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Diventare qualcun altro per un weekend: la psicologia del cosplay

Diventare qualcun altro per un weekend: la psicologia del cosplay
Enrico Reatini
Psicologo ad orientamento Cognitivo-Comportamentale
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
4.10.2026
Diventare qualcun altro per un weekend: la psicologia del cosplay
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  • Il cosplay unisce costume, gioco di ruolo e relazioni sociali, e va oltre la semplice immagine di un'attività di nicchia legata alla cultura pop.
  • Non esiste un profilo psicologico unico del cosplayer: le ricerche mostrano un range normale di estroversione e motivazioni centrate su divertimento e creatività.
  • Interpretare un personaggio può diventare uno spazio per esplorare aspetti di sé che nella quotidianità trovano meno spazio, incluse esperienze come il crossdressing cosplay.
  • Il cosplay può avere ricadute positive sul benessere psicologico, favorendo gestione delle emozioni, autostima e senso di appartenenza a una comunità.
  • Guardare al cosplay con una lente psicologica significa riconoscerne la complessità, senza ridurlo a evasione né trasformarlo in una forma di terapia.

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Durante le fiere dedicate a fumetti, videogiochi, cinema e cultura popolare uno degli elementi che più cattura l'attenzione tra passanti, social e invitati è il fenomeno del cosplay.

Spesso viene raccontato attraverso le sue immagini più immediate, fatte di costumi elaborati, personaggi riconoscibili, fotografie, performance. È una lettura comprensibile, ma rischia di fermarsi alla superficie.

Il cosplay è prima di tutto un'arte e uno svago, ma può essere osservato anche da una prospettiva psicologica, senza ridurlo né a una semplice forma di evasione né a qualcosa di bizzarro o infantile. In concomitanza con Lucca Comics, può allora essere interessante soffermarsi su una domanda: che cosa accade alla nostra identità quando, per un momento, scegliamo di abitare quella di qualcun altro?

Cos'è il cosplay

Il termine cosplay nasce dall’unione delle parole inglesi “costume” e “play” e indica una pratica nella quale le persone interpretano personaggi della cultura popolare attraverso il costume, ma anche attraverso il modo di muoversi, di comportarsi e di entrare in relazione con gli altri.

Come osserva Therèsa M. Winge, il cosplay si è sviluppato dalle convention dedicate ai fan fino a diventare un fenomeno globale, mantenendo al centro non soltanto la realizzazione degli abiti, ma anche la creatività, il gioco di ruolo, la performance e le relazioni sociali.

Il costume diventa così uno strumento attraverso cui giocare con diverse forme del corpo e dell’identità e, allo stesso tempo, condividere passioni e appartenenze all’interno di una comunità (Winge, 2018).

Una cosplayer con un costume appariscente e i capelli blu posa con sicurezza a un raduno all'aperto.
Quyet Nguyen – Pexels

Il cosplay come spazio di esplorazione dell’identità

Per comprendere il rapporto tra cosplay e identità, è utile partire da una riflessione proposta da Adam Geczy nel saggio The Psychology of Cosplay. Secondo l’autore, il cosplay si distingue dalle forme tradizionali di mascheramento perché implica l’ingresso consapevole in una pluralità di personaggi, narrazioni e possibilità identitarie. Le maschere, in altre parole, non nascondono semplicemente la persona ma la rendono un personaggio all'interno di un universo narrativo di cui gli osservatori conoscono le regole.

Il costume, in questa prospettiva, non separa nettamente la persona da ciò che rappresenta, ma crea uno spazio nel quale questa relazione può essere temporaneamente rielaborata. Geczy descrive infatti il cosplay come una pratica in cui il soggetto può assumere un’identità diversa e, proprio attraverso questo spostamento, sperimentare nuove possibilità di espressione. L’identità del cosplayer quindi non viene considerata qualcosa di immobile ma può muoversi tra personaggi e appartenenze differenti, in relazione agli interessi personali e alle comunità frequentate (Geczy, 2016).

In questo senso, vestirsi come un personaggio non significa necessariamente voler “essere un altro”. Può significare, al contrario, esplorare aspetti di sé attraverso un linguaggio diverso da quello della quotidianità trovando un modo di sentirsi, esprimersi e relazionarsi che il costume rende temporaneamente più accessibile.

Non esiste un unico tipo di cosplayer

Un altro stereotipo da mettere in discussione riguarda l’idea che chi fa cosplay (cioè il cosplayer) sia necessariamente molto estroverso, esibizionista o desideroso di attirare l’attenzione.

Rosenberg e Letamendi (2018) hanno studiato 929 adulti che si dichiaravano cosplayer abituali, rilevando che, nel complesso, i partecipanti si collocavano entro un range normale di estroversione.

Le differenze individuali emergevano piuttosto nel modo di vivere questa esperienza. Ad esempio, le persone meno estroverse tendevano a sentirsi meno a proprio agio sotto i riflettori nella vita quotidiana e a preferire maggiormente elementi del costume che permettessero loro di coprire il volto.

Ancora più interessante è ciò che emerge quando si guarda alle ragioni della scelta del personaggio. La motivazione più frequente era il divertimento, seguita dalla possibilità di esprimere creatività. Inoltre, quasi sei partecipanti su dieci dichiaravano di scegliere un personaggio per alcuni aspetti della sua personalità. Il cosplay, quindi, non sembra ridursi alla volontà di attirare l'attenzione o di fuggire dalla propria identità ma per molte persone può diventare uno spazio nel quale sperimentare, esprimere o mettere in scena caratteristiche che sentono significative per sé (Rosenberg & Letamendi, 2018).

Portare sé stessi nei panni di un altro

Quando si interpreta un personaggio (indipendentemente dal modo e dal contesto) è quasi impossibile non inserire dentro quel ruolo caratteristiche, emozioni o modalità di espressione che sentiamo vicine a noi, anche se magari, nella vita quotidiana trovano meno spazio.

Un personaggio può quindi diventare una sorta di spazio di sperimentazione, nel quale provare modi diversi di apparire, comportarsi e relazionarsi con gli altri.

Nel cosplay questo processo può essere particolarmente evidente, perché il costume e la narrazione offrono una cornice condivisa in cui esplorare queste possibilità.

Questo dato sembra emergere anche in uno studio qualitativo condotto in Indonesia da Ardiansyah, Mustiawan e Tiara (2025) sul crossdressing cosplay, una modalità di cosplay in cui il personaggio interpretato è di un genere diverso dal proprio.

In questo studio gli autori hanno osservato come l’interpretazione possa diventare un'occasione per riflettere su di sé e sui propri comportamenti, sperimentare possibilità identitarie e confrontarsi con le reazioni della comunità. Il sostegno ricevuto dagli altri e le esperienze sui social possono contribuire a rafforzare il modo in cui la persona percepisce se stessa. Questo non significa, però, che interpretare un personaggio di un altro genere indichi necessariamente una specifica identità di genere ma può semplicemente rappresentare un modo per esplorare e comunicare aspetti del proprio sé che solitamente non vengono vissuti in un contesto quotidiano (Ardiansyah et al., 2025).

Cosplayer con costume intricato e pistola di scena, in posa all'aperto durante il giorno.
Vincent Tan – Pexels

Il Cosplay come risorsa psicologica

Il cosplay può offrire uno spazio per esplorare aspetti della propria identità, ma sembrerebbe anche avere ricadute più ampie sul benessere psicologico e sociale. Una recente ricerca qualitativa condotta nelle Filippine da Beltran et al. (2025) ha esplorato proprio il rapporto tra pratica del cosplay e salute mentale, attraverso interviste approfondite analizzate con il metodo dell’Interpretative Phenomenological Analysis (IPA). Dalle esperienze riportate dai partecipanti emerge come il cosplay possa rappresentare una fonte di soddisfazione personale e di espressione di sé, ma anche un'occasione per sviluppare la creatività e costruire relazioni con altre persone che condividono gli stessi interessi.

I partecipanti hanno descritto inoltre una maggiore capacità di gestire le emozioni, di ridurre lo stress e di sentirsi più sicuri di sé.

La dimensione sociale sembra avere un ruolo particolarmente importante poiché sentirsi accolti e riconosciuti all'interno della comunità dei cosplayer può favorire un senso di appartenenza e di connessione, contribuendo a rafforzare la percezione di sé e le competenze relazionali.

Questi risultati suggeriscono quindi di guardare al cosplay non soltanto come a un'attività ricreativa, ma anche come a un contesto nel quale possono intrecciarsi espressione personale, creatività e relazioni sociali.

Proprio la possibilità di divertirsi, creare qualcosa, condividere una passione e sentirsi parte di un gruppo può trasformare un hobby apparentemente legato soltanto alla cultura pop in un'esperienza capace di sostenere alcune dimensioni del benessere psicologico (Beltran et al. 2025).

Attraverso il costume

Guardare al cosplay attraverso la psicologia significa, in fondo, guardare attraverso il costume. Dietro un personaggio possono esserci creatività, gioco, desiderio di esprimersi, appartenenza a una comunità e, talvolta, la possibilità di sperimentare aspetti di sé che nella quotidianità trovano meno spazio. Questo non significa che ogni cosplayer utilizzi il proprio personaggio per esplorare la propria identità, né che il cosplay abbia necessariamente effetti positivi sul benessere psicologico. Significa piuttosto riconoscere la complessità di una pratica che unisce dimensione individuale e sociale, immaginazione e realtà, persona e personaggio. Una delle caratteristiche di questa pratica è proprio che per qualche ora possiamo scegliere di indossare un costume, interpretare qualcuno che conosciamo e lasciarci guardare attraverso gli occhi di altri.

Che siate cosplayer esperti, alle prime armi o semplicemente visitatori curiosi, non resta quindi che augurare a tutti un buon Lucca Comics & Games: buon divertimento a chi passerà ore a perfezionare il proprio costume e a chi si limiterà a passeggiare tra stand, fumetti e personaggi.

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FAQ

Il cosplay è una pratica che unisce la realizzazione di un costume al gioco di ruolo, alla performance e alle relazioni sociali con una comunità di appassionati. Dal punto di vista psicologico, non si tratta semplicemente di indossare un abito, ma di entrare in uno spazio in cui è possibile esplorare modi diversi di muoversi, comportarsi e relazionarsi con gli altri. Il costume diventa quindi uno strumento che permette di giocare con diverse forme del corpo e dell'identità. È un fenomeno che va oltre l'estetica e coinvolge creatività, narrazione e appartenenza.
Fare cosplay è un'attività diffusa e normale, non un segnale di disagio psicologico. Le ricerche mostrano che i cosplayer abituali si collocano entro un range normale di estroversione, senza particolari differenze rispetto alla popolazione generale. Le motivazioni più frequenti per questa pratica sono il divertimento e il desiderio di esprimere creatività, non la fuga dalla propria identità. Considerarlo bizzarro o infantile significa fermarsi a uno stereotipo che la ricerca psicologica non conferma.
Le persone scelgono spesso un personaggio perché ne riconoscono alcuni aspetti della personalità vicini ai propri, anche se nella vita quotidiana trovano meno spazio per esprimerli. Interpretare un personaggio diventa quindi un modo per portare in scena emozioni, caratteristiche o modalità di espressione che sentiamo autentiche. Il costume e la narrazione offrono una cornice condivisa che rende più accessibile questa sperimentazione. Non si tratta di voler essere un'altra persona, ma di esplorare sfaccettature di sé stessi.
Il valore psicologico del cosplay si riconosce osservando ciò che la pratica permette di vivere: maggiore capacità di gestire le emozioni, riduzione dello stress e una percezione di sé più sicura, come emerso da ricerche qualitative recenti. Anche la dimensione sociale ha un ruolo centrale, perché sentirsi accolti in una comunità di persone con interessi simili rafforza il senso di appartenenza. Non tutti i cosplayer vivono l'esperienza allo stesso modo, ma per molti diventa un contesto che intreccia espressione personale, creatività e relazioni. Riconoscerne il valore significa osservare questi benefici senza generalizzarli a ogni persona.
Interpretare un personaggio di un genere diverso dal proprio, pratica nota come crossdressing cosplay, non indica necessariamente una specifica identità di genere. Una ricerca qualitativa condotta in Indonesia ha mostrato che questa modalità può diventare un'occasione per riflettere su di sé, sperimentare possibilità identitarie e confrontarsi con le reazioni della comunità. Il sostegno ricevuto dagli altri e le esperienze condivise sui social possono rafforzare il modo in cui la persona percepisce se stessa. Si tratta quindi più di un'esplorazione di aspetti del proprio sé che di una dichiarazione identitaria definitiva.
Il cosplay può diventare un'occasione di crescita personale quando permette di sperimentare modi diversi di apparire, comportarsi e relazionarsi con gli altri in uno spazio sicuro e condiviso. Questo accade soprattutto grazie al sostegno della comunità, che favorisce il senso di appartenenza e la fiducia in sé stessi. Non è necessario che il cosplayer utilizzi consapevolmente il personaggio per esplorare la propria identità perché l'esperienza porti benefici: spesso è il contesto stesso, fatto di creatività, gioco e relazioni, a sostenere il benessere. È importante però non considerare questa pratica una forma di terapia, ma un'attività che può avere ricadute positive in modi diversi da persona a persona.
Un interesse molto intenso per il cosplay non è di per sé un motivo per rivolgersi a uno psicologo, poiché la ricerca mostra che si tratta di una pratica che può portare benefici su creatività, gestione delle emozioni e relazioni sociali. Può essere utile un confronto con un professionista se la persona percepisce che questa passione interferisce in modo significativo con altri ambiti della vita o se emergono difficoltà più ampie legate all'identità o al benessere psicologico. In generale, il cosplay va guardato per ciò che è realmente: un'attività vissuta in modo diverso da persona a persona, senza automatismi tra intensità della passione e disagio psicologico.
Hai altre domande?
Parlare con un professionista potrebbe aiutarti a risolvere ulteriori dubbi.
  • Ardiansyah, M. R., & Tiara, A. (2025). The Psychology of Communication in Constructing the Self-Concept of Crossdressing Cosplayers. Journal of Communication Studies, 5(2), 120-130.
  • Geczy, A. (2016). The psychology of cosplay. Journal of Asia-Pacific Pop Culture, 1(1), 18-36.
  • Rosenberg, R. S., & Letamendi, A. M. (2018). Personality, behavioral, and social heterogeneity within the cosplay community. Transformative Works and Cultures, 28.
  • Winge, T. M. (2018). Costuming Cosplay.

Collaboratori

Enrico Reatini
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