante le fiere dedicate a fumetti, videogiochi, cinema e cultura popolare uno degli elementi che più cattura l'attenzione tra passanti, social e invitati è il fenomeno del cosplay.
Spesso viene raccontato attraverso le sue immagini più immediate, fatte di costumi elaborati, personaggi riconoscibili, fotografie, performance. È una lettura comprensibile, ma rischia di fermarsi alla superficie.
Il cosplay è prima di tutto un'arte e uno svago, ma può essere osservato anche da una prospettiva psicologica, senza ridurlo né a una semplice forma di evasione né a qualcosa di bizzarro o infantile. In concomitanza con Lucca Comics, può allora essere interessante soffermarsi su una domanda: che cosa accade alla nostra identità quando, per un momento, scegliamo di abitare quella di qualcun altro?
Cos'è il cosplay
Il termine cosplay nasce dall’unione delle parole inglesi “costume” e “play” e indica una pratica nella quale le persone interpretano personaggi della cultura popolare attraverso il costume, ma anche attraverso il modo di muoversi, di comportarsi e di entrare in relazione con gli altri.
Come osserva Therèsa M. Winge, il cosplay si è sviluppato dalle convention dedicate ai fan fino a diventare un fenomeno globale, mantenendo al centro non soltanto la realizzazione degli abiti, ma anche la creatività, il gioco di ruolo, la performance e le relazioni sociali.
Il costume diventa così uno strumento attraverso cui giocare con diverse forme del corpo e dell’identità e, allo stesso tempo, condividere passioni e appartenenze all’interno di una comunità (Winge, 2018).

Il cosplay come spazio di esplorazione dell’identità
Per comprendere il rapporto tra cosplay e identità, è utile partire da una riflessione proposta da Adam Geczy nel saggio The Psychology of Cosplay. Secondo l’autore, il cosplay si distingue dalle forme tradizionali di mascheramento perché implica l’ingresso consapevole in una pluralità di personaggi, narrazioni e possibilità identitarie. Le maschere, in altre parole, non nascondono semplicemente la persona ma la rendono un personaggio all'interno di un universo narrativo di cui gli osservatori conoscono le regole.
Il costume, in questa prospettiva, non separa nettamente la persona da ciò che rappresenta, ma crea uno spazio nel quale questa relazione può essere temporaneamente rielaborata. Geczy descrive infatti il cosplay come una pratica in cui il soggetto può assumere un’identità diversa e, proprio attraverso questo spostamento, sperimentare nuove possibilità di espressione. L’identità del cosplayer quindi non viene considerata qualcosa di immobile ma può muoversi tra personaggi e appartenenze differenti, in relazione agli interessi personali e alle comunità frequentate (Geczy, 2016).
In questo senso, vestirsi come un personaggio non significa necessariamente voler “essere un altro”. Può significare, al contrario, esplorare aspetti di sé attraverso un linguaggio diverso da quello della quotidianità trovando un modo di sentirsi, esprimersi e relazionarsi che il costume rende temporaneamente più accessibile.
Non esiste un unico tipo di cosplayer
Un altro stereotipo da mettere in discussione riguarda l’idea che chi fa cosplay (cioè il cosplayer) sia necessariamente molto estroverso, esibizionista o desideroso di attirare l’attenzione.
Rosenberg e Letamendi (2018) hanno studiato 929 adulti che si dichiaravano cosplayer abituali, rilevando che, nel complesso, i partecipanti si collocavano entro un range normale di estroversione.
Le differenze individuali emergevano piuttosto nel modo di vivere questa esperienza. Ad esempio, le persone meno estroverse tendevano a sentirsi meno a proprio agio sotto i riflettori nella vita quotidiana e a preferire maggiormente elementi del costume che permettessero loro di coprire il volto.
Ancora più interessante è ciò che emerge quando si guarda alle ragioni della scelta del personaggio. La motivazione più frequente era il divertimento, seguita dalla possibilità di esprimere creatività. Inoltre, quasi sei partecipanti su dieci dichiaravano di scegliere un personaggio per alcuni aspetti della sua personalità. Il cosplay, quindi, non sembra ridursi alla volontà di attirare l'attenzione o di fuggire dalla propria identità ma per molte persone può diventare uno spazio nel quale sperimentare, esprimere o mettere in scena caratteristiche che sentono significative per sé (Rosenberg & Letamendi, 2018).
Portare sé stessi nei panni di un altro
Quando si interpreta un personaggio (indipendentemente dal modo e dal contesto) è quasi impossibile non inserire dentro quel ruolo caratteristiche, emozioni o modalità di espressione che sentiamo vicine a noi, anche se magari, nella vita quotidiana trovano meno spazio.
Un personaggio può quindi diventare una sorta di spazio di sperimentazione, nel quale provare modi diversi di apparire, comportarsi e relazionarsi con gli altri.
Nel cosplay questo processo può essere particolarmente evidente, perché il costume e la narrazione offrono una cornice condivisa in cui esplorare queste possibilità.
Questo dato sembra emergere anche in uno studio qualitativo condotto in Indonesia da Ardiansyah, Mustiawan e Tiara (2025) sul crossdressing cosplay, una modalità di cosplay in cui il personaggio interpretato è di un genere diverso dal proprio.
In questo studio gli autori hanno osservato come l’interpretazione possa diventare un'occasione per riflettere su di sé e sui propri comportamenti, sperimentare possibilità identitarie e confrontarsi con le reazioni della comunità. Il sostegno ricevuto dagli altri e le esperienze sui social possono contribuire a rafforzare il modo in cui la persona percepisce se stessa. Questo non significa, però, che interpretare un personaggio di un altro genere indichi necessariamente una specifica identità di genere ma può semplicemente rappresentare un modo per esplorare e comunicare aspetti del proprio sé che solitamente non vengono vissuti in un contesto quotidiano (Ardiansyah et al., 2025).

Il Cosplay come risorsa psicologica
Il cosplay può offrire uno spazio per esplorare aspetti della propria identità, ma sembrerebbe anche avere ricadute più ampie sul benessere psicologico e sociale. Una recente ricerca qualitativa condotta nelle Filippine da Beltran et al. (2025) ha esplorato proprio il rapporto tra pratica del cosplay e salute mentale, attraverso interviste approfondite analizzate con il metodo dell’Interpretative Phenomenological Analysis (IPA). Dalle esperienze riportate dai partecipanti emerge come il cosplay possa rappresentare una fonte di soddisfazione personale e di espressione di sé, ma anche un'occasione per sviluppare la creatività e costruire relazioni con altre persone che condividono gli stessi interessi.
I partecipanti hanno descritto inoltre una maggiore capacità di gestire le emozioni, di ridurre lo stress e di sentirsi più sicuri di sé.
La dimensione sociale sembra avere un ruolo particolarmente importante poiché sentirsi accolti e riconosciuti all'interno della comunità dei cosplayer può favorire un senso di appartenenza e di connessione, contribuendo a rafforzare la percezione di sé e le competenze relazionali.
Questi risultati suggeriscono quindi di guardare al cosplay non soltanto come a un'attività ricreativa, ma anche come a un contesto nel quale possono intrecciarsi espressione personale, creatività e relazioni sociali.
Proprio la possibilità di divertirsi, creare qualcosa, condividere una passione e sentirsi parte di un gruppo può trasformare un hobby apparentemente legato soltanto alla cultura pop in un'esperienza capace di sostenere alcune dimensioni del benessere psicologico (Beltran et al. 2025).
Attraverso il costume
Guardare al cosplay attraverso la psicologia significa, in fondo, guardare attraverso il costume. Dietro un personaggio possono esserci creatività, gioco, desiderio di esprimersi, appartenenza a una comunità e, talvolta, la possibilità di sperimentare aspetti di sé che nella quotidianità trovano meno spazio. Questo non significa che ogni cosplayer utilizzi il proprio personaggio per esplorare la propria identità, né che il cosplay abbia necessariamente effetti positivi sul benessere psicologico. Significa piuttosto riconoscere la complessità di una pratica che unisce dimensione individuale e sociale, immaginazione e realtà, persona e personaggio. Una delle caratteristiche di questa pratica è proprio che per qualche ora possiamo scegliere di indossare un costume, interpretare qualcuno che conosciamo e lasciarci guardare attraverso gli occhi di altri.
Che siate cosplayer esperti, alle prime armi o semplicemente visitatori curiosi, non resta quindi che augurare a tutti un buon Lucca Comics & Games: buon divertimento a chi passerà ore a perfezionare il proprio costume e a chi si limiterà a passeggiare tra stand, fumetti e personaggi.






