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Quanto accettiamo le emozioni negative?

Nell’attuale cultura del benessere e della felicità, le emozioni negative sembrano divenire un tabù. Tuttavia, ciò che viene negato, non smette di avere un’influenza su di noi: al contrario aumenta il suo impatto, non potendo essere affrontato alla luce del sole. Ma cosa avviene se invece siamo in grado di accettare le emozioni negative e dialogare con loro? Scopriamo a cosa servono le emozioni negative e come gestirle e accettarle.



Al pari di quelle positive, le emozioni negative svolgono un importante ruolo adattivo, comunicando agli altri e a noi stessi come ci sentiamo nei confronti di una situazione e promuovendo comportamenti di fuga o confronto rispetto a eventi stressanti. Hanno quindi senso e diritto di esistere:

  • la rabbia genera un’azione vigorosa per contrastare un ostacolo;
  • la tristezza ci permette di ritirarci, metabolizzare un evento e recuperare le energie;
  • la paura (e l’ansia) ci segnalano una minaccia che non siamo sicuri di poter affrontare;
  • il disgusto ci rivela un elemento moralmente o fisicamente negativo e ci allontana da esso;
  • la colpa, la vergogna e l’invidia sono emozioni sociali che ci aiutano a relazionarci con il prossimo e la collettività.


Come le emozioni negative vengono fraintese

Esiste un grande malinteso rispetto alle emozioni negative, secondo cui negativo equivale a sbagliato. Le emozioni negative vengono evitate e represse, con la convinzione che non sia giusto provarle e che ci sia qualcosa di sbagliato in noi se le sperimentiamo. Ci ostiniamo così a combatterle senza tregua come se fossero il problema, ignorando che invece sono il legittimo segnale di un problema.

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Il paradosso emotivo: l’effetto dell’accettazione

Ascoltare con accettazione rabbia, paura, ansia produce due effetti a prima vista paradossali:

  • l’intensità delle emozioni negative diminuisce perché, dando spazio ad esse, non si alimentano ulteriori pensieri e vissuti angoscianti nei loro confronti;
  • si risparmiano le energie impiegate nella lotta contro se stessi, per rivolgerle verso strategie che ci possano portare fuori dallo stato di disagio, suggerite proprio dalle emozioni negative, ora “libere di parlare”.

La strenua opposizione, di contro, non fa che ingigantire queste emozioni, perché ad esse si aggiunge una forte autosvalutazione e quindi ulteriore sofferenza. Accoglierle non significa mantenerle passivamente, ma lasciarle fluire senza giudizio o vergogna.


Un esempio: l’ansia secondaria

L’ansia secondaria è definibile come “l’ansia per l’ansia”: si sperimentano preoccupazione e paura per il fatto che si stia provando ansia. Si presenta spesso in associazione ad attacchi di panico, originando il pensiero “non dovrei sentirmi così agitato”. Il desiderio di controllare e ridurre l’ansia porta, in definitiva, a un suo incremento, laddove riconoscere che l’attacco di panico passerà naturalmente, anche senza il proprio intervento, la riduce.

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Come accettare le emozioni negative

L’accettazione delle emozioni negative può essere promossa tramite alcune consapevolezze:

  • esse sono naturali e passeggere, per quanto possano ripresentarsi ciclicamente;
  • siamo umani e abbiamo diritto alla nostra fetta di malessere, oltre che di benessere;
  • non siamo obbligati ad essere o sembrare felici;
  • non siamo soli: essendo una condizione umana, tutti sperimentano sofferenze e fallimenti personali.


In estrema sintesi, possiamo immaginare le emozioni negative come un corso d’acqua: se circoscritto da una diga e arginato forzatamente, rischia di straripare in modo distruttivo ma, se riconosciuto e incanalato nel suo fluire, può rivelarsi un’importante risorsa.


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